L’isola di Mauritius è un crogiuolo di
culture
ma anche un esempio di perfetta integrazione e pacifica convivenza di
popoli
assai diversi tra loro: indiani, cinesi, africani, europei, musulmani,…
La sua natura lussureggiante e gli
splendidi
paesaggi ci hanno ricordato moltissimo l’isola di Mahè (Seychelles).
Gli
abitanti sono estremamente ospitali ma molto meno genuini e naïf dei
seychellesi, forse perché sono più abituati ai turisti e quindi molto
più
svegli e avvezzi alle fregature (a prenderle ma anche a darle!).
Per esplorare l’isola ci vuole un po’ di
tempo. Mauritius misura 65 Km
da nord a sud e 45 km da est a ovest. Quindi non è proprio piccolissima.
Le escursioni che ci sono piaciute di
più e che vi consigliamo vivamente
sono: il giardino dei pompelmi (Pamplemousses) – da visitare
rigorosamente con
una guida locale – e la passeggiata per vedere le cascate di Tamarin
con bagno
finale (un po’ faticosa ma bellissima).
Se potete cercate di evitare di fare
escursioni durante i weekend dato che i locali si riversano sulle
spiagge
per fare mega picnic all’aperto con musica, bambini,… (le spiagge
pubbliche
sono attrezzatissime: barbecue di roccia, panchine). Per fortuna la
spiaggia
pubblica accanto al nostro hotel sembrava immune da questo fenomeno.
Forse perché
territorio privilegiato dei pescatori. Ma è solo un’ipotesi.
Prima giornata:
Trou aux Cerfs - Mare aux Vacoas - Tempio indù di Gran Bassin - La
Vallée des Couleures di Souillac - Gris-Gris
La Vanille (taxi)
Ci dirigiamo a Trou aux Cerfs, il
cratere di un vulcano spento oramai totalmente ricoperto di vegetazione
da cui
si può godere di una vista magnifica su tutta l’isola con scorci
sull’altopiano. Peccato che ci sia un po’ di foschia che ci impedisce
di
apprezzare il belvedere, nonché un acquazzone che ci bagna come
pulcini. Le
probabilità di trovare la pioggia a catinelle in questo posto è molto
alta.
Risaliamo in auto e, dopo aver costeggiato il Mare
aux Vacoas (il più grande bacino di acqua dolce dell’isola), arriviamo
al tempio indù di Gran Bassin, dove assistiamo alle offerte di
cibo e
fiori che gli indigeni portano alle divinità indù. Il lago e l’odore di
incenso contribuisce a creare un’atmosfera mistica.
Proseguiamo quindi per La Vallée des
Couleures
di Souillac, che è meno famosa delle terre colorate di Chamarel
(che
alla luce del sole presentano 7 diverse tonalità), ma offre molti più
colori
(ben 23 tonalità) ed è meno affollata di Chamarel, essendo meno
turistica.
Questa gita andrebbe fatta in una giornata di sole perché in questo
modo le
differenti gradazioni di colore si notano molto di più. Dopo aver
pagato il
biglietto (150 Rupie a testa) percorriamo un sentiero naturalistico
(che dura
circa 1 oretta) che conduce a piccole cascate e ad un belvedere da cui
si
osservano le terre colorate e la costa.
Al termine della nostra passeggiata in auto ci dirigiamo alla
falesia di Gris-Gris, che offre un fantastico punto di osservazione sul
mare e sul tramonto (che noi purtroppo non abbiamo visto essendo
arrivati lì
all’ora di pranzo). L’area è attrezzata con panchine di roccia ed è
tutto
curatissimo, un posto ideale per fare un bel picnic ed è quello che
facciamo. I
panini preparati a colazione in albergo sono ricchi e gustosi:
frittata,
pomodori, formaggi. Questi sono i vantaggi della mezza pensione: non ti
ammazzi
di cibo e quando vai a fare la gita non perdi il pranzo.
Le terre colorate di Souillac
Un po’ più a est si ammira la Roche qui
Pleure, una formazione rocciosa sul mare in cui le acque entrano e
fuoriescono a spruzzo, dando l’impressione che la roccia pianga.
Subito dopo il pranzo ripartiamo per la nostra ultima tappa: La
Vanille, che dobbiamo visitare entro le 18 (orario di chiusura). Si
tratta di uno zoo in cui si possono osservare molti animali in gabbia
(coccodrilli, iguane, macachi, pipistrelli,…). La zona più famosa è
l’Insettarium
ma ciò che a noi è piaciuto di più è lo spazio dedicato alle tartarughe
giganti: un’ampia radura in cui è possibile interagire con gli animali,
dar
loro delle foglie da mangiare, toccarle, sedercisi sopra (non temete,
sono
corazzate e reggono pesi ben maggiori). L’impressione che si ha è che
le
tartarughe siano libere e non confinate in un’area.
L’entrata costa 210 Rupie a testa. Chiedete la mappa del parco (è
gratis).
Noi abbiamo scelto di soggiornare a Trou d’Eau Douce situato
nella
parte est dell’isola, perché un po’ meno turistica della parte nord e
conseguentemente più selvaggia. Questa zona però da giugno ad agosto è
molto
ventosa, forse troppo a detta dei locali.
Una curiosità: Trou d’Eau Douce sorge in una baia riparata e il suo
nome, buco
d’acqua dolce, si riferisce a una piscina marina alimentata
dall’acqua
(dolce, appunto) di un torrente sotterraneo. Se però siete stati a
Sharm, alle
Maldive o alle Galàpagos non vi aspettate quel tipo di fondali: non si
avvicinano nemmeno lontanamente a quelle meraviglie.
Il Il nostro albergo era l’Hotel Bougainville, scelto perché situato
accanto
alla spiaggia libera (che è sempre deserta) e per la vicinanza con
l’isola
dei Cervi e il reef che dista, dalla spiaggia dell’hotel, circa 200-300
m.
L’hotel è piccolo, quindi non caotico, e molto confortevole. C’è un
giardino molto curato e le stanze hanno quasi tutte la vista sulla
piscina. In
più, nota per noi estremamente positiva, l’animazione non esiste, se si
esclude uno spettacolino serale con danze e balli locali che si tiene
al
ristorante un paio di volte alla settimana.
Noi avevamo una bella camera davanti alla piscina con lettone, divano,
tv
satellitare (riuscivamo a guardare i Tg su Rai International),
doccione, patio
con sedie.
La cucina nel complesso è buona e c’è addirittura l’olio d’oliva a
disposizione al buffet. Ogni sera propongono un menu a tema, anche se
la seconda
settimana si ripete un po’. Abbiamo mangiato tantissima frutta locale
(eccezionale! Provate l’ananas) e anche la verdura cruda. Nessun
problema. Se
poi volete assaggiare uno dei numerosi cocchi appesi alle palme del
giardino
dell’hotel potete chiedere al ristorante di prendervene qualcuno e di
prepararvelo. Vi forniranno delle cannucce per assaporare il latte e
mangerete
un cocco delizioso (decisamente diverso da quello che ci propinano in
Italia).
L'hotel mette a disposizione gli asciugamani da mare, che potete
cambiare anche
10 volte al giorno, e maschere e pinne (gratis la prima mezz’ora).
Dalla
spiaggia dell’hotel (albergo alle spalle e mare davanti a voi) se si
gira a
sinistra si può fare una splendida passeggiata (il mare è davvero bello
e le
persone che si incontrano si contano sulle dita di una mano); se si
gira a
destra si va verso il paesino di Trou d’Eau Douce.
Seconda giornata:
Cascate di Tamarin - Casela + Riserva Yemen - Flic en
Flac (taxi)
Questa passaggiata è fantastica! - Tamarin.
Decidiamo di fare per prima la gita più bella, lunga e impegnativa
di tutta
la giornata: le cascate di Tamarin,
le più
alte dell’intera isola con un salto di quasi 300 metri.
Il nostro taxista ci accompagna al punto panoramico dove solitamente
ci sono
alcuni locali che si offrono di accompagnare i turisti sul sentiero che
attraversa e costeggia le cascate.
Troviamo una guida e negoziamo il prezzo: per 500 Rupie (NON a testa ma
in 4
persone) ci accompagnerà fino all’ultima cascata, dove potremo fare un
bagno.
Ci mettiamo le scarpe e ci incamminiamo. Il sentiero è erto, tanto che
spesso
bisogna aggrapparsi alle piante per non scivolare. E' faticoso ma ne
vale
davvero la pena. In un tratto (l’unico un po’ difficile) la nostra
guida ci
fa superare un alto masso passando sui rami di un albero. Ci accompagna
ad uno
ad uno ed è molto coscienzioso nonostante non abbia, a livello
ufficiale,
alcuna responsabilità nei nostri confronti. Arrivati all’ultima cascata
nuotiamo in un laghetto spettacolare e ci facciamo un “idromassaggio”
naturale sotto la cascata. Che meraviglia!
Spossati ma felici raggiungiamo il nostro taxista per ripartire alla
volta
del Casela. Questo parco ospita 1500
specie di uccelli (fra cui il rarissimo piccione rosa), tigri, zebre,
leoni,
scimmie, cervi, antilopi, fenicotteri e tartarughe che vivono in una
semi-riserva.
Paghiamo il biglietto d’entrata (250 Rupie a testa) e acquistiamo anche
il
photo safari per 50 Rupie ciascuno. Consigliamo di limitarsi a questo e
non di
affittare i costosissimi quad (se non ricordo male erano più di mille
Rupie
all’ora): il risultato è lo stesso, anzi è meglio perché si tratta di
un
minibus aperto (senza vetri) da cui, mentre l’autista guida, potete
fotografare animali e paesaggi.
L’impressione che ci ha suscitato questo parco è totalmente diversa da
quella
della Vanille, soprattutto grazie al mini safari all’interno della
Riserva
Yemen. Diversa perché, sebbene la riserva sia recintata, il territorio
su cui è collocata è talmente vasto (45 kmq) da dover essere esplorato
a bordo
di un automezzo e quindi le recinzioni si notano solo all’inizio del
tour e
alla fine. All’interno si possono avvistare cervi, zebre, antilopi,
struzzi,… I leoni no, state tranquilli ;-)
Se avete fatto un safari in Africa, non
andateci! Ovviamente non può essere un’esperienza nemmeno lontanamente
paragonabile. Ma per chi, come noi, non c’è mai stato è piacevole
vedere
scorazzare liberamente gli animali.
Chiudiamo questa giornata con un bel bagno sulla spiaggia di Flic
en Flac, bellissima, immensa ma un po’ troppo piena di barche e persone
per i nostri gusti.
Ci hanno detto che questa zona è ricca di bellissimi siti per le
immersioni, ma
noi non abbiamo avuto modo di testarlo. Eravamo distrutti!
Terza giornata:
Pamplemousses - Museo Aventure du Sucre - Port Louis - Trou aux Biche -
Mont Choisy - Grand Baie (taxi)
Caspita, che radici! - Pamplemousses
Puntiamo a nord per vedere i giardini
di
Pamplemousses. Appena arrivati paghiamo l’entrata (100 Rupie a
testa) e
cerchiamo una guida (accanto all’entrata è pieno) che ci accompagni
alla
scoperta delle spezie (cannella, noce moscata,…) e delle piante del
giardino.
Negoziamo il suo compenso: 50 Rupie a testa. Le guide parlano sempre
molte
lingue, quindi non avrete difficoltà a trovarne una che parli anche
l’italiano. Vi consigliamo vivamente di fare il tour con una persona
che vi
spieghi cosa state vedendo: le piante infatti sono sprovviste di un
cartellino
identificativo.
Ci addentriamo nel parco che ospita un’impressionante varietà di specie
vegetali, endemiche e non. Annusiamo le varie spezie, vediamo baobab,
la pianta
delle salsicce, la palma a zampa di elefante, la divertentissima mimosa
pudica
(quando si toccano le foglie pudicamente si chiudono), le spettacolari
ninfee
giganti (due metri di diametro e reggono fino a 5 kg di peso. I loro
fiori
sbocciano e muoiono nello stesso giorno, assumendo tre colori diversi
nel corso
della giornata) e molto altro ancora. C’è anche un’area con le
tartarughe e
i cervi.
Alla fine del tour ci dirigiamo al museo
dello zucchero: l’Aventure
du Sucre, un ex zuccherificio che è stato trasformato appunto in un
museo. L’entrata costa 350 Rupie a persona e se penso che per il
meraviglioso
giardino di Pamplemousses ne avevo spese 100… mi vengono i nervi!
Il giretto turistico del museo è decisamente deludente: ci sono dei
vecchi
macchinari per la raffinazione dello zucchero, una zona interattiva per
i
bambini in cui è possibile vedere un filmato, alcune foto, insomma la
classica
meta per turisti sprovveduti con uscita finale nel negozietto del museo
in cui
vengono venduti i vari tipi di zucchero a prezzi stratosferici.
Acquistateli al
supermercato: costano molto meno e le confezioni sono decisamente più
grandi.
Dopo la fregatura ci dirigiamo alla capitale di Mauritius: Port
Luis, un vero caos (traffico, palazzoni, casinò, McDonald,
locali vari).
Mangiamo sul lungomare di fronte al Caudan Center Waterfront ed
esploriamo il
mercato locale, dove vediamo un po’ di vita vera.
Torniamo al nostro taxi (il taxista non è riuscito a trovare un
parcheggio ma
si è messo tranquillamente in doppia fila) e andiamo a vedere la
spiaggia di Trou
aux Biches (bella ma un po’ troppo vicina alla strada principale) e la
spiaggia pubblica di Mont Choisy (molto
più selvaggia, con una meravigliosa pineta di casuarine, una specie di
pino le
cui radici affondano nella sabbia. Unico neo: un po’ troppo affollata
di
barche e turisti).
Concludiamo questa giornata con una puntatina a Grand
Baie. Il nostro taxista ci accompagna in un megasupermercato
dove
possiamo acquistare, ad un prezzo irrisorio, lo zucchero di canna con
dentro
delle stecche di cannella.
Quarta giornata:
Ile aux Cerfs
Scorcio dall'Ile aux Cerfs.JPG
Se alloggiate al Bougainville, organizzare una gita all’isola dei
cervi è
semplicissimo.
Dalla spiaggia dell’hotel se girate a destra e vi dirigete verso Trou
d’Eau
Douce, troverete moltissime barche (soprattutto la mattina e la sera) e
potrete
negoziarvi una gita di un giorno che comprenda l’isola dei Cervi, l’Ile
de
l’Est, la cascata e un pranzo a base di aragoste appena pescate…
I prezzi si aggirano tra i 30-50 euro. Noi abbiamo scelto di esplorare
semplicemente l’isola dei Cervi dato che del tour completo non ci
avevano
parlato benissimo. Siamo andati al paesino di Trou d’Eau Douce e siamo
entrati
in un’agenzia dove abbiamo negoziato andata e ritorno in barca per
l’Ile aux
Cerfs a 500 Rupie (12 euro in due; il tragitto dura 10-15 min.).
La laguna dell’isola è maldiviana,
l’acqua è cristallina e caldissima, con diverse tonalità di azzurro,
blu,…
Insomma spettacolare! E poi ci sono palme, pini marittimi, mangrovie.
Peccato
che abbiano rovinato l’atmosfera con tutte quelle strutture turistiche.
Prima
della devastazione umana c’erano i cervi (da cui il nome dell’isola),
che
oramai sono scomparsi. Al loro posto campo da golf, negozietti,
ristoranti.
Andateci rigorosamente la mattina presto: verso le 10 infatti inizia a
riempirsi
perché arrivano orde di turisti e la laguna (che non è molto grande)
diventa
decisamente troppo affollata. A quel punto è meglio superare la zona
della
laguna (che è quella strapiena di strutture turistiche) e proseguire
fino a
quando non si trova un posto più tranquillo.
L’Ile aux Cerfs è collegata, durante la bassa marea, all’Ile de
l’Est
da una sottile striscia di sabbia. Quindi si può attraversarla
tranquillamente
ed esplorare anche l’altro isolotto.
Quinta giornata:
Belle Mare
Un branco di cervi ci osserva spaventato - Casela
Prendiamo un taxi dal nostro albergo (5 euro da dividere in 4
persone) e in
10-15 min. arriviamo a Belle Mare.
La
spiaggia è lunga 10 km e vanta una sabbia bianchissima e un mare fra i
più
turchini di Mauritius. Non è un caso che il tratto intorno a Belle Mare
venga
considerato fra i più belli dell’isola.
Ci dirigiamo a piedi verso nord e arriviamo alla laguna davanti
all’hotel Beau
Rivage: è stupenda e l’acqua è calda. Ricorda l’isola dei Cervi.
Molto più a nord il paesaggio cambia e si fa quasi selvaggio,
caratterizzato da
torrenti e lagune paludose.
Gite che non abbiamo fatto ma varrebbe la pena fare
Il posto migliore per fare snorkeling
è il Parco marino di Blue Bay
(Blue Bay Marine Park), in cui noi non siamo potuti andare a causa del
mare mosso (c’era un ciclone che si aggirava lì intorno). Che peccato!
Il parco è chiamato così per le acque color azzurro brillante
della
laguna. La barriera corallina dicono sia molto bella. E' da evitare nei
weekend.
Ci hanno parlato bene anche dell’Ile
aux Aigrettes Nature
Reserve: una
riserva naturale di isole coralline, foreste costiere, tartarughe;
regno del raro piccione rosa (90 esemplari circa).
Per avere altre dritte su questo viaggio (come spendere poco, mezzo di
trasporto consigliato,...) e vedere tutta la galleria delle foto
visitate il sito www.mapiesplorazioni.altervista.org