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Cinque giornate di escursioni a Mauritius

aggiornamento: 01/02/2011

A cura di: Mara Zonta

Punto di Partenza e di Arrivo:
Trou aux Cerfs
Durata del Viaggio:
5 gg.
Mezzo di Trasporto:
mezzi locali, barche
Difficoltà ed Imprevisti:
nessuna
Spesa approssimativa:
ca. 650 Euro

L’isola di Mauritius è un crogiuolo di culture ma anche un esempio di perfetta integrazione e pacifica convivenza di popoli assai diversi tra loro: indiani, cinesi, africani, europei, musulmani,…

La sua natura lussureggiante e gli splendidi paesaggi ci hanno ricordato moltissimo l’isola di Mahè (Seychelles). Gli abitanti sono estremamente ospitali ma molto meno genuini e naïf dei seychellesi, forse perché sono più abituati ai turisti e quindi molto più svegli e avvezzi alle fregature (a prenderle ma anche a darle!).

Per esplorare l’isola ci vuole un po’ di tempo. Mauritius misura 65 Km da nord a sud e 45 km da est a ovest. Quindi non è proprio piccolissima.

Le escursioni che ci sono piaciute di più e che vi consigliamo vivamente sono: il giardino dei pompelmi (Pamplemousses) – da visitare rigorosamente con una guida locale – e la passeggiata per vedere le cascate di Tamarin con bagno finale (un po’ faticosa ma bellissima). Se potete cercate di evitare di fare escursioni durante i weekend dato che i locali si riversano sulle spiagge per fare mega picnic all’aperto con musica, bambini,… (le spiagge pubbliche sono attrezzatissime: barbecue di roccia, panchine). Per fortuna la spiaggia pubblica accanto al nostro hotel sembrava immune da questo fenomeno. Forse perché territorio privilegiato dei pescatori. Ma è solo un’ipotesi.

Prima giornata: 

Trou aux Cerfs - Mare aux Vacoas - Tempio indù di Gran Bassin - La Vallée des Couleures di Souillac - Gris-Gris
La Vanille (taxi)


Ci dirigiamo a Trou aux Cerfs, il cratere di un vulcano spento oramai totalmente ricoperto di vegetazione da cui si può godere di una vista magnifica su tutta l’isola con scorci sull’altopiano. Peccato che ci sia un po’ di foschia che ci impedisce di apprezzare il belvedere, nonché un acquazzone che ci bagna come pulcini. Le probabilità di trovare la pioggia a catinelle in questo posto è molto alta. Risaliamo in auto e, dopo aver costeggiato il Mare aux Vacoas (il più grande bacino di acqua dolce dell’isola), arriviamo al tempio indù di Gran Bassin, dove assistiamo alle offerte di cibo e fiori che gli indigeni portano alle divinità indù. Il lago e l’odore di incenso contribuisce a creare un’atmosfera mistica. Proseguiamo quindi per La Vallée des Couleures di Souillac, che è meno famosa delle terre colorate di Chamarel (che alla luce del sole presentano 7 diverse tonalità), ma offre molti più colori (ben 23 tonalità) ed è meno affollata di Chamarel, essendo meno turistica. Questa gita andrebbe fatta in una giornata di sole perché in questo modo le differenti gradazioni di colore si notano molto di più. Dopo aver pagato il biglietto (150 Rupie a testa) percorriamo un sentiero naturalistico (che dura circa 1 oretta) che conduce a piccole cascate e ad un belvedere da cui si osservano le terre colorate e la costa. Al termine della nostra passeggiata in auto ci dirigiamo alla falesia di Gris-Gris, che offre un fantastico punto di osservazione sul mare e sul tramonto (che noi purtroppo non abbiamo visto essendo arrivati lì all’ora di pranzo). L’area è attrezzata con panchine di roccia ed è tutto curatissimo, un posto ideale per fare un bel picnic ed è quello che facciamo. I panini preparati a colazione in albergo sono ricchi e gustosi: frittata, pomodori, formaggi. Questi sono i vantaggi della mezza pensione: non ti ammazzi di cibo e quando vai a fare la gita non perdi il pranzo.

Le terre colorate di Souillac
Le terre colorate di Souillac

Un po’ più a est si ammira la Roche qui Pleure, una formazione rocciosa sul mare in cui le acque entrano e fuoriescono a spruzzo, dando l’impressione che la roccia pianga. Subito dopo il pranzo ripartiamo per la nostra ultima tappa: La Vanille, che dobbiamo visitare entro le 18 (orario di chiusura). Si tratta di uno zoo in cui si possono osservare molti animali in gabbia (coccodrilli, iguane, macachi, pipistrelli,…). La zona più famosa è l’Insettarium ma ciò che a noi è piaciuto di più è lo spazio dedicato alle tartarughe giganti: un’ampia radura in cui è possibile interagire con gli animali, dar loro delle foglie da mangiare, toccarle, sedercisi sopra (non temete, sono corazzate e reggono pesi ben maggiori). L’impressione che si ha è che le tartarughe siano libere e non confinate in un’area. L’entrata costa 210 Rupie a testa. Chiedete la mappa del parco (è gratis).

Noi abbiamo scelto di soggiornare a Trou d’Eau Douce situato nella parte est dell’isola, perché un po’ meno turistica della parte nord e conseguentemente più selvaggia. Questa zona però da giugno ad agosto è molto ventosa, forse troppo a detta dei locali. Una curiosità: Trou d’Eau Douce sorge in una baia riparata e il suo nome, buco d’acqua dolce, si riferisce a una piscina marina alimentata dall’acqua (dolce, appunto) di un torrente sotterraneo. Se però siete stati a Sharm, alle Maldive o alle Galàpagos non vi aspettate quel tipo di fondali: non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelle meraviglie. Il Il nostro albergo era l’Hotel Bougainville, scelto perché situato accanto alla spiaggia libera (che è sempre deserta) e per la vicinanza con l’isola dei Cervi e il reef che dista, dalla spiaggia dell’hotel, circa 200-300 m. L’hotel è piccolo, quindi non caotico, e molto confortevole. C’è un giardino molto curato e le stanze hanno quasi tutte la vista sulla piscina. In più, nota per noi estremamente positiva, l’animazione non esiste, se si esclude uno spettacolino serale con danze e balli locali che si tiene al ristorante un paio di volte alla settimana. Noi avevamo una bella camera davanti alla piscina con lettone, divano, tv satellitare (riuscivamo a guardare i Tg su Rai International), doccione, patio con sedie. La cucina nel complesso è buona e c’è addirittura l’olio d’oliva a disposizione al buffet. Ogni sera propongono un menu a tema, anche se la seconda settimana si ripete un po’. Abbiamo mangiato tantissima frutta locale (eccezionale! Provate l’ananas) e anche la verdura cruda. Nessun problema. Se poi volete assaggiare uno dei numerosi cocchi appesi alle palme del giardino dell’hotel potete chiedere al ristorante di prendervene qualcuno e di prepararvelo. Vi forniranno delle cannucce per assaporare il latte e mangerete un cocco delizioso (decisamente diverso da quello che ci propinano in Italia). L'hotel mette a disposizione gli asciugamani da mare, che potete cambiare anche 10 volte al giorno, e maschere e pinne (gratis la prima mezz’ora). Dalla spiaggia dell’hotel (albergo alle spalle e mare davanti a voi) se si gira a sinistra si può fare una splendida passeggiata (il mare è davvero bello e le persone che si incontrano si contano sulle dita di una mano); se si gira a destra si va verso il paesino di Trou d’Eau Douce.

Seconda giornata:

Cascate di Tamarin - Casela + Riserva Yemen - Flic en Flac (taxi)

Questa passaggiata è fantastica! - Tamarin
Questa passaggiata è fantastica! - Tamarin.

Decidiamo di fare per prima la gita più bella, lunga e impegnativa di tutta la giornata: le cascate di Tamarin, le più alte dell’intera isola con un salto di quasi 300 metri.

Il nostro taxista ci accompagna al punto panoramico dove solitamente ci sono alcuni locali che si offrono di accompagnare i turisti sul sentiero che attraversa e costeggia le cascate. Troviamo una guida e negoziamo il prezzo: per 500 Rupie (NON a testa ma in 4 persone) ci accompagnerà fino all’ultima cascata, dove potremo fare un bagno. Ci mettiamo le scarpe e ci incamminiamo. Il sentiero è erto, tanto che spesso bisogna aggrapparsi alle piante per non scivolare. E' faticoso ma ne vale davvero la pena. In un tratto (l’unico un po’ difficile) la nostra guida ci fa superare un alto masso passando sui rami di un albero. Ci accompagna ad uno ad uno ed è molto coscienzioso nonostante non abbia, a livello ufficiale, alcuna responsabilità nei nostri confronti. Arrivati all’ultima cascata nuotiamo in un laghetto spettacolare e ci facciamo un “idromassaggio” naturale sotto la cascata. Che meraviglia!

Spossati ma felici raggiungiamo il nostro taxista per ripartire alla volta del Casela. Questo parco ospita 1500 specie di uccelli (fra cui il rarissimo piccione rosa), tigri, zebre, leoni, scimmie, cervi, antilopi, fenicotteri e tartarughe che vivono in una semi-riserva. Paghiamo il biglietto d’entrata (250 Rupie a testa) e acquistiamo anche il photo safari per 50 Rupie ciascuno. Consigliamo di limitarsi a questo e non di affittare i costosissimi quad (se non ricordo male erano più di mille Rupie all’ora): il risultato è lo stesso, anzi è meglio perché si tratta di un minibus aperto (senza vetri) da cui, mentre l’autista guida, potete fotografare animali e paesaggi. L’impressione che ci ha suscitato questo parco è totalmente diversa da quella della Vanille, soprattutto grazie al mini safari all’interno della Riserva Yemen. Diversa perché, sebbene la riserva sia recintata, il territorio su cui è collocata è talmente vasto (45 kmq) da dover essere esplorato a bordo di un automezzo e quindi le recinzioni si notano solo all’inizio del tour e alla fine. All’interno si possono avvistare cervi, zebre, antilopi, struzzi,… I leoni no, state tranquilli ;-) Se avete fatto un safari in Africa, non andateci! Ovviamente non può essere un’esperienza nemmeno lontanamente paragonabile. Ma per chi, come noi, non c’è mai stato è piacevole vedere scorazzare liberamente gli animali. Chiudiamo questa giornata con un bel bagno sulla spiaggia di Flic en Flac, bellissima, immensa ma un po’ troppo piena di barche e persone per i nostri gusti. Ci hanno detto che questa zona è ricca di bellissimi siti per le immersioni, ma noi non abbiamo avuto modo di testarlo. Eravamo distrutti!

Terza giornata:

Pamplemousses - Museo Aventure du Sucre - Port Louis - Trou aux Biche - Mont Choisy - Grand Baie (taxi)

Caspita, che radici! - Pamplemousses
Caspita, che radici! - Pamplemousses

Puntiamo a nord per vedere i giardini di Pamplemousses. Appena arrivati paghiamo l’entrata (100 Rupie a testa) e cerchiamo una guida (accanto all’entrata è pieno) che ci accompagni alla scoperta delle spezie (cannella, noce moscata,…) e delle piante del giardino. Negoziamo il suo compenso: 50 Rupie a testa. Le guide parlano sempre molte lingue, quindi non avrete difficoltà a trovarne una che parli anche l’italiano. Vi consigliamo vivamente di fare il tour con una persona che vi spieghi cosa state vedendo: le piante infatti sono sprovviste di un cartellino identificativo. Ci addentriamo nel parco che ospita un’impressionante varietà di specie vegetali, endemiche e non. Annusiamo le varie spezie, vediamo baobab, la pianta delle salsicce, la palma a zampa di elefante, la divertentissima mimosa pudica (quando si toccano le foglie pudicamente si chiudono), le spettacolari ninfee giganti (due metri di diametro e reggono fino a 5 kg di peso. I loro fiori sbocciano e muoiono nello stesso giorno, assumendo tre colori diversi nel corso della giornata) e molto altro ancora. C’è anche un’area con le tartarughe e i cervi. Alla fine del tour ci dirigiamo al museo dello zucchero: l’Aventure du Sucre, un ex zuccherificio che è stato trasformato appunto in un museo. L’entrata costa 350 Rupie a persona e se penso che per il meraviglioso giardino di Pamplemousses ne avevo spese 100… mi vengono i nervi! Il giretto turistico del museo è decisamente deludente: ci sono dei vecchi macchinari per la raffinazione dello zucchero, una zona interattiva per i bambini in cui è possibile vedere un filmato, alcune foto, insomma la classica meta per turisti sprovveduti con uscita finale nel negozietto del museo in cui vengono venduti i vari tipi di zucchero a prezzi stratosferici. Acquistateli al supermercato: costano molto meno e le confezioni sono decisamente più grandi.

Dopo la fregatura ci dirigiamo alla capitale di Mauritius: Port Luis, un vero caos (traffico, palazzoni, casinò, McDonald, locali vari). Mangiamo sul lungomare di fronte al Caudan Center Waterfront ed esploriamo il mercato locale, dove vediamo un po’ di vita vera. Torniamo al nostro taxi (il taxista non è riuscito a trovare un parcheggio ma si è messo tranquillamente in doppia fila) e andiamo a vedere la spiaggia di Trou aux Biches (bella ma un po’ troppo vicina alla strada principale) e la spiaggia pubblica di Mont Choisy (molto più selvaggia, con una meravigliosa pineta di casuarine, una specie di pino le cui radici affondano nella sabbia. Unico neo: un po’ troppo affollata di barche e turisti).

Concludiamo questa giornata con una puntatina a Grand Baie. Il nostro taxista ci accompagna in un megasupermercato dove possiamo acquistare, ad un prezzo irrisorio, lo zucchero di canna con dentro delle stecche di cannella.

Quarta giornata:

Ile aux Cerfs

Scorcio dall'Ile aux Cerfs
Scorcio dall'Ile aux Cerfs.JPG

Se alloggiate al Bougainville, organizzare una gita all’isola dei cervi è semplicissimo. Dalla spiaggia dell’hotel se girate a destra e vi dirigete verso Trou d’Eau Douce, troverete moltissime barche (soprattutto la mattina e la sera) e potrete negoziarvi una gita di un giorno che comprenda l’isola dei Cervi, l’Ile de l’Est, la cascata e un pranzo a base di aragoste appena pescate… I prezzi si aggirano tra i 30-50 euro. Noi abbiamo scelto di esplorare semplicemente l’isola dei Cervi dato che del tour completo non ci avevano parlato benissimo. Siamo andati al paesino di Trou d’Eau Douce e siamo entrati in un’agenzia dove abbiamo negoziato andata e ritorno in barca per l’Ile aux Cerfs a 500 Rupie (12 euro in due; il tragitto dura 10-15 min.).

La laguna dell’isola è maldiviana, l’acqua è cristallina e caldissima, con diverse tonalità di azzurro, blu,… Insomma spettacolare! E poi ci sono palme, pini marittimi, mangrovie. Peccato che abbiano rovinato l’atmosfera con tutte quelle strutture turistiche. Prima della devastazione umana c’erano i cervi (da cui il nome dell’isola), che oramai sono scomparsi. Al loro posto campo da golf, negozietti, ristoranti. Andateci rigorosamente la mattina presto: verso le 10 infatti inizia a riempirsi perché arrivano orde di turisti e la laguna (che non è molto grande) diventa decisamente troppo affollata. A quel punto è meglio superare la zona della laguna (che è quella strapiena di strutture turistiche) e proseguire fino a quando non si trova un posto più tranquillo.

L’Ile aux Cerfs è collegata, durante la bassa marea, all’Ile de l’Est da una sottile striscia di sabbia. Quindi si può attraversarla tranquillamente ed esplorare anche l’altro isolotto.

Quinta giornata: 

Belle Mare

Un branco di cervi ci osserva spaventato - Casela
Un branco di cervi ci osserva spaventato - Casela

Prendiamo un taxi dal nostro albergo (5 euro da dividere in 4 persone) e in 10-15 min. arriviamo a Belle Mare. La spiaggia è lunga 10 km e vanta una sabbia bianchissima e un mare fra i più turchini di Mauritius. Non è un caso che il tratto intorno a Belle Mare venga considerato fra i più belli dell’isola. Ci dirigiamo a piedi verso nord e arriviamo alla laguna davanti all’hotel Beau Rivage: è stupenda e l’acqua è calda. Ricorda l’isola dei Cervi. Molto più a nord il paesaggio cambia e si fa quasi selvaggio, caratterizzato da torrenti e lagune paludose.


Gite che non abbiamo fatto ma varrebbe la pena fare

Il posto migliore per fare snorkeling è il Parco marino di Blue Bay (Blue Bay Marine Park), in cui noi non siamo potuti andare a causa del mare mosso (c’era un ciclone che si aggirava lì intorno). Che peccato!

Il parco è chiamato così per le acque color azzurro brillante della laguna. La barriera corallina dicono sia molto bella. E' da evitare nei weekend.

Ci hanno parlato bene anche dell’Ile aux Aigrettes Nature Reserve: una riserva naturale di isole coralline, foreste costiere, tartarughe; regno del raro piccione rosa (90 esemplari circa).


Per avere altre dritte su questo viaggio (come spendere poco, mezzo di trasporto consigliato,...) e vedere tutta la galleria delle foto visitate il sito www.mapiesplorazioni.altervista.org



   

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