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Guida Tibet
Autori: Flavia Daneo
Foto: Michele Falzone
Aggiornamenti di: Marina D'olimpioultimo aggiornamento: 4/6/2010
Una premessa è d'obbligo: il Tibet non è uno stato indipendente ma attualmente è una regione autonoma della Cina.
La perdita dell'indipendenza non è mai stata accettata dal popolo tibetano che si batte indomito per riacquistare la propria libertà politica, culturale e religiosa.
Ciò significa che una visita del Paese non potrà mai andare disgiunta dal ricordo della realtà politica attuale, significa che il sorriso cordiale dei tibetani, la visita degli antichi monasteri e le splendide vedute delle più alte montagne del mondo non potranno far dimenticare che il Tibet è un Paese occupato.
Notizie pratiche su cosa vedere:
Itinerari consigliati e raccontati
Quando andare
La primavera, l'inizio dell'estate e il tardo autunno sono le stagioni migliori per recarsi in Tibet.
Per il trekking preferite il periodo che va da aprile a metà giugno e quello che va da metà settembre a metà novembre.
Il Tibet occidentale è colpito dal monsone da metà luglio alla fine di settembre e in questo periodo molte strade diventano intransitabili. Ottobre e novembre hanno spesso giornate splendide e temperature miti nelle ore diurne e alle basse altitudini.
I mesi più freddi vanno da dicembre a febbraio e se intorno a Lhasa le precipitazioni nevose sono scarse, i passi più alti sono spesso bloccati dalla neve.
Piacevole può essere marzo con giornate di sole ma anche con improvvise nevicate sui passi.
Ora
Al suo arrivo in Tibet il viaggiatore italiano deve spostare l'orologio avanti di 7 ore (quando in Italia sono le 12 in Tibet sono le 19, le 20 quando in Italia è in vigore l'ora legale).
Burocrazia e visti
Tenendo presente che il Tibet è una Regione autonoma della Cina, per entrare nel Paese è necessario il passaporto valido con qualche pagina bianca e il visto cinese.
Per ottenere quest'ultimo è necessario presentare il passaporto, copia del biglietto aereo di a/r, una dichiarazione di prenotazione di servizi in Cina ( basta anche quella relativa a una sola notte) e un modulo debitamente compilato.
Se si viaggia con un viaggio organizzato l'agenzia provvederà a richiedere un visto collettivo; se si viaggia individualmente bisogna rivolgersi all'Ambasciata cinese a Roma (Via Bruxelles 56, tel. 06-8413467, 06-8413458) o al Consolato cinese (Via Tazzoli 7, Milano, tel. 02-6552351) tenendo presente che le autorità cinesi scoraggiano i viaggiatori indipendenti e sono restii a fornire indicazioni telefoniche.
Oltre al visto cinese, per entrare in Tibet è necessario anche un permesso speciale (ATP, Alien Travel Permit) rilasciato dall'Ufficio Turismo della Regione autonoma del Tibet.
E' comunque sempre buona norma accertarsi sulle reali possibilità di accedere alla regione prima di intraprendere il viaggio.
Per informazioni aggiornate consultate: www.xzta.gov.cn
In Cina, a Chengdu, il permesso è facilmente ottenibile rivolgendosi ad un'agenzia o a qualche guesthouse (ci sono state segnalate le agenzie dell'hotel Traffic o la Sam's Backpacker guesthouse); si spendono circa 1900 yuan per ottenere sia il permesso che il biglietto obbligatorio del volo aereo per Lhasa (la compagnia aerea cinese non emette biglietti ai singoli viaggiatori; rivolgendosi ad un'agenzia locale vengono formati gruppi fittizi che, una volta arrivati in Tibet, non hanno alcuna ragione di restare tali. Quindi, arrivati nel Paese, ognuno poi può proseguire il viaggio individualmente).
In prossimità di feste o eventi religiosi importanti (5 marzo, 10 marzo, 6 luglio, 27 settembre, 1 ottobre, 10 dicembre) il rilascio del permesso potrebbe essere limitato o addirittura negato.
In Nepal il suddetto permesso si può ottenere anche presso l'Ambasciata cinese di Katmandu (Embassy of The People's Republic of China, G.P.O. Box 6327, Baluwatar, Kathmandu) previa presentazione dell'itinerario che si intende percorrere e la prenotazione di un fuoristrada con autista/guida locale (costo 1 USD x km).
Il costo: urgente 43 USD (se, per es., necessita farlo il sabato o il pomeriggio dopo l'orario di chiusura; comunque serve sempre l'appoggio di un'agenzia nepalese che lo faccia per un costo complessivo di circa 55 dollari); non urgente 37 USD. (Ricordatevi, se vi recate in Tibet partendo dal Nepal, che il visto nepalese è gratuito per le prime 72 ore di entrata nell'anno; se si esce dal Nepal per recarsi in Tibet e poi si rientra si pagherà alla nuova entrata la somma di 35 dollari).
Ulteriori permessi speciali (50 yuan) servono se si intende proseguire oltre Shigatse.
Le valli di Chumbi, Yarlung e Chamdo sono interdette agli stranieri.
Vaccinazioni
Nessuna vaccinazione è richiesta al viaggiatore italiano che intende recarsi in Tibet; la vaccinazione contro la febbre gialla è richiesta solo a chi proviene da zone infette.
Consigliate sono la vaccinazione antitifica e quelle contro l'epatite A e B (per chi soggiorna a lungo).
Da mettere in valigia
Abbigliamento pesante da montagna, eventuale sacco a pelo, scarponcini, cappello, occhiali da sole e crema solare ad altissima protezione, lamette e crema da barba, deodorante, crema per le labbra, una sveglia, fotocopie del passaporto, foto tessera e altri documenti di identità, anche scaduti, da lasciare in garanzia qualora venissero richiesti, un adattatore e una pila elettrica, farmacia da viaggio.
Elettricità
L'elettricità è a 220 volt. Si usano spine di tipo australiano, americano, italiano e di Hong Kong; è utile avere a portata di mano un adattatore.
É da tenere presente che gli adattatori non modificano in alcun modo la tensione o la frequenza della presa ma si limitano ad adattarne fisicamente l'ingresso alle spine italiane.
In questo paese ( Tibet) abbiamo un voltaggio di 220/240 V con una frequenza di 50 Hz , e le seguenti prese:
Indirizzi utili
tel: 06-8848186
tel 2: 06-85352891
tel: +86 10 85327627, fax: +86 10 65324676
tel 2: +86 10 85327600, tel 3: cell. per emergenze: +86 13901032957 (h.17-9.00)
numero di cellulare: 13520652007
posta elettronica: ambasciata.pechino@esteri.it
sito web: www.ambpechino.esteri.it
tel: 02-5520306
altre informazioni utili: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna
tel: 055-573889
altre informazioni utili: Toscana, Liguria, Umbria, Marche
tel: 33787
tel 2: 028-3333988 (Chengdu)
tel: 32980
tel: 6323811
tel: 6324211
tel 2: 6323244
Quanto stare
Il tempo minimo per un soggiorno in Tibet è di una settimana ma se si vuole approfondire la visita del Paese o impegnarsi in qualche percorso a piedi 15-20 giorni diventano indispensabili tenendo presente anche la scarsità dei mezzi di trasporto.
Come arrivare
In assenza di voli diretti dall'Italia al Tibet si raggiunge il Tibet solo facendo tappa a Kathmandu in Nepal o a Chengdu in Cina.
Interessanti i voli offerti da Qatar Airways (www.qatarairways.com) che offre 2 voli settimanali Roma/Milano-Pechino via Doha; poi si può proseguire da Pechino a Chengdu (158 USD circa) e da Chengdu a Lasha (2000 yuan; due voli giornalieri ) con un volo China Air (www.airchina.com.cn).
In alternativa, si può andare da Pechino a Chengdu in treno: il viaggio dura circa 16 ore e il costo varia dai 51 ai 78 USD a seconda che si voglia prenotare solo il posto a sedere o anche la cuccetta.
Da Kathmandu a Lhasa vi sono voli ogni sabato e, nel periodo aprile-ottobre, anche di martedì.
In questa tratta ci sono problemi costanti di overbooking; nel caso si volesse tentare è necessario arrivare in aeroporto con un anticipo di 3 e più ore.
Al momento dell'acquisto del biglietto aereo è necessario essere in possesso del visto per la Cina.
Complessivamente il volo Roma-Lhasa viene a costare circa 1100-1300 euro a/r.
Via terra è possibile raggiungere Lhasa da Kathmandu percorrendo la Strada dell'Amicizia (con autobus o taxi in 2-3 giorni) o da Golmud percorrendo la strada statale Qinghai-Tibet (1115 km, autobus in 30-50 ore; quasi tutto il percorso si svolge tra i 4500 m e i 4800 m con punte di 5200 m. Un buon acclimatamento è indispensabile altrimenti il viaggio può diventare molto pericoloso).
Le "autostrade" che portano in Tibet da Chengdu (Sichuan-Tibet Highway), da Kashgar o da Kunming sono vietate agli stranieri: se tentate l'autostop sappiate che rischiate pesanti multe e l'espulsione.
Il 1 luglio 2006 è stata inaugurata la linea ferroviaria più alta del mondo che collega Lhasa a Xining, capitale della provincia cinese del Qinghai.
Si percorrono 960 km al di sopra dei 4000 m, con punta massima a 5072 m. I vagoni sono pressurizzati (come gli aerei) per evitare il mal d'altitudine, e su ogni treno c'è un medico e una infermiera per curare eventuali casi di emergenza.
Tasse di ingresso-imbarco
La tassa di imbarco sui voli per Chengdu è di circa 90 yuan, per quelli diretti a Kathmandu di circa 100 yuan.
La tassa di imbarco per i voli nazionali è di 50 yuan, di 90 yuan per i voli internazionali.
Cosa vedere e cosa fare
Cuore del Paese è Lhasa situata in un'ampia valle e protetta dai freddi venti del nord.
Nella città si possono distinguere la città tibetana che ruota intorno al Potala e al bazar Barkhor, quella musulmana concentrata intorno alla moschea e quella cinese che sta lentamente fagocitando le altre due.
Il Potala è l'emblema della forza e del potere dell'ordine religioso, il castello-monastero del Dalai Lama (visite frazionate nella giornata per evitare affollamenti; è necessario presentare il passaporto); poco oltre il tempio Jokhang, centro religioso e geografico della capitale.
A 45 km da Lhasa si trova Ganden, città monacale ora in via di ricostruzione dopo essere stata distrutta durante la rivoluzione culturale, i monasteri di Sera e di Drepung (fino al 1959 il più grande monastero esistente con più di 10.000 monaci), Samye che si raggiunge attraversando in barca il Tsang- po mentre all'orizzonte si stagliano vette che raggiungono i 7000 m.
Proseguendo verso il confine nepalese, da Gyantze con il suo immenso chorten, si raggiunge Shigatse con lo splendido monastero Tashillampo che fu residenza del Panchen Lama, poi il monastero di Sakya, forse il più bello del Tibet, fino al passo La Pa La con paesaggi spettacolari e viste su montagne, laghi e sull'altopiano stesso.
Con un buon allenamento e un'adeguata preparazione può essere interessante prevedere la possibilità di fare trekking; tra i circuiti preferiti il Ganden-Samye, quello al campo base dell'Everest, quello per il lago Nam-tso e il giro del Kailash.
Per ulteriori notizie pratiche su cosa vedere:
Itinerari consigliati e raccontati
Come spostarsi
Voli interni
Non esistono voli interni di linea.
Mezzi pubblici
In Tibet i trasporti pubblici sono molto scarsi.
Non esistono voli aerei interni né treni e solo pochi autobus collegano le principali città tibetane e le principali località monastiche (per es. c'è un bus che collega Lhasa a Shigatse al costo di 8 dollari).
Mezzi a noleggio
In mancanza di voli interni e vista la scarsità di mezzi pubblici le alternative possibili sono: o fare trekking e usare le proprie gambe, o noleggiare una bicicletta (in entrambi i casi bisogna avere a disposizione abbastanza tempo e un buon allenamento) o noleggiare una landcruiser o un minibus. I costi vanno da 100 a 200 dollari per auto, benzina, autista e guida, meno se non si vuole la guida (è sempre bene verificare lo stato del mezzo prima di stipulare l'accordo).
Altri mezzi
Patente
Carburante
La benzina costa 2,05 yuan al litro.
Dormire
Il Tibet ha aperto le porte ai visitatori soltanto a partire dal 1980 e le sue strutture ricettive sono ancora molto semplici. Al di fuori dei maggiori centri urbani (Lhasa, Shigatse, Tsetang Gyantse) non vi è grande scelta di alloggio: in genere si pernotta in luoghi di sosta con camerate a 4 o 5 letti che costano 8-15 yuan; è talvolta possibile dormire presso qualche famiglia tibetana (in questi casi ricordate che sarete sempre tenuti sotto sorveglianza) che può anche preparare un pasto e mettere a disposizione dell'ospite un po' di acqua calda.
Alcuni monasteri così come i campi militari dispongono di posti letto: il costo è di circa 15 yuan per letto. Il campeggio libero è generalmente consentito. Nei maggiori centri urbani si trovano invece alberghi e guesthouse pulite e ben gestite; quelle di tipo tibetano hanno un'atmosfera migliore di quelle cinesi e prezzi inferiori. (20-30 yuan per persona).
Gli hotel veri e propri non sono molti e il livello prevalente è quello medio (costo min. 25 yuan per persona; medio 66-88 dollari la camera doppia; max 140 dollari la camera doppia). A Lhasa cercate di alloggiare nella parte tibetana e in hotel tibetani. Gli hotel più costosi sono generalmente cinesi. Anche negli hotel di buon livello riscaldamento e acqua calda possono essere disponibili solo per poche ore serali, quindi sappiatevi regolare.
Mangiare
Il piatto principale tibetano è composto da carne di montone, manzo o yak accompagnata da riso e tsampa (farina d'orzo tostata). In alternativa potete mangiare i momo, grossi ravioli ripieni di carne e verdure e cotti al vapore. Il tutto innaffiato da tè nero salato al burro o da birra d'orzo, entrambi immancabili nelle tavole tibetane, ma non per questo altrettanto apprezzati dai palati occidentali.
In tutti i centri urbani e lungo le principali strade extraurbane si trovano ristoranti cinesi che propongono piatti nettamente più accettabili di quelli tibetani; il problema principale è dato dal fatto che il menù è scritto in cinese ma, per fortuna, è possibile accedere alle cucine e indicare direttamente quel che si vuole mangiare. Si può mangiare del pollo fritto a 3-4 yuan oppure un lauto pranzo indiano o tibetano a 200 yuan (costo medio 30-50 yuan).
Posta e telefono
Il servizio postale internazionale è di buon livello; è sempre consigliabile comunque spedire la posta da Lhasa (Dekyi Shar Lam; orario 9-18.30, 9-12.30 sabato, chiusa la domenica) e, se possibile, scrivere il nome della destinazione in cinese.
C'è la possibilità di spedire e-mail da The Barkhor Cafe di Lhasa (ricordate che tutta la posta è soggetta ad eventuale censura). Il costo di 1 ora di internet è di circa 5-7 yuan.
Per telefonare in Italia dal Tibet è necessario comporre lo 0039 seguito dal numero dell'abbonato.
Da Lhasa è possibile effettuare chiamate internazionali sia dal palazzo della posta centrale (Dekyi Shar Lam) che da quello dei telefoni (Dodhi Lam; orario 9-18.30, sabato 9-12.30, chiuso la domenica).
In teoria è anche possibile chiamare con addebito a carico del destinatario componendo il 10839 e rispondendo all'operatore di Telecom Italia che vi metterà in comunicazione con il numero desiderato.
All'hotel Holiday Inn i telefoni sono a disposizione 24 ore su 24.
In tutte le città principali come Lhasa, Gyantse, Tsedang, Shigatse, Khasa funzionano i cellulari abilitati al servizio di roaming internazionale.
Conveniente l'uso degli internet point per spedire mail e navigare in internet.
Moneta e carte di credito
La moneta ufficiale del Tibet è quella cinese ossia il renminbi la cui unità base è lo yuan o kua .
1 yuan è poi diviso in 10 mao (oppure jiao) a loro volta divisi in 10 fen.
In Tibet è possibile cambiare la valuta straniera praticamente solo presso la Bank of China (Dekyi Shar Lam, Lhasa, orario 9.30-12.30, 14-17.30 nei giorni feriali, 9.30-12.30 il sabato, chiusa la domenica) che accetta quasi tutte le principali monete anche se è consigliabile cambiare comunque euro o dollari. Proprio per questo motivo è bene cambiare tutto il denaro necessario a Lhasa, altrove potrebbe essere molto complicato.
L'hotel Holiday Inn di Lhasa ha pure un servizio di cambio ma possono usufruirne solo gli ospiti.
Al momento del cambio è bene farsi dare diverse banconote di piccolo taglio spendibili più facilmente nelle zone rurali.
Attenzione alla grande presenza di banconote false.
I posti dove poter usare le carte di credito si contano sulle dita di una mano e solo alla Bank of China si possono trovare sportelli bancomat dove prelevare contante con carta di credito.
Cambio attuale:
1 Euro = 8,63 Renminbi(Yuan)
1 USD = 6,79 Renminbi(Yuan)
dati aggiornati al 23/08/10
Sanità
Il pericolo più grave cui si può andare incontro durante un viaggio in Tibet è costituito dal mal di montagna.
Può insorgere in caso di bruschi sbalzi di altitudine e può colpire chiunque, anche il camminatore o l'alpinista abituato alle altitudini elevate.
Al fine di evitare spiacevoli disturbi gastrointestinali è buona norma bere solo acqua imbottigliata o bollita, evitare di mangiare verdura cruda e sbucciare la frutta.
In considerazione alle condizioni igieniche presenti è consigliabile fare la vaccinazione antitifica e quella contro l'epatite A (quella contro l'epatite B è consigliata a chi intende prolungare il proprio soggiorno).
E' bene prestare attenzione agli animali, soprattutto cani, che possono essere affetti da rabbia. Cimici e pidocchi sono diffusi.
Il servizio sanitario tibetano è insufficiente e in casi gravi è bene prevedere un'evacuazione sanitaria d'emergenza stipulando un'assicurazione privata prima della partenza.
Per casi meno gravi il personale dell'ospedale di Lhasa è competente e un medico è sempre a disposizione all'hotel Holiday Inn.
Nella capitale c'è una certa disponibilità di medicinali ma è sempre bene portare con sé quanto necessario, soprattutto se si tratta di medicinali specifici.
Sicurezza
I tibetani sono generalmente molto poveri e quindi l'evitare di mettere in mostra grosse somme di denaro è sia un modo per evitare furti e borseggi sia soprattutto una questione di sensibilità (tra l'altro, quanto ai furti, è bene guardarsi soprattutto da altri viaggiatori stranieri e legare con un lucchetto il proprio bagaglio durante i tragitti più lunghi o durante i pernottamenti in camerate).
Pene severe fino ai lavori forzati sono previste per chi detiene e consuma droghe; per gli spacciatori è prevista anche la pena di morte.
Comportamenti
In considerazione della situazione politica del Paese si consiglia di evitare temi politici nei contatti con la popolazione locale.
Evitate anche di dare foto del Dalai Lama alla popolazione locale: voi potreste essere espulsi, loro passerebbero guai molto più seri e addirittura la prigione.
E' sempre indice di sensibilità non vestire in modo provocatorio e mantenere un comportamento rispettoso degli usi e dei costumi del Paese ospitante.
Nei templi muovetevi sempre in senso orario e fate qualche piccola offerta ai monaci.
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Curiosità
Il Mandala costituisce una delle espressioni più originali e simboliche dell'arte religiosa tibetana.
Il Mandala si presenta come una complessa struttura geometrica che i monaci costruiscono su un piano di legno.
Dapprima si tracciano con rigorosa precisione i contorni e, successivamente, le forme vengono riempite con sabbia finissima di diversi colori.
Secondo la tradizione tibetana, la costruzione del Mandala diffonde un'enorme energia positiva nell'ambiente circostante.
Al termine della costruzione, il Mandala viene tradizionalmente dissolto e le sabbie versate in un fiume a simboleggiare la natura impermanente di tutte le cose.
Link utili
www.tibet.com
sito del governo tibetano in esilio
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Guide e libri
Geografia e territorio
Frutto di immani sconvolgimenti geologici che circa 100 milioni di anni fa diedero vita a due catene montuose di oltre 3000 km di lunghezza e di circa 9000 m di altezza, il Tibet è un altopiano orlato a nord dai monti Kunlun e a sud dal Karakorum e dall'Himalaya.
Nel vasto altopiano tibetano si potrebbero riconoscere diverse regioni ma è essenziale la distinzione tra la parte centrale, arida e priva di deflusso al mare, e le parti periferiche più umide, ancora interessate dal soffio del monsone.
La parte centrale ha un'altitudine che varia tra i 4600 e i 5000 m mentre nelle parti più esterne ed elevate si hanno ghiacciai il cui limite inferiore si trova sui 5500 m.
Dalla catena del Kailash, all'estremità occidentale del Paese, nascono il Gange, l'Indo, il Sutlej e il Brahmaputra; lo Yangzi, il Salween e il Mekong nascono dalle catene montuose che si trovano nel Tibet sud orientale.
I laghi salmastri, per lo più senza emissario, che si trovano sull'altopiano sono quanto rimane del mare di Teti che non trovò sbocchi quando la piattaforma tibetana cominciò ad innalzarsi.
Clima
l clima è di tipo continentale con estati calde e secche e inverni freddi.
In ogni periodo dell'anno, specie nel Tibet occidentale, possono avvenire improvvisi cali di temperatura nelle ore notturne: nei mesi estivi di giorno si possono superare i 25 ° C mentre di notte si scende a 0° e anche a -10°C.
In inverno non sono rare, su estese zone, escursioni che vanno dai -15° ai -40°C con violente tempeste di neve. Alquanto più miti le valli dell'Indo e dello Tsang-po al di sotto dei 4000 m.
Ecologia e ambiente
Le risorse naturali del Tibet e la sua fragile ecologia stanno per essere irrimediabilmente distrutte: gli animali selvatici sono stati praticamente sterminati, le foreste abbattute e il terreno è stato impoverito ed eroso.
Popolazione
L'altopiano tibetano è abitato da una varietà di mongoli alla quale viene dato il nome di razza tibetana che presenta caratteristiche uniformi nonostante la notevole estensione del territorio e la difficoltà delle comunicazioni.
Il popolo tibetano è diviso in parecchi gruppi e sottogruppi, ognuno dei quali mantiene la propria identità culturale.
Lingua
La lingua ufficiale del Tibet è il cinese.
La lingua tibetana appare collegata con il birmano e con un certo numero di parlate di diversi popoli himalayani oltre che con il cinese. E' suddivisa in molti dialetti e spesso i tibetani stessi trovano difficile comprendersi tra loro.
La lingua straniera più conosciuta è l'inglese.
Religione
La religione autoctona del Paese è il cosiddetto Bon, una religione polidemonistica in cui la magia ha un'importanza notevole; dall'interazione con questa dottrina sciamanica deriva il carattere particolare del buddhismo tibetano.
Il buddhismo mahayana, nella forma tibetana chiamato spesso lamaismo, penetrò a fondo nel Paese.
Fino al 1950 il Tibet era custode della ricca tradizione culturale degli insegnamenti del buddhismo mahayana e vajrayana (tantrismo).
Il Dalai Lama, ritenuto un'incarnazione del Buddha della compassione, era il capo politico e spirituale del Paese.
Attualmente la Cina proibisce in Tibet l'insegnamento e lo studio del buddhismo.
L'apparenza di libertà religiosa ha unicamente fini di propaganda e turistici mentre, in realtà, monaci e monache continuano ad essere espulsi dai monasteri e molti di loro sono detenuti in prigioni e campi di lavoro forzato con finalità "rieducative".
Storia
Le più antiche notizie storiche sul Tibet risalgono alla prima metà del VII sec. d.C. al tempo di Srong-btsan-sgam-po, il quale unificò sotto il suo dominio le diverse tribù che abitavano l'altopiano dando così origine a un primo regno tibetano. Durante questo secolo e nel successivo iniziò la penetrazione del buddhismo nel Paese.
Il sec. VIII segnò un periodo di lotte che i tibetani sostennero contro i cinesi per il dominio del Turkestan orientale. La potenza tibetana decadde rapidamente e nel IX sec. si dissolse mentre il Tibet si chiudeva sempre più su se stesso.
Con il XIII sec. cominciò la gerarchia lamaica che durò alcuni secoli fino a che nel XVIII sec. la Cina, stabilendo il suo protettorato sul Tibet, non sottomise lo stesso Dalai Lama.
Invadendo nel 1888 e poi di nuovo di lì a pochi anni il Sikkim, il Tibet si scontrò con gli inglesi che, nel 1904, raggiunsero e occuparono Lhasa.
Dopo pochi anni l'Inghilterra riconobbe la sovranità cinese sul Tibet: nel 1910 una spedizione militare cinese raggiunse Lhasa mentre il governo cinese dichiarava deposto il Dalai Lama fuggito in India.
Con la caduta della dinastia manciù il Tibet riconquistò l'indipendenza ma, dopo la morte del 13° Dalai Lama, il Paese passò progressivamente nell'orbita cinese.
Nell'ottobre 1950 l'esercito della Cina popolare invase in forze il Tibet uccidendo oltre 87000 tibetani nel solo Tibet centrale, e l'anno successivo venne proclamata la perdita dell'indipendenza del Paese che diventava di fatto una regione autonoma nell'ambito della Repubblica popolare cinese. Seguirono anni di grande tensione politica che culminarono, nel 1959, con il completo rovesciamento del governo tibetano.
Il Dalai Lama scelse la via dell'esilio e da allora più di 1.200.000 tibetani sono morti per causa diretta o indiretta dell'invasione.
Costituzione
Dal 1965 il Tibet è una regione autonoma della Cina anche se il suo governo non ha alcuna particolare autonomia. Il potere supremo è nelle mani del partito comunista della Regione autonoma tibetana e, in particolare, nelle mani di Chen Kaiyuan, un tecnocrate fortemente ostile a ogni possibilità di indipendenza del Paese.
Amministrativamente il Tibet è suddiviso nella municipalità di Lhasa, in 5 prefetture e in 70 contee.
Gli oltre 100.000 tibetani in esilio riconoscono quale loro capo il Dalai Lama, capo del Governo tibetano in esilio finanziato dalle tasse pagate volontariamente dalla comunità tibetana in esilio e dalle attività commerciali.
Il Governo tibetano in esilio ha sede a Dharamsala (India settentrionale) e viene considerato, dal popolo tibetano, come l'unico governo legittimo del Tibet.
Il Governo tibetano in esilio amministra tutte le questioni che riguardano i tibetani in esilio compresa la preservazione e lo sviluppo della cultura e delle strutture educative tibetane, e guida la lotta per la restaurazione della libertà in Tibet.
La comunità tibetana in esilio segue le direttive dello Statuto dei tibetani in esilio ed è amministrata da un Consiglio dei ministri (Kashag) sottoposto all'autorità dell'Assemblea dei Delegati del popolo tibetano.
La Commissione Suprema di Giustizia tibetana è un corpo giudiziario indipendente.
Situazione politica
Nel 1950 il Tibet perse l'indipendenza in seguito all'invasione del suo territorio da parte dell'esercito della Repubblica popolare cinese. Seguirono anni di grande tensione politica che culminarono nel 1959 con il completo rovesciamento del governo tibetano. Il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Paese, scelse la via dell'esilio riparando in India. Da allora più di 1.200.000 tibetani sono morti per causa diretta o indiretta dell'invasione, il numero dei monaci è stato limitato e la pratica del Buddhismo è strettamente controllata.
Anche se attualmente il Tibet è una Regione autonoma della Cina, i tibetani sono diventati una minoranza all'interno del loro stesso Paese e nulla fa pensare ad un'inversione di tendenza. Per la prima volta nella sua storia il Tibet ha conosciuto periodi di carestia in seguito alla collettivizzazione imposta dai cinesi, le risorse naturali sono state saccheggiate, la fauna locale quasi estinta mentre la stessa sopravvivenza della cultura tibetana è gravemente minacciata.
Pacifiche dimostrazioni e proteste continuano ad essere brutalmente represse e i prigionieri politici vengono ancora torturati.
Tra il 1979 e il 1984, il Dalai Lama ha inviato quattro delegazioni esplorative in Tibet e due delegazioni a Pechino per condurre colloqui ad alto livello con i leader cinesi, colloqui che non hanno avuto successo perchè i cinesi non intendevano discutere alcun tema importante limitandosi a proporre il ritorno dall'esilio del Dalai Lama.
Dal settembre 1987, in tutto il Tibet si sono verificate oltre 100 dimostrazioni contro il dominio cinese con più di 450 morti emigliaia di tibetani incarcerati.
Sempre nel 1987, il Dalai Lama ha annunciato un piano di pace in 5 punti come atto di apertura verso i cinesi al fine di iniziare i negoziati: 1) l'intero Tibet dev'essere trasformato in una zona di pace e di non-violenza (ahimsa); 2) il trasferimento della popolazione cinese in Tibet, trasferimento che il governo cinese persegue per forzare una soluzione finale al problema tibetano riducendo la popolazione tibetana ad una minoranza non significativa, deve cessare; 3) devono essere rispettati i diritti umani fondamentali e la libertà democratica; 4) il popolo tibetano dev'essere libero di sviluppare la propria cultura, economia e religione; 5) l'ambiente naturale tibetano dev'esser rispettato e protetto e deve cessare l'uso, da parte della Cina, del territorio tibetano per la produzione di armi nucleari e per lo smaltimento dei rifiuti nucleari.
La Cina non ha mai dimostrato aperture e disponibilità al dialogo. Tutto questo, unito al controllo cinese sull'economia e alla progressiva immigrazione han, contribuisce a rendere sempre più lontano e difficile da realizzare il sogno di una riconquistata indipendenza.
Economia
Dopo i disastrosi risultati prodotti dalla collettivizzazione imposta dai cinesi, il Tibet sta attualmente migliorando la propria economia. Eliminate le coltivazioni del grano e del riso inadatte alle condizioni locali, le popolazioni tibetane sono tornate alle colture dell'orzo e dell'avena mentre diffusa è la coltivazione degli ortaggi e dei legumi e, nelle valli, quella degli alberi da frutto.
Sugli altipiani steppici i nomadi allevano lo yak, animale prezioso che serve a diversi usi. L'attività industriale che si riduceva a un artigianato domestico che fabbricava stoffe di lana, oggetti ornamentali connessi alle pratiche religiose e poche altre cose è andata arricchendosi con industrie legate all'estrazione delle risorse minerarie di cui è ricco il Paese: oro, zinco, rame, argento, mercurio.
L'abbondanza di materie prime e la presenza di manodopera a basso costo stanno attirando notevoli investimenti e una conseguente crescita economica alla quale però potranno partecipare tutt'al più solo i tibetani cinesizzati.
Festival e tradizioni
Le feste civili cinesi cadono il 1° gennaio, in febbraio (Capodanno cinese o Festa di primavera; dura 3 giorni), l'8 marzo, il 1° e il 4 maggio, il 1° giugno, il 1° luglio, il 1° agosto e il 1° ottobre.
Le feste tradizionali tibetane stanno ora rinascendo e si svolgono secondo il calendario lunare il che significa che cadono ogni anno in momenti diversi.
Le più importanti sono:
Losar o Festa dell'anno nuovo (prima settimana del primo mese lunare; è una festa pittoresca e animatissima, particolarmente bella e interessante a Lhasa);
Festa delle lanterne (quindicesimo giorno del primo mese lunare);
Monlam o Festa della grande preghiera (si tiene a Lhasa il venticinquesimo giorno del primo mese lunare);
Nascita e Illuminazione di Sakyamuni (settimo e quindicesimo giorno del quarto mese lunare);
Festa di Tashilhumpo (in questo monastero viene esposto un enorme tangka la seconda settimana del quinto mese lunare);
Venerazione del Buddha (seconda settimana del quinto mese lunare);
Festa di Drepung (in questo monastero viene esposto un immenso tangka mentre monaci e lama eseguono danze in maschera il trentesimo giorno del sesto mese lunare);
Shotun o Festa dello yoghurt (danze mascherate si tengono a Dreprung e a Lhasa la prima settimana del settimo mese lunare);
Festa del lavacro (tra la fine del settimo e l'inizio dell'ottavo mese lunare);
Festa di Gyantse e Festa del raccolto (prima settimana dell'ottavo mese lunare);
Labab Duchen o Discesa del Buddha dal cielo (ventiduesimo giorno del nono mese lunare);
Paldren Lhamo (a Lhasa il quindicesimo giorno del decimo mese lunare);
Festa di Tsongkhapa (venticinquesimo giorno del decimo mese lunare);
Festa del nuovo anno di Shigatse ( prima settimana del dodicesimo mese lunare);
Festa di fine anno (danze di monaci il ventinovesimo giorno del dodicesimo mese lunare).
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