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Morte del Lago d'Aral

A cura di: Flavia Daneo

"Grande lago, in estensione il quarto della terra": così la definizione del lago di Aral in una qualsiasi enciclopedia degli anni '50-'60.
Oggi, il lago di Aral rappresenta uno dei maggiori disastri ambientali mondiali ed è l'emblema dell'insipienza umana nel valutare il rapporto costi/benefici nell'ambito dello sfruttamento delle risorse del pianeta.

Il lago di Aral costituiva una ricchezza per le popolazioni che abitavano lungo le sue coste. Moynaq era un porto importante, ed il lago fonte di vita per migliaia di famiglie: nel 1957 il pescato ammontava a 26.000 tonnellate e consentiva un buon tenore di vita non solo ai pescatori ma anche a tutti gli operai che lavoravano nelle industrie ittiche conserviere e nei cantieri navali della zona.

Poi venne la scellerata decisione dei pianificatori sovietici di trasformare l'Uzbekistan in uno sterminato campo di cotone. Un'area pari a quella dell'Irlanda doveva essere costantemente irrigata per consentire la crescita regolare delle piantagioni e - per far sì che l'acqua non mancasse - si decise di deviare il corso dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, immissari del lago d'Aral.

E così, anno dopo anno, decennio dopo decennio, il Lago d'Aral cominciò a prosciugarsi passando dagli originari 68.000 kmq agli attuali 24.900! Non era mai stato molto profondo e le terre cominciarono ad affiorare. Dal 1987 l'Aral si è diviso in due: il Grande e il Piccolo Aral; quest'ultimo ultimamente si è diviso a sua volta in due grandi pozze.

Moynaq e gli altri porti oggi distano un'ottantina di km dall'acqua, ma la linea di costa è arretrata in alcuni punti anche di 150 km. Laddove c'era acqua e una ricca flora e fauna (pensate: c'erano addirittura le foche!) oggi c'è una distesa di sabbia giallastra e qualche relitto di peschereccio ancora affiorante (la gente del posto li ha smantellati piano piano nel tentativo di ricavarne rottami da riutilizzare).

E poi c'è Vozrozhdeniye…

Probabilmente questo nome vi non dirà assolutamente nulla. In russo significa "rinascita", in realtà è diventato sinonimo di morte.
Diciamo che, quando l'Aral era un lago, Vozrozhdeniye era un'isola. Non la troverete in nessun atlante, ma esiste davvero anche se oggi non è più un'isola irraggiungibile: sceso il livello dell'acqua, a Vozrozhdeniye ci si potrebbe arrivare facilmente perché solo un po' d'acqua la separa dalla terraferma.

Ci si potrebbe arrivare facilmente…ma è meglio che non vi avviciniate nemmeno.

Sì, perché Vozrozhdeniye era una base segreta russa dove si sperimentavano armi batteriologiche e chimiche. Proprio quelle capaci di diffondere vaiolo, peste, brucellosi, febbre del Queensland ed altre malattie micidiali e dimenticate. Quasi nessuno dei familiari degli scienziati che lavoravano sull'isola era vaccinato contro i letali agenti patogeni che qui venivano sperimentati, "ci si limitava a compiere gli esperimenti solo se il vento soffiava verso sud, lontano dalle abitazioni…". Ci sarebbero anche "sepolti" bidoni, ormai corrosi, contenenti centinaia di tonnellate di bacilli di antrace (e non sono leggende metropolitane perché tracce di contaminazione da antrace sono già state trovate e sembra che una micidiale melma di antrace e candeggina abbia cominciato a filtrare nella sabbia).

Insomma, un potenziale bellico micidiale e pericolosissimo, lasciato lì a disposizione di qualche terrorista, abbandonato perché i soldi necessari per una bonifica sembra non li abbia nessuno.

Ricapitolando:
- residui batteriologici e chimici
- tonnellate di pesticidi e defolianti usati nei campi di cotone che finiscono nelle acque residue del lago
- altissima salinità delle acque (circa 50 grammi x litro).
- parte dei suoli inariditi e salinizzati vengono spazzate dai venti che spirano costantemente e vanno a formare 47 milioni di tonnellate di polveri tossiche che si riversano sulle aree agricole circostanti raggiungendo anche gli angoli più remoti del nostro pianeta (sono state trovate anche sull'Himalaya! Addirittura il 10% delle polveri della Terra provenirebbe dall'Aral)
- catena alimentare gravemente compromessa in ogni suo gradino. Per di più non si può più coltivare nulla, la tradizionale coltivazione del riso nel delta è diventata impossibile poiché il riso sopporta solo una minima concentrazione di sale sia in acqua che in terra.
- acque del lago che non sono più in grado di regolare la temperatura ambientale (si va dai -35° C in inverno ai + 50° C in estate) e ciò ha modificato il clima di un'estesissima area.

E la gente del posto? Coloro che in questo inferno sono costretti a vivere? La gente del posto si ammala e muore nell'indifferenza più totale.

L'elenco delle malattie è terribile e secondo l'organizzazione Medici senza Frontiere in Asia centrale si registrano le peggiori condizioni sanitarie del pianeta.

Il 97% delle donne soffre di anemia con aumento delle emorragie durante il parto, 80 bambini su 1000 muoiono nei primi anni di vita (la media italiana è di 8 per mille), numerosi sono i casi di malformazioni, il 60% di loro è malato. Sono aumentati in misura esponenziale i casi di cancro al fegato, alla gola, le epatiti, le tubercolosi, le malattie dell'apparato respiratorio, le patologie renali e le infezioni virali. Non si contano i casi di tifo, paratifo e dissenteria. La speranza di vita è di 40 anni.

Dice un proverbio uzbeko: "all'inizio bevi l'acqua, alla fine il veleno".
E questo, nel silenzio folle e colpevole di tutti.





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