Guerrieri Achei nel Baltico?
L’idea di questo viaggio è nata dalla lettura del saggio
intitolato: Omero nel Baltico. Il lavoro di ricerca condotto
da Felice Vinci ci ha portati a ripensare alle numerose e spesso
incomprensibili incongruenze e contraddizioni riscontrabili nelle opere
omeriche. Persino uno studente non certo particolarmente solerte come
risultava essere chi scrive queste note, non avrebbe a suo tempo potuto
evitare di rilevarne alcune anche per sola curiosità. Oggi che la
lettura si è trasformata da fastidioso obbligo in ricercato piacere,
ecco la voglia, a suo tempo impensabile, di scoperta e apprendimento.
L’Autore, pur con linguaggio poco scorrevole, avvince il lettore
esponendo l’originale, ma non certo insostenibile tesi di una
provenienza nordica dei miti narrati dalle epopee omeriche.
L’intrigante congettura, suffragata con dovizia di riferimenti
ambientali e geografici, parte da un passo di Plutarco che pone Ogigia,
l’isola della dea Calipso, a cinque giorni di navigazione dalla
Britannia, quindi nel nord Atlantico, e perciò ben lontana dalla realtà
mediterranea.
Che dire poi della strana descrizione, in entrambe i poemi, di un
Peloponneso sistematicamente pianeggiante che, evidentemente, si
contrappone al suo reale aspetto pressoché totalmente montuoso?
Dell’ubicazione di Itaca che non trova riscontro alcuno nella realtà
geografica dello Ionio? Delle “fitte nebbie” che calano sugli
improbabilmente biondi protagonisti della guerra di Troia, indossanti,
secondo Omero, un “folto mantello” che non svestono mai, neppure
durante i banchetti? Di quell’Ellesponto descritto come un brumoso e
livido mare sconfinato, la qual cosa mal si adatta all’angusto ed
assolato stretto dei Dardanelli? Cosa sono gli inquietanti fenomeni
delle “rupi erranti” (forse iceberg) e le danza dell’Aurora (possibile
aurora boreale) ? Di quelle spiagge battute da venti freddi, pioggia e
neve e che ben poco si addicono alla torrida Anatolia? Di quegli
scenari dov’è altamente improbabile riscontrare condizioni di luce tali
da permettere di non interrompere mai i combattimenti per il
sopraggiungere del buio, cosa invece normalmente riscontrabile alle
alte latitudini nel periodo del solstizio d’estate?
Lo stesso personaggio di Omero è avvolto da un fitto velo
misterioso a partire dall’incerto luogo di nascita ad arrivare
all’epoca in cui visse, se pur mai visse.
Ce n’è abbastanza per indurci a partire ! ! !
Primo giorno:
Mestre - Tarvisio (km 574)
Superata la sempre terribile barriera autostradale di Mestre ci si
avvia verso il confine. Prima sosta a Tarvisio nel buon
parcheggio che si trova a destra appena prima dell’abitato.
Secondo giorno:
Tarvisio - Modrice - Lotos (km 532)
Percorso delle prime tappe
Tappa di trasferimento con veloce attraversamento dell’ Austria.
Si entra nella Repubblica Ceca con sosta dopo Brno in località
Modrice dove troviamo ottima sosta in periferia davanti alle
case destinate agli operai del locale opificio industriale.
Terzo giorno:
Modrice - Lotos (km 648)
Quando siamo ormai quasi al confine, un pazzoide che indossa la
divisa di agente della stradale con tanto di paletta spianata, a pochi
metri da me che sono in sorpasso di un pesante camion, attraversa di
corsa l’autostrada intimandomi l’alt con aria assatanata. Velocemente
faccio l’inventario delle possibili infrazioni ma non mi riesce di
pensare ad alcuna. Intanto il novello kamikaze, con aria da furbetto,
controlla la validità del bollino autostradale. Riscontrata l’assoluta
regolarità della mia posizione sembra rimanerci male e, suo malgrado,
mi elargisce un largo sorriso d’assenso e con gesto teatrale mi invita
a riprendere, sollecitamente, la marcia !?! All’imbrunire arrestiamo il
nostro andare a Lotos in un comodo parcheggio per TIR, con possibilità
di rifornimento acqua e sorveglianza notturna (Dio non voglia che i
“sorveglianti” siano costretti all’espletamento del loro compito: il
vecchio dall’aspetto avvinazzato ed il ragazzotto che lo affianca non
rimandano una grande immagine di affidabilità).
Quarto giorno:
Lotos - attraversamento Polonia - Trakaj - Vilnius (km
495)
Una visione artistica del Castello dell'Ordine
Teutonico
Facciamo ingresso in Polonia dove ritroviamo i profondi
solchi longitudinali (koleiny in lingua locale) lasciati dagli
pneumatici dei sovraccarichi mezzi pesanti che affollano le strade
polacche. La marcia ne risulta rallentata, ma ancor peggio sarà dopo il
valico di frontiera di Budszinsko, dove un’impressionante coda di TIR
segna il nostro ingresso in Lituania.
Qui il satellitare pone i suoi confini e propone lo schermo di un
egemone bel colore azzurro oppure, pur seguendo la direzione, lo fa in
modo piuttosto approssimativo, indicando i punti cardinali come
riferimento. Ricorriamo allora alle vecchie ma pur sempre affidabili
documentazioni cartacee che prudentemente ci siamo portati al seguito.
Pressoché ininterrotti sono i cantieri approntati per il rifacimento
della rete stradale che, come ricordano grandi cartelli, sono
finanziati dalla Comunità Europea. Interminabili tratti a senso unico
alternato ci costringono a prolungate fermate. Quando si trova un
doppio senso di circolazione incrociamo intere flottiglie di autotreni
che procedono a velocità paurosa.
Una breve sosta a Trakai, l’antica capitale del
Granducato Lituano. La località, che presenta un bel borgo di case in
legno, è soprattutto famosa per il maestoso Castello dell’Ordine
Teutonico che si erge in bella posizione nell’abbagliante rosso dei
suoi mattoni al centro del lago Galve contornato da fitta vegetazione.
La suggestiva atmosfera è purtroppo disturbata dalla massiccia presenza
di bancarelle cigolanti sotto il peso di cumuli di oggetti-souvenirs il
cui gusto risulta nella maggior parte dei casi, assai discutibile.
A sera, raggiunta Vilnius, prendiamo posto sul
lungofiume nel comodo parcheggio del Museo Nazionale Lituano. Dopocena
una piacevole passeggiata nel cuore della città vecchia ci porta a
scoprire quanto era stato da noi trascurato nel corso della precedente
visita alla bella capitale lituana, dichiarata dall’Unesco patrimonio
culturale dell’umanità per i suoi monumenti gotici, rinascimentali e
barocchi. Osservando stupiti l’opulenza (alquanto ostentata) delle
vetrine dove fanno bella mostra le griffes più prestigiose della moda
con prezzi da capogiro, i locali notturni eleganti ed affollati,
nonostante la giornata feriale, le fiammanti automobili di grossa
cilindrata, i palazzi di recentissimo ed approfondito restauro. Non
possiamo non stupirci dell’incredibile sviluppo economico avvenuto dopo
i lunghi e bui anni della passata dominazione sovietica.
Quinto giorno:
Vilnius - Savariskes - Salacgriva (km 417)
Veduta notturna di Vilnius
Una variante che merita i suoi 25 km ci porta sulla strada 101 verso
Kalvariju, quindi in direzione Savariskes per giungere così a
longitudine 25°19’ e latitudine 54° 54’ cioè all’Europas Centras,
il centro geografico d’Europa, ricavato tracciando due linee
immaginarie che vadano a congiungere la Scozia con il Caucaso e
Gibilterra con gli Urali. Il punto esatto è indicato da una piccola
piramide su un rialzo erboso che si raggiunge attraversando l’Europas
Parkas, un lussureggiante parco dove sono dislocate opere d’arte
(?!) moderna realizzate da artisti di tutto il mondo. Ripreso il
cammino verso nord incontriamo ancora strade dalla difficoltosa
percorrenza causata dai soliti cantieri aperti, la cui estensione
appare del tutto incomprensibile. Oltre allo stato della
pavimentazione, è opportuno prestare grande attenzione allo stile di
guida. I mezzi stranieri sono particolarmente tenuti d’occhio, si
consiglia quindi il rigoroso rispetto dei limiti di velocità e
quant’altro previsto dal codice stradale. Il percorso, che si dipana
monotonamente fra estesi boschi e pinete, ci porta alla frontiera di
Salociai.
Per l’ingresso in Lettonia presentiamo i passaporti e non
abbiamo problemi; i nostri amici invece, essendo in possesso delle
nuove carte d’identità magnetiche, qui ancora sconosciute, incontrano
qualche difficoltà supplementare e del tutto gratuita. Superata di
slancio Riga, quando l’ora ormai ce lo impone ci fermiamo a Salacgriva.
Qui troviamo ottima sistemazione in centro paese, a lato della chiesa,
in un tranquillo spiazzo alle spalle dell’officina meccanica.
Sesto giorno:
Salacgriva - Tallin (km 387)
Raggiungiamo Ainazi, ultima cittadina lettone. Alla frontiera, dopo
la solita pantomima con i documenti, facciamo ingresso in Estonia,
la nazione che dovrebbe dare inizio alle scoperte delle presunte
“fandonie” omeriche che qui siamo venuti a cercare. Questi luoghi
rappresenterebbero l’Ellade, affacciati sul Golfo di Finlandia a
risultare l’ Ellesponto (mare di Elle). Proprio sulla linea di
confine, nella zona del fiume Velikaja ed il lago Pskow si troverebbe Ftia
la patria di Achille. I riferimenti sul terreno sono impossibili a
trovarsi, proseguiamo quindi spediti (termine assai relativo date le
condizioni tutt’altro che confortevoli delle strade estoni) con
l’evidente scopo di arrivare il più presto possibile a Tallin.
Raggiunta la capitale ci sistemiamo nel grande spazio semierboso che
si trova prospiciente i terminal dei traghetti. Vagliate le tariffe
proposte dalle diverse compagnie di navigazione, prenotiamo il
passaggio A & R con la Viking Line che offre, oltre a condizioni
economicamente più favorevoli, orari più confacenti alle nostre
esigenze.
Espletate le formalità richieste, andiamo in visita alla Vanalinn
la bella città vecchia che presenta antichi edifici dal sorprendente
aspetto unitario racchiusi da un possente giro di mura medievali. Anche
questa città mostra evidenti segni dell’impensabile, veloce processo
evolutivo che ha preso il via con la ritrovata indipendenza dell’agosto
1991 e, se pur si notano ancora gravosi segni di passati travagli, le
vetrine sono ormai piene di prodotti occidentali con costi adeguati
allo standard nostro abituale, se non addirittura più elevati per
quanto concerne il settore abbigliamento. Numerosi negozi propongono
pregevoli manufatti in lino e numerosi sono gli accattivanti
ristorantini dove sorridenti e graziose giovani cameriere invitano ad
entrare. E’ proprio così che terminiamo la giornata davanti ad un
ottimo piatto tradizionale, con la piacevole sorpresa di un conto
finale decisamente leggero.
Settimo giorno:
Tallin - Helsinki - Porvoo - Lovisa - Kotka (km. 174)
Di buon mattino ci presentiamo al chek-in con largo anticipo e la
cosa ci permette di ovviare ad un malinteso con lo scortese addetto
agli imbarchi. Le quasi tre ore di traversata scorrono abbastanza
velocemente con le ripetute visite al duty-free. Ed eccoci in Finlandia
a cui gli abitanti danno il nome di Suomi, la terra dei
200.000 laghi, delle sterminate foreste di betulla e della sauna.
Sbarcati ad Helsinki troviamo una buona sistemazione
nell’ampio parcheggio gratuito sul lungomare Merisatanmaranta. La
posizione è invero strategica ed uno splendido sole ci accompagna.
Possiamo così goderci appieno la Città bianca del nord, colmando le
numerose lacune della nostra precedente visita avvenuta sotto le più
malevoli attenzioni di Giove Pluvio. Nel pomeriggio, lasciata la
capitale, dirigiamo ad est ed imbocchiamo la parte più orientale della
Kuninkaantie, la Via del Re. Per secoli questo è stato l’abituale
percorso di merci e corrieri sull’importante arteria che collegava
Stoccolma a San Pietroburgo. Troviamo ora fondi stradali assai più
confortevoli di quelli toccatici nei giorni più recenti e celermente si
prosegue.
Sul cammino incontriamo dapprima Porvoo, la cui parte più
antica conserva intatte atmosfere medievali e, sul lungofiume, una
bellissima infilata di vecchi magazzini in legno dipinti di rosso. A
seguire troviamo Loviisa che deve il nome a Lovisa Ulrika,
regina di quella Svezia che a lungo qui impose il suo dominio. Del
proprio passato la cittadina conserva poche memorie, conseguenza di un
devastante incendio; solo alcuni resti delle fortificazioni sono
visibili nel settore nord. A sera troviamo una felice sistemazione sul
pittoresco porto di Kotka, bella cittadina affacciata
sull’arcipelago, dove il notevole movimento commerciale di legname
costituisce il più importante motivo d’interesse.
Ottavo giorno:
Kotka - Parco nazionale Langinkoski (km 108)
Il clima finora davvero favorevole, non è benigno proprio quando ci
apprestiamo alla visita del Parco Nazionale Langinkoski al cui
centro, nel punto in cui il fiume Kymijoki forma belle rapide, si trova
un’isoletta sulla quale sorge la casa di pesca in cui lo zar Alessandro
III usava rifugiarsi in estate con la sola compagnia della zarina e
senza servitù alcuna.
Abbandoniamo la Via del Re, riservandocene un ulteriore
tratto ad occidente quando saremo sulla strada del ritorno e ci
dirigiamo verso nord attraversando zone ricoperte da fitte foreste di
pini, abeti rossi e betulle. Ci fermiamo ad Anjalankoski.
Secondo la guida in nostro possesso (anche queste non sono più quelle
di una volta), nei pressi delle rapide formate dal fiume dovrebbe
trovarsi un castello del XVII sec. la cui storia sarebbe legata alla
cosiddetta congiura di Anjala. Per quanto si cerchi non
troviamo nè rapide nè castello, solo con l’aiuto di un pittoresco,
attempato personaggio, ricoperto di capelli e tatuaggi riusciamo ad
arrivare in riva al fiume. Qui troviamo quelle che se proprio si vuole
si possono definire rapide, ma altro non sono che le acque
trattenute dalle chiuse della moderna e grande cartiera locale.
Il luogo ci riserva però un’accogliente sistemazione serale a lato
della lavanderia della cartiera (dov’è possibile rifornirsi d’acqua).
Siamo proprio in riva al fiume e, armatici di canna da pesca, tentiamo
di procacciarci la materia prima per un’allegra grigliata. La speranza
andrà totalmente delusa: altroché bei salmoni, manco una misera
acciughina è disposta ad allietare la serata. Però, grigliata doveva
essere e grigliata sarà, anche se dobbiamo ricorrere alla carne in
frigo!
Nono giorno:
Lathi - Hameenlinna - Parco Aulanko (km 178)
Alle foreste, dal cui folto occhieggiano, azzurri e bellissimi
laghi, si alternano vasti spazi coltivati, brillano verdi campi di
grano (ma quando mai potrà venire l’ora della mietitura?) e risplendono
gialli prati di ravizzone. Quasi mai animali al pascolo e, ohibò, ora
che ci penso, e le persone? Boh ! Sembra di stare negli paese degli
elfi, i fiabeschi personaggi che temono la vista degli umani. Oppure
che questa particolare popolazione sia composta da strani ibridi? I
rari esseri viventi che capita di incontrare fanno emergere dal nostro
immaginario una sorta di novelli centauri le cui spalle siano
assemblate ad una parte sottostante rappresentata da un telaio e 4
ruote. In giro, infatti, non si incontrano quasi mai pedoni, solo auto
circolanti nell’ossessivo rispetto delle norme del codice stradale. In
un’occasione, addirittura, mi è capitato di accorgermi solo dopo un bel
pezzo che stavo filmando dal bordo di un marciapiede senza badare ad
altro che un’auto, poveretta, se ne stava ad aspettare, buona buona,
nell’attesa che io attraversassi la strada!
La conferma che da queste parti le presenza umana è davvero ben poca
cosa l’abbiamo a Lathi. Pur essendo una delle più popolose
città finniche e la più grande ed importante località di sport
invernali della nazione, essa conta soli 95.000 abitanti che sanno,
comunque, ben nascondersi alla vista altrui. La guida descrive la Kuppatori
come la più animata della città, in quanto piazza del mercato. Sarà pur
vero che oggi è domenica, ma a noi riesce di contare solamente tre
persone che attraversano frettolose ed un ragazzo, il cui tratti
somatici rivelano una discendenza sicuramente non vichinga, che si
dirige verso la pizzeria ubicata sul lato opposto del vasto rettangolo
alberato.
La grande e lunga Hollolankatu ci porta allo stadio del ghiaccio ed
ai grandi trampolini di salto. Gli impianti sono utilizzati anche ora,
in piena estate, grazie alle piste in materiale sintetico.
Pur essendo la Finlandia una nazione totalmente piana, questa zona è
attraversata dalla Salpausselkä, una catena con monti di notevole
altezza, costituenti un piacevole diversivo paesaggistico. Abbandoniamo
il corso del grande fiume Kimijoky deviando ad ovest in direzione di Hameenlinna,
la città natale di Jan Sibelius Al centro del lago si trova il castello
da cui la città ha preso il nome. Nel corso del tempo la costruzione è
stata sottoposta ad usi diversi e rifacimenti, il peggiore dei quali
risulta sicuramente quello attuale che vede l’interno, orribilmente
moderno, ospitare il museo della storia e del folclore.
Si entra nel Parco Aulanko, magnifico parco nazionale che si
specchia nel grande lago Vanajavesi sulle cui rive troviamo felice
sistemazione notturna nella pace assoluta della folta pineta.
Decimo giorno:
Parco Aulanko - Tampere - Vaasa (km 346)
Lunghi ponti che attraversano grandi laghi ci portano a Tampere.
La seconda città della Finlandia, attraversata dal canale Tammerkoski,
è ricca di lussureggianti parchi e giardini che paiono sprofondare
nell’azzurro delle acque creando fantastici contrasti di colore con
l’intenso verde della vegetazione. Degne di nota la Cattedrale, la
Chiesa Ortodossa e le antiche fabbriche in mattoni rossi.
Ripreso il cammino si attraversano alcuni centri minori che
punteggiano la regione costantemente deserta e selvosa sino a
raggiungere Vaasa affacciata sul Golfo di Botnia di fronte ad
un vastissimo arcipelago. La città deve la sua notorietà, oltre che
all’affascinante sito naturale in cui si trova, all’importanza storica
che la vide capitale della Finlandia bianca, principale base della
lotta di liberazione contro i bolscevichi.
Le tranquille e ridenti rive del golfo ci offrono un’incantevole
sistemazione serale. La pace è assoluta, lo sguardo spazia sino
all’orizzonte, un vero incanto per chi ama atmosfere rilassanti e
serenità. Qui si può percepire anche fisicamente l’essenza della natura
che inghiotte ed annulla ogni presenza umana in un’immensità di luce e
spazio. Nell’ infuocato tramonto che non termina mai, neppure quando le
ore sono ormai piccole piccole, la passeggiata serale in piacevole
conversazione stenta parecchio a trovar fine.
Undicesimo giorno:
Vaasa - Kristiinankaupunkti - Pori - Rauma - Turku -
Korpo (km 418)
La chiesa di Kristiinankaupunkti
Ridiscendendo verso sud si attraversa una zona in cui gran parte
della popolazione conserva lingua e tradizioni svedesi. Incontriamo
l’incantevole Kristiinankaupunkti dove, casualmente, facciamo
conoscenza di due cortesi ragazze locali che si offrono di farci da
guida fra le strette vie del paese composto di belle casette ed una
notevole chiesa in legno. La più carina delle due giovani parla un più
che buon inglese, l’altra uno stentato francese; ci è così possibile
approfittare della loro disponibilità per conoscere approfonditamente
gli angoli più suggestivi, storia e leggende di questo antico borgo
finnico.
Raggiunta Pori, bella cittadina di villeggiatura estiva,
splendidamente situata fra la riva del mare ed un fiume, si prosegue
lungo l’austera costa dove merita una sosta l’antica e pittoresca Rauma.
La cittadina risulta essere il più grande complesso urbano con
abitazioni in legno di tutta la Scandinavia. Le costruzioni risalgono
al XVIII - XIX sec. e formano un nucleo compatto di edifici dai cortili
pieni di fiori che contornano la piazza del mercato. La città è altresì
giustamente rinomata per il suo artigianato del merletto.
Superiamo Turku, per secoli capitale e più antica
città finlandese che, pur conservando intatte testimonianze del suo
illustre passato, è anche un attivo centro moderno adagiato sulle rive
del fiume Aura. Ci tuffiamo nell’intrico delle 20.000 isole e isolotti
che frammentano la costa e raggiungiamo, a bordo di un traghetto
sorprendentemente gratuito, Korpo, sull’isola di Nargu, vera
perla dell’arcipelago. Qui troviamo una situazione di sosta serale
davvero ideale per le nostre esigenze: in riva al mare, con possibilità
di rifornimento acqua, assolutamente tranquilla e panoramicamente
invidiabile.
Dodicesimo giorno:
Korpo - Toija - Aijala - fiordo di Tammissaari (km 265)
Con malcelata impazienza torniamo sul continente e ci avviciniamo a
quello che dovrebbe rappresentare il clou del viaggio. In un’area
collinosa con la vallata percorsa dal Kirkkojärvi e dal Mammalanjoki, i
due fiumi che il Vinci identifica come lo Scamandro ed il Simoenta,
raggiungiamo il piccolo villaggio di Toija, la cui
assonanza troppo ricalca l’omerica Troia per non solleticare tutta la
nostra curiosità. Al centro del borgo si trova un piccolo supermercato
dove chiediamo notizie circa l’ubicazione dell’ipotetica città di
Priamo. Le poche parole di simil-inglese con cui ci viene risposto non
ci convincono per nulla che proprio quello sia il luogo. Altre
indicazioni, avute in un inglese di ancor più difficile comprensione,
ci indirizzano al locale museo che si rivela solamente un’asfittica
esposizione d’arte moderna. Cocciuti continuiamo le ricerche. I
riferimenti sul terreno risultano troppo aleatori, forse disponendo di
un aereo la lettura dei luoghi risulterebbe di più consistente portata.
Ci accontentiamo così del lago poco distante che dovrebbe rappresentare
la “pianura allagata” citata nell’Iliade e del Capo Vähäniemi che
sarebbe la “collina Batiea” davanti alla quale l’esercito troiano ebbe
a schierarsi attendendo l’attacco degli Achei.
Un piccolo villaggio finlandese o la mitica città di
Priamo?
Vagando per questi luoghi la fantasia corre veloce, allo stesso
tempo però il pensiero non può non andare a quei popoli antichi che
nulla di scritto ci hanno tramandato. Non ci riesce quindi difficile
immaginare come quelle genti indurite dal tremendo gelo, costrette ad
uno stentato sopravvivere in luoghi inospitali e di scarse di risorse,
fra un entroterra ghiacciato ed un livido mare tempestoso, abbiano
visto nella migrazione verso sud l’unica possibilità di sopravvivenza.
Quand’ebbero a giungere, infine, nei luoghi ritenuti adatti ad un nuovo
stanziamento e riscontrandovi magari alcune possibili analogie
geografiche, risulta facile concepire come abbiano colà potuto
trasporre miti e leggende dei luoghi d’origine.
Percorriamo poi il litorale che porta ad Aijala dov’è la
spiaggia (aigialôs in greco) sulla quale gli Achei avrebbero
eretto il loro campo fortificato, predisponendosi all’attacco della
vicina Troia. Ripartiamo un tantino delusi per gli scarsi riscontri e
per l’assoluta indifferenza all’argomento dimostrata dalle genti
locali. Nonostante ciò, siamo comunque, nel nostro intimo, fortemente
emozionati dalla possibilità avuta, dopo aver a suo tempo calcato la
terra dov’è situata la Troia di Schliemann, di esser stati oggi dove si
trova quella di Vinci. Posteri miei a voi l’arduo compito di
individuare quale possa essere la collocazione più attendibile.
Seguono altre località citate dal Vinci nel corso delle sue ricerche
ed andiamo infine a fermarci sul profondo fiordo di Tammissaari
dove il chiarore notturno, che sembra non trovare la fine, ci riporta
alla mente l’immagine delle truppe fresche guidate da Patroclo, che
sopraggiunte, abbiano avuto possibilità di continuare i combattimenti
sino al giorno successivo senza interruzione alcuna, in assenza di ore
di buio.
Tredicesimo giorno:
Fiordo di Tammissaari - Karjaa - Inkoo - Kirkkonummi
- Helsinki (km 203 circa)
Siamo ora sulla parte occidentale della Via del Re. Il
tragitto, piuttosto monotono, vede susseguirsi cittadine di antica
origine che mostrano belle case in legno ed interessanti chiese a Karjaa,
Inkoo e Kirkkonummi. Raggiunta Helsinki, siamo in
anticipo sulla tabella di marcia, tentiamo quindi il ritorno in Estonia
prima della data di prenotazione. La cosa risulta impossibile,
dedichiamo quindi i due giorni seguenti alla visita dei dintorni della
capitale. Torniamo ad occidente, poco fuori Lohia, imbocchiamo
uno stradello sterrato che ci porta sulla rive del Lohjanjärvi,
il lago più vasto della regione ed eleggiamo a nostra base serale una
radura nel folto della pineta.
Questo luogo, rimarrà a lungo nelle nostre memorie come uno dei più
suggestivi che la vita plein-air ci abbia mai regalato. Un
unico neo viene ad alterare la straordinaria immagine di questo luogo.
Compatte formazioni di sadiche zanzare munite di giubbotto anti-autan
prendono d’assalto il nostro campo e disturbano non poco la serata che,
come ormai consuetudine, trascorriamo in conversazione tanto piacevole
da costituire per me un vero e proprio momento di rigenerazione.
Quattordicesimo giorno:
Seurasaari - Fargervik - Inkoo (km 73)
Sull’isoletta di Seurasaari, raggiungibile per mezzo di una
lunga passerella, si arriva all’interessante Ulkomuseo-Friluftsmuseet,
vasto e suggestivo museo all’aperto dov’è possibile visitare
antiche costruzioni in legno provenienti da tutto il territorio
nazionale e qui rimontate. Immerse in una folta vegetazione dalla quale
docilissimi scoiattoli curiosi si avvicinano a prendere cibo dalle mani
dei visitatori, molte abitazioni mostrano, oltre agli ambienti
arredati, graziose ragazze in costume tradizionale intente alle
occupazioni domestiche con strumenti, suppellettili ed attrezzature in
uso nei tempi andati. Visitiamo poi l’antico villaggio minerario di Fagervik
con gli impianti estrattivi risalenti al XVII sec. e la bella chiesa in
legno di Inkoo.
La cittadina ci appare pressoché deserta, eleggiamo a luogo di
nostra sosta serale un ampissimo spiazzo erboso al limite fra l’abitato
ed il bosco. In questo sito quasi irreale, immersi sino al collo in
un’atmosfera che solo queste latitudini ti sanno regalare, le uniche
forme di vita che ci è possibile notare sono lepri e fagiani che
beatamente passano nei pressi dei nostri camper. Dopo cena l’abituale
passeggiata serale che ci porta “in centro” incontra ben 5
(dicasi cinque) presenze umane.
Quindicesimo giorno:
Inkoo - Helsinki - Suomenlinna - Tallin (km 75)
Ritornati ad Helsinki ci imbarchiamo sul battello di linea
che porta a Suomenlinna, quatto isolette fortificate e
collegate fra loro da alcuni ponti. Il complesso è trasformato in museo
ed area verde con numerose attrezzature sportive. Terminata
l’interessante visita, attendiamo sera per l’imbarco ed a mezzanotte rimettiamo
piede in Estonia.
Dopo lo sbarco ci accoglie l’ormai famigliare parcheggio
prospiciente il porto di Tallinn dove, contrariamente a
precedenti occasioni, ci troviamo in compagnia di altri camper.
Sedicesimo giorno:
Tallinn -
isola di Saaremaa (km 240)
La mattinata ci porta al completamento della visita alla bella
capitale estone. Le ammiccanti vetrine esercitano una sorta di
attrazione fatale sulla componente femminile dei nostri equipaggi ed è
così che le ingenue signore si perdono cammin facendo
e solamente dopo due ore ci riesce il faticoso recupero. Ripreso, alla
buon’ora, il cammino, sprofondiamo in foreste di conifere, querce e
betulle che ben raramente lasciano intravedere quel mare così
stranamente immobile e privo di vita, dove non occorre certo un grosso
sforzo della fantasia ad immaginare le cause di tanta desolazione.
A Virtsu ci si imbarca sul traghetto che in mezz’ora ci
porta all’ isola di Muhu. Segue poi una stretta striscia di
terra dove corre la strada che porta all’ isola di Saaremaa. Il
piccolo arcipelago è da poco nuovamente accessibile dopo i tanti anni
di rigoroso isolamento che lo videro munita base missilistica sovietica
con sistemi radar per ogni dove. Le coste tormentate, caratterizzate
dalla presenza di numerosi antichi mulini a vento in legno, si
alternano a spiagge sabbiose e piccoli villaggi d’arcaico aspetto, fra
tutti spicca Kuressaare, il centro principale dell’isola, che
ci offre un’ottima possibilità di sosta in bella posizione sulla riva
al mare. Il molo è molto ben attrezzato per l’attracco di natanti da
diporto, abbiamo così l’opportunità di comodo rifornimento idrico.
Diciassettesimo giorno:
Kuressaare - Kaali - Telsiai (km 616)
A pochi chilometri dal capoluogo si trova Kaali dove
meteoriti, cadute in tempi remoti, hanno lasciato profondi crateri il
più vasto dei quali misura ben 110 m di diametro. Riattraversando la
lingua di terra che collega Saaremaa a Muhu si scorge in distanza
Hiiumaa, che corrisponde perfettamente all’omerica Chio posta
sulla rotta del rientro in patria della flotta achea dopo la guerra.
Tornati in terraferma ci aspetta una lunga galoppata sulle ormai
abituali malagevoli strade frequentemente interrotte dai cantieri della
premiata ditta Comunità Europea.
La percorrenza di queste strade sconnesse lascia alcuni souvenir
ai nostri mezzi ed accessori, cosa che non tarda a rendere difficoltoso
a quale dei due mezzi assegnare la palma del “migliore in campo”.
Raggiungiamo Metsapole e con essa la frontiera che ci riporta
in Lettonia. Seguiamo un tragitto diverso e più interno di
quanto percorso all’andata. Le attenzioni della polizia nei confronti
dei veicoli stranieri risultano sempre particolarmente scrupolose;
nell’attraversare Telgava il nostro mezzo viene fermato per non aver
concesso la precedenza a pedoni totalmente assenti. Solo una lunga e
strappalacrimevole richiesta di clemenza a noi indifesi ed ingenui
turisti, fra l’altro sprovvisti di valuta locale, riesce a far breccia
nell’animo del giovane tutore dell’ordine. Ci è così possibile
riprendere il cammino senza veder sanzionata l’inesistente infrazione.
Alla frontiera di Eleja solita sceneggiata con le carte d’identità
magnetiche e si passa in Lituania. Fermiamo la nostra
corsa nella squallida Telsiai che ci accoglie
in un parcheggio di periferia nei pressi del supermercato. Il luogo,
verso sera diventa il ritrovo dei ragazzi del paese che segneranno il
territorio con una inverosimile quantità di lattine e bottiglie di
birra, diligentemente scolate.
Diciottesimo giorno:
Telsiai - Klaipeda - Nida - Kaunas (km 437)
La collina delle streghe a Joudkranté
Percorriamo una dozzina di chilometri che definire arati
risulterebbe sicuramente riduttivo. Il frullamento che subiamo mi
regala uno stridente sottofondo sonoro proveniente dalla marmitta.
Raggiunta la costa a Palanga, si prosegue per Klaipeda dove
troviamo invero eccessivo il costo del traghetto (5 minuti) e del
successivo pedaggio (per 48 km) cui si è sottoposti per accedere alla
lunga e stretta penisola sabbiosa di Neringa che separa la Laguna dei
Curoni dal Mar Baltico. La strada corre rettilinea in una folta
boscaglia di conifere non lasciando intravedere alcunché di
panoramicamente apprezzabile. Lungo la penisola si susseguono cinque
paesi di ex pescatori, brutalmente trasformati in affollate mete di
facoltosi villeggianti locali.
L’attrattiva principale (e unica) di Joudkranté la si trova
nella Raganu Kalnas, la collina delle streghe, una sorta di museo
all’aperto di grottesche sculture in legno. Al confine con l’enclave
russa (ovviamente off-limits per tutti) di Kaliningrad, si trova
Nida. La cittadina sfacciatamente turistico-occidentale, può
offrire lo spettacolo delle grandi dune mobili che si elevano fra
laguna e mare aperto. Deludente invece il cimitero che la guida
definisce composto da belle ed interessanti croci lignee a
forma di uccello.
Proseguiamo il cammino sino a Kaunas dove, a destra
dell’autostrada, ci accoglie il parcheggio del Museo Memoriale, ampio,
tranquillo e con possibilità di rifornimento idrico.
Diciannovesimo giorno:
Kaunas - Olsztyn (km 357)
Per il successivo ingresso in Polonia optiamo per il punto
di frontiera di Kalvarija, e ben ce ne incoglie. Poche o nulle
le formalità e pochissimi i mezzi in coda (almeno nella nostra
direzione di marcia; in senso opposto, di contro, il numero di
autotreni in attesa si allunga oltre i 10 km). Il fondo stradale rimane
pessimo, con la “menzione d’onore” al tratto che congiunge Elk a
Mragowo. E’ proprio su questo tratto di strada che un’autoambulanza,
lanciata a folle velocità, trancia di netto uno dei retrovisori del
camper e si dilegua all’orizzonte. Fortuna vuole che lo specchio
rimanga inaspettatamente indenne. Possiamo così, con piattine di
metallo ed abbondante nastro adesivo, rimediare alla meno peggio.
Raggiunta Olsztyn ci rechiamo alla locale concessionaria Fiat.
L’ora è tarda e gli operai sono ormai usciti; per nostra buona sorte un
giovane impiegato si dimostra assai disponibile e possiede, inoltre,
una se pur minima conoscenza della nostra lingua avendo frequentato un
corso d’aggiornamento a Torino. Ci viene permessa la sosta notturna
all’interno del recinto aziendale in attesa dell’indomani mattina
quando riaprirà l’officina.
Ventesimo giorno:
Olsztyn - Poznan (km 333)
Con saldatrice, perizia e poca spesa i meccanici mi riparano
provvisoriamente la marmitta, per il retrovisore invece, essendone loro
sprovvisti, ci indirizzano a Poznan dove una concessionaria assai più
grande potrà sicuramente provvedere alla bisogna. In effetti il nuovo
retrovisore esiste e viene pure montato abbastanza celermente. A lavoro
ultimato però ci si accorge che i braccetti di sostegno sono assai più
corti del dovuto. L’impiegato che parlava inglese se n’è ormai andato.
Fortunatamente gli operai che hanno eseguito il lavoro si dimostrano
d’eccezionale operosità. Raggiungono telefonicamente il nostro
possibile interlocutore il quale ci rassicura ed impartisce le
direttive necessarie all’allungamento dei sostegni, operazione che
viene eseguita con grande bravura e rapidità. Si è ormai fatto tarda
sera e decidiamo di fermarci appena fuori dall’officina.
Ventunesimo giorno:
Poznan - Allersberg (km 735)
Sulla strada del ritorno...
Il tempo è ormai tiranno, i giorni di cui possiamo disporre volgono
al termine e dobbiamo quindi rientrare. Affrettiamo così il nostro
andare che ci porta alla frontiera di Swiecko. Senza formalità passiamo
in Germania. Imbocchiamo l’autostrada ed i camper ringraziano
commossi per la cortesia che usiamo loro di farli ora procedere su
fondi stradali finalmente in buone condizioni pur se resi scivolosi
dalla pioggia che cade battente. Si prendono di veloce infilata
Francoforte sull’Oder, Berlino e Norimberga. E’ giunta ormai sera
quando, momentaneamente, abbandoniamo l’autostrada ad Allersberg
per la sosta serale. La cittadina bavarese si rivela una inaspettata e
gradevole sorpresa. Il romantico laghetto e le belle case perfettamente
conservate sono meta della piacevolissima passeggiata del dopo-cena che
vede la sua conclusione al tavolo di una gelateria gestita da simpatici
italiani.
Ventiduesimo giorno:
Allersberg - Innsbruck - Aldrans (km 336)
Anche la Germania trova velocemente posto in archivio e passiamo
in Austria dov’è irrinunciabile una visita ad Innsbruck.
Dopo così tanti chilometri e tanti personaggi sempre cortesi e
disponibili, troviamo qui l’unico esempio di malcreanza da parte di un
nostro connazionale (purtroppo così è) semianalfabeta ed arrogante
titolare di un ristorante che volutamente non nomino onde evitare una
immeritata pubblicità. Solamente consiglierò i turisti nostrani che in
un futuro prossimo o remoto, visiteranno il bel capoluogo tirolese, di
evitare il ristorante italiano che si trova in Maria -Theresien Strasse
nei pressi dell’arco trionfale. Per la sosta serale usciamo di città e
troviamo un’ottima sistemazione ad Aldrans nel parcheggio della
Lichtakademie Bartenbach dove, immersi in un panorama reso drammatico
da cupi nuvoloni incombenti su alte montagne dai fianchi ricoperti da
fitte pinete, imbandiamo la cena del commiato.
Ventitreesimo giorno:
Aldrans - Italia
Dopo 22 giorni e quasi 8.000 chilometri condivisi è giunto il
momento dei saluti. L’abbraccio d’addio è forte e lungo, un
accavallarsi di ricordi, di sensazioni, ci assale; un filo di quella
malinconia che si accompagna ad ogni fine ci fa trattenere il
respiro.....e per dirla con Lucio Battisti “Tu chiamale se vuoi,
emozioni”. Quelle emozioni che ci hanno accompagnati nel viaggio e ci
hanno fatto capire, oltre al valore che accompagna ogni scoperta, che
nonostante la non più verdissima età possiamo ancora affrontare piccoli
disagi e difficoltà serenamente e con spirito goliardico.
I nostri amici, imboccano la strada che li porterà a casa. Noi
rimaniamo solitari a vagabondare sulle strade austriache, inventandoci
un nuovo percorso di scoperta, ma.....questa è un’altra storia.