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Zanzibar

 

 

 

 

 

(5 voti)

Autori: Gian Andrea Pagnoni, Flavia Daneo

Foto: Gian Andrea Pagnoni, Fabio Bertasi

Aggiornamenti di: Gian Andrea Pagnoni 
ultimo aggiornamento: 13/5/2009

© Gian Andrea Pagnoni / iMondonauti.it
Tramonto sull'Oceano Indiano visto da Stone Town, all'orizzonte un dow, tipica imbarcazione a vela.

Zanzibar è un termine evocativo che molti, pur non conoscendone l'esatta posizione geografica, hanno sentito nominare. Fin dall'antichità, lungo le rive della zandj barr (la "terra dei neri", com'era genericamente chiamata la costa dell'Africa Orientale dai mercanti arabi e persiani del medioevo), approdarono navigatori provenienti da tutto l'Oceano Indiano.

Per secoli Zanzibar è stato un importante scalo commerciale dell'Oceano Indiano, capitale di dinastie africane, persiane e arabe. La supremazia che sviluppò su tutta la "terra dei neri" (zandj barr), portò il solo arcipelago di Zanzibar ad ereditare questo nome. Nell'Ottocento il governatore dell'Oman, Seyyid Said, trasformò Zanzibar da sultanato dell'Oman a capitale dello stesso, e l'arcipelago diventò il fulcro di un vasto impero economico basato sul commercio d'avorio, schiavi, e sulle piantagioni di chiodi di garofano. Zanzibar, per le sue potenzialità e ricchezze, divenne quindi centro di diplomazie internazionali, nel suo porto sono transitate vele che, da ovest e da est, portavano i colori dell'arcobaleno, indù indiani dai larghi turbanti e mercanti yankee del New England scambiavano avorio per vestiti americani, marsigliesi scambiavano pelli e sesamo con marinai somali, imprenditori amburghesi compravano tonnellate di conchiglie cipree da portare in Africa Occidentale dove erano usate come monete, negrieri arabi e swahili importavano schiavi, catturati a migliaia nel continente, li battevano all'asta nel famoso mercato di Stone Town, da dove poi li esportavano in tutto l'Oceano Indiano. La crescita economica e politica dell'Ottocento sviluppò la città di Zanzibar Town, che diventò in breve la più grande città dell'Africa Orientale, primato che mantenne fino ai primi del Novecento.

Da qui, grandi esploratori come Burton, Speke, Livingstone, Stanley, partirono alla ricerca delle mitiche sorgenti del Nilo, aprendo una nuova pagina nella storia del continente africano. Quest'isola di spezie aromatiche e avorio, diventò depositaria di storie fantastiche, come le gesta di Sindbad, il marinaio di Baghdad de "Le mille e una notte". Qui realtà storiche di schiavi, harem, principesse e intrighi di palazzo, diedero origine a racconti leggendari.

Zanzibar fu quindi una metropoli cosmopolita che, al visitatore attratto non solo dalle sue spiagge assolate, si presenta ancora oggi con un'atmosfera brulicante per la secolare presenza d'etnie e culture provenienti da mezzo mondo. Con profonde radici nell'antichità africana, al largo della costa della Tanzania, sorse e si sviluppò Zanzibar la "Porta d'Africa".

Notizie pratiche su cosa vedere:

Itinerari consigliati e raccontati




Burocrazia e sanità in breve
Visto Turistico Obbligatorio
Passaporto Valido per sei mesi dopo la data di uscita
Vaccino Febbre Gialla Obbligatoria per chi viene da paesi infetti, non obbligatoria per chi viene direttamente dall'Italia
Profilassi Antimalarica Consigliata. Verificare, presso la propria stuttura sanitaria di riferimento, tipologia di profilassi e dosi personali
Vaccino Epatite A Consigliati
Vaccino Epatite B Consigliato per chi sosta a lungo
Vaccino Antitifico Consigliati
 

Burocrazia e visti

© Gian Andrea Pagnoni / iMondonauti.it

Per soggiornare a Zanzibar occorre il passaporto valido per un periodo non inferiore a sei mesi dalla data di uscita dall'isola. Il visto d'ingresso è necessario e può essere richiesto presso l'ambasciata Tanzaniana a Roma, presso l'ufficio consolare onorario di Milano o all'aeroporto di Zanzibar quando si entra nel Paese (il costo è di 50 USD). Per ottenerlo è necessario presentare fotocopia del biglietto aereo, una foto e compilare un modulo scaricabile da www.tanzania-gov.it. Il visto dura tre mesi, e in ogni caso è possibile rinnovarlo presso l'Ufficio immigrazione. Il visto vale per tutte le isole dell'arcipelago (Unguja, Pemba e isole minori a parte Tumbatu).

A Zanzibar è assoluto vietato effettuare qualsiasi attività lavorativa (anche volontaria), se muniti di solo visto turistico. Sono frequenti i casi d'arresto e di richieste di denaro nei confronti di connazionali sorpresi dalla polizia in possesso di visti che non consentono lo svolgimento di attività lavorative o commerciali.

 

Vaccinazioni

A Zanzibar non è obbligatoria alcuna vaccinazione per chi proviene dall'Italia. Quella contro la febbre gialla è obbligatoria solamente per chi entra provenendo da zone notoriamente infette.

Malaria, tetano, paratifo, epatite A, epatite B e C sono malattie endemiche. Si verificano con una certa frequenza epidemie di colera e frequenti sono le infezioni intestinali, urinarie e oculari.

Per tutti i viaggiatori si consiglia la vaccinazione orale antitifica e quella per l'epatite A; per chi ha intenzione di sostare a lungo o avere rapporti sessuali a rischio si consiglia anche la vaccinazione per l'epatite B.

Il rischio di malaria, soprattutto nella forma maligna da Plasmodium falciparum, esiste tutto l'anno in tutta la Tanzania (compreso Zanzibar) con particolare aumento del rischio durante la stagione delle piogge (primavera e autunno). E' segnalata resistenza del Plasmodium falciparum alla clorochina e resistenza alla sulfadossina-pirimetamina. Si consiglia pertanto la profilassi antimalarica da effettuarsi sotto controllo medico.

 

Ora

In Tanzania e a Zanzibar vi sono 2 ore in più rispetto all’Italia (quando in Italia sono le 12 in Tanzania sono le 14), 1 ora soltanto nel periodo in cui in Italia è in vigore l'ora legale.

Ricordatevi che in swahili la definizione del tempo è sfasata di 6 ore rispetto alla nostra: mezzogiorno e mezzanotte sono le 6 (saa sitta), le 7 e le 19 sono l'una (saa moja). Questo perché la giornata inizia all'alba (ore 0) e la notte inizia al tramonto (ore 0). Il calcolo del tempo in questo modo lo fanno solo quelli di lingua swahili e se non parlate la lingua è improbabile che le persone si rivolgano a voi con questa scansione delle ore, ma è meglio saperlo. Non dovete far altro che aggiungere o sottrarre sei ore all'ora che vi viene indicata e si spera che, dal contesto, capiate se vi stanno parlando delle ore del mattino o del pomeriggio!

 

Quando andare

© Gian Andrea Pagnoni / iMondonauti.it
Una della tente piccole isole coralline dell'arcipelago di Zanzibar

A Zanzibar vi sono due stagioni secche e due piovose ogni anno: le stagioni secche (da dicembre a febbraio e da giugno ad ottobre) sono più adatte per gli amanti del caldo, ma è il periodo in cui è massima l'affluenza turistica perché cade nei periodi di alta stagione dei turisti occidentali (luglio-agosto e feste natalizie); le stagioni umide (da marzo a maggio e a novembre) sono più adatte per gli amanti del verde in quanto le piogge mitigano l'arsura della stagione secca inducono un aumento della vegetazione, ma la presenza turistica è inferiore, tanto che durante le grandi piogge (primavera), molti villaggi turistici sono temporaneamente chiusi e molti voli sono soppressi.

Va sottolineato comunque che Zanzibar ha un clima monsonico ed oceanico e qualche rovescio temporalesco è possibile anche durante la stagione calda e secca, inoltre l'isola ha un clima equatoriale e la temperatura non è mai bassa, nemmeno durante i periodi piovosi o durante l'inverno australe (cioè la nostra estate): le temperature giornaliere arrivano praticamente sempre a 30°C

 

Quanto stare

Molti scelgono Zanzibar come meta di vacanza esclusivamente balneare, in questo caso il soggiorno è indipendente dalla visita dell'arcipelago. Per una vacanza mista balneare e culturale una settimana dà un'idea del Paese perché molti posti interessanti sono comunque vicino alle spiagge e si può quasi sempre fare mezza giornata di visita e mezza giornata al mare. Per viaggiatori indipendenti che intendano approfondire i vari aspetti del Paese sono necessari 15 giorni nei quali sono comunque possibili diverse soste balneari. Stone Town necessita di almeno due giorni, Zanzibar Island (Unguja) necessita di almeno 5 giorni e Pemba di almeno 4 giorni, i rimanenti 4 giorni per gli spostamenti.

 

Da mettere in valigia

Pantaloni lunghi, creme solari ad alta protezione, farmacia da viaggio, repellenti per zanzare. Se avete intenzione di fare immersioni o snorkelling  conviene portare una muta leggera contro le larve planctoniche che in alcuni periodi dell'anno sono leggermente fastidiose (non pericolose).

 

Elettricità

Nei villaggi turistici italiani le prese sono del tipo italiano, ma se s'intende viaggiare autonomamente si tenga presente che le prese sono generalmente del tipo inglese a tre fori perciò è opportuno dotarsi dell'adattatore. Spesso si può utilizzare la presa italiana (a due maschi) con una penna inserita nel foro del neutro centrale. Tenete presente che ad Unguja, e ancor più a Pemba, i black out sono abbastanza frequenti, i migliori alberghi e i villaggi turistici sono dotati di generatore, cosa che non avviene per le Guest house e gli ZTC Hotel. Munitevi di torcia elettrica.

É da tenere presente che gli adattatori non modificano in alcun modo la tensione o la frequenza della presa ma si limitano ad adattarne fisicamente l'ingresso alle spine italiane.

In questo paese ( Zanzibar) abbiamo un voltaggio di 230 V con una frequenza di 50 Hz , e le seguenti prese:

 

Britannica vecchio tipo a 3 poli

Britannica a 3 poli
 
 
 

Indirizzi utili

 
Burocrazia e Visti 
Ambasciata d'Italia in Tanzania Lugalo rd., Plot 316, Dar es Salaam
tel: 00255-22-2113935/6, fax: 00255-22-2115938
tel 2: emergenza 744-777701
Ambasciata di Tanzania in Italia Viale Cortina d'Ampezzo, Roma
tel: 06-33485801, fax: 06-33485828
tel 2: 06-33485820
Consolato di Tanzania in Italia Via S. Sofia 12, Milano
tel: 02-58307126, fax: 02-58307499
tel 2: 02-58307534
Vice Console Onorario a Zanzibar (sig. P. Chiaro) P.O. Box 4700, Vuga (Stone Town)
tel: 0741-495056
 
Turismo e Cultura 
Ministry of Information, Culture, Tourism & Youth PO Box 772, Shangani
tel: 232321, fax: 232321
Pemba Commission for Tourism PO Box 250, Chake Chake
tel: 252124, fax: 252124
Zanzibar Commission for Tourism P.O. Box 1410, Zanzibar Town
tel: 233485, fax: 233448
tel 2: 233486
sito web: www.zanzibar.net
Zanzibar Tourist Corporation di Pemba PO Box 18, Chake Chake
tel: 22121
Zanzibar Tourist Corporation di Zanzibar PO Box 216, Zanzibar Town
tel: 232344
 
Sanità e Sicurezza 
Polizia tel: 112
tel 2: 0741-322112
Zamedic P.O. Box 1043, Vuga
tel: 233113
 
 
 

Come arrivare

© Fabio Bertasi / iMondonauti.it
La moschea nel villaggio di San

A meno di comprare pacchetti turistici all inclusive acquistabili in agenzie di viaggio non esistono voli diretti per Zanzibar da e per l'Italia. I voli quindi richiedono uno o più scali e sono generalmente costosi.

Volano a Zanzibar: KLM (via Amsterdam), Ethiopian Airlines (via Addis Abeba), Oman Air (via Mascate), Kenya Airways (via Nairobi);

Volano a Dar es Salaam: KLM, British Airways, Emirates e Swissair.

Da Dar poi è necessario proseguire per Zanzibar con volo interno (Air Tanzania o Zan Air hanno voli giornalieri; durata del volo circa 15 min.) o traghetto (Azam Marine ha servizi giornalieri; durata della traversata circa 90 min.).Se si arriva a Zanzibar via aerea, l'areoporto Kisauni è a 7 km da Stone Town e ci sono sempre dei tassisti disposti a portarvi in città (5000 TSh la corsa). Se non avete prenotazione potete chiedere al tassista di portarvi in un hotel o guest house di vostro gradimento.

Una soluzione comoda (non utilizzata dai turisti fai da te, ma utilizzata dalla maggior parte dei turisti) è quella di affidarsi completamente ad un'agenzia e prendere pacchetti completi, dato che sull'isola esistono molti villaggi vacanze di buon livello.

Via mare è la via utilizzata da coloro che provengono dalla Tanzania o dal Kenya, e generalmente il porto di partenza è quello di Dar es-Salaam. La corsa in taxi, dall'areoporto di Dar Es Salaam al porto, è di 4000 TSh (generalmente vi chiedono 7000 TSh). Vi sono diverse compagnie navali che collegano la Tanzania o il Kenya con Unguja e Pemba. La Mega Speed Liners opera con ottimi aliscafi tra Dar es-Salaam, Zanzibar, Pemba, Tanga e Mombasa (cfr. indirizzi). Il tratto Dar Es Salaam-Stone Town in aliscafo dura circa un'ora e mezza, l'ultimo aliscafo è alle ore 16.00. Molto buona anche la Azam Marine (l'ultimo aliscafo è alle 16.30). Esistono anche traghetti che costano meno degli aliscafi. Il prezzo del biglietto per i turisti varia dai 20US$ ai 35US$ (comprensivi dei 5 US$ di tasse di imbarco). Avvertenze: per arrivare in traghetto da Dar Es Salaam (Tanzania), è consigliabile acquistare un biglietto direttamente al porto di Dar Es Salaam. Conviene farsi portare da un tassista che sicuramente conosce le compagnie navali e nel caos del porto rende la cosa più agevole e sicura. Per partire da Stone Town è meglio acquistare il biglietto direttamente al porto qualche giorno prima. Presentarsi con un'ora di anticipo rispetto alla partenza della nave fa evitare problemi di overbooking (anche se tendenzialmente i turisti vengono stivati ovunque). C'è un traghetto notturno che parte da Stone Town alle 22.00 e arriva a Dar es-Salaam alle 5.30 (rimane attraccato al porto per circa tre ore), molto comodo per chi intende risparmiare tempo e denaro (20 US$).



 

Tasse di ingresso-imbarco

Le tasse aeroportuali ammontano a 25 US$ per i voli internazionali (+ 8 US$ una tantum per bagaglio a persona) e a 5000 Tsh per i nazionali. Le tasse portuali di imbarco sono di 5 US$ generalmente comprese nel prezzo del biglietto.

Per accedere all' isola di Tumbatu serve un permesso speciale che si può avere presso lo Zanzibar Tourist Corp. c/o la Livingstone House. Per quanto ne sappiamo il permesso è gratuito, ma vi verranno richiesti 3000 TSh.

A Zanzibar è consentito importare senza pagare tasse, oltre agli effetti personali: una bottiglia di vino o liquore, 200 sigarette o 240 grammi di tabacco, 50 sigari, 500 grammi di profumo. Non vi sono restrizioni sull'importazione di valuta straniera. È vietato importare: armi, stupefacenti, oggetti d'oro (non personali) e materiale pornografico.

È vietato esportare più di 4000 TSh in valuta locale. L'esportazione di avorio e pelli pregiate richiede un permesso speciale; è severamente vietato esportare gusci e oggetti di tartaruga, conchiglie o prodotti della barriera corallina.

 
 

Cosa vedere e cosa fare

© Gian Andrea Pagnoni / iMondonauti.it
L'Old Dispensay, tipica architettura indiana in legno traforato nel cuore di Stone Town

© Gian Andrea Pagnoni / iMondonauti.it
I bagni persiani di Kidichi, una delle escursioni storico architettoniche più interessanti nei dintorni di Stone Town

Oltre alle bellissime spiagge in cui è possibile rilassarsi o fare passeggiate, Zanzibar offre moltissime opportunità di approfondimento, che vanno dagli aspetti storico architettonici di Stone Town a quelli archeologici delle rovine sparse in tutto l'arcipelago, dall'ambiente naturale e forestale alla visita delle piantagioni di spezie, dalle spiagge in cui passare ore di relax alle barriere coralline per immersioni in snorkeling o con bombole. Elenchiamo quelle che per soggetto sono le escursioni da non perdere nell'arcipelago e rimandiamo agli indirizzi per prendere contatto con i tour operator del settore che v'interessa. Nei capitoli successivi viene spiegato esaustivamente cosa e come visitare, ma per chi volesse essere accompagnato, sia a Zanzibar sia a Pemba sono disponibili molti tour operator, si veda Visite guidate e Tour operator.

Avvertenza: per visite guidate, Zanzibar dispone di guide ufficiali che possono essere contattate presso tutti i tour operator dell'arcipelago. Le guide ufficiali vi mostreranno il tesserino personale con fotografia, quelli che non l'hanno sono persone, generalmente ragazzi che s'improvvisano guide e non sono in possesso di patentino ufficiale. Le guide ufficiali sono meglio preparate, più costose e in caso di controllo la polizia vi lascerà ripartire immediatamente. Le guide improvvisate sono generalmente meno preparate, più a buon mercato e i controlli della polizia sono più lunghi perché generalmente devono elargire la mancia al poliziotto che dovrebbe fargli la contravvenzione.

Stone Town era, fino ai primi del Novecento, l’insediamento più importante dell’Africa Orientale ed attualmente è tra i primi cinque. Zanzibar Town è il capoluogo dell’arcipelago ed è costituito dal centro storico Stone Town (cioè l’insieme dei quartieri ad ovest di Creek Road) e del quartiere popolare che lo circonda. La parte più interessante è certamente il centro storico (Stone Town), ma anche nei dintorni ci sono siti di grande interesse storico ed architettonico.
Zanzibar Island (Unguja) ha un grande numero di siti da visitare, che sono interessanti per i più svariati motivi: da quello storico archeologico come la più antica moschea dell’Africa Orientale di Kizimkazi, a quello naturalistico come la foresta tropicale di Jozani, da quello folcloristico come il tour delle spezie o la visita di villaggi rurali, a quello ricreativo come le spiagge o la subacquea. La visita completa dell’isola richiede almeno una settimana, ma per dare un minimo di giustizia a questi bellissimi luoghi sono sufficienti tre giorni.

Pemba è la seconda isola per dimensioni dell’arcipelago di Zanzibar dopo Unguja (Zanzibar Island). Pemba è, da un punto di vista morfologico molto più collinosa di Unguja, ed anche la costa ha un aspetto più frastagliato. Le maggiori precipitazioni determinano la presenza di una vegetazione arborea più rigogliosa e, infatti, Pemba è storicamente la maggior produttrice di chiodi di garofano dell’arcipelago.

A Stone Town si può vagare liberamente tra i vicoli stretti, soffermarsi presso le principali strutture architettoniche e visitare i musei di storia e cultura locale. Se si vuole avere un'idea sommaria della città, è sufficiente una giornata intera, metà dedicata alla visita e metà allo shopping, se si è interessati ad approfondire la conoscenza di Stone Town, e visitare anche musei, occorrono almeno due giornate piene (shopping escluso). Da non perdere in una visita a Stone Town in libertà sono: per l'architettura la House of Wonders, Old Dispensary, Arab Fort, Cattedrali Anglicana e Cattolica, Peace Memorial Museum e High Court; per storia e cultura Palace Museum, Peace Memorial Museum, Natural History Museum; per il flolklore mercati Darajani ed Estella, portali intarsiati, danze ngoma e musica taarab al forte arabo (notare i portali intarsiati, balconi indiani, baraza).

A Zanzibar Island (Unguja) molto importanti sono i resti dei palazzi Maruhubi e Mtoni , la moschea di Kizimkazi (la più antica dell'Africa Orientale), le prigioni degli schiavi di Mangapwani , le rovine del palazzo del mwinyi mkuu a Dunga, i bagni persiani di Kidichi.

Nell'arcipelago esistono moltissimi siti archeologici, i più importanti dei quali si trovano a Pemba. Ci teniamo a sottolineare che la bellezza dei siti archeologici non arriva certamente alle rovine di Pompei, generalmente si vedono delle costruzioni in rovina, spesso inserite in bellissimi contesti paesaggistici, ma che risultano più belle se contestualizzate nella storia dell'Africa Orientale. I siti archeologici più interessanti di Unguja sono Fukuchani e Mvuleni, a Pemba molto interessanti sono le rovine di Ras Mkumbuu, Mkama Ndume presso Pujini, e Haruni presso Chwaka.

Per gli aspetti etnici e flolkloristici ad Unguja sono importanti: i portali intarsiati di Zanzibar, il mercato Darajani (Creek Rd., Stone Town), il mercato del pesce di Mkokotoni i cantieri navali di Nungwi, la raccolta delle alghe a Paje. A Pemba sono interessanti tutti i villaggi della zona settentrionale (non essendo toccati dal turismo di massa è possibile vedere usi e costumi piuttosto tradizionali) e il mercato del pesce di Tumbe.

   Acquisti

La via per gli acquisti per eccellenza è Gizenga Str., dietro il Forte Arabo in Stone Town. Altri posti ottimi per gli acquisti sono Hurumzi Str., Kenyatta Rd., e i Forodhani Gardens di sera. The Gallery, in Gizenga Str., è un negozio molto fornito di tutto, libri fotografici, di storia locale e romanzi, mappe di Zanzibar, CD di musica taarab e africana, parei, vestiti, spezie, statuine. Boutique Chatu, in Kenyatta Rd., ha souvenir di vario genere. Segnaliamo anche Zanzibar Gift Shop, in Kenyatta Rd., bauli arabi costosi, ma di fattura molto fine, parei, spezie, ecc., The Spice Shop, in Kiponda Str e la House of Spices, in Khood Str., la House of Wonders, per i tingatinga, batik, parei, henné, Imani Antiques and Furniture, in Sokomuhogo per le antichità e i bauli arabi. Manta, nella piazzetta vicino alla moschea Ijumaa, dietro l’Old Dispensary. Ha un grosso assortimento di parei (kanga). L’Only Zanzibar, in Malawi Rd., ha oggetti di artigianato esclusivamente zanzibarini. Per i gioielli segnaliamo Tanzanite Jewellers, nell’Old Fort, tel. 0811-325615. Segnaliamo inoltre Stone Town Cultural Centre, c/o Old Dispensary tel. e fax 233378, Zanzibar Cultural Centre, c/o Old Fort, PO Box 684, tel. 0811-320710, fax 233446.

   Architettura e Storia

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Un tipico portale arabo, diffuso nei palazzi più signorili di Stone Town

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Scorcio su uno dei labirintici vicoli di Stone Town, al centro due abitanti nel tipico abito tradizionale maschile da festa religiosa

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Il palazzo delle meraviglie. FAtto costruire nel 1883 dal sultano Barghash e così detto per l'imponenza dello stabile e perché unico edificio illuminato al tempo

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La sezione di vendita della carne del Darajani Market.

Forte arabo (Stone Town)*

È di fianco al Palazzo delle Meraviglie, ingresso libero durante il giorno, a pagamento durante manifestazioni o spettacoli (soprattutto serali). All’interno vi sono un ufficio di informazioni turistiche, diversi negozietti che vendono spezie e manufatti artistici locali, un bar e una toilette pubblica. Sorge sul sito in cui i portoghesi costruirono, nel 1612, una cappella, i cui resti sono ancora visibili nel cortile interno. Il forte è uno dei più antichi e rappresentativi edifici di Stone Town, fu edificato dagli arabi omaniti a scopo difensivo della città tra il 1698 e il 1701, contro l’occupazione portoghese, ma anche contro i Mazrui, la dinastia omanita regnante a Mombasa e storicamente in conflitto con i Busaidi di Zanzibar. L’attuale costruzione contiene parte di quella originaria, la quale aveva tre ingressi con cancelli, uno dei quali si apriva nel vicino palazzo della Regina Fatima, e un altro nel villaggio di pescatori di Shangani (verso la punta occidentale della penisola). Il forte fu successivamente ampliato, ed oltre al blocco principale rettangolare aveva cinque torri. Nell’Ottocento fu utilizzato come prigione.

Palazzo delle Meraviglie (Stone Town)*
Non è accessibile al pubblico, per visitare l’interno bisogna chiedere informazioni presso l’ingresso laterale, elargendo una mancia al custode è possibile avere una vista panoramica* sulla città dal tetto o dalla torre. È un enorme palazzo di quadrato, circondato da balconate con colonnati e sormontato da una torre dell’orologio. Il palazzo fu fatto costruire nel 1883 dal sultano Barghash, figlio di Said, nel luogo in cui precedentemente sorgeva l’antico palazzo del mwinyi mkuu (il capo degli indigeni), utilizzato nel Seicento dalla regina Fatima. Il palazzo fu disegnato da un ingegnere marittimo e, infatti, fu fatto largo uso di pilastri d’acciaio e travi di ferro. L’interno era decorato in maniera sontuosa e sono ancora presenti pavimenti di marmo italiano, rivestimenti in pannelli di cedro e di tek, i migliori portali intarsiati di Zanzibar, e le scalinate decorate con oggetti in argento. Illuminato da enormi candelieri, fu il primo palazzo di Zanzibar ad avere la luce elettrica e uno dei primi in Africa Orientale ad avere un ascensore.

Palazzo del Popolo (Stone Town)

Largo edificio bianco lungo il mare in Mizingani Rd., tra la House of Wonders e l’Old Dispensry, ingresso a pagamento, aperto tutti i giorni (9.00-18.00 e 9.00-15.00 domenica e festivi). L’attuale palazzo, è nel posto del precedente Beit el-Sahil, fatto costruire da Said tra il 1828 e il 1834, e distrutto dal bombardamento inglese del 1896. Il precedente palazzo era la residenza dei sultani, dei familiari e del numeroso harem, e originariamente era chiamato il Palazzo dei Sultani. Dopo la rivoluzione del 1964 fu chiamato Palazzo del Popolo ed utilizzato per gli uffici del governo fino agli anni ‘90. Nel 1994 fu aperto per la prima volta al pubblico, quando fu inaugurato il Palace Museum**, il migliore museo di Zanzibar, dedicato alla storia dei suoi sultani. L’intero stabile mostra la tipica architettura dei palazzi arabi.

Old Dispensary (Stone Town)**

Si trova in Mizingani Rd. ed è un grande palazzo in stile indiano, di colore verde chiaro con bellissime balconate intarsiate decorate; rappresenta la massima espressione della architettura indiana di Zanzibar. L’edificio costruito nel 1887 fu inizialmente la residenza di uno dei più ricchi commercianti, indiano di Zanzibar, Tharia Topan. Egli possedeva tre enormi jahazi (grosse navi da trasporto a vela), era consulente del sultano e fu uno dei finanziatori di Tippu Tip. Nel 1899 trasformò l’edificio in ospedale. La facciata consiste di un’enorme balconata a due piani, ornata d’intarsi di legno a traforo.

Forodhani Gardens (Stone Town)**

Sono i giardini che danno sul mare antistante la House of Wonders e il Forte Arabo. Il nome forodhani (dogana) deriva dal fatto che fino ai primi del Novecento la stazione di dogana sorgeva in questo punto. I giardini furono costruiti nel 1936 per commemorare il venticinquesimo anniversario del Sultano Khalifa (sultano dal 1911 al 1960) ed, infatti, prima della Rivoluzione del 1964 erano chiamati Jubilee Gardens. Il luogo è molto popolare e, soprattutto di sera, è un posto di ritrovo dove si può osservare il tramonto e mangiare dalle bancarelle locali.

Anglican Cathedral e le Prigioni degli schiavi (Stone Town)*

Detta anche Cattedrale dell’UMCA (Universities’ Mission to Central Africa), è vicino all’incrocio tra Creek Rd. e Mkunazini Rd., ingresso a pagamento che comprende la visita alla cattedrale e aelle prigioni degli schiavi. Durante l’Ottocento vi fu un aumento dell’influenza europea e della presenza dei missionari cristiani in Africa Orientale. Lo sforzo anglicano fu sviluppato dal famoso missionario esploratore David Livingstone, il quale ispirò la creazione dell’UMCA anche come centro per la lotta allo schiavismo. La cattedrale sorge nel punto esatto in cui si svolgeva il mercato degli schiavi: pare che l’altare sia situato dove gli schiavi erano battuti all’asta. La prima pietra fu posata nel 1873, anno di chiusura del mercato degli schiavi, e i lavori furono supervisionati dal vescovo Steere (terzo vescovo di Zanzibar) che combinò caratteristiche architettoniche gotiche e arabe. Le prigioni degli schiavi** sono nei sotterranei del S. Monica Hostel, all’inizio del vicolo che porta alla Cattedrale Anglicana, unici residui del vecchio mercato degli schiavi (ingresso a pagamento). Un corridoio porta ad alcune piccole stanze buie, sotto al piano stradale, in cui la ventilazione era permessa da piccoli abbaini. Le piccole stanze potevano contenere decine di schiavi, che non riuscivano a stare in piedi in quanto erano incatenati sui grandi piani in muratura all’interno; il fosso che attraversa le stanze serviva da latrina e veniva all’occorrenza utilizzato per approvvigionamento idrico. La sistemazione era temporanea, ma poteva durare anche qualche settimana, vale a dire fino a che l’individuo non era venduto.

St. Joseph Roman Catholic Cathedral (Stone Town)

La cattedrale è nell’area Baghani vicino Kenyatta Rd., attualmente ancora in uso da parte della minoranza cattolica composta da zanzibarini, tanzaniani, indiani goani ed europei. Fuori degli orari delle messe l’ingresso principale può essere chiuso e si entra dalla porte laterali all’interno del cortile. È di grandi dimensioni e caratterizzata dai due campanili gemelli, nonostante ciò non è così semplice trovarla in mezzo alle piccole viuzze in cui è ubicata. Nel 1860 fu inaugurata dall’abate Fava (Vicario Generale dell’Oceano Indiano francese dell’Isola di Riunione) la Missione Cattolica, e nello stesso luogo fu costruita la cattedrale (1893-97).

Hamamni Baths – Bagni Persiani (Stone Town)

A nord ovest di Mkunazini Rd., vicino alla St. Joseph, aperto tutti i giorni, ingresso a pagamento. L’area è chiamata Hamamni, che significa “luogo dei bagni”, dal vocabolo arabo hammam che designa quelle tipiche strutture di bagni con sauna, molto comuni nei paesi mediorientali e conosciute dagli occidentali con il nome di bagno turco. È uno dei più elaborati di Zanzibar, fu il primo bagno pubblico di Zanzibar, commissionato dal sultano Barghash e costruito in stile persiano dall’architetto Haji Gulam Hussein, il progettista dei bagni di Kidichi. I bagni entrarono in funzione negli anni ‘20 del Novecento, attualmente sono adibiti solo a museo.

Beit el Amaan Casa della Pace (Stone Town)

All’incrocio tra Creek Rd. e Kaunda Rd., nella zona meridionale di Stone Town. Ingresso a pagamento, lun-sab ore 10.00-18.00. Fu disegnato dal famoso architetto britannico John Sinclair che disegnò anche la High Court, la British Residence e diversi palazzi a Zanzibar Town e nella costa orientale dell’Africa. Il palazzo è in stile saraceno, una architettura importata dagli inglesi durante il periodo coloniale, e fu inaugurato dal terzultimo sultano Seyyid Khalifa nel 1925 nel Giorno dell’Armistizio. All’interno vi è un museo**, allestito dopo la prima guerra mondiale, ben curato per standard africani, sicuramente da visitare per coloro che sono appassionati degli aspetti storici e folcloristici dell’arcipelago. Sono custoditi documenti e testimonianze della storia, della cultura e dei personaggi famosi di Zanzibar: cartine e testimonianze archeologiche del periodo antico, metodi di costruzione degli edifici, lettere dei più famosi esploratori, la borsetta medica di Livingstone, un pezzo della ferrovia Bububu, alcuni oggetti del periodo coloniale quali lampade da bicicletta e, al piano superiore, una vecchia lampada da faro. Di fronte alla porta posteriore vi è un edificio nel quale è allestito il Natural History Museum di Zanzibar e una piccola libreria, i cui ingressi sono compresi nel prezzo del Peace Memorial. Di livello sicuramente inferiore, questo museo custodisce molte specie animali imbalsamate, tipiche di Zanzibar. Consigliamo ugualmente una veloce visita in quanto dà la possibilità di vedere forma e dimensione delle principali specie animali dell’arcipelago, molte delle quali difficilmente saranno avvistate in natura.

Darajani Market** ed Estella Market (Stone Town)**

Posti a metà di Creek Rd., sono i principali mercati di Stone Town, consigliamo caldamente la visita soprattutto agli appassionati degli aspetti folcloristici: sono tipici mercati africani, esempi di modus vivendi locale. Non hanno nessuna peculiarità architettonica o storica e possono toccare lo stomaco e l’olfatto di noi occidentali, non abituati agli odori pesanti e acri del materiale organico in decomposizione. Darajani è sicuramente uno degli edifici di demarcazione di Zanzibar, la struttura in pietra fu costruita nel 1904, dedicata alla dinastia omanita regnante dei Busaidi. Secondo il piano regolatore britannico, l’edificio sarebbe stato demolito negli anni ’70 del novecento, ma l’instabile situazione politica conseguente alla rivoluzione del ‘64 permise la sua sopravvivenza. Ha un ingresso principale che si apre in Creek Rd. dal quale si accede alle due ali nord e sud, che rispettivamente accolgono il mercato della carne e quello del pesce. Apre molto presto (4.00) e chiude verso le 17.00, ma fino a notte fonda, venditori ambulanti di pesce carne e verdura, appoggiano, sul marciapiedi antistante, piccole bancarelle (generalmente una stuoia o una cassetta). Estella Market è posto subito a nord ovest di Darajani, è il mercato della frutta in parte coperto da tettoie,

Casa di Livingstone e la Moschea Mabulu (dintorni Stone Town)

L’edificio è a 1 km dall’incrocio tra Creek Road e Malawi Road lungo la strada che porta a nord, raggiungibile con i dalla dalla B e M, è interessante da un punto di vista storico. La casa fu fatta costruire attorno al 1860 dal sultano Majid (figlio di Said). In questo periodo Zanzibar fu la base di partenza delle più grandi esplorazioni del continente africano, e nel 1866 David Livingstone (uno dei più grandi esploratori mai esistiti) trascorse qui due settimane, prima di partire per la sua ultima spedizione. Altri grandi esploratori che fecero storia, quali Burton, Speke, Cameron e Stanley soggiornarono qui durante i preparativi per le loro spedizioni.

Rovine di Beit el Maruhubi (dintorni Stone Town)
Palazzo nei dintorni nord di Stone Town, dal semaforo a nord di Creek Road girare a destra per la strada che porta a nord, a 2,5 km sulla sinistra un cartello segnala il palazzo, percorrere tutto il viale di manghi. Interessante da un punto di vista storico e architettonico. l palazzo fu costruito dal Sultano Barghash nel 1880-82 da utilizzare come harem personale.

Mbweni (dintorni Stone Town)

L’abitato di Mbweni è a 3 km a sud di Stone Town in direzione aeroporto. Superata la località Kinuamiguu di 2 km, al bivio prendere per Mbweni/Chukwani. Da qui dopo 1 km prendere a destra per il Mbweni Ruins Hotel. Nella seconda metà dell’ottocento s’intensificò la lotta britannica allo schiavismo, alla quale parteciparono politici, militari e missionari. L’area di Mbweni, originariamente una piantagione, fu acquistata nel 1871 dal vescovo Tozer della UMCA (Universities Mission in Central Africa) per la costruzione di una missione con una chiesa ed altri edifici, che furono utilizzati come colonia per il recupero degli degli schiavi liberati. Nel cuore di Mbweni, a destra di una piccola strada che porta al mare, c’è la St. John Church, una chiesa in stile inglese costruita nel 1882 dai missionari e consacrata nel 1904.

Bagni di Kidichi (dintorni Stone Town)*
I bagni sono a NE di Zanzibar Town, dopo il villaggio di Bububu girare a destra verso Kizimbani, a 4 km su una collinetta sulla destra vi sono i bagni (ingresso a pagamento). Interessanti da un punto di vista architettonico, sono generalmente una delle tappe dello spice tour. La strada che da Bububu porta verso il centro dell’isola è panoramica, si trova infatti all’interno delle principali piantagioni di cocco e chiodi di garofano dell’isola. Kidichi era una piccola residenza di campagna costruita nel 1850, della residenza non rimangono che poche pietre, ma sono intatti i bagni. Questi furono fatti costruire in stile persiano da Seyyid Said, proprietario di questa parte dell’isola, per la moglie Sherrazade Irish Muhammad Shah, che era la nipote dello scià di Persia.
Rovine del palazzo del mwinyi mkuu (Unguja Centrale)
L’edificio si trova dopo il villaggio di Dunga Mitini, proseguire a sud per circa un chilometro e, alla prima curva a sinistra, proseguire dritto per la strada sterrata, le rovine si vedono già dalla strada principale. Interessanti da un punto di vista storico. Il palazzo fu costruito nel 1845-56 dal mwinyi mkuu (grande capo) Muhammad bin Ahmed bin Hassan el Alawi, detto Mfaume Muhammadi (1785-1865), dove visse gli ultimi quattro anni della sua vita. Mwinyi mkuu è l’appellativo con cui gli swahili locali chiamavano il loro reggente, la cui dinastia ha origini incerte.
Mangapwani (N di Unguja)
Prendere la strada che da Stone Town va verso N, dopo 18 km, all’incrocio, prendere a sin per Mangapwani. Da qui dopo 8 km di strada brutta, si trova un altro piccolo incrocio, a sin uno sterrato porta verso una caverna, a destra porta ad una casa (attualmente utilizzata dall’esercito) da qui, sulla destra, un piccolo sterrato di poche centinaia di m porta alle prigioni degli schiavi. Luogo microscopico, interessante da un punto di vista storico per la presenza delle prigioni e della piccola baia in cui approdavano le navi per sfuggire al controllo britannico.

Nungwi (N di Unguja)
Grosso villaggio nell’estremità nord di Unguja (60 km da Stone Town) e importante centro dell’industria turistica di Zanzibar. Nungwi ha attualmente le spiagge libere meglio attrezzate dell’isola, nel lato occidentale del paese c’è beach volley, baracchine sulla spiaggia e un bar ristorante con musica rythm & bluse a tutto volume e MTV via satellite. C’è anche la possibilità di fare escursioni e immersioni presso il Diving Centre. È possibile avere anche spiaggia privata in un albergo di alta categoria e dal lato opposto frequentare le Guest House verso il villaggio lontane dalla vita di spiaggia di Nungwi. Da un punto di vista folckloristico a Nungwui sono molto interessanti i cantieri navali (generalmente chiudono alle 17.00), i più importanti dell’arcipelago.

Kizimkazi (S di Unguja)

Villaggio a 58 km da Stone Town interessante da un punto di vista storico, architettonico (moschea) e per i dolphin tour. L’insediamento è diviso in due villaggi a tre km di distanza: Kizimkazi Dimbani dove c’è la moschea e Kizimkazi Mtendeni da dove partono i dolphin tours e dove c’è accoglienza turistica. Kizimkazi Mtendeni è rinomato per i famosi dolphin tours* in cui con un’imbarcazione vi portano a fare snorkeling nelle barriere coralline circostanti e soprattutto a vedere (e spesso a nuotare con) i delfini. Le specie facilmente avvistabili sono il tursiope (Tursiops truncatus), e il delfino dalla gobba (Sousa chinensis). Per chi ha la fortuna di nuotarci insieme i delfini sono molto socevoli, giocano insieme a voi, ma difficilmente riuscirete a toccarli. A Kizimkazi Dimbani è presente la più antica moschea** (ancora in uso) dell’Africa Orientale, una delle prime evidenze dell’ingresso islamico nell’area meridionale della costa est africana. Fu costruita nel 1107 d.C., nel mirhab** principale vi sono decorazioni floreali cufiche scolpite su roccia corallina, uniche nel genere e forse ispirate dalla scuola di Siraf nel Golfo Persico.

Paje e Jambiani (E di Unguja)

Paje presenta una spiaggia di grandi dimensioni, è inoltre molto bella per la presenza di una sabbia farinosa e bianca. Purtroppo recentemente sulla spiaggia è stta costruita un’enorme residenza privata bianca con tegole rosse e due enormi pagode rosse in stile cinese antistanti la spiaggia, con forte impatto visivo e paesaggistico; la spiaggia è sufficientemente grande da perderla di vista. A Paje c’è un nuovo centro diving che propone escursioni. Da un punto di vista culturale è interessante in quanto è il maggior centro per la coltivazione delle alghe*.

Tumbatu (NO di Unguja)

Una delle isole principali dell’arcipelago, Tumbatu è lunga 8 km e larga 2-3 km.raggiungibile in 30 min. di barca da Mkokotoni, per accedervi bisogna richiedere un permesso allo ZTC di Zanzibar Town, nella Livingstone House. L’interesse principale sono le rovine di Makutani, situate vicino al mare a sud est dell’isola di Tumbatu in località Makutani a 1 km a est di Jongowe. L’isola possiede un’etnia swahili detta Wa-Tumbatu che parla un dialetto swahili. La popolazione è abbastanza chiusa e pare che non abbia molto piacere che il turismo si espanda sull’isola. I Wa-Tumbatu sono noti per essere i migliori marinai e costruttori di barche dell’intero arcipelago. A sud dell’isola, in località Makutani, vi sono delle rovine shirazi. Nel XII secolo Tumbatu era il più importante insediamento dell’Africa Orientale.

   Divertimento e relax

© Gian Andrea Pagnoni / iMondonauti.it
Atollo corallino a sud di Unguja.

Per gli amanti del sole e delle spiagge Zanzibar è certamente una meta molto ambita, le spiagge sono molto belle e suggestive e sono generalmente vicino a piantagioni di cocco. Le spiagge più vicine alla città sono generalmente le meno belle, con spiaggia corta e paesaggio non entusiasmante, ma al tempo stesso sono quelle che hanno spiagge libere meglio attrezzate, i locali in queste spiagge sono molto belli da frequentare la sera, in quanto raggiungibili in fretta da Stone Town per chi ha possibilità di muoversi indipendentemente. Segnaliamo le località Mtoni, Bububu, Chuini e Mbweni, vedere la sezione dintorni di Stone Town.

Le spiagge più belle da un punto di vista paesaggistico sono quelle della costa est: grandi spazi, piantagioni di cocchi fino all'orizzonte e barriera corallina in vista. In queste spiagge vi sono molti hotel e villaggi turistici, ma vi sono poche spiagge libere attrezzate. La costa est è quindi adatta a chi è interessato a vita rilassata e ritirata. Per chi cerca vita da spiaggia più vicina al senso europeo e lontano da quello africano Nungwi, all'estremità nord dell'isola è il posto migliore. Da un punto di vista paesaggistico non è il meglio dell'isola, ma ha le spiagge libere meglio attrezzate, alloggi e ristoranti di diverse tipologie, un diving centre da cui si possono fare tutte le escursioni possibili via mare e via terra, e negozietti sulla spiaggia. I ristoranti sulla spiaggia offrono cibo semplice, ma buono hanno musica internazionale, spesso Rythm & Blues e di mercoledì e sabato c'è un complessino dal vivo. I prezzi sono generalmente più alti rispetto ad altre spiagge.

Anche a Pemba esistono spiagge bellissime, tra cui ricordiamo A Pemba le spiagge più belle sono quelle di Mesali Island e della penisola Kigomasha, all'estremità nord ovest dell'isola. Vedere capitolo Pemba.

In tutte le agenzie turistiche, al porto di Stone Town e nella maggior parte delle spiagge dell'isola è possibile affittare barche a motore o vele locali (ngalawa) per escursioni in spiagge remote o snorkeling nella barriera. Affidarsi ad un'agenzia è più costoso ma fornisce molti vantaggi: il cosiddetto Safari Blu, con il quale un tour operator vi porta a visitare per tutta la giornata alcune isole di Unguja, costa circa il doppio di quanto non riusciate a trattare con ragazzi incontrati in giro; in quest'ultimo caso però l'intero pacchetto è di qualità inferiore, le barche generalmente non sono dotate di misure di sicurezza, vi dovrete procurare il mangiare e può capitare di essere fermati dalla polizia, allorché, essendo sicuramente esenti di permessi, potrà saltare la vostra gita.

Le barriere coralline attorno alle isole dell'arcipelago offrono scenari molto belli per immersioni in apnea (snorkeling) e per esperti subacquei. Ci teniamo a ricordare che Zanzibar non deve essere scelta solo per le immersioni, nonostante la bellezza le immersioni qui non competono con quelle del Mar Rosso o delle Maldive.

Le acque dell'arcipelago sono molto pescose sia per la pesca sotto costa sia per la pesca d'altura, famoso è il Canale di Pemba , lo stretto che separa le isole di Unguja e Pemba, citato anche da Hemingway. Esistono diversi centri per pesca d'altura, ma il migliore è l'Uroa Bay Fishing Club (presso l'Uroa Bay Hotel), dotato d'attrezzatura completa e imbarcazioni veloci con radio VHF. Gli appassionati esperti di pesca d'altura dovranno seguire la stagione propizia: barracuda e squali si pescano tutto l'anno, il pesce vela si pesca da ottobre a marzo, il Blu Marlin da novembre a marzo, il tonno pinna gialla da agosto a novembre.

 

Avvertenza! A Zanzibar, a seconda della stagione, del luogo e dell'ora si possono avere piccoli inconvenienti che rendono difficile la balneazione. Un gioco di correnti determina il ritiro e il ripascimento di alcune spiagge in un ritmo periodico annuale, inoltre in alcuni punti il litorale degrada molto lentamente e con la bassa marea è impossibile fare il bagno perché la riva si sposta di parecchie centinaia di metri dal punto in cui è con l'alta marea. In altri periodo si nota la presenza di alghe che introbidisce leggermente le acque vicino a riva, e da un aspetto apparentemente sporco alle spiagge. In alcune zone inoltre la spiaggia si ritira per riformarsi dopo sei mesi, infine può capitare di fare il bagno sentendo pungere, questi sono microscopici animali planctonici che introbidiscono leggermente l'acqua, ma a parte una sensazione leggermente fastidiosa non sono assolutamente pericolosi. Questi aspetti infastidiscono spesso gli amanti della vita da spiaggia è quindi opportuno informarsi bene sul luogo preciso della costa in cui si intende andare.

   Escursioni nei parchi della Tanzania

Molte agenzie e praticamente tutti i villaggi turistici/resort possono effettuare safari in Tanzania di più giorni, con trasporto in aereo, soggiorno in Lodge e safari in fuoristrada nei parchi più belli e famosi, quali Selus, Tarangire, Ngorongoro e Serengeti. Una escursione di tre giorni e due notti tutto compreso costa circa 700 US$.

   Natura e paesaggio

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Il colobo dorso rosso, una scimmia endemica di Zanzibar facilmente avvistabile nella Jozani Forest.

Da non perdere la Jozani Natural Forest, foresta tropicale a 35 km da Stone Town lungo la strada per Pete e Paje. Superato di circa 1 km Pete, sulla sinistra appare il cartello che porta all’ingresso della foresta dove è possibile vedere un esempio di foresta tropicale umida e diverse specie vegetali e animali endemici, tra cui ricordiamo le scimmie colobo rosso di Kirk. Dalla parte opposta della strada uno sterrato di circa 1 km arriva al sentiero all’interno della palude di mangrovie (mangrove boardwalk). Generalmente viene inserita come sosta dopo il classico Sfari Blu, per chi è interessato conviene dedicare una visita a se (non meno di 3 ore), affittando un veicolo o prenotando un tour presso un’agenzia

Zala Park è un piccolo zoo a 3 km dall'ingresso della foresta Jozani, di qualità elevata per standard africani, dove si possono vedere le specie di rettili e mammiferi più comuni dell'arcipelago, da non perdere per gli interessati. Dal 1999 è aperto Zaheco (Zanzibar Heritage and Conservation) un piccolo parco privato alternativo allo spice tour per chi ha interessi di erboristeria e medicina locale con le erbe.

Ngezi Forest a Pemba è una bellissima foresta tropicale con diverse specie animali e vegetali endemiche, da non perdere per chi va a Pemba. Molto interessante è anche Mesali Island a Pemba e il suo percorso naturalistico all'interno della foresta.

   Spice tour

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Fiore di chiodo di garofano

Grazie allo sviluppo dell'economia delle piantagioni durante l'Ottocento, Zanzibar è storicamente conosciuta come "isola delle spezie". Nelle zone centrali dell'isola di Unguja e in tutta Pemba vi sono ancora oggi estese piantagioni e i tour operator delle maggiori città propongono percorsi standard di visita alle piantagioni. Nello spice tour vi porteranno a visitare i bagni persiani di Kidichi (vedi l'area centrale di Zanzibar), poi entrerete nelle piantagioni di Kizimbani, dove v'illustreranno le piante da cui si ricavano le spezie, le modalità di lavorazione e gli usi officinali (da non perdere). Nel tour è generalmente compreso un pranzo frugale a base di riso (semplice, ma buono), la visita alla grotta di Mangapwani e una sosta in spiaggia. Uno spice tour può costare da 9 US$ a 50 US$ a persona a seconda che sia un percorso classico con molti partecipanti, o un percorso più personalizzato e individuale.

Per ulteriori notizie pratiche su cosa vedere:

Itinerari consigliati e raccontati

 

Come spostarsi

 
 
 

Voli interni

Vi sono voli quotidiani tra Dar Es Salaam (Tanzania) e Zanzibar. Tra Zanzibar e Pemba non vi sono voli interni di linea, ma solo voli charter (3 volte la settimana, 80 USD a tratta).

Air Zanzibar, PO Box 1784 Zanzibar, tel. 232512/233767/233615, fax 233098, e-mail air@zanzibar.net
Coastal Travel Air Charters, PO Box 992 Zanzibar, tel. e fax 233112, cell. 0811-324472.
Island Air Services, PO Box 907 Zanzibar, tel. 231228/232550, fax 232546.
Zan Air Ltd., PO Box 2113, Malindi Rd., Zanzibar, tel. 233768, 0811-321061, fax 233670, e-mail zantours@zanzinet.com.
Skyland Safaris and Travel, PO Box 518 Zanzibar, tel. 232652/231744.

 

 

Mezzi pubblici

Per quanto riguarda gli spostamenti a Zanzibar Town non vi sono grossi problemi, in quanto il centro storico (Stone Town) è piccolo e si gira facilmente a piedi o in bicicletta. Per quanto riguarda le isole (Unguja e Pemba) pur essendo di limitate dimensioni, muoversi autonomamente con mezzi pubblici non è così semplice, dato che i trasporti pubblici percorrono solo le vie principali. La scelta va quindi sui bus locali (dalla dalla) molto economici ma lenti, sui taxi veloci ma costosi, o sul noleggio di una propria vettura, generalmente un fuori strada.

I dalla dalla sono autobus costruiti in gran parte di legno, di piccole o grandi dimensioni a seconda che la linea sia urbana (dalla dalla) o extraurbana (matatu). Il nome dalla dalla viene spesso utilizzato anche per i matatu, e deriva dal vecchio prezzo di una corsa: due banconote da un dollaro (dala). Partono di fronte a Darajani Market in Creek Road o dietro al nuovo ufficio postale (Mwembe Ladu). Per gli spostamenti urbani o nelle vicinanze delle città, vi sono molti dalla dalla che sono abbastanza affidabili e puntuali, e vanno fino a notte fonda; una corsa costa circa 100-200 TSh. Gli spostamenti extraurbani sono molto meno frequenti, l'ultimo della giornata parte generalmente verso le 16.00. Il prezzo dipende dalla distanza e dalla qualità della strada, una corsa per Nungwi o Kizimkazi costa 500 TSh, una corsa per Uroa costa 350 TSh. Se dovete raggiungere località lontane dalla città il prezzo del biglietto potrebbe, però, passare da 500 TSh (1300 lire) a 15/20 US$: qualora non si raggiungesse il numero di passeggeri sufficiente a coprire le spese, vi viene, infatti, richiesto di pagare interamente il prezzo della corsa. Tenete a questo punto presente che con un prezzo variabile tra i 15 e i 30 US$ si possono raggiungere i posti più lontani dalla città con un taxi (più affidabile e comodo del dalla dalla).

Il prezzo per una corsa urbana in taxi (ovunque, anche dietro l'angolo) è di 1000 TSh non trattabili. Il prezzo per una corsa all'aeroporto è di 5000 TSh. Per una corsa extraurbana il prezzo aumenta di molto ed è trattabile; ad esempio il tragitto Stone Town - Mkokotoni (40 km) c'è costato, una volta 25 US$ (intrattabili), e una volta 15 US$. Per percorsi poco praticabili (non asfaltati) come Nungwi, Makunduchi, Kizimkazi vi sarà richiesto certamente un ulteriore carico e qualche tassista può non accettare. Tutte le agenzie turistiche e le Guest house organizzano taxi collettivi per le principali località. Il prezzo medio è di 3000sh a persona trattabili per tutte le destinazioni entro un raggio di 40km (per un minimo di 4 persone).

Per/da l'aeroporto informatevi presso l'hotel in cui alloggerete: se è di un certo livello spesso viene offerto gratuitamente il trasporto per/da porto o aeroporto.

 

Mezzi a noleggio

La Tanzania aderisce alla Convenzione sulla Circolazione Stradale (Parigi 1926) si guida a sinistra, con sorpasso a destra e dando la precedenza a destra.

È possibile noleggiare biciclette presso molte Guest house e alberghi di Stone Town (prezzo 2000-3000sh al giorno) ed anche presso alcune agenzie (le stesse che noleggiano i motorini e scooter). Tra l'altro nella maggior parte dei casi la bicicletta tiene lontani gli scocciatori. È molto divertente e rilassante scorrazzare per i vicoli e tiene lontani gli scocciatori. Assicuratevi comunque di chiuderla sempre con un buon lucchetto. Noleggiare una moto o una vespa è altrettanto facile e costa 10-20 US$ al giorno. Se la cilindrata è superiore a 50cc ci si dovrà munire del permesso di guida locale (vedi par patente).

Noleggiare un fuori strada è la soluzione migliore (ma anche molto costosa) per visitare sia Unguja (Zanzibar Island) che Pemba, vi permette maggiore libertà di movimento e di risparmiare moltissimo tempo. Noleggiare una vettura, è molto facile a Zanzibar e spesso basta chiedere informazioni per la strada ad un passante perché vi indichi un amico o un parente che noleggia il proprio veicolo. Nei giardini di fronte al Forte Arabo (Forodhani Gardens) vi sono spesso dei ragazzi che affittano, con regolari contratti e talvolta in buone condizioni, dei Suzuki a buoni prezzi. Noi consigliamo però di rivolgersi ad una delle molte agenzie di Stone Town, il servizio è leggermente più sicuro e il prezzo non è sostanzialmente differente. Anche rivolgendosi ad un'agenzia ricordarsi di perdere un po' di tempo per controllare che la macchina sia in buone condizioni di efficienza. I prezzi per un Suzuki Samurai 4x4 sono di 60 US$/giorno trattabili: prendendolo per più giorni potrete arrivare a 40 US$ soprattutto in bassa stagione. L'affitto di un Land Rover supera i 100 US$/giorno. I prezzi s'intendono escluso il carburante e bisogna lasciare un deposito di 100US$.

 

Altri mezzi

Per Zanzibar vi sono servizi di traghetti quotidiani da Dar Es Salaam.

Per Pemba è possibile utilizzare un ottimo sistema di traghetti della compagnia MS Sepideh effettuano 5 volte la settimana la tratta Unguja-porto di Mkoani, a sud dell'isola di Pemba. I biglietti si possono acquistare direttamente sul posto e pagare in dollari. Con i mezzi più veloci e il mare calmo calcolate mediamente 75 min. di viaggio.

Azam Marine, PO Box 74 Zanzibar, tel. 33046, fax 33024.
Mega Speed Liners, PO Box 151, Malindi Harbour, Zanzibar, tel. cell. 0811-320548, fax 233171.
Mega Speed Liners, PO Box 192, Wete, tel. 54139; PO Box 122, Mkoani, tel. 256100.
Partnership Travel, PO Box 192, Chake Chake, tel. 252278.
Sea Express Service Ltd., PO Box 4096 Zanzibar, tel. 233013/233022, fax 233013.
The African Shipping, PO Box 3231 Zanzibar, tel. 330312, fax 233032.

 

Patente

La patente italiana non è valida a Zanzibar, per guidare un'auto si dovrà quindi avere la patente internazionale (modello Convenzione di Ginevra 1049 oppure Vienna 1968) o richiedere un permesso temporaneo agli uffici della Motorizzazione Civile Zanzibarina (nei pressi dello Old Dispensary a Stone Town), o presso la Malindi Police Station a Stone Town (all'incrocio tra Malawi Road e Creek Road). Non richiede particolari lungaggini burocratiche e nel giro di 15 minuti avrete il vostro permesso. Se il mezzo è affittato in agenzia spesso il prezzo è comprensivo del permesso, che penserà l'agenzia stessa a farvi. Avvertenza: consigliamo vivamente di non sottovalutare questo permesso, non tanto per le multe che si possono prendere, quanto perché se succede un incidente si può incorrere in problemi veramente gravi.

 

Carburante

Il prezzo del carburante è molto cambiato molto negli utlimi anni, la benzina super con piombo costa 750 TSh al litro, il diesel è più costoso 860 TSh/litro. Nelle città è facile trovare distributori mentre fuori sono più rari: organizzatevi di conseguenza. Di distributori di carburante ve ne sono due a Stone Town (in Creek Rd. e in Malawi Rd.), nei dintorni di Zanzibar Town ce ne è uno a due km dal centro lungo la strada che porta a Mbweni, uno presso la rotatoria lungo la strada che porta ad ovest, e uno a Bububu (10 km a nord). A nord di Zanzibar c'è un distributore a Kinyasini (31 km da Stone Town), a sud di Zanzibar Town c'è un distributore a Kitogani (40 km da Stone Town). I distributori di benzina non accettano volentieri i dollari, se lo fanno vi faranno un cambio molto sfavorevole. La benzina si trova sempre anche quando i distributori sono fuori servizio o l'hanno terminata: in prossimità del distributore troverete un tavolino con un uomo che vende carburante al mercato nero (1000 TSh al litro).



 

Dormire

© Gian Andrea Pagnoni / iMondonauti.it

A Zanzibar vi sono praticamente tutte le tipologie di alloggio, da hotel lussuosi ad alberghi e alberghetti. I viaggiatori indipendenti, interessati ad allontanarsi dall'ambiente urbano, dovranno adattarsi in quanto livelli qualitativi alti si trovano solamente in città o all'interno dei villaggi turistici. Per chi è interessato a girare e conoscere l'isola (più che ad una vacanza balneare), ma al tempo stesso non intende rinunciare alle comodità degli alloggi occidentali, consigliamo di stabilirsi nell'area di Zanzibar Town e visitare l'isola con escursioni in giornata, oppure di sostare nei villaggi di fascia alta. Gli hotel e le guest house migliori sono nella zona di Shanghani, va detto comunque che esistono anche fuori Stone Town delle guest house decisamente carine. Gli hotel e i resort lussuosi sono di alto livello anche per standard occidentali. Vi sono poi le guest house, alberghetti a conduzione famigliare, in cui potrete trovare sempre ottimi rapporti qualità prezzo, spesso cortesia, ma non sempre la pulizia alla quale siamo abituati in Europa. Per i più esigenti consigliamo una visita alle stanze prima di accettare. Anche le guest house servono sempre anche la prima colazione. Generalmente inferiori alle guest house sono gli hotel ZTC (Zanzibar Tourist Corporation) che sono gestiti dal governo, e per i quali vi è il progetto di privatizzarli o darli in gestione.

Ricordiamo che la scelta è molto ampia a Stone Town, diventa minore fuori città, e se si cercano alloggi lussuosi si dovrà fare riferimento ai villaggi turistici (resort). A Pemba il turismo di massa non è sviluppato e gli alloggi non sono molti (anche se stanno aumentando). In ognuna delle tre città principali di Pemba vi sono guest house e ZTC hotel, ma mancano completamente gli hotel di fascia medio alta. Due piccoli e lussuosi villaggi turistici sono stati recentemente costruiti a nord e a sud di Pemba, sono stati pensati per turisti interessati alle immersioni, ma essendo alle estremità dell'isola sono meno adatti per quelli interessati alla conoscenza dell'isola stessa.

Sia a Unguja che a Pemba, tutti gli alloggi da noi visitati avevano le zanzariere e molti avevano i ventilatori, l' aria condizionata si trova generalmente solo negli alberghi o nei villaggi turistici di tipo occidentale.

Molti ristorantini o guesthouses sulla costa danno la possibilità di campeggiare e di usufruire della toilette, ma la polizia non risponde di eventuali furti perché a Zanzibar il campeggio è illegale.



 

Mangiare

Come per l'alloggio, anche per il mangiare non vi sono problemi a Zanzibar; il viaggiatore indipendente si dovrà però adattare man mano che esce dagli ambienti cittadini. A Stone Town vi sono molti ristoranti di buona qualità per turisti in cui si possono trovare piatti locali e internazionali. Vi sono anche ristorantini con menu meno elaborati e prezzi inferiori, molti dei quali sono utilizzati dai locali e offrono quindi buone possibilità per fare incontri. La sera nei Giardini Forodhani, di fronte al Forte Arabo vi sono molte bancarelle che offrono cibo semplice e da mangiare in piedi, ma molto buono e forse più fresco (visto lo smercio) che nei ristoranti di Stone Town.

Fuori città, la scelta è inferiore. La maggior parte degli hotel o delle guest house è disponibile anche a servire pranzi e cene. In tutta la costa orientale, a Nungwui e Kizimkazi si trovano diversi ristorantini che servono menù a base di pesce molto semplici, ma buoni. A Stone Town vi sono molti posti che assomigliano a mini market dove è possibile acquistare cibo e bevande, che potrete portare con voi in escursione.

Per i viaggiatori indipendenti mangiare a Pemba è, come per l'alloggio, un po' più difficile che ad Unguja e richiede maggiori capacità di adattamento. Nelle tre città principali di Pemba vi sono ristorantini e locali dove si possono trovare cibi locali buoni e a buon prezzo. Per avere maggiore scelta è meglio portare con se il cibo e le bevande durante le escursioni, ma si ricorda che si possono comprare alcune cose nei mercatini locali dei villaggi principali: pane fresco, frutta, piccoli snack, bevande e acqua. Se non vi fidate dell'acqua e non sono disponibili bibite ermeticamente chiuse è preferibile acquistare noci di cocco non mature (si trovano ovunque) che hanno una grande quantità di succo. Qualora non vi siate organizzati e vi troviate in condizioni critiche chiedete in un villaggio, saranno sicuramente disponibili per darvi un po' di banane, mango o cocco; in una casa di un villaggio rurale tradizionale abbiamo comprato del riso con carne, e addirittura dei buonissimi dolci a base di cocco.

 

Moneta e carte di credito

La valuta locale è lo scellino tanzaniano (Tanzanian Shilling o TSh abbreviato). La valuta straniera più diffusa è il dollaro (US$), altre valute europee forti possono essere accettate ma ricordate che, fuori delle banche, 1 euro vale generalmente come 1 dollaro e quindi conviene pagare con quest'ultimo. Non vi sono particolari restrizioni per l'importazione di valuta.

Il cambio in valuta locale può essere facilmente effettuato presso i numerosi Bureau of Change di Stone Town. La carta di credito (soprattutto Visa e Master Card) è utilizzabile nei grandi alberghi, nei grossi negozi di Stone Town e in alcuni bureau, per ritirare denaro.Ovunque la carta deve essere del tipo tradizionale (con i numeri in rilievo) e, ricordate, che spesso vi applicheranno commissioni variabili tra il 5 e il 10%. A Zanzibar vi sono tre punti di servizio bancomat.

 

Cambio attuale:

1 Euro = 2.239,67 Scellino Tanzania
1 USD = 1.693,00 Scellino Tanzania

dati aggiornati al 28/11/11

 

Posta e telefono

L'ufficio postale principale di Zanzibar Town è nella via che conduce all'Amani Stadium (orario 8.00-16.30, 8.00-12.30 la domenica), ma molto più pratico è l'Old Post Office in Kenyatta Rd. nel quartiere Shangani a Stone Town (orario 8.00-16.30 e 8.00-12.30 il sabato, chiuso la domenica) dove si possono acquistare anche le carte telefoniche per le chiamate internazionali. Per la posta celere, il corriere internazionale DHL ha un ufficio in Creek Rd. Pemba ha un ufficio postale in tutte le tre città principali.

Il codice internazionale per la Tanzania è 00255 al quale segue il codice locale di Zanzibar 242, valido per tutto l'arcipelago, Pemba inclusa. Per telefonare in Italia da Zanzibar il codice è 0039, se chiamate con un cellulare dovete invece fare lo 00039 (con 3 zeri).



 

Sanità

Non bisogna fidarsi della qualità dell' acqua di rubinetto, e, come in tutti i Paesi non industrializzati, l'acqua è una delle principali cause di diarrea ed epatite A per cui è senz'altro consigliabile bere acqua minerale oppure potabilizzarla con le apposite pastiglie. Non mangiare frutta e verdura a meno che non siano state sbucciate e lavate sotto il vostro controllo e in modo da non aver toccato acqua che non sia rigorosamente di bottiglia.

Tra le malattie endemiche sono segnalate filaria, oncocercosi, leishmaniosi, schistosomiasi, tripanosomiasi. Si ricorda anche che, sebbene Zanzibar non abbia particolari problemi, l'Africa orientale è uno dei posti a maggior concentrazione di sieropositivi al virus dell'AIDS. Chi pensa di avere rapporti sessuali occasionali lo tenga ben presente. Vi sono insetti urticanti (es. alcuni millepiedi)  e, per questi motivi, va posta particolare attenzione agli insetti. Evitate punture e contatti di qualunque tipo con insetti mediante l'uso di repellenti (da applicare sulla pelle), insetticidi e vestiario idoneo.

Avvertenza: la stragrande maggioranza dei turisti è costituita da persone che per tutto il periodo di vacanza rimangono sulla spiaggia. Ricordate pertanto che, durante le escursioni in giornata, non potete comportarvi come se foste in un paese occidentale. Durante le escursioni a Stone Town, nelle zone rurali (es. spice tour) e nelle foreste, è importante coprirsi con pantaloni lunghi, non essere troppo sbracciati e soprattutto indossare calzature chiuse (scarpe da tennis o meglio pedule) questo per evitare contatti con l'acqua stagnante nelle pozzanghere o con insetti.

Per i sommozzatori si ricorda che a Zanzibar non ci sono camere iperbariche.

In considerazione di tutto quanto sopra evidenziato, prima della partenza dall'Italia si consiglia di stipulare una buona assicurazione sanitaria che preveda anche un'eventuale rimpatrio di emergenza.

Raccomandiamo a viaggiatori indipendenti una farmacia da viaggio (concordata con il proprio medico) costituita da: creme solari e antiustione, creme solari, antidiarroici e antibiotici gastrointestinali, repellenti e antistaminici per uso locale, pronto soccorso come cerotti e disinfettante.

 

Sicurezza

Zanzibar è un posto abbastanza sicuro. Purtroppo, negli ultimi anni, c'è stato un aumento di ragazzi nullafacenti (alcuni dei quali si definiscono rasta e si riconoscono dal caratteristico copricapo) che fanno uso di droghe leggere e si arrabattano per terminare la giornata. La maggior parte di loro è innocua, ma abbiamo conosciuto persone che avevano subito piccoli soprusi o addirittura borseggi e aggressioni armate.

Le aggressioni a mano armata sono in aumento. Evitare di girare da soli per i vicoli di Ston Town soprattutto ostentando oggetti di valore.

Le donne sole possono avere qualche problema in più, anche se spesso basta la presenza di un uomo a scongiurare ogni eventuale disturbo. A Zanzibar è, infatti, abbastanza sviluppato il turismo sessuale femminile, per cui si incontrano spesso (soprattutto ai giardini Forodhani, nelle spiagge di Nungwi, Paje o Jambiani) dei ragazzi che tentano la vita del gigolò. Usate cautela nelle spiagge libere e nei luoghi isolati.

E' consigliabile evitare luoghi in cui si svolgono manifestazioni di natura politica a causa del clima di tensione tra il partito di governo e il partito di opposizione.

 

Comportamenti

Zanzibar è un paese musulmano e quindi, comportamenti libertini o vestiti succinti, sono vissuti più negativamente che da noi. Portare abiti succinti non comporta alcun rischio pratico, ma è certamente molto irrispettoso delle usanze del Paese. Vi sono aree più abituate ai turisti (Stone Town, Nungwi), in cui è possibile vestirsi all'occidentale (senza esagerare) ed aree (come a Pemba) in cui potete più facilmente offendere la sensibilità locale. Indossando pantaloni lunghi ma leggeri e una maglietta a mezze maniche che copre le spalle siete sicuri di non sbagliare. Il nudismo è vietato e non è consigliabile girare in costume da bagno al di fuori dei villaggi-vacanze.

Durante il periodo di Ramadan è buona norma non mangiare, bere o fumare in pubblico. In questo periodo chi non è musulmano non può entrare nelle moschee. Per il puritanesimo della religione mussulmana, gli alcolici non sono ben visti dalla popolazione. Nelle città vi sono luoghi in cui è possibile acquistare e consumare alcolici, è un gesto d'educazione, soprattutto durante il Ramadan, consumarli all'interno di questi locali.

Da qualunque destinazione arriviate, per via aerea o marittima o camminando per strada vi capiterà di essere avvicinato da ragazzi che, talvolta abbastanza insistentemente, vi propongono di portarvi in macchina presso un determinato albergo o guest house. Questi sono localmente detti papaasi, che significa zecca cioè parassita. Se accettate non dovrete pagare perché prendono la commissione dall'albergo, in caso non accettiate, non innervositevi della loro insistenza e siate decisi, ma gentili nel rifiutare, in breve vi lasceranno in pace.

In Africa l'acqua è limitata, molto più di quanto non sia nei paesi temperati da cui probabilmente provenite, abbiate l'accortezza di non sprecarla e utilizzate solo il necessario. Quando girate nelle riserve naturali fate attenzione alle cicche di sigaretta, lo sviluppo di un incendio potrebbe essere dannosissimo per il delicato equilibrio di questi ambienti che stanno subendo un'altissima pressione antropica. Evitate di comprare coralli o qualunque prodotto della barriera corallina (conchiglie, oggetti di tartaruga, ecc.), questo creerà una domanda ed incrementerà il già fiorente commercio illegale di questi oggetti.

Pesanti condanne sono previste per consumo e spaccio di droga. Molto rigida è la normativa per violenze sessuali in genere e in particoalre su minori: le condanne per violenza e pedofilia comportano pene da 20 anni fino all'ergastolo (la stampa riporta tali notizie con grande evidenza).

Purtroppo l'omosessualità non è ben vista, ne per il puritanesimo culturale ne dalla legge: comportamenti omosessuali maschili possono essere puniti con 25 anni di reclusione, mentre quelli femminili con 7 anni.

 

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Curiosità

© Gian Andrea Pagnoni / iMondonauti.it

Nel 1946 nacque a Stone Town, Farrokh Bulsara. Il suo nome d'arte è Freddy Mercury, cantante dei Queen.

Nel 1973 Zanzibar fu la prima regione africana a introdurre la televisione a colori, in altre regioni della Tanzania questo servizio giunse più di vent'anni dopo.

Zanzibar Town è nel guinness dei primati per essere stata il campo di battaglia della guerra più breve della storia (37 minuti). In pieno periodo coloniale britannico, la mattina del 25 agosto 1896, morì il sultano Seyyid Hamed bin Thuwain, e il successore Seyyid Hamoud bin Mohamed scelto con il benestare della Gran Bretagna si apprestava ad essere eletto. Nel primo pomeriggio, però, il cugino Seyyid Khalid bin Barghash, pretendente ormai da anni, approfittò della momentanea situazione di vuoto politico per insediarsi nel Beit el Ajab (il palazzo del sultano) ed autoproclamarsi sultano di Zanzibar. Dopo rapide consultazioni telegrafiche il Forein Office londinese diede al rappresentante britannico a Zanzibar carta bianca per procedere. I residenti inglesi furono invitati per una colazione a bordo di una delle navi militari britanniche appositamente attraccate al porto e iniziò un bombardamento senza sosta che rase al suolo buona parte del palazzo del sultano e parte della House of Wonders. Seyyid Khalid riuscì a fuggire per i vicoli di Stone Town e rimase in esilio fino alla morte. I residenti ritornarono nelle loro abitazioni per il pranzo.

 

Guide e libri

 
Il paese in cifre
Capitale Stone Town
Superficie 2332 kmq
Popolazione 760.000 (2005)
Densità 428,8 ab./kmq
Religione Maggioranza musulmana sunnita, seguono minoranze sciite, hindu e cristiane
 

Geografia e territorio

L’arcipelago di Zanzibar è composto da isole coralline che si sono separate dal continente africano circa 7,5 milioni d’anni fa, e sono emerse dal mare circa due milioni d’anni fa. Tutte le isole sono antiche barriere coralline, e per questo le rocce delle strutture superficiali sono di calcare corallino. Nonostante le piccole dimensioni delle isole esistono delle diversificazioni climatiche ed ambientali. Nelle parti orientali (rivolte verso l’Oceano Indiano) vi sono minori precipitazioni, i venti sono più intensi, il suolo dominato da calcare corallino e l’ambiente in generale è più arido e spoglio. Nelle parti occidentali (rivolte verso il continente africano) le precipitazioni sono più abbondanti, il clima più fresco umido, il suolo è più spesso, fertile, e la vegetazione più lussureggiante e anticamente dominata da foreste tropicali.

Il nome Zanzibar deriva probabilmente da zandj barr (terra dei neri), nome con il quale i mercanti arabi indicavano tutta la costa orientale africana da loro conosciuta e visitata per i traffici commerciali. L'arcipelago di Zanzibar è nell'Oceano Indiano al largo della Tanzania, di cui fa politicamente parte. L'arcipelago è composto due isole principali, Unguja (comunemente detta Zanzibar Island) e Pemba, e da un insieme d'isole minori che si trovano nelle acque territoriali delle due isole principali, tra cui ricordiamo Tumbatu, Mnemba, Uzi, Mesali, Latham.

Unguja (comunemente detta Zanzibar Island) è l'isola più estesa della costa est africana (ha una superficie di 1464 kmq); si trova a circa 39° di longitudine est, e a 6° di latitudine sud, è lunga 86 km e larga mediamente 20-30 km (36 km nel punto più largo). Il Canale di Zanzibar la separa dal continente africano (Tanzania), dal quale dista circa 40 km (36 nel punto più vicino). L'isola è generalmente piatta e bassa sul livello del mare, ma nella parte centro occidentale sono presenti alcune piccole colline che a Masingini raggiungono l'altitudine massima di 123 m.

Pemba è la seconda isola dell'arcipelago per dimensioni (ha una superficie di 868 kmq); si trova a circa 39° di longitudine est e a 5° di latitudine sud, a 80 km a nord est di Unguja e a 60 km dal continente (Tanzania e Kenya), è lunga circa 58 km e larga mediamente 22 km. L'isola ha un aspetto collinoso e frastagliato anche se le altitudini sono inferiori rispetto ad Unguja. A Pemba il punto più elevato è 95 m s.l.m. A Pemba le maggiori precipitazioni determinano la presenza di una vegetazione arborea più rigogliosa e, infatti, Pemba è storicamente la maggior produttrice di chiodi di garofano dell'arcipelago.

Ambiente e vegetazione

Attualmente la maggior parte del territorio occidentale è adibita a piantagioni di cocco e chiodi di garofano, mentre il suolo arido e roccioso (coral rag), dei versanti orientali, è, in parte, sfruttato per coltivazioni di sussistenza (coral rag farming) soprattutto di manioca. Queste pesanti modificazioni ambientali hanno chiaramente determinato la diminuzione, e in certi casi la scomparsa, delle specie tipiche delle foreste tropicali. Lembi di foresta (peraltro largamente modificati dallo sfruttamento per la produzione di legname) sono rimasti in alcuni punti delle isole, e i meglio conservati sono la Jozani Natural Forest ad Unguja e la Ngezi Forest a Pemba. Queste riserve sono, attualmente, molto importanti per la salvaguardia di questa tipologia ambientale (la foresta tropicale) e di tutte le specie vegetali ed animali associate ad essa. Per quanto riguarda la descrizione della vegetazione di queste foreste rimandiamo ai paragrafi specifici.

Nei versanti orientali, generalmente dominati da un clima arido su un suolo roccioso, è spesso presente una macchia sempreverde di tipo arbustivo, la vegetazione è bassa e più rada rispetto alle foreste delle aree centro occidentali e gli alberi di maggiori dimensioni sono i baobab (Adansonia digitata). In questa zona sono spesso presenti delle euforbie (Euphorbia nyikae), piccoli alberi con rami spinosi simili a cactus che, se tagliati, producono un lattice bianco e velenoso.

La diversificazione climatica e ambientale, che si ha nelle varie zone delle isole dell’arcipelago, ha determinato quindi una differenziazione nella scelta dei luoghi da coltivare. Le aree centrali e occidentali, dotate di clima umido con dense foreste, erano preferite dai grandi proprietari arabi, per la coltivazione delle piantagioni. Le popolazioni swahili locali sono storicamente rimaste relegate nelle aree aride orientali in cui sono permesse coltivazioni di sussistenza.

Durante l’Ottocento, la crescente economia di Zanzibar, promossa dagli arabi omaniti, ha chiaramente portato grandi modificazioni ambientali nelle aree più fertili. Le piantagioni, soprattutto di cocco e chiodi di garofano, hanno via via sostituito le foreste tropicali primigenie, che fino ai primi dell’Ottocento rappresentavano il 60% della superficie totale. 

 

Ecologia e ambiente

© Gian Andrea Pagnoni / iMondonauti.it
Una strada al centro di Unguja (Zanzibar Island). Si nota una vegetazione tropicale in gran parte sostituita da piantagioni di cocco.

Nonostante le due isole principali (Unguja e Pemba) non sono di grandi dimensioni, esistono diversificazioni climatiche ed ambientali. Lungo le coste orientali, il clima è generalmente più secco e ventilato con minori precipitazioni, su quelle occidentali, rivolte verso il continente africano, si hanno maggiori precipitazioni. Questo determina una notevole diversificazione ambientale: a est ambienti aridi dominati da una macchia bassa sempreverde e baobab isolati, dove il suolo roccioso permette rarefatte coltivazioni di sussistenza (coral rag farming), e a ovest foreste rigogliose ed umide in cui sono presenti diverse tipologie di suolo spesso ricche di humus (contenuto organico) negli strati superficiali, adatto alla maggior parte delle coltivazioni tra cui il chiodo di garofano e il cocco. Se la bassa qualità agricola e produttiva delle aree orientali delle isole ha impedito una forte presenza umana, lo stesso non è accaduto per le zone umide e fertili delle aree centro occidentali. Il 60% della superficie dell’arcipelago era, fino all’inizio dell’Ottocento, dominato da foreste tropicali umide. Durante l’Ottocento, l’esplosione dell’economia da piantagione basata sul chiodo di garofano e sul cocco, ha radicalmente modificato l’ambiente forestale originario, col tempo sostituito da coltivazioni intensive. In alcuni punti delle isole, sono rimasti alcuni piccoli lembi di foresta, peraltro largamente modificati (da un punto di vista vegetazionale) dallo sfruttamento per la produzione di legname. Le foreste meglio conservate, e che più assomigliano a quello che era l’ambiente di foresta tropicale primigenio, sono la Jozani National Forest, ad Unguja, e la Ngezi Forest a Pemba.

Attualmente, la maggior parte del territorio occidentale è adibita a piantagioni di cocco e chiodi di garofano, mentre nel suolo arido e roccioso (coral rag) dei versanti orientali il territorio è, in parte, utilizzato per coltivazioni di sussistenza (coral rag farming) soprattutto di manioca.

Negli ultimi 20 anni c'è stato un esponenziale aumento della plastica (fenomeno generalizzato in tutta l'Africa). Tale produzione non è accompagnata da una coscienza ambientale ed ecologica di stampo occidentale, in quanto la mentalità è ancora legata al gettare per terra le cose (fino a poco tempo fa tutte biodegradabili) una volta terminato l'uso. Per questo motivo negli ultimi 10 anni sono aumentale le presenze di pattume e sporcizia lungo le strade, che dal 2005 ha assunto livelli decisamente contrastanti con la bellezza dei paesaggi il cui skyline è costantemente caratterizzato da palmeti da cocco. Si spera che il governo riesca a breve ad introdurre un sistema di raccolta più efficiente ed un programma di educazione ambientale.

 

 

Clima

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La strada principale di Unguja. A destra un dalla dalla, il bus locale

La posizione equatoriale e oceanica dell’arcipelago determina una bassa escursione termica annuale, con temperature medie di 26° (min. 20, max 29) nell’inverno australe (da giugno ad ottobre), e temperature medie di 28° (min. 22, max 33) nell’estate australe (da dicembre a febbraio). A Zanzibar vi sono due stagioni secche e due piovose ogni anno: le stagioni secche (da dicembre a febbraio e da giugno ad ottobre) sono più adatte per gli amanti del caldo, ma è il periodo in cui è massima l'affluenza turistica perché cade nei periodi di alta stagione dei turisti occidentali (luglio-agosto e feste natalizie); le stagioni umide (da marzo a maggio e a novembre) sono più adatte per gli amanti del verde in quanto le piogge mitigano l'arsura della stagione secca inducono un aumento della vegetazione, ma la presenza turistica è inferiore, tanto che durante le grandi piogge (primavera), molti villaggi turistici sono temporaneamente chiusi e molti voli sono soppressi. A Zanzibar il fenomeno delle maree è molto sostenuto: ogni 6 ore il mare si ritira anche di 200 m e durante l'alta marea il movimento dell'acqua rimescola la sabbia del fondo rendendo l'acqua torbida.

La presenza di venti oceanici (monsoni), determina un’umidità piuttosto alta e abbondanti precipitazioni (1500 mm l’anno ad Unguja e 1760 mm a Pemba). Le grandi piogge (masika) vengono da marzo a maggio, mentre a novembre vi è un breve periodo piovoso, detto delle piccole piogge (vuli), con rovesci temporaleschi di bassa intensità e breve durata che colpiscono soprattutto le coste occidentali delle isole. Pemba, leggermente più piovosa e umida di Unguja (Zanzibar Island), si caratterizza per una vegetazione più lussureggiante. Il Monsone di nord est (kaskazi) inizia ad insediarsi a novembre e si esaurisce a marzo, soffiando dall’India Occidentale all’Africa Orientale. In questo periodo i venti sono stabili e leggeri, permettono la partenza delle prime imbarcazioni (dow) dalle coste arabiche. Le condizioni migliori per la navigazione si hanno in dicembre, periodo in cui il monsone si è ben insediato e arriva anche più a sud di Zanzibar. Quando i grossi dau (navi da carico) solcavano l’oceano, il tragitto dall’Arabia all’Africa Orientale durava 40 giorni, nel periodo in cui il monsone è in formazione e 25 giorni in dicembre. Il Monsone di sud ovest (kusi) inizia ad insediarsi in aprile e si esaurisce in settembre. In marzo il monsone di nord est inizia a diminuire d’intensità (iniziando dalle aree più meridionali dell’Africa Orientale), e in aprile il vento ha cambiato direzione, in quanto ha iniziato ad insediarsi il monsone di sud ovest. Questo era il momento delle partenze delle imbarcazioni dall’Africa verso l’Arabia. Da metà maggio a metà agosto però i venti sono troppo impetuosi per tentare attraversate oceaniche, e il commercio s’interrompe per riprendere con la coda terminale del monsone di sud ovest, che avviene in agosto.

 

Popolazione

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Famiglia di etnia bantu all'interno della propria abitazione (nyumba).

Dal medioevo, lo sviluppo di un mercato marittimo tra l’Oriente e l’Africa Orientale portò ad una mescolanza delle popolazioni africane autoctone con quelle alloctone. La commistione genetica, linguistica e in parte culturale diede origine alla civiltà swahili. Questa può essere definita come una civiltà composta da diverse etnie africane, arabe, persiane e indiane, e da individui meticci, il cui elemento unificatore è stato soprattutto lo swahili, un lingua franca nata in seguito allo sviluppo commerciale dell’area. A Zanzibar, nell’ottocento e nel novecento, inoltre, vi furono massici arrivi di africani dal continente, come schiavi prima e come lavoratori poi.

Il gruppo indigeno dell’arcipelago è diviso in tre sottogruppi principali: i Wa Hadimiu, residenti soprattutto nella parte centro meridionale di Unguja (Zanzibar Island), i Wa Tumbatu, nell’isola di Tumbatu e nella parte settentrionale di Unguja, e i Wa Pemba sull’isola di Pemba. Wa in swahili vuole dire “di”. Va sottolineato che a Zanzibar c’è sempre stata ampia commistione tra le diversissime etnie e la definizione di gruppo (es. Wa Hadimiu) non ha un’identità etnica, ma delimita semplicemente un’area geografica di residenza. Vi potrà capitare di parlare con persone, dai caratteri tipicamente negroidi, che si definiscono shirazi, senza sapere che il termine vuol dire persiano. L’autodefinirsi shirazi era una tendenza che gli indigeni avevano (alla fine dell’Ottocento primi del Novecento) per distinguersi dagli schiavi o da altri immigrati africani del continente. Inoltre, dato che le dinastie reggenti locali, comandate dal mwinyi mkuu, pare avessero discendenze alloctone shirazi, questo termine diventò quasi un titolo nobiliare.

Oltre agli “indigeni” zanzibarini esistono diverse etnie alloctone distinte: alcuni arabi puri, ma soprattutto indiani puri, che tradizionalmente tendono a non mescolarsi con gli indigeni. Sono inoltre presenti pakistani, cinesi, europei ed americani, impiegati nel commercio, nel turismo, nell’insegnamento, nella cooperazione e nella medicina. Recentemente molti africani sono emigrati dal continente (soprattutto Tanzania). Tra questi, l’etnia principale è quella dei masai, leggendari pastori guerrieri delle savane della Tanzania e del Kenya che attualmente a Zanzibar commerciano manufatti e piante medicinali o sono impiegati come guardiani all’ingresso di hotel.

La popolazione indigena di Zanzibar ha una base genetica africana bantu nella quale nei secoli sono entrati caratteri persiani (shirazi) e arabi. Considerando che Zanzibar ha un incremento demografico annuo del 3%, la popolazione dovrebbe attualmente ammontare a circa 800.000-1.000.000 di abitanti, di cui circa il 70% ad Unguja e il 30 % a Pemba. Il capoluogo Zanzibar Town ha circa 150.000 abitanti.

 

Lingua

La lingua ufficiale è lo swahili, la lingua più parlata in Africa ed è parte integrante della cultura swahili, una cultura endemica della costa orientale dell’Africa nata dalla commistione di elementi culturali locali (africani) e alloctoni (persiani e arabi). La seconda lingua è l’inglese: è molto diffusa, tutte le persone impiegate in settori a contatto con i turisti e tutte le persone scolarizzate la conoscono.

Lo swahili ha una tradizione scritta e letteraria, con raccolte di narrativa orale in cui si riconoscono le tradizioni narrative arabo-islamiche, indiane e orali autoctone. La letteratura scritta swahili nacque come imitazione della letteratura della cultura islamica, tanto che le opere principali sono composizioni poetiche di argomento religioso e moralistico. I primi testi scritti in lingua swahili utilizzavano i caratteri arabi adattandoli alla fonetica swahili, ma nell’Ottocento i missionari, rendendosi conto dell’enorme potere unificatore di questa lingua, cominciarono ad utilizzare l’alfabeto latino per tradurre in swahili le opere religiose cristiane. Questo sistema alfabetico (inizialmente poco utilizzato lungo la costa e le isole dove la radicazione dell’islam impedì ai missionari di avere grande influenza) fu poi adottato durante il periodo coloniale: il sistema d’istruzione sviluppato durante il protettorato inglese, ai primi del Novecento, adottò il swahili come mezzo d’insegnamento con la conseguente produzione di testi scolastici basati sull’alfabeto latino. Sempre in questo periodo lo East African Swahili Committee decise di adottare il dialetto kiunguja come standard di riferimento: il kiunguja è il dialetto swahili parlato nell’area centrale di Zanzibar Island (Unguja).

 

Religione

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Fedeli in preghiera presso la moschea di Kizimkazi.

La religione dominante a Zanzibar è l’islam e tutte le città e i villaggi hanno almeno una moschea. La maggior parte dei credenti è mussulmana sunnita (85% della popolazione), tra i sunniti ricordiamo la setta degli ibhadi, cui appartenevano i sultani Busaidi, tra gli sciiti ricordiamo la setta degli ismaeliti, cioè i seguaci di sua altezza l’Agha Khan. A Zanzibar Town ci sono anche alcune chiese e templi per le piccole comunità di cristiani e induisti. econdo la tradizione mussulmana i fedeli, richiamati dalle grida del muezzin provenienti dalla cima del minareto, si recano a pregare cinque volte il giorno: all’alba, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto e la notte. Essendo il venerdì il giorno sacro la preghiera di mezzogiorno è la più importante di tutte ed avviene una funzione comunitaria nella moschea, alla quale deve partecipare ogni credente maschio. Le donne pregano in casa o, raramente, nella moschea nel settore a loro riservato. Le moschee più importanti sono dette “del venerdì”. ’islam ha un calendario lunare diverso dal nostro. Segue un anno lunare di 354 o 355 giorni, suddiviso in mesi di 29 e 30 giorni, l’inizio dell’anno lunare è, ogni anno, anticipato di 10-11 giorni rispetto a quello solare. Il primo degli anni lunari (anno di nascita dell’islamismo) corrisponde al principio dell’Egira (emigrazione di Maometto dalla Mecca a Medina) che avvenne il 16 luglio 622 della nostra era. Il 8 maggio 1997 è iniziato l’anno mussulmano 1418.

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Storia

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Dignitari arabi e un rappresentante del governo britannico alla fine del 1800.

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Sheikh Abeid Amani Karume, primo presidente di Zanibar nel 1964, assassinato nel 1972. Kaume aprì il paese al socialismo e nella foto è ritratto ad una mostra su Lenin.

In generale si ritiene che, già prima dell'arrivo degli arabi (presumibilmente nel II sec. a.C.), la parte centrale e meridionale dell'Africa orientale (attuali Kenya e Tanzania) fosse abitata da popolazioni africane di stirpe bantu. A Zanzibar, il più vecchio ritrovamento di vasellame è datato attorno al X sec. d.C. presso l'antico insediamento di Unguja Ukuu.

Nel 1698 Zanzibar divenne parte dei possedimenti d'oltremare dell'Oman. Ai primi del XIX sec., l'Oman viveva un periodo economico negativo e il sultano Seyyid Said decise di puntare molto sulla costa swahili. Nel 1840 Said trasferì la capitale dell'Oman da Mascate a Zanzibar e in pochi anni fece di Zanzibar il più grande mercato della costa orientale dell'Africa. La decisione fondamentale per lo sviluppo di Zanzibar fu lo sforzo intrapreso per stimolare la coltivazione del chiodo di garofano e, nel 1850, ne conquistò il monopolio del mercato mondiale. Alla morte di Said, a seguito di una battaglia tra i due figli per la successione alla carica di sultano dell'Oman, Zanzibar e Oman si divisero in due principati separati (1861): Sayyid Majid divenne Sultano di Zanzibar, mentre suo fratello Sayyid Turki divenne Sultano di Oman.

Nell'Ottocento l'importanza commerciale e l'influenza politica di Zanzibar aumentarono al punto da eclissare le altre città della costa orientale africana, e non passò inosservata alle grandi potenze coloniali europee. In quel periodo, il Sultano di Zanzibar controllava anche una porzione significativa della costa africana orientale, ovvero la regione allora nota come Zanj, che includeva tra l'altro Mombasa e Dar es Salaam. Nel novembre 1886, una commissione tedesco-britannica stabilì con precisione i confini dello Zanj, identificato con una striscia di terra di 10 miglia nautiche di larghezza ed estesa in altezza da Cape Delgado (oggi in Mozambico) fino a Kipini (Kenya), incluse tutte le isole lungo la costa e diverse cittadine oggi appartenenti alla Somalia. Durante il periodo dal 1887 al 1892, il Sultano perdette tutti questi possedimenti, che passarono a Gran Bretagna, Germania e Italia, sebbene alcune furono formalmente vendute o cedute solo nel XX secolo (Mogadiscio passò all'Italia nel 1905 e Mombasa al Kenya nel 1963).

L'Impero britannico gradualmente assunse il controllo della regione e la posizione fu formalizzata nel 1890 dal Trattato di Helgoland-Zanzibar nel quale la Germania si impegnò a non interferire con gli interessi inglesi nell'isola di Zanzibar, che divenne un protettorato dell'Impero britannico quello stesso anno. Dopo anni di pressioni per l'abolizione della schiavitù, alla fine del 1800 il sultano pose fine al ruolo di centro per il commercio di schiavi dell'isola iniziato sotto l'occupazione dell'Oman nel diciassettesimo secolo.

Il 19 dicembre 1963 Zanzibar ricevette l'indipendenza dal Regno Unito come monarchia costituzionale sotto il sultano (sultanato indipendente), terminando così il periodo coloniale britannico. Le tensioni sociali presenti in questo multietnico arcipelago scoppiarono, però, dopo pochi mesi. Nel 1964, in pochi giorni, Zanzibar fu pervasa da una sanguinaria rivoluzione con la quale le etnie africane presenti si liberarono del secolare giogo imposto dai sultani arabi omaniti. La rivolta che seguì l'indipendenza segnò il rovesciamento della classe dirigente araba e fu accompagnata da violenze nei confronti degli arabi che in alcuni casi assunsero i tratti del genocidio. In meno di due settimane furono uccisi fra i 5.000 e i 12.000 arabi (su un totale di 22.000); molti altri furono imprigionati e subirono la confisca di tutti i beni. Zanzibar diventò così una Repubblica.

Sempre nel 1964, il neo eletto presidente Sheikh Abeid Amani Karume accettò la proposta di Nyerere (presidente del Tanganika) di unirsi in una confederazione. Nacque così l'Unione delle Repubbliche di Tanzania il cui nome deriva dalle prime tre lettere dei due Paesi interessati: tan da Tanganika e zan da Zanzibar.

Durante il periodo di Karume si instaurarono molte relazioni con governi socialistic come Cina, URSS e Cuba, grazie alle quali venne dato impulso economico e soprattutto il paese fu dotato di nuove infrastrutture quali ospedali, strade e l'areoporto. Dopo l'assasinio di Karume, nel 1972, il paese si aprì al libero mercato e negli anni '80 cominciò a puntare sul turismo.

Nel 1990 fu eletto presidente con una schiacciante maggioranza il moderato Salmin Amour, il quale ha continuato la politica di libero mercato incoraggiando gli investimenti stranieri e puntando sulla crescente industria turistica, e dirigendosi politicamente verso il multipartitismo democratico.

La prima elezione democratica multipartitica fu nel 1995, nella quale il CCM (il partito di maggioranza) vinse di poco sul Civic United Front (CUF) in un clima di accuse di brogli elettorali e molti scontri nelle strade in particolare a Pemba (qui il CUF ha la maggioranza) dove le tensioni arrivarono alla violenza etnica. Nelle elezioni del 2000, ancora in un clima di pesanti scontri di piazza e di tensioni politiche ancora più aspre, il CCM raggiunse la maggioranza e fu eletto Amani Abeid Karume (figlio del primo presiente di Zanzibar). I rinnovati sforzi per migliorare il dialogo tra il CCM e il CUF hanno ripristinato un clima più pacifico, anche se molti dei problemi politici non sono stati risolti. Il permanere delle tensioni ha portato ad occasionali atti di violenza. Oggi la situazione è calma.

 

Costituzione

Nel 1964, il neo eletto presidente Abeid Karume accettò la proposta di Nyerere (Presidente del Tanganika) di unirsi in una confederazione. Nacque così l'Unione delle Repubbliche di Tanzania il cui nome deriva dalle prime tre lettere dei due paesi interessati: tan da Tanganika e zan da Zanzibar.

La Costituzione federale di Tanzania riconosce ampia autonomia all'isola di Zanzibar, che è dotata di propri Presidente, Parlamento, Costituzione, sistema giudiziario e bandiera.

La Repubblica di Zanzibar ha un suo presidente, che è anche vicepresidente della Tanzania, un parlamento (50 seggi) e ministeri che la rendono indipendente in materia legislativa. I limiti imposti dall'Unione sono che la costituzione di Zanzibar deve essere subordinata a quella dell'Unione, che l'isola può avere solo consolati e non ambasciate (che si trovano nella capitale tanzaniana Dodoma), e che i Ministeri degli Esteri, dell'Economia e della Difesa sono in comune con l'Unione.

 

Situazione politica

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Amani Abeid Karume, attuale presidente di Zanzibar, durante un comizio per le elezioni del 2005. Immagine tratta da wikipedia voce

Dal 1977 al 1992 in Tanzania ha governato il partito unico Chama Cha Mapinduzi (CCM), guidato dal "padre della patria" Julius Nyerere, partito di ispirazione socialista nato dalla fusione dei fronti di liberazione nazionali del Tanganika e di Zanzibar. Nell'ottobre del 1995 termina il regime di partito unico con le prime elezioni multi-partitiche e il CCM vinse le elezioni. Benjamin Mkapa riceve la carica di Presidente della Repubblica (che è anche capo del Governo) dell'Unione.

A Zanzibar, nelle elezioni del 1995 il CCM riuscì a battere di pochissimo il CUF (50,2% contro 49,8%) perché quest'ultimo a Pemba ha un grande supporto. L'opposizione, divisa e instabile, non ha saputo proporsi come alternativa ne alle elezioni del 2000, ne a quelle del 2005. Nell'Unione, le elezioni presidenziali del 2005 hanno visto ancora una volta la vittoria del candidato del CCM Jakaya Kikwete (80%) al tempo Ministro degli Esteri del governo Mkapa. Nonostante il semaforo verde dato dagli osservatori internazionali l'opposizione ha contestato i risultati e a seguito della proclamazione dei risultati elettorali nell'isola vi sono stati scontri che hanno portato al ferimento di decine di manifestanti. A Zanzibar le elezioni presidenziali di ottobre si sono regolarmente tenute e hanno portato alla riconferma del presidente uscente del CCM Amani Karume (figlio del primo presidente di Zanzibar), a seguito della proclamazione dei risultati elettorali nell'isola vi sono stati scontri che hanno portato al ferimento di decine di manifestanti. Attualmente la situazione politica è calma.

 

Economia

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Essicazione di chiodi di garofano lungo una strada di Unguja.

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Campi per la coltivazione delle alghe, un economia emergente sviluppata soprattutto lungo i litorali bassi della parte orientale di Unguja

Situazione storica
Anticamente la sopravvivenza delle popolazioni swahili che risiedevano a Zanzibar era basata su coltivazioni di sussistenza, sulla raccolta di prodotti della foresta, sulla pesca e sulla caccia. Nella prima metà dell’Ottocento, con l’insediamento dell’importante sultano Seyyid Said bin Sultan, Zanzibar sviluppò un fiorente mercato basato: a) sull’esportazione di prodotti provenienti dal continente quali avorio, schiavi, copale e pellame; b) sullo sviluppo dell’economia di piantagione (soprattutto chiodi di garofano e cocco) la cui produzione era fondata sulla manodopera a basso costo fornita dagli schiavi importati dal continente. Said portò avanti il lavoro dei suoi predecessori arabi, indiani e swahili africani, sviluppando una vera e propria rivoluzione commerciale ed agricola, tanto che alla metà dell’Ottocento aveva strappato all’Olanda il monopolio mondiale del chiodo di garofano. Inoltre, grazie al potenziamento delle carovane commerciali verso l’interno del continente e alla firma di accordi internazionali con le potenze occidentali (America, Gran Bretagna, Francia e Stati Germanici), sviluppò un impero commerciale che, nella seconda metà dell’Ottocento, integrò l’Africa Orientale nel sistema capitalistico mondiale.
Situazione attuale
Dopo la rivoluzione del 1964, Zanzibar scelse, come molti stati africani, la via della rottura con l’Occidente, a favore di uno sviluppo basato sul mercato interno e interamente pilotato dallo stato. Questi si concentrò sullo sviluppo industriale e sulla diversificazione dell’economia nazionale, precedentemente altamente dipendente dal chiodo di garofano e dalla polpa di cocco. Furono così allacciati rapporti con la Cina e l’Europa Orientale, e da questi paesi arrivarono consulenze tecnologiche e militari, tra cui ricordiamo uno zuccherificio e l’assistenza ospedaliera cinesi.

Negli anni ‘80 vi fu un crollo del mercato mondiale del chiodo di garofano, e i prezzi passarono da 1000 a 100 US$ la tonnellata, al tempo stesso il contributo economico dell’industria passò dal 14,2 % negli anni ‘70 al 3,4% negli anni ‘80. Dato che un tasso di crescita demografica del 3% annuo non può essere supportato da un’economia agricola, Zanzibar si trovò nell’impossibilità di pagare per intero il contributo annuo che deve all’Unione Tanzaniana, e fu costretta a puntare su forme di mercato diverse. Dagli anni ‘80 il governo iniziò gradualmente ad incoraggiare il settore privato a discapito di quello controllato dallo stato. Nel 1986 è nato l’Investment Act, finalizzato a promuovere l’investimento di capitale straniero e locale nell’arcipelago e nel 1991 fu creato lo ZIPA (Zanzibar Investment Promotion Agency) per assistere, implementare ed approvare i progetti d’investimento.

Nonostante lo sviluppo economico sta abbracciando un numero sempre maggiore di persone, la maggior parte della popolazione vive ancora di attività tradizionali. Queste sono: l’agricoltura di sussistenza (che occupa oltre il 60 % della popolazione), la pesca (che fornisce il 70% del fabbisogno proteico) e l’allevamento (bovini, caprini e pollame). Rilevanti sono ancora le esportazioni del chiodo di garofano (prima fonte di valuta estera) e di spezie come il pepe nero, la vaniglia, la cannella e lo zenzero, e di frutta come cocco, banana e arancia. Un certo rilievo ha anche l’industria dello zucchero. Altre coltivazioni agricole prodotte localmente, come manioca e mais, sono utilizzate soprattutto per il consumo locale. Nel 1989 è stata introdotta la coltivazione delle alghe che ha portato un grosso aumento del reddito pro capite in alcuni villaggi della costa orientale di Zanzibar, in particolare Paje. La coltivazione delle alghe è, dopo il chiodo di garofano, la seconda fonte di valuta estera. Poli industriali di maggiori dimensioni sono la Vecchia Distilleria, nel quartiere Malindi di Stone Town, per processare chiodi di garofano, una fabbrica di sigarette, e la fabbrica della Coca Cola presso Bububu (a nord di Zanzibar Town). A Mtoni, dal 1993 è in funzione un mulino, di tecnologia italiana, con silos per l’immagazzinamento del grano e del mais. Nel 1992 è stato proposto un grosso progetto per trasformare due aree (una a Pemba e una a Fumba a 30 km a sud di Stone Town) in un polo industriale e portuale: sono state create delle “Economic Free Zone” per la quale gli investitori avranno forti incentivi, tra cui l’esenzione dalle tasse di import-export. Attualmente però nessun investitore ha aderito alle proposte. Zanzibar importa prodotti come il riso da molti paesi asiatici (in particolare Cina) e dagli Stati Uniti, mais dalla Tanzania, olio da Kenya, Tanzania, Singapore e Dubai, zucchero dal Brasile e birra dalla Danimarca. Zanzibar mostri valori economici tipici di un paese in via di sviluppo, e non mancano gli investitori. Questi sono in gran parte tanzaniani (54%) ed europei (31%), e la maggior parte dei capitali è dirottata nei seguenti settori: turistico (68%), trasporti (16,5%), industria (8,2%), agricoltura (4,3%). Dall’inizio degli anni ’90, l’industria turistica è, infatti, quella trainante: nel 1997 degli 86495 turisti arrivati a Zanzibar, la maggioranza era composta da italiani (22,6%), seguiti da britannici (17,2), scandinavi (8,9), americani (8,7), australiani (6,8), tedeschi (6,3), francesi (5,6), ecc. Nel 1998 è stata approvata una joint venture tra il Governo di Zanzibar e la East Africa Development Company Ltd, che prevede l’investimento di quattro milioni di dollari nello sviluppo turistico di Nungwi, nella parte nord di Zanzibar Island: se attuata diventerà la più gran risorsa turistica dell’Africa Orientale. Il reddito medio pro capite è di circa 30 US$ il mese, reddito molto basso e non in grado di contrastare il forte indebitamento che la Tanzania ha con l’estero (circa 35 US$ il mese per persona). Il tasso d’inflazione (dati del 1994) è attorno al 28%. È molto probabile che, grazie al boom dell’industria turistica, Zanzibar riesca a recuperare la propria situazione economica prima della Tanzania continentale.

 

Festival e tradizioni

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Festa per un matrimonio in un vicolo di Stone Town

Rivoluzione di Zanzibar (12 gennaio) interessante regata di ngalawa che parte di fronte al People's Palace.

Fondazione del CCM (il partito di governo) il 5 febbraio.

Union Day (26 aprile), giorno dell'unione con il Tanganika.

Festa dei lavoratori (1 maggio).

Festa degli agricoltori (7 luglio e 8 agosto).

Mwaka Kogwa, capodanno swahili di Makunduchi: imperdibile per coloro che sono a Zanzibar il 23 luglio, molte agenzie turistiche organizzano viaggi in giornata. Il festival, detto anche Mwaka Nairuz, è di origine persiana e segna l'inizio dell'anno nel calendario shirazi.

Indipendenza del Tanganika (9 dicembre).

Vi sono inoltre le festività islamiche quali il capodanno, la fine del Ramadan e dell'Egira, la nascita del Profeta, e il Miranji (un giorno di festa nel decimo mese). Queste festività seguono il calendario lunare musulmano e avvengono ogni anno 10 o 11 giorni prima, a seconda che l'anno sia bisestile o no.




Altre guide di questo continente:







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