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Egitto

 

 

 

 

 

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Autori: Flavia Daneo

 

Foto: Flavia Daneo

 

Situazione politica

Travolto da un colpo di stato, re Faruk fu costretto all'esilio e il 18 giugno 1953 venne proclamata la Repubblica Araba d'Egitto.

La lotta per il potere si risolse a favore del colonnello Nasser, fautore di un governo di tipo militar-rivoluzionario. Eletto Presidente egli diede il via al decollo industriale del Paese con la costruzione della diga di Assuan e, di lì a poco, annunciò la nazionalizzazione del Canale di Suez.

L'avvento di Sadat a seguito del fallimento della politica nasseriana segnò un rapido e profondo cambiamento di rotta: l'Egitto si aprì ai capitali stranieri e iniziò una politica di distensione con Israele dopo la Guerra del Kippur e gli accordi di Camp David. Ma la politica di Sadat non diede i frutti sperati e il contrasto sempre più violento terminò con l'assassinio del Presidente.

Il suo successore Hosni Mubarak ha governato l'Egitto con determinazione (spesso spietata), ma anche con impegno, confermando il Trattato di pace con Israele; applicando il pugno di ferro con gli estremisti, emarginando degli oppositori, limitando la libertà ma anche proponendo un Islam moderato e dialogante che ha garantito per 30 anni la stabilità della regione.

 

L'11 febbraio 2011, dopo 18 giorni di proteste e la morte di centinaia di persone, Hosni Mubarak si dimette dall'incarico.

Il vicepresidente Suleyman annuncia la costituzione di un comitato di militari che gestirà il Paese. Secondo Al Arabiya l'esercito annuncerà lo scioglimento del Parlamento e le dimissioni del governo del premier Ahmed Shafi.

   

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