Islanda Itinerario 2 |
Da Reggio Emilia all'Islanda attraverso le isole Fær Oer Di Andrea Salati, Stefano Fontana, Marco Moscatelli, Claudio Fantini |
Punto di partenza e arrivo: |
Corniano - Reggio Emilia |
Lunghezza: |
ca.7120 km |
Durata: |
25 giorni |
Mezzo di trasporto: |
Toyota Land Cruiser |
Attrezzatura speciali: |
GPS Garmin III + PC portatile IBM ThinkPAD |
Mappe utilizzate: |
Studio F.M.B. ISLANDA 1:750.000 (sconsigliata) + mappe digitali 1:100.000 su PC |
Carburante utilizzato: |
910 litri (diesel) |
Difficoltà: |
non particolarmente elevata; buon spirito di adattamento, attenzione ed esperienza alla guida |
Prezzo: |
1700 euro a persona |

L'itinerario proposto è una variante al classico viaggio con aereo fino a Reykjavik più noleggio dell'automobile; consente inoltre di visitare le Isole Fær Oer (due giorni abbondanti a disposizione) che, sole permettendo, sono davvero spettacolari.
La lunghezza e la durata del viaggio sono condizionate dal fatto che la traversata in traghetto è piuttosto lunga e che il punto d'imbarco (Hanstolm, Danimarca) dista circa 1800 Km: tutto questo impegna una decina di giorni circa.
Primo giorno:
Corniano (Reggio Emilia) - Monaco di Baviera (550 km circa)
Da Reggio Emilia imbocchiamo l'A1 direzione Modena per poi svoltare sulla A22. Il viaggio prosegue alla volta del Passo del Brennero: nell'ultimo autogrill prima del confine austriaco acquistiamo il bollino autostradale austriaco con validità 2 mesi (costo 21,80 euro,che però non comprende il costo del viadotto d'Europa, 8 euro). Attraversata velocemente l'Austria,decidiamo di fermarci a dormire in una area di sosta nei pressi del raccordo anulare di Monaco di baviera (in Germania è molto in uso passare la notte nelle aree di sosta, che sono infatti molto ampie e ben attrezzate).
Secondo giorno:
Monaco di Baviera - Northern - Krusaa (950 km circa)
Ripartiamo alla volta della Danimarca: percorriamo la A9 fino a Norimberga, poi la A3 per Wurzburg; sostiamo per il pranzo (carne alla griglia, patate fritte, birra e caffè a 13,5 euro a testa) a Northern, piccolo paesino poco sopra Kassel. Da qui la A7 fino a Flensburg (confine danese), attraversando Hannover e Amburgo. Un tappone di trasferimento!!
Attraversato il confine, usciamo dall'autostrada all'altezza di Krusaa dove pernottiamo nell'ottimo campeggio "Camping Krusaa" (spesa 9 euro a persona più doccia 0,5). Il campeggio offre tutti i servizi (piscina, cucina, tavoli comuni) e come la stragrande maggioranza dei campeggi danesi è molto pulito ed ordinato. Risulta obbligatorio sottoscrivere la tessera campeggi danese (a noi viene rilasciata una tessera per turisti di passaggio: costo 2,50 euro circa).
Terzo giorno:
Krusaa - Hanstolm - Nave "Norrona" (300 km circa)
Partiamo verso le 10.30 e imbocchiamo la E45 fino a Vejle; da lì la strada 18 fino a Herning (sosta pranzo), poi la strada 13 fino a Holstebro, quindi strada 11 fino a Thisted ed infine la strada 26 che giunge sino ad Hanstolm (attenzione, qui il sabato i negozi chiudono tutti alle 16, quindi nel caso si voglia fare spesa, conviene fermarsi prima!). Chi pensa di arrivare ad Hanstolm e trovarsi davanti un grande porto sbaglia clamorosamente: è un piccolissimo porto di pescatori dal quale spunta il molo da dove ogni sabato sera parte il traghetto per l'Islanda. L'unica cosa che merita una visita prima dell'imbarco è il faro: alto più di 22 m, offre una splendida visuale del porto e della verde collinetta dove sorge il paese. Per accedervi basta bussare alla porta del custode e consegnarli 0,50 euro a persona. Dalla sommità del faro riusciamo ad intravvedere la nave Norrona in porto e quindi, come consigliato, ci dirigiamo verso il check-in circa due ore prima della partenza.
Alle 20.15 la nave parte alla volta delle isole Fær Oer.
Quarto giorno:
in navigazione
Saliti a bordo ci rendiamo immediatamente conto di non essere esattamente su una nave da crociera: gli allestimenti sono piuttosto spartani e "vissuti", in particolar modo le cuccette hanno un aspetto un po' triste e non sono troppo pulite! La nostra cabina dispone di 3 letti a castello attrezzati solamente con il materasso (niente cuscino e coperte, quindi è d'obbligo portarsi il sacco a pelo) ed è priva del bagno e della serratura di ingresso; inoltre visto che noi siamo solo in 4, la dividiamo con un ragazzo ed una ragazza di provenienza tedesca. Ovviamente la nave dispone anche di cabine più confortevoli, ma il loro costo è notevolmente più elevato! La nave dispone anche di un'ampia caffetteria con self-service annesso: qui è possibile consumare colazione, pranzo e cena a cifre piuttosto ragionevoli.
E' tollerato il fatto di portare al tavolo provviste personali e di soffermarsi a lungo sui divanetti e sulle seggiole: per questo motivo, la caffetteria diventa un po' il luogo di ritrovo e quello dove si trascorre più tempo! Sul ponte superiore della nave è invece allestito un piano bar dove di giorno viene fatto un qualche intrattenimento (BINGO soprattutto) e di sera serve ad ospitare una coppia di cantanti bulgari (sui quali è meglio stendere un velo pietoso) che presentano le loro performance musicali!!
La prima nota dolente della vacanza, arriva proprio sulla nave. Veniamo contattati dall'ufficio informazioni dove ci attende una sgradita sorpresa: la nostra macchina supera 1,8 m di altezza,quindi è necessario pagare un supplemento.di 530 euro!! Noi sapevamo solamente di supplementi oltre i 5 mt di lunghezza! Dopo una bella discussione e vari tentativi di trattare su quella mostruosa cifra, ci arrendiamo e versiamo con rammarico la somma intera; la sorpresa arriva circa due ore più tardi quando ci viene inspiegabilmente restituito metà dell'importo versato con tanto di scuse e sorrisi.sinceramente non so se per un effettivo errore o perché ci eravamo piuttosto alterati nel colloquio precedente, in ogni modo è andata bene così!
Quinto giorno:
Isole Fær Oer (Torshavn - Saksun - Tjornuvik - Eidi - Gjogv - Torshavn ; 180 km circa)
Arriviamo di prima mattina nel porto di Torshavn (ore 06.00). L'impatto con la città non è dei migliori.incontriamo flotte di ragazzi ubriachi che cercano di rientrare nelle proprie case (più tardi ci verrà spiegato che questi sono giorni di festa!), ma nonostante questo non troviamo nessun problema nello scambiare due chiacchiere con qualcuno di loro che anzi si dimostra anche molto cortese. Decidiamo di visitare subito il nord dell'isola di Streymoy e ci dirigiamo sulla strada 52 che costeggia il fiordo: da questa strada è possibile osservare numerosi "anelli galleggianti"che altro non sono che allevamenti di trote e salmoni (i loro salti sono visibili dalla strada!). Proseguiamo poi sulla 10 fino a Kollafjordur; ad Hvalvik svoltiamo sulla 204 in direzione Skasun e ci addentriamo in una valle verdissima dove corre una strada stretta ma in condizioni perfette che porta in una piccola conca circondata da cascate sulla destra e prati verdi che si inerpicano sulla montagna a sinistra: di fronte a noi una piccola chiesetta con annesso camposanto e, in fondo alla valle, una conca di sabbia scura lasciata scoperta dalla marea. E' davvero difficile descrivere la sensazione di benessere e libertà che si respira in questo luogo!
In seguito facciamo ritorno verso Hvalvik e raggiungiamo il villaggio di Tjornuvik situato in una bellissima baia a Nord dell'isola di Streymoy: da qui si possono osservare molto bene i due faraglioni che delimitano la costa settentrionale dell'isola di Eysturoy. Nel villaggio c'è anche un piccolo ma grazioso bar dove è possibile fare uno spuntino,bere un caffè e scambiare quattro chiacchiere con il gestore che ci spiega che è al suo primo anno di attività (a noi torna davvero difficile immaginare una simile attività in un posto così piccolo e tranquillo: non so quante persone passeranno in un giorno, ma credo bastino due mani per contarle!).
Nel pomeriggio ci portiamo sull'isola di Eysturoy, con l'obbiettivo di visitare i villaggi di Eidi e Gjogv. Eidi è un bellissimo villaggio al quale è stato riconosciuto qualche anno fa il premio come cittadina più pulita e verde al mondo; qui si trova anche un museo dove sono riprodotte antiche usanze di vita Faroesi.
A Gjogv è segnalata la presenza di una colonia di pulcinelle di mare, uccelli marini somiglianti a piccoli pinguini con il becco arancione che sono tra i simboli dell'isola: purtroppo noi non riusciamo a vederne neanche una (forse la colonia si è trasferita?!). Da segnalare la straordinaria visuale offerta dalla strada di montagna che collega questi due villaggi: se la giornata è bella si possono vedere e fotografare panorami indimenticabili! Concludiamo la giornata nel tranquillo campeggio di Torshavn che si trova a nord-est della città su una piccola scogliera che si affaccia sul mare. Il campeggio non offre servizi molto ampi, ma non manca nulla e il custode si mostra da subito gentile e molto disponibile a rispondere a qualsiasi richiesta di aiuto (il tutto per 7 euro a testa, macchina, tenda, uso cucina e acqua calda compresi).
Sesto giorno:
Isole Fær Oer (Torshavn - Sornfelli - Isola di Eysturoy ; 200 km circa)
Ci dirigiamo sulla strada 10, molto caratteristica in quanto offre un ottima panoramica del fiordo dall'alto, poi svoltiamo per Noroadaulur: prima che la strada cominci a scendere non può mancare una bella foto con alle spalle l'isola di Koltur. Ritorniamo quindi sulla 10 e imbocchiamo una stradina di montagna che conduce sulla cima dello Sornfelli (749 m) da dove si può godere di un panorama mozzafiato (qui si trova anche un osservatorio astronomico che però non è possibile visitare).
Scendiamo poi per circa 1 km e ci avventuriamo in una passeggiata di circa 2 ore e mezza che ci conduce su uno spuntone di roccia che dà a picco sul mare: di fronte a noi abbiamo l'isola di Vagar. Di ritorno dalla lunga passeggiata decidiamo di dedicare il pomeriggio alla visita del versante sud dell'isola di Eysturoy: nulla di così interessante da segnalare, ma vale comunque la pena vedere la bella costa meridionale caratterizzata da paesaggi più collinari e pianeggianti e da coloratissimi villaggi. Chiudiamo la giornata facendo ritorno al campeggio di Torshavn e trascorrendo le ultime ore al Caffè Nature (in pieno centro vicino al porto) dove non perdiamo l'occasione per bere una birra (qui i costi sono ancora più che accessibili mentre la qualità della bevanda lascia un po' a desiderare).
Settimo giorno:
Isole Fær Oer (Torshavn - Kirkjoubur - Torshavn - Nave "Norrona"; 30 km circa)

In attesa che la nave faccia ritorno in porto per condurci in Islanda, passiamo le ultime ore alle Fær Oer facendo visita al piccolo paesino di Kirkjoubur, situato nell'estremità meridionale dell'isola di Streymoy, a pochi chilometri da Torshavn.
Questo paese, sovrastato da una ripidissima collina, è situato in una verde piana che degrada dolcemente verso il mare ed è caratterizzato dalla presenza di alcuni edifici ecclesiastici quali la Olav's church (tuttora in uso) e le rovine della cattedrale di St. Magnus. L'atmosfera che si respira in questo luogo è davvero rilassante, gli unici rumori sono i versi dei numerosissimi uccelli presenti; a fare da guardiani all'ingresso del paese troviamo due bellissimi cane da pastore che, con aria un po' triste, aspettano l'arrivo di qualche turista per giocare. Nel primo pomeriggio ci riportiamo a Torshavn sul molo d'imbarco, dove già troviamo la nave Norrona pronta ad imbarcare i numerosi turisti che come noi hanno trascorso questi giorni alle isole Fær Oer.
Il bilancio di questi due giorni alle Fær Oer è sicuramente più che positivo: in primo luogo per i bellissimi paesaggi che si possono ammirare (complice un cielo ed un sole splendidi!!), in secondo luogo per l'ospitalità e la cortesia della gente. E' importante segnalare che, non disponendo di guide specifiche, conviene sicuramente farsi dare qualche dritta da chi le ha già visitate e magari improvvisare una qualche escursione a piedi su uno dei numerosi pendii che si affacciano sul mare.
Ottavo giorno:
Seydisfjordur - Egilsstadir - Snafell - Vatnajoukull - Bru (170 km circa)
Sbrigate le formalità di sbarco, ci dirigiamo velocemente verso la banca locale per il cambio della valuta (occorre essere veloci, altrimenti si fa fila e/o si rischia di non riuscire a cambiare, in quanto tutti i passeggeri della nave finiscono li!), poi ci dirigiamo verso Egilsstadir sulla 953; da qui, dopo aver fatto spesa nel fornitissimo centro commerciale e rifornimento alla vettura, imbocchiamo la strada 931 e successivamente la pista F910 verso il rifugio Snafellsskali ai piedi dello Snafell (1833 m), la prima cima innevata di una certa importanza che incontriamo nel nostro viaggio.
Lungo questo percorso iniziamo a fare conoscenza con l'inospitale territorio islandese, qui caratterizzato da enormi distese brulle, ricche soltanto di pietre. Scorgiamo all'orizzonte una lunga linea bianca che inizialmente può assomigliare ad una formazione nuvolosa: si tratta del Vatnajoukull, il ghiacciaio più grande d'Europa (8600 kmq). Ulteriori 18 km dopo il rifugio conducono ai piedi del ghiacciaio, ed è impressionante veder scendere la temperatura di 15° C in una distanza così ridotta e rimanendo alla stessa quota altimetrica; qui infatti troviamo una temperatura vicina ai 5° C, contro i 20° C registrati in precedenza. E' davvero una sensazione incredibile posare i propri piedi sul ghiacciaio dopo che siamo riusciti ad apprezzarne la sua vastità lungo il percorso odierno. Riprendiamo a ritroso la F910 fino a Bru dove attrezziamo un piccolo campo base per trascorrere la nottata. Le piste percorse oggi, nonostante i diversi guadi, risultano tutte ampiamente percorribili.
Nono giorno:
Bru - Kverkfjoll, rifugio Sigurdarskali (105 km circa)
Della strada che porta al Kverkfjoll (F910), il primo tratto è collinare, poi assume le caratteristiche di una pista africana: si attraversa un deserto di lava e cenere vulcanica, circondato da cime appuntite. I colori vanno dal beige al grigio chiaro al nero, il paesaggio sembra a tratti lunare. Tanti pezzi di strada sono una vera e propria gimkana in mezzo a blocchi di lava enormi. La velocità di percorrenza va dai 30 ai 50 km/h a seconda del fondo stradale. Pur non essendoci tratti particolarmente impegnativi o di difficile percorrenza, troviamo però tratti di pista interamente sabbiosi (qui i camper sicuramente non passano).
Dopo circa 58 km svoltiamo sulla strada F902 per Kverkfjoll: la strada all'inizio è poco più bella di una mulattiera, ci sono molti tratti con pietre piuttosto grandi, poi con il passare dei chilometri le cose migliorano un poco anche se ci sono due guadi piuttosto impegnativi. Mentre ci portiamo verso il ghiacciaio, i colori cambiano: il rosso si mescola all'ocra scuro e al nero della cenere...e dietro in lontananza il bianco dei ghiacci. L'unica forma di vegetazione che riusciamo a vedere sono dei minuscoli fiorellini rosa e bianchi che crescono quasi ovunque insieme a licheni di colore bianco. L'ultimo tratto di pista risulta particolarmente impegnativo per i mezzi: velocità massima intorno a 15 km/h, molte pietre e tante buche.
Arrivati al rifugio Sigurdarskali senza prenotare (1500 corone a testa per dormire e uso cucina, doccia calda 250 corone!!), riusciamo ugualmente a trovare posto (colpo di fortuna da non ritentare, il rifugio è quasi sempre al completo, ma al limite si può campeggiare con la tenda). Prendiamo il sentiero Virkisfell dove, dopo circa un ora di camminata abbastanza dura, riusciamo a godere di un buon panorama sul fiume Jokulsa à Fjollum e sul rifugio: di fronte a noi, in lontananza, un maestoso muro di ghiaccio alto parecchie decine di metri e lungo chilometri ci da un'idea delle incredibili dimensioni di questo ghiacciaio. Trascorriamo la notte nel rifugio con l'intento di alzarci di buon ora il mattino seguente per andare a visitare le grotte di ghiaccio presenti sul Kverkjokull.
Decimo giorno:
Kverkfjoll - Askja - Reykjalio (75 km circa)

Dal rifugio Sigurdarskali, la pista prosegue per circa 4,5 km fin alle grotte di ghiaccio inferiori: una vera e propria pietraia da affrontare con cautela a 10-15 km/h. Le grotte inferiori, facilmente raggiungibili in circa 15 minuti di cammino dalla fine della strada, si presentano come una grossa bocca glaciale dalla quale esce acqua torbida e fangosa (sorgente dello Jokulsa à Fjollum). Lo spettacolo vero e proprio invece, è quello delle grotte superiori: dal basso si può vedere una colonna di vapore consistente che indica sorgenti calde e attività geotermica in mezzo al ghiacciaio; queste sono però difficili da raggiungere in quanto il percorso prevede diverse ore di cammino (buona parte su ghiaccio). Non è quindi consigliabile avventurarsi senza l'ausilio di una guida e della attrezzatura necessaria.
Torniamo sui nostri passi e percorriamo a ritroso la F902 sino all'incrocio con la F910 dove svoltiamo a sinistra per Askja. Da qui comincia un vero e proprio sentiero su un fiume di lava: la velocità di percorrenza scende miseramente a 10-15 km/h, il paesaggio cambia colore all'improvviso, il fiume di lava nera è ricoperto da un manto di piccoli sassi color beige che si sbriciolano al tatto (pietra pomice).
Giunti al bivio sulla F88 dopo circa 2 ore, svoltiamo a sinistra: le condizioni della pista migliorano un poco e si riesce ad aumentare leggermente la velocità (40-50 km/h). Arrivati al rifugio di Askja si svolta a destra e la strada comincia a salire intorno al cratere sino ad un parcheggio da dove parte un sentiero che conduce al cratere. Il sentiero, di facile percorrenza e pianeggiante per quasi tutta la sua lunghezza, porta sino alla bocca del cratere Vjti (circa 40 minuti); da qui si scende per una stradina scoscesa fino alla vasca di acqua sulfurea calda di colore bianco-azzurro: le tonalità dell'acqua e delle pareti del cratere creano un contrasto di colori davvero suggestivo. A fianco di questo cratere ce n'è un altro di dimensioni notevolmente superiori, anch'esso riempito completamente dall'acqua, che però presenta colore e temperatura molto differenti dal precedente.
Terminata l'escursione riprendiamo la F88 in direzione Myvatn per riportarci sulla Ring Road 1....finalmente! Passiamo a fianco della imponente montagna Herdubreid e sostiamo per un attimo nella oasi adiacente (da dove siamo costretti a fuggire, assaliti dai moscerini!) L'oasi è l'unico punto verde dopo tanti km di deserto, verde mantenuto dalle tante sorgenti di acqua presenti. Il fiume Jokulsa à Fjollum qui si allarga notevolmente e spaventa per la sua portata di acqua. Gli ultimi 20 Km prima di arrivare sulla Ring sono un calvario, la pista è piena di piccoli dossi che rendono impossibile andare oltre i 20 km/h...pena l'apertura della macchina in due! Poi proseguiamo fino a Reykjalio dove campeggiamo nell'affollato ma confortevole campeggio cittadino (moltissimi giovani provenienti da ogni parte del mondo).
Undicesimo giorno:
Lago Myvatn -Reykjalio - Grjotagja - Hverfjall - Dimmuborgir - Hverir - Husavik (110 km circa)
Nei dintorni di Reykjalio visitiamo Grjotagja, grotta con lago di acqua calda (circa 50° C) sulfurea che giace a ridosso della dorsale atlantica qui ben visibile: è possibile fare foto con un piede sulla zolla europea e uno sulla zolla americana. Poco più in là saliamo sul vulcano Hverfjall dove, con una passeggiata di circa 45 min., si può salire sul cratere e godere di un buon panorama sul lago Myvatn (la parte occidentale del cratere è quella che offre il panorama migliore!). Tornati sulla Ring proseguiamo fino a Dimmuborgir dove è possibile addentrarsi in un vero e proprio cimitero di piccoli pseudocrateri (in realtà è un parco); è possibile vedere anche una piccola grotta (ci sono vari percorsi che si possono effettuare a piedi, quello più lungo richiede circa 1 ora e mezzo).
Successivamente ci portiamo sulla strada per Egilsstadir e andiamo a visitare Hverir: qui troviamo la massima espressione locale di soffioni sulfurei e pozze di fango bollente.Vale davvero la pena fermarsi un po', il posto offre colori incredibili e vedere il fango ribollire nelle pozze è davvero suggestivo. Nel tornare verso Reykjalio bisogna assolutamente fermarsi a fare un bagno nelle calde acque sulfuree della vasca che è ben visibile a destra della strada. Da qui proseguiamo veloci verso Husavik dove ci aspetta il Whale safari: ci sono 3 uscite al giorno,10, 13 e 20.15 ad un costo di 3600 corone ciascuno. Dopo circa 1 ora e mezzo di mare riusciamo ad avvistare diverse coppie di delfini che saltano e poco dopo arrivano le balene!! Lo spettacolo è impagabile nonostante le dimensioni di questi grandi mammiferi non siano delle più grandi: vederle da vicino è comunque emozionante! La giornata si chiude nel locale campeggio gestito da una anziana signora (500 corone a persona).
Dodicesimo giorno:
Husavik - Asbyrgj - Dettifoss (occidentale) - Dettifoss (orientale) - Krafla - Reykjalio (km 250 circa)
Da Husavik ci dirigiamo verso Asbyrgj lungo la strada 85, in mezzo a verdi pascoli che danno sul mare. La zona è favolosa anche per effettuare campeggio libero. Ad un certo punto il panorama si apre su una grande pianura solcata dal fiume Jokulsa à Fjollum che sfocia in mare. Prima di Asbyrgj, giriamo a destra ed entriamo in un canyon si dice scavato dal fiume a causa di un repentino scioglimento del ghiacciaio Vatnajoukull. Oltre il canyon è possibile vedere un verdeggiante parco ricco di piante e un laghetto popolato da anatre.
Imbocchiamo la F862, pista in buone condizioni dalla quale si può ammirare il canyon dall'alto percorrendo qualche centinaio di metri a piedi e ci portiamo sul lato occidentale di Dettifoss (32 km). La cascata è davvero imponente, impressiona per la sua portata d'acqua. La nuvola che si alza è visibile da chilometri; il sentiero che porta sulla cascata richiede circa 15 minuti di cammino. Vale sicuramente la pena visitare Hafragilfoss (bivio a sinistra poco prima di Dettifoss): offre una stupenda visuale sul canyon e c'è una piccola insenatura dove l'acqua fangosa dello Jokulsa si ferma e riassume il colore azzurro tipico dell'acqua.
Sulla strada di ritorno verso la Ring ci fermiamo anche a Hljodaklettar dove ci sono numerose formazioni vulcaniche a nido d'ape e colonne basaltiche. C'è anche una grande grotta chiamata Kirkjan (la chiesa) che sicuramente merita di essere vista. Il percorso a piedi per visitare questa zona richiede 30-45 minuti. Ci dirigiamo così sulla 864 per osservare Dettifoss dal lato orientale: offre un più ampio panorama sulla cascata, ma preclude in parte la visione sul canyon. Sulla strada di ritorno a Reykjalio facciamo sosta nel comprensorio del Krafla: qui possiamo ammirare,oltre ad una centrale geotermica, un cratere (Vitj) che si è riempito di acqua, molto simile a quello già visto ad Askja. I colori che riusciamo a vedere sono veramente incredibili!! Ma la cosa che più ci colpisce è il cratere del Leirhnjukur: in questa zona si attraversano campi di lava che portano fino al cratere con fuoriuscita di fumi dovuta ai vari soffioni presenti. Sembra di essere davanti ad una eruzione avvenuta poco prima!!
Chiudiamo la giornata facendo ritorno nell'ottimo campeggio di Reykjalio.
Tredicesimo giorno:
Reykjalio - Godafoss - Akureyri - Olafsfjordur (150 km circa)
Da Reykjalio imbocchiamo la Ring in direzione Akureyri passando per le cascate di Godafoss, visibili per altro anche dalla strada: conviene comunque fermarsi e fare pochi passi a piedi per osservare da vicino il possente salto d'acqua. Arrivati ad Akureyri ci soffermiamo fino a metà pomeriggio per fare acquisti nel centro città (tax free) e per bere qualcosa in un pub (attenzione: 1 bottiglia di birra 8,5 euro!!). Meritano una visita il centro commerciale e il negozio di articoli sportivi North 66 (specializzato in attrezzatura da campeggio e da escursione). Nel pomeriggio svoltiamo sulla strada 82 (la vista dell'Eyjafjordur con ai lati le montagne innevate qui è splendida) e ci dirigiamo verso Olafsfjordur, piccolo villaggio di pescatori dove passeremo la nottata in un piccolo campeggio gratuito: il campeggio offre tutti i servizi indispensabili,due bagni puliti e due lavandini con acqua calda, manca solo la doccia, ma a fianco c'è la piscina comunale.
Quattordicesimo giorno:
Olafsfjordur - Glaumbaer - Hveravellir - Gullfoss - Geyser (350 km circa)

Il nostro viaggio prosegue, facciamo ritorno sulla Ring Road in direzione Reykjavik. Lungo il tragitto (piccola deviazione di 8 km sulla 75) facciamo una breve sosta a Glaumbaer dove è possibile visitare (per entrare all'interno della fattoria occorrono 400 corone) una antica fattoria risalente al 1750, costruita interamente con zolle di torba e nastri d'erba. Svoltiamo sulla F35, strada sterrata che però troviamo in buone condizioni sin dall'inizio. La prima parte della pista scorre su un altipiano circondato da laghi collegati tra loro che alimentano una centrale elettrica posta a valle. La strada peggiora un poco solo qualche chilometro prima di arrivare a Hveravellir. In questo punto la strada si affaccia sui due ghiacciai Hofsjokull e Langjokull. La sosta a Hveravellir è obbligata: una piccola vasca di acqua molto calda è infatti a disposizione di chi vuole farsi un bagno. Inoltre la zona è ricca di soffioni sulfurei e di pozze d'acqua bollente (simili a piccoli geyser).
Proseguendo sulla F35 il percorso si fa più impegnativo:l a strada infatti presenta molte buche che rallentano notevolmente la velocità di percorrenza. Lungo il percorso il panorama è molto suggestivo: due lingue del ghiacciaio Langjokull si buttano nello specchio d'acqua che si trova sotto di loro. Dopo il ponte sul fiume Hvita la strada torna in buone condizioni. Arriviamo a Gullfoss, famose cascate che sono riprese da tante cartoline. Le cascate offrono uno spettacolo davvero bello e in presenza di sole non può mancare un bell'arcobaleno. La giornata si conclude a Geyser nel campeggio di fronte centro alberghiero (500 corone per campeggio con doccia calda,100 corone per utilizzare la piscina, chiedere alla cassa del distributore). Nota: da Gullfoss in poi tutto prende un aspetto molto più turistico di quello a cui eravamo abituati.
Quindicesimo giorno:
Geyser - Pingvellir - Blu Lagoon - Rejkjanesviti (185 km circa)
La giornata comincia con la visita all'interno del parco dei Geyser, proprio a fianco del campeggio dove abbiamo pernottato. Lo Strokkur offre regolarmente un grande spettacolo: ogni 5-6 minuti lancia verso l'alto una colonna di acqua bollente e vapore di 20-30 m. Il Geyser, il geyser più grande, appare invece quasi addormentato, ma durante la nostra passeggiata riusciamo a vedere qualche eruzione di una certa importanza. All'interno del parco è inoltre possibile osservare una serie di soffioni e di piccoli canali di acqua calda. La giornata prosegue alla volta di Pingvellir, un parco molto bello, ricco di verde, di piccoli laghi e antica sede all'aperto del Parlamento islandese. Qui è visibile in maniera molto netta la dorsale medio atlantica.
Passando a fianco della capitale Reykjavik, ci dirigiamo verso Laguna Blu, un vero e proprio paradiso in mezzo a una distesa di lava solidificata ricoperta da muschi e licheni.Questo centro è dotato di una grande vasca piena di una azzurrissima acqua calda dalla quale si alzano nuvole di vapore. L'accesso alla struttura costa 980 corone e permette di godere di tutte le funzionalità del centro: bagno nella vasca, bagno turco all'interno di una grotta, fanghi e docce (occorre lavarsi con cura dopo i bagni, specie i capelli). Chiudiamo la giornata portandoci a Rejkjanesviti, uno spuntone di roccia che si staglia sul mare dove si trovava il faro più antico d'Islanda (oggi ricostruito su una collinetta dopo un crollo causato da un terremoto agli inizi del '900). Oltre al faro, qui è possibile vedere centinaia di piccoli uccelli bianchi ( sterne artiche) che nidificano sulle rocce. La decisione di campeggiare ai piedi del faro è azzeccatissima: riusciamo a vedere e fotografare un tramonto incredibilmente bello!!
Sedicesimo giorno:
Rejkjanesviti - Reykjavik (65 km circa)
Dopo un breve tragitto arriviamo nella capitale Reykjavik dove ci sistemiamo nel campeggio Laugardalur, adiacente alla piscina e all'ostello (2 tende, 4 persone per 2800 corone, doccia calda inclusa, uso cucina escluso, 50 corone per 20 minuti di fornello). Passiamo il pomeriggio nel centro città: le vetrine non sono gran che e oltre a qualche turista non c'è nemmeno molta gente in giro. Sinceramente siamo un po' delusi. Il venerdì notte appare però completamente diverso: tanti giovani in giro per i tantissimi locali e piano bar presenti nel centro città. Passiamo dal Dubliner, pub in stile irlandese con musica dal vivo, ci spostiamo al Foster's pub e chiudiamo la serata (o la mattinata visto che sono le 4 passate!) in un altro piccolo localino. Nonostante i prezzi possano scoraggiare il consumo di alcolici (8-9 euro per una birra media), i banconi dei pub sono molto pieni. E' comunque molto in uso la pratica di bere alcolici prima di entrare nei locali.
Diciassettesimo giorno:
Reykjavik - Seljalandfoss - Skogafoss - Dyrholaey - Vik - Hrifunes (270 km circa)
Imbocchiamo la Ring Road in direzione di Vik. Lungo il percorso ci fermiamo a vedere le cascate di Seljalandfoss che nascono da uno scarico d'acqua del ghiacciaio Eyjafjallajokull. Oltre ad essere molto belle viste frontalmente, è possibile ammirarle da dietro affrontando un percorso molto breve che passa sotto lo spuntone di roccia dal quale scendono le cascate. Da Seljaland inoltre, guardando il mare, si può vedere molto bene l'arcipelago di Vestamannaeyjar. Pochi chilometri dopo, un'altra cascata da non perdere: Skogafoss, molto più potente della precedente ed alta una sessantina di metri.
Proseguendo sulla Ring si svolta poi sulla 218 e dopo un tratto sterrato di circa 6 km si arriva a Dyrholaey, un grande spuntone di roccia ad arco che va a picco sul mare. Bellissima è la vista che si ha da qui: ghiacciai alle spalle, verde ai lati, spiaggia nera sotto e l'azzurro del mare di fronte. Altro spettacolo (per noi è la prima volta): qui è possibile vedere da molto vicino le pulcinelle di mare. Sulla destra, in riva al mare, si ergono i faraglioni di Vik. Poco prima di Vik si svolta sulla 215 per Reynishverfij. Arrivati in fondo alla strada ci si trova direttamente sulla spiaggia nera di Vik, quasi di fronte ai due faraglioni. Alle spalle migliaia di uccelli che nidificano sulle rocce che danno sul mare. Superata Vik proseguiamo sulla Ring fino al bivio per la 209 ed arriviamo ad Hrifunes dove campeggiamo. Il campeggio è tristissimo, collocato lungo il letto di un fiume ha le sembianze di un acquitrino! Il campeggio può essere così nominato soltanto perché c'è il cartello e perché ci sono due bagni..e perché dopo qualche ora si è presentato un islandese (che non capisce nulla di inglese) ed ha preteso 500 corone per persona. La deviazione fatta sulla 209 ha il solo scopo di metterci in strada per il Landmannalaugar che raggiungeremo domani.
Diciottesimo giorno:
Hrifunes - Eldgja - Ofareufoss - Landmannalaugar - Landmannahellir - Kirkjubaejarklaustur (210 km circa)
Ci muoviamo di prima mattina dal triste campeggio di Hrifunes e proseguiamo sulla 209 sino al bivio per la F208 che conduce al Landmannalaugar. Il paesaggio è color verde pisello che ricopre il nero cenere e in molti tratti è attraversato da piccoli fiumiciattoli di acqua azzurra. Lungo il tragitto ci fermiamo a vedere Eldgja, una enorme spaccatura provocata da una eruzione vulcanica. Dal parcheggio è possibile,tramite un sentiero abbastanza accidentato di 2 km, portarsi a piedi sotto le cascate di Ofareufoss molto belle da vedere, soggetto di tante cartoline. Per vederle da vicino occorre guadare il fiume a piedi (in alcuni punti è possibile farlo). Anche se l'arco di roccia che sovrasta la cascata, visibile nelle cartoline,oggi non c'è più (un terremoto lo ha fatto crollare) sicuramente le cascate meritano molto di più della spaccatura.
La pista che conduce al Landmannalaugar è in buone condizioni, ma numerosi sono i guadi da attraversare. Anche se la giornata di oggi non è delle migliori, i colori delle montagna di questo gruppo sono incantevoli: rosso, verde, grigio, azzurro talmente tenui da sembrare acquerelli e da rendere il paesaggio una cartolina.Il campeggio è particolarmente pieno di gente (come nessun altro fino ad ora) ed è dotato di ampi servizi compresa una vasca di acqua calda naturale che si trova in mezzo ad un verdissimo prato e si dirama in diversi canali: un bel bagno non può mancare! Da qui parte un impegnativo trekking lungo circa 50 km che conduce fino a Porsmork e attraversa tutta la bellissima riserva del Fjallabak. Superiamo il campeggio e svoltiamo sulla F225 per raggiungere la grotta di Landmannahellir: non è molto interessante da vedere in quanto piccola e senza curiose particolarità. Percorrendo a ritroso la strada fatta torniamo sulla Ring e ci portiamo in un paesino dal nome impronunciabile. Kirkjubaejarklaustur! Ai piedi della montagna troviamo un campeggio molto bello, con servizi ottimi e puliti (500 corone a persona, 150 per la doccia calda). Poco più avanti, vicino ad una cascatella, c'è un altro campeggio, ma il suo aspetto è tutt'altro che invitante nonostante si trovi in una buona posizione paesaggistica.
Diciannovesimo giorno:
Kirkjubaejarklaustur - Fagrifoss - Skaftafell (trekking all'interno del parco) - Jokulsarlon - Hofn (270 km circa)

Imboccando la F206, a circa 25 km dalla Ring è possibile vedere le cascate Fagrifoss.Facciamo così ritorno sulla Ring e lungo la strada per Skaftafell, sulla sinistra è possibile ammirare dalla strada le cascate di Foss a Sidu. Si attraversa poi una sorta di deserto artico (in islandese sandur) formato da ghiaia, sabbia e limo trasportati a valle dai fiumi che scendono dal maestoso ghiacciaio del Vatnajoukull. Poco prima di arrivare a Skaftafell è ancora visibile un pilone accartocciato del ponte sulla Ring spazzato via nel 1996 da una gigantesca piena del fiume dovuta all'eruzione di un cratere che giace sotto il Vatnajoukull. Arrivati al centro servizi di Skaftafell acquistiamo la piantina del parco (100 corone) che è una piccola e tranquilla oasi verde, ricca di piante e fiori che giace in mezzo alle due lingue del ghiacciaio Skeidararjokull e Skaftafellsjokull: sicuramente merita più di una bella camminata pomeridiana. Prendiamo così il sentiero che porta alle famose cascate di Svartifoss (circa 45 minuti di cammino). Le cascate, pur essendo di portata modesta, offrono un bello spettacolo per le colonne basaltiche che si ergono dietro di esse. Da lì proseguiamo fino a Sjonarnipa, spuntone di roccia dal quale si ha una bellissima visione dello Skaftfellsjokull. Il sentiero poi prosegue verso la cima Kristinartindar, ma noi preferiamo fare ritorno verso il punto di partenza e percorriamo il sentiero di ritorno che si dimostra molto più impervio di quello di andata ( tutto il giro richiede circa 3 ore).
La giornata prosegue alla volta di Jokulsarlon, una vera e propria laguna glaciale dove galleggiano grossi iceberg che si staccano dal ghiacciaio. La laguna è popolata da gabbiani foche, salmoni, aringhe e trote. E' possibile fare un giro in mezzo agli iceberg su grossi mezzi anfibi che entrano nella laguna con le ruote: il giro dura circa 30 minuti al prezzo di 1900 corone a testa. Sicuramente vale la pena farlo, ma non è che si riesca a vedere molto di più di quello che già si vede da riva. C'è però una buona spiegazione (in inglese) delle origini e dell'evoluzione del ghiacciaio che "si muove" alle spalle della laguna. Proseguiamo poi fino ad Hofn dove passeremo la notte nel locale campeggio (solite 500 corone a testa, doccia esclusa). Qui tira un vento forte e gelido, a fatica riusciamo a piazzare la tenda e nonostante utilizziamo tutti i picchetti e le corde di rinforzo a nostra disposizione, la nottata non è delle più facili (per poco non voliamo via insieme alla tenda!)
Ventesimo giorno:
Hofn - Teigarhorn - Stodvarfjordur - Eskifjordur - Fellabær (350 km circa)
Hofn non offre grandi attrattive naturalistiche: ci sono tre piccoli musei (aperti dalle 13 alle 19), quello del folklore, quello marittimo e quello sui ghiacciai (forse il più interessante) e un porto piuttosto importante per la pesca e la lavorazione del pesce. Hofn inoltre è punto di partenza di tante escursioni in fuoristrada o sul gatto delle nevi per il ghiacciaio Vatnajoukull: i prezzi sono però piuttosto salati (10.000 - 14.000 corone). Proseguiamo sulla Ring 1 fino a Djupivogur; circa 4 km dopo si arriva alla fattoria di Teigarhorn dove per 200 corone è possibile visitare un piccolo museo di minerali (di zeolite) con annesso negozio per la vendita di piccoli pezzi di minerale. Decidiamo di effettuare una svolta sulla 939, una piccola e ripida strada di montagna che si inerpica per 21 km in mezzo ad una valle ricca di cascate (alcune veramente belle); la strada ridiscende poi fino ad incontrare di nuovo la Ring.
Proseguendo fino a Stodvarfjordur è possibile visitare un'altra collezione di pietre presso Steinasafn Petru (ingresso 300 corone) raccolte sia nel giardino esterno che in una mostra interna. Poco oltre si arriva ad Eskifjordur e in uno dei vari negozi (Gamlabúd) è possibile visitare il museo marittimo dell'Islanda orientale.Qualche chilometro ad est del paese è segnalata un'area mineraria (Helgustadanman), oggi in disuso, che è stata riconvertita a parco. La guida in effetti così dice, ma in tutta sincerità noi non siamo riusciti a trovarla! Ripercorriamo a ritroso un piccolo pezzo di strada e ci portiamo a Fellabær, pochi chilometri dopo Egilsstadir (dove non abbiamo trovato posto per dormire).
Passiamo la notte nella scuola locale (Fellaskola) e in merito a questo bisogna spendere almeno due parole: per noi si tratta del primo pernottamento in una scuola e dobbiamo ammettere che si tratta di una esperienza più che positiva. L'accoglienza e la disponibilità dei custodi è stata semplicemente eccezionale, camere e servizi tenuti in modo impeccabile, cucina e spazio soggiorno molto ampi ed attrezzati (disponibilità di ogni tipo di stoviglia e del frigorifero) il tutto circondato da un ambiente di giovani e di cordialità. Tutto questo, davanti ad una stagione che si sta facendo ogni giorno più fredda e piovosa, ci è sembrato una piccola oasi felice.già dimenticavo, 1800 corone a testa (ma le vale davvero!). In tutta sincerità non so quanto valga la pena affrontare l'itinerario odierno, le poche attrazioni turistiche che si incontrano sono davvero misere. Ad ogni modo, visto e considerato che a Seydisfjordur dobbiamo tornare (per imbarcarci), vale la pena percorrere questo serpentone di strade lungo i fiordi orientali e godere di quello che offre il pur sempre bel panorama.
Ventunesimo giorno:
Egilsstadir
Egilsstadir si trova in una ampia vallata scavata dal fiume Lagarfljot (che forma qui un grande lago) ed è il primo centro che si incontra dopo aver varcato le montagne che circondano Seydisfjordur. Per questo motivo rappresenta un passaggio obbligatorio per tutti i turisti che arrivano in Islanda con il traghetto. La cittadina offre vari servizi, supermercati, banche, distributori e si presenta come punto di partenza per tutte le spedizioni dirette verso il resto dell'isola. Numerose sono anche le sistemazioni che qui si possono trovare, che vanno dal campeggio alle scuole, alle farm fino agli alberghi. L'aeroporto locale è inoltre il secondo del paese in ordine di importanza. Arrivare con anticipo a Egilsstadir è da una parte stupido in quanto si perdono ore utili, ma consigliabile in quanto il traghetto parte una sola volta alla settimana ed è sempre pieno: quindi, se dovesse succedere qualcosa al mezzo o ad uno dei passeggeri, è buona cosa essere vicini al punto di imbarco un giorno prima. Il resto della giornata lo trascorriamo tra Egilsstadir e Seydisfjordur alla ricerca di qualcosa non riportato dalle guide ma ugualmente interessante: avevamo letto di un mercatino per i turisti che si svolge a Seydisfjordur il pomeriggio prima della partenza della nave.nulla di vero, abbiamo chiesto alla gente del posto, ma nessuno ha saputo dirci niente in proposito. Trascorriamo nuovamente la notte nella scuola di Fellabær.
Ventiduesimo giorno:
Fellabaer - Seydisfjordur - Nave Norrona (imbarco ore 12.00) (30 km circa)
Abbandoniamo la scuola alla volta di Seydisfjordur dove ci attende la nave Norrona. Ci mettiamo in fila per l'imbarco dietro ad un serpente di macchine che si snoda fino nel centro del paese (il molo è infatti piuttosto piccolo) e attendiamo pazientemente il nostro turno. Sbrigate le formalità di imbarco al check in, allo sportello adiacente provvediamo a farci rimborsare i soldi per gli acquisti fatti in tax free.e poi via, si parte!!
Ventitreesimo giorno:
in navigazione
Il tempo sulla nave scorre davvero lento e, nonostante la compagnia che abbiamo formato sia molto affiatata, le ore sembrano non passare più. Decidiamo che è giunta l'ora di provare qualcosa della ristorazione locale e così, dopo aver ben riflettuto sulla spesa (185 corone danesi, circa 25 euro),decidiamo di cenare al buffet della nave: salmone preparato in diversi modi, insalate di gamberetti e polpa di granchio molto curate,diversi tipi di pesce crudo servito con gustose salse, salumi, spezzatini di carne (cervo credo), carrelli di verdure cucinate in diverse maniere e per finire un carrello di dolci (ottimi) da fare invidia ad una pasticceria.
Ventiquattresimo giorno:
Nave Norrona (sbarco ore 17.30) - Hanstolm - Kassel (800 km circa)

Sbarchiamo ad Hanstolm con circa 1 ora e mezzo di ritardo e, appena fuori dal porto, ripercorriamo la stessa strada del viaggio di andata (vedi 3° giorno) fino al confine danese di Flensburg. Proseguiamo poi sulla E45 fino a notte inoltrata e ci fermiamo in una area di sosta nei pressi di Kassel per riposare qualche ora prima di riprendere il lungo trasferimento verso l'Italia.
Venticinquesimo giorno:
Kassel - Gulliver Pub (Pergine - TN) - Metheglin Pub (Corniano - RE) (1020 km circa)
Trascorriamo in maniera molto serena anche l'ultimo giorno di questa bellissima avventura: percorriamo la A7 fino a Wurzburg poi la A3 per Norimberga e da qui la A9 per Monaco di Baviera. Superiamo velocemente Rosenheim (A8) e Innsbruck (A12) sino ad arrivare al passo del Brennero:dopo tanta strada sentire aria di casa dà a tutti ulteriore felicità ed entusiasmo!! Mentre ci avviciniamo sempre più a casa, effettuiamo una nuova sosta a Trento per dirigerci poi a Pergine al Gulliver Pub, gestito da amici del nostro compagno di viaggio: qui troveremo ad attenderci (oltre a tanta simpatia) fiumi di birra e panini caldi speck e formaggio...dopo tanti giorni di "austerity" fuori dai pub islandesi (vedi i costi), un bel bicchiere di birra ci voleva proprio!! Felici, dissetati (fin troppo!) e contenti riprendiamo poi la via di casa anche se trovare qualcuno disposto a guidare è stato veramente difficile! La vacanza finisce qui, ma la nostra voglia di viaggiare, di scoprire e di conoscere è ancora (e sempre lo sarà) GRANDE.