Viaggio meraviglioso per natura, spiagge e quant’altro: si passa dalle paludi del Tortuguero al vulcano attivo dell’Arenal, dalla foresta nebulosa di Monteverde all’Oceano Pacifico con i suoi magnifici colori.
E, per terminare, la nostra avventura nel paradiso terrestre delle Isole San Blas.Abbiamo visto un’infinità di animali come mai ci era capitato nei nostri viaggi precedenti.
Il Costa Rica infatti ha una fauna straordinaria: 864 specie di uccelli (quasi il dieci per cento delle specie del mondo), 250 specie di mammiferi (di cui più o meno la metà sono pipistrelli), 230 specie di rettili, 215 specie di anfibi e 1522 specie di pesci ed il territorio è coperto da una ricca foresta tropicale.
Due Paesi (Costa Rica e Panama) sicuramente da consigliare ad altri viaggiatori che, come noi, hanno la passione nei viaggi avventura.
Primo giorno:
Italia - San Josè (scalo a Madrid)
Alle 8 di mattina siamo seduti al nostro posto, direzione Madrid, con la compagnia AirNostrum gruppo Iberia.
L’aereo lascia un po’ a desiderare ma ormai ci siamo.Costarica stiamo arrivando!
Arriviamo a Madrid puntuali come un orologio svizzero e, dopo aver cambiato terminal, alle 11:45 siamo all’imbarco del volo intercontinentale per San Josè, capitale del Costarica. Il viaggio aereo procede bene anche se il comfort su questo aereo non è il massimo. Solo la fila centrale ha il monitor, e gli sfortunati passeggeri seduti ai lati devono rompersi il collo per poter vedere la Tv (in inglese o spagnolo).
Dopo molte ore di volo arriviamo finalmente a San Josè. Sono le 14.04 ora locale ed ormai ci siamo. Sbrigata velocemente la solita trafila per la dogana siamo pronti ad iniziare la nostra avventura. Il taxi, che avevamo prenotato dall’Italia, ci sta aspettando.
Dopo un’oretta di strada siamo al Tranquilobackpackers, prenotato tramite internet, che per 28USD (+ 20USD di taxi) sarà la nostra prima tappa. La scelta di questo posto è stata dettata dal fatto che è vicinissimo alla partenza degli autobus per la Costa Caraibica. L’ostello non è niente di che ma, dato il prezzo, è molto conveniente e l’atmosfera è giovanile e simpatica. Bagno e doccia sono in comune.
Sistemato il nostro unico zaino andiamo a prendere qualche soldo al bancomat e a mangiare qualcosa.
San Josè, come tutte le capitali mondiali, non è il massimo, anzi fa schifo, e noi stanchi per il viaggio ritorniamo in ostello senza girare più di tanto.
Secondo giorno:
San Josè - Cariarì - La Pavona - Tortuguero
Sveglia alle 5.10 e, dopo pochi minuti di camminata, siamo già alla fermata degli autobus direzione Costa Caraibica, più precisamente Cariarì. Il tempo stamattina non è dei migliori ma come temperatura ci siamo 30°C.
Partiamo puntualissimi alle 6.30. Attraversiamo dapprima una zona montuosa ricca di vegetazione e poi una pianura coltivata ed “abitata” da moltissime mucche.
Alle 8.45 siamo a Cariarì da dove prendiamo il pullman per andare a La Pavona. Assaporiamo un po’ i profumi del Costarica mangiando frutta ed immergendoci nel piacevole caos che c’è nei paesini sudamericani. Il tempo non ci manca dato che il nostro autobus partirà solo alle 12.Cambiamo qualche soldo in banca e facciamo due passi. Dal terminal riusciamo a prendere anche il biglietto per la lancia che da La Pavona ci porterà al Tortuguero.
Il nostro mezzo di trasporto non è dei migliori e pare proprio che le sospensioni siano solo un lontano ricordo. Attraversiamo moltissime piantagioni di banane (Chiquita) e dopo circa 1h e 30 min. siamo all’imbarcadero.
Gli orari delle lance combaciano perfettamente con il nostro arrivo e quindi ci imbarchiamo in pochi minuti.
Il fiume non è pulitissimo, infatti l’acqua è di un bel marrone. Cerchiamo di vedere qualche animale ma niente da fare: o si nascondono molto bene o noi non abbiamo ancora l’occhio allenato per individuarli nella foresta.
Finalmente, dopo un’oretta, ci siamo. Il fiume si allarga e diventa improvvisamente blu. Il paesino del Tortuguero è vicino e la lancia incomincia a lasciare i pochi turisti ai vari attracchi degli hotel immersi nella foresta. Noi abbiamo deciso di alloggiare in paese a “La Casona “ dato che tutte le escursioni partono da lì. Albergo carino e pulito con le immancabili amache poste davanti all’ingresso.
Tortuguero è un villaggio molto famoso per osservare la deposizione delle uova delle tartarughe giganti.
Peccato che marzo non sia periodo d’avvistamenti quindi evitiamo di buttare via i soldi. Il posto comunque molto bello: da una parte c’è il fiume con i suoi canali, dall’altra c’è il Mar dei Caraibi con spiagge di sabbia nera (non bellissime a dir la verità ) e senza traccia di gusci che noi, nel nostro immaginario, avremmo voluto vedere.
Tornati in albergo prenotiamo l’escursione in canoa per l’indomani mattina.
Il paese è pieno d’agenzie che propongono ogni tipo d’escursione ma noi ci siamo fidati dell’amico della proprietaria del nostro albergo che ci ha proposto un’escursione in canoa (e non con il motoscafo in quanto il rumore del motore fà scappare gli animali) per 8250 Colones p/p.
Cena e poi nanna.
Terzo giorno:
Tortuguero
Ore 5.25: ritrovo davanti al molo per la partenza del tour in canoa. Al mattino è più semplice vedere gli animali. Infatti,dopo poco, sentiamo l’urlo inconfondibile delle scimmie urlatrici e ci imbattiamo in una moltitudine di uccelli acquatici. Attracchiamo solo un attimo per fare il biglietto per il parco (5625 p/p) e poi via per i canali.
La nostra guida è un omone enorme che, per tutta la durata della gita, oltre a dare spiegazioni sui vari avvistamenti degli animali, pagaia come un matto. Lungo il tragitto avvistiamo caimani, scimmie, uccelli, iguane, ragni enormi e per fortuna anche due tartarughe d’acqua dolce.
Finito il giro di circa 2 orette, ritorniamo al molo e ci incamminiamo all’interno del parco. Ci siamo fatti una bella camminata ma animali pochi. Forse con una guida sarebbe stato diverso. Ceniamo direttamente in albergo e prenotiamo in un’agenzia la lancia per ritornare a La Pavona.
Quarto giorno:
Tortuguero - La Pavona - Cariarì - Guapiles - Puerto Vejo de Sarapiqui - Ciudad Quesada - La Fortuna (bus)
Oggi giornata di spostamenti. Premesso che le giornate iniziano sempre molto presto per concludersi altrettanto presto, si parte alle 6 del mattino dal molo del Tortuguero per arrivare a Cariarì.
Facciamo i biglietti per Guapiles e alle 9.30, puntualissimo, arriva e riparte l’autobus per Puerto Vejo de Sarapiqui (circa 1 ora). Tutti questi cambi ci permettono di non ritornare più a San Josè risparmiando tempo e vedendo paesaggi nuovi. Arriviamo a Puerto Vejo verso le 11.45 e, dopo aver mangiato qualcosa, ripartiamo alle 12.15 per Ciudad Quesada.
C’è da dire che la puntualità dei mezzi è sconcertante. Arriviamo a Ciudad Quesada alle 14.45 e, per nostra fortuna, troviamo subito la coincidenza per La Fortuna. Dopo tutto questo viaggiare arriviamo a destinazione verso le 16.30.
La città é commerciale, niente a che vedere con il Costarica, ma noi siamo venuti qui per vedere uno dei vulcani più attivi del mondo.
Scesi dall’autobus ecco arrivare i soliti procacciatori di stanze ma noi sappiamo già dove andare a dormire.
L’albergo El Bosque si rivelerà un posto non molto bello ma effettivamente per soli 15700 Colones (28USD a stanza) per 2 notti non si poteva pretendere di più. Prenotiamo direttamente alla reception sia l’escursione notturna al vulcano più il bagno nelle acque termali (35USD p/p) che il trasferimento jeep - boat - jeep per Monteverde (20USD p/p).
Alle 17.30 siamo pronti per la visita al vulcano: sono emozionato. Non è una cosa da tutti i giorni avvicinarsi ad un vulcano attivo.
Arriviamo all’ingresso del parco ormai all’imbrunire e dopo una breve camminata arriviamo alle sue pendici.
Non abbiamo dovuto attendere per vedere fuoriuscire i lapilli e sentir borbottare la montagna. Bellissimo e dopo un po’ di contemplazione in rigoroso silenzio ci trasferiscono alle terme di Tabacon (almeno così pensiamo). Arriviamo con il pulmino, ma delle terme vediamo solo la scritta d’ingresso. Invece di entrare dalla porta principale siamo andati direttamente all’uscita del fiumiciattolo di acqua calda che arriva dalle terme; in realtà ci fanno passare da una strada non percorribile e tutta al buio. L’unica luce è la pila della nostra guida… ma arriviamo al fiume e…
C’è già altra gente e l’accompagnatore ci fa pure giocare sullo scivolo naturale creatosi da un tronco che attraversa il rio. Nonostante la sfiducia ci siamo divertiti ed è stato rilassante lo stesso ma siamo rimasti un po’ delusi dalla location in quanto non eravamo stati avvertiti anzitempo.
Quinto giorno:
La Fortuna
Sveglia come al solito all’alba. Oggi vogliamo prendere il pullman per andare al Parco naturale del vulcano Arenal per poter vedere un po’ di animali e di vegetazione.A dir il vero questa nostra scelta è stata dettata da alcuni viaggiatori che abbiamo conosciuto il giorno prima che ci hanno consigliato questa gita fai da te.
Partenza dal terminal alle 8.30 direzione Tilàran e, dopo circa mezz’ora, scendiamo alla stazione dei rangers che è proprio al bivio con la strada che abbiamo fatto la sera prima. Siamo gli unici a scendere. La strada non è asfaltata ed è piena di buche ma per fortuna non incontriamo troppe macchine. Fà abbastanza caldo ma noi siamo in Sudamerica anche per questa temperatura fantastica.
Lungo il tragitto avvistiamo uccelli e animali. Mentre camminiamo veniamo sorpassati da un’auto guidata da una signora francese che ci offre un passaggio per andare fino all’osservatorio. Accettiamo molto volentieri e scopriamo che sono 9 km fino in cima (ora siamo ancora più contenti e, visto il sole cocente, consapevoli che forse non ci saremo arrivati a piedi…).
Arriviamo, dopo un po’ di sobbalzi e di sterrato, all’ingresso del parco. Facciamo i brillanti e decidiamo di pagare l’ingresso a tutta la famigliola francese (2000 Colones p/p, ma ci guadagniamo anche il ritorno in città).
Ci diamo appuntamento per le 17 alla macchina e cominciamo ad avventuraci per i mille sentieri del parco.
Vediamo moltissimi uccelli coloratissimi,tucani e animali a noi sconosciuti come i coati (simil procioni) che mettono tanta simpatia con i loro atteggiamenti. Giriamo come pazzi e andiamo prima a vedere la Catarata de la Fortuna (una cascata di circa 70mt) e poi andiamo a vedere il sismografo che registra le eruzioni del vulcano.
Il sentiero che porta ai piedi del vulcano è chiuso dato che alcuni anni prima due turisti ed una guida sono morti per i gas tossici emessi durante l’eruzione.
Ritorniamo all’ora stabilita all’auto contenti e soddisfatti della nostra giornata per far rientro in paese.
Sesto giorno:
La Fortuna - Sant’Elena (Monteverde)
Dopo aver fatto colazione siamo pronti per partire. Alle 8.30 vengono a prenderci per portarci a Monteverde, località molto famosa per il suo parco nebuloso e per le molte escursioni che si possono fare.
Il tragitto è molto bello infatti,oltre a prendere due pulmini e una barca per attraversare il lago, ci arrampichiamo per una strada (ovviamente sterrata) scoprendo bellissimi paesini sperduti. Ora capiamo perchè quando noleggi un’auto ti consigliano tutti il fuoristrada! Però dovrebbero consigliare anche un navigatore perché le strade costaricensi peccano di indicazioni stradali!
Arriviamo a Sant’Elena di Monteverde alle 11.30 e ci facciamo lasciare davanti alla pensione Sant’Elena. Le stanze sono molto belle e spaziose ma anche un po’ costose (30USD la doppia). Decidiamo pertanto di optare per un altro hotel che per 20USD a stanza (pulita e con bagno privato ) ci convince comunque. Ritorniamo però alla pensione Sant’Elena per prenotare tutte le nostre escursioni vista la disponibilità e la cortesia dei proprietari.
Qui a Monteverde c’è talmente tanto da fare che solo due notti di permanenza sembrano poche ma, visto il nostro programma di viaggio, non possiamo fare altrimenti. Sarà tutto concentrato e sfrutteremo ogni attimo della nostra permanenza qui.
Ci sono un’infinità di escursioni possibili (proposte da mille compagnie diverse) che vanno dal Canopy (discesa imbragati su cavi d’acciaio) alla varie visite ai parchi, ranari , rettilari, farfallari, tour del caffè, ponti sospesi ecc.
C’è n’è per tutti i gusti. Noi optiamo per Canopy + ponti sospesi, ranario, rettilario, tour del caffè e visita notturna del parco.
Ok il programma è deciso quindi passiamo alla pratica: per prima cosa cambiamo i soldi in banca e mangiamo qualcosa in questo paesino. Tutto è concentrato in un’unica strada: ristoranti, bar, ostelli, fermata dell’autobus e ogni tipo di negozio.
In questa regione il tempo è molto variabile, può piovere o far bello nel giro di pochi minuti. Il gestore della pensione ci consiglia di aspettare a prenotare l’escursione notturna al parco per vedere se il tempo tiene...sì, il sole ha retto e così alle 17 siamo pronti per partire (9600 Colones p/p).
La visita non è male: addentrarsi nella foresta di notte con il solo ausilio delle torce è bellissimo. Vediamo alcuni animali tra cui una tarantola, e qualche uccello dormiente. Più che altro sentiamo versi e rumori degli animaletti che abitano questo parco.
Il tutto dura circa un’ora e mezza e, al ritorno in paese, ci facciamo lasciare al ranario (controllate bene gli orari di chiusura per evitare di non poter entrare). Per 5700 Colones p/p ci addentriamo alla scoperta delle rane. Ci sono moltissime specie piccolissime e coloratissime, quasi impossibili da vedere, e cresciute in cattività, ma il giro è bellissimo anche grazie alla capacità della nostra giovane guida.
Torniamo all’Hotel a piedi a ceniamo al ristorante Maravilla, dove ordiniamo il casado, piatto tipico costaricense a base di pesce o carne, riso, fagioli e verdure miste…dopo a nanna.
Settimo giorno:
Sant’Elena (Monteverde)
Sveglia di buon’ora viste le innumerevoli cose che ci siamo prefissati di fare oggi.
Come prima cosa ci aspetta il tour del caffè in una finca (piantagione, in spagnolo) biologica.
Tutto come una volta: dalla raccolta all’essiccazione, alla tostatura ecc.
Ripartiamo dall’inizio. Facciamo colazione alla Panaderia Jimenez (da paura quanto ben di Dio c’era dietro il bancone) e, dopo esserci rifocillati e fatto il pieno d’acqua, siamo pronti per salire sul pulmino che alle 7.45 ci sta aspettando davanti alla Pensione Sant’Elena. Siamo solo quattro turisti, la guida e l’autista.
Il tragitto non è lungo ma dopo poco riusciamo a vedere i primi animali.
Primo incontro della vacanza con un bradipo e il suo cucciolo che pigramente sonnecchia su un albero. Il nostro autista ci spiega che i bradipi fanno una vita molto sedentaria: dormono circa 18 ore al giorno e scendono solo una volta a settimana dall’albero per fare i bisogni. Mica male! abbiamo pensato.
Finalmente arriviamo e, dopo aver visto la piantagione e i frutti del caffè, la nostra guida ci illustra tutte le fasi della lavorazione. E’ stata un’escursione molto interessante che consiglio a tutti. Il tutto si conclude con l’assaggio dei vari tipi di caffè: tostado claro, tostado scuro e sunrise (essiccato naturalmente al sole).
Sulla strada del ritorno ci fermiamo a fotografare anche delle tarantole che sono tranquille dentro il loro buco.
La gita è durata circa un paio d’ore. Ritornati a Sant’Elena facciamo un po’ di pranzo ma ormai l’adrenalina sta arrivando al culmine: alle 12.30 abbiamo appuntamento per andare a fare il famoso Canopy con l’agenzia Selvanatura che ci è sembrata la più completa. Abbiamo abbinato al Canopy anche i Ponti sospesi per una durata di circa 5 ore per 100USD p/p (un po’ caro ma ne vale sicuramente la pena).
Arriviamo al parco e, dopo una breve spiegazione sul da farsi, siamo pronti per lanciarci imbragati come scalatori da un albero all’altro con l’ausilio di funi d’acciaio. Vi assicuro che l’adrenalina è tanta soprattutto per l’altezza delle funi e la lunghezza dei cavi (variabile, ma l’ultimo era lungo più di 1 km). Da provare sicuramente. Finito il Canopy abbiamo fatto il percorso dei ponti sospesi e la visita al parco dei colibrì.
Ritornati con l’ultima navetta a Sant’Elena siamo andati al serpentario (8$ p/p) e poi sfiniti dalla giornata cena da Don Juan,una sorta di self - service in cui si mangia e si paga poco e dopo a letto.
Ottavo giorno:
Sant’Elena - Puntarenas - Quepos
Giornata stancante piena di trasferimenti dato che da Monteverde siamo arrivati fino a Quepos con circa 9 ore di viaggio tra cambi pullman ed attesa ai terminal. Partenza da Monteverde alle 6 di mattina. Dopo la lunga discesa su strade sterrate arriviamo alle 9.30 a Puntarenas dove abbiamo il primo incontro ravvicinato con l’Oceano Pacifico.
Dobbiamo far cambio di terminal dato che il nostro prossimo autobus, direzione sud del Costarica, parte da un’altra fermata situata vicino all’Oceano. Aspettiamo fino alle 11 quando, puntualissimo,arriva il nostro pullman per Quepos (1915 Colones p/p). Premessa: i biglietti per la prenotazione devono essere acquistati al box della compagnia dei pullman che è situato a due isolati dalla fermata. Noi l’abbiamo scoperto grazie agli altri passeggeri che stavano aspettando alla fermata; senza il ticket non avremmo potuto salire e trovato posto a sedere.
Fà un caldo tremendo e siamo ammassati come animali: senza contare i lavori in corso che abbiamo incontrato sulla strada e la lentezza del mezzo di trasporto è un viaggio quasi infinito!
Attraversiamo comunque dei bellissimi posti tra piantagioni di banane, ananas e paesi ‘americanizzati’ come quelli sulla costa pacifica famosi per i surfisti, da evitare assolutamente se cercate la vera vita costaricense.
Alle 15 arriviamo a Quepos, paese molto trafficato, pieno di taxi e con un via vai di persone incredibile.
Noi staremo qui due notti per poter vedere il Parco di Manuel Antonio, a circa mezz’ora di distanza con l’autobus.
Soggiorniamo all’Hotel Ceciliano, non prima aver girato più posti. Notiamo che sulla porta d’ingresso c’è il cartello di vendita ma, non avendo ancora trovato acquirenti, è ancora aperto. Per 12000 Colones a stanza per due notti ci prendiamo una doppia con ventilatore, Tv e bagno privato.
Lasciamo i bagagli in stanza e andiamo a far un giro per il paese. Niente di speciale soprattutto quando arriviamo alla spiaggia e troviamo un bel cartello con la scritta ‘Acqua inquinata’.
Trascorriamo il resto dalla giornata nel decidere cosa fare l’indomani e i giorni successivi. Abbiamo un problemino per raggiungere Bay Drake nel minor tempo possibile. Dopo aver girato alcune agenzie optiamo per un trasporto privato dato che con i mezzi pubblici avremmo perso tutto un giorno. La nostra scelta è caduta sull’agenzia Lynch Travel che per 30USD a testa ci porterà fino a Sierpe.
Per mangiare non abbiamo trovato nessuna difficoltà dato che a Quepos c’è un’infinità di ristoranti che vanno dal fast - food al ristorante messicano. La nostra scelta è caduta sul primo visto che, causa la mancanza della corrente elettrica nel paese, è l’unico locale con un generatore elettrico. Tutti gli altri hanno chiuso per causa di forza maggiore ma a noi va bene lo stesso, è quasi simpatico girare per le stradine con la torcia elettrica!
Nono giorno:
Quepos - Parco Manuel Antonio - Quepos
Oggi finalmente riusciamo a fare un bel bagno rigenerante nel Pacifico e a vedere questo famoso parco.
Partenza col pullman delle 6.30 (200 Colones p/p c’è n’è uno ogni mezz’ora) e dopo 8 km arriviamo al Parco Manuel Antonio. Siamo tra i primi ad entrare e ci possiamo godere un po’ di tranquillità. L’ingresso costa 5600 Colones p/p ma ne vale sicuramente la pena.
Dopo un po’ di tragitto incominciamo a vedere i primi animali: farfalle, diversi tipi di scimmie, iguane, bradipi, coati, granchi, paguri, basilischi, tucani: un vero paradiso di fauna e flora. Penso che sia stato il luogo in cui abbiamo visto più specie di animali, connubio perfetto tra mare e montagna dove il contatto con la natura è continuo.
Non è così difficile prendere il sole nelle bellissime spiagge con accanto le iguane che ti osservano. Giriamo per tutti i sentieri e poi ci concediamo un meritatissimo riposo e un bel bagno refrigerante sulle spiagge bianche dell’arcipelago.
Verso sera siamo torniamo a Quepos soddisfatti della nostra gita. Il paese è di nuovo in black out quindi ritorniamo nuovamente al fast food: solito hamburger divorati dalle zanzare che, come noi,cercano la luce.
La serata si conclude con una capatina al casinò di un albergo e poi a nanna.
Decimo giorno:
Quepos - Sierpe - Baia Drake
Anche oggi sarà una giornata di trasferimento visto che, come dicono anche le guide, Baya Drake è un posto bellissimo ma chi vuole andarci è perché lo desidera veramente vista la difficoltà necessaria per arrivare in queste zone.
Noi siamo ostinati e vogliamo vedere assolutamente i delfini che in questo tratto di mare passano spesso e volentieri.
Come concordato con l’agenzia lo shuttle privato ci viene a prendere verso le 7. Siamo solo due coppie con due autisti. La strada è ovviamente sterrata e piena di cantieri ma, con il nostro mezzo, risparmiamo di sicuro 2 - 3 ore rispetto all’autobus e, per lo meno, qui c’è l’aria condizionata.
Arriviamo al molo di Sierpe verso le 9.30 e da qui salpiamo alle 11.30 in direzione Baia Drake.
Nell’attesa mangiamo qualcosa al baretto e riusciamo a vedere anche un coccodrillo nel fiume.
Dopo un’ora e mezza di lancia sul fiume arriviamo in mare aperto. Bellissimo (la barca ci è costata 8000 Colones p/p).
Il comandante ci chiede dove siamo alloggiati per farci scendere alla nostra spiaggia e noi, dopo un rapido consulto, decidiamo per le cabinas Manolo (le più economiche naturalmente).
Baia Drake è considerato un posto molto caro dalla guida visto la scarsità di posti per dormire. Noi siamo fortunati perchè non ci sono molti turisti e spendiamo 15USD p/p a notte per una stanza con bagno in comune, ventilatore e zanzariera. Optiamo per il bagno in comune dato che siamo gli unici nell’albergo (almeno per la prima notte).
Sistemati i bagagli ispezioniamo il paesino. Molto piccolo e carino: le strade sono sterrate, sembra di ritornare al tempo dei nostri nonni. Poche macchine, un bar, due ristoranti e una parrucchiera.
Siamo fortunati e ci imbattiamo nella festa del paese così riusciamo a gustarci dei piatti non male con poco dinero. Anche qui di ci ritroviamo senza la corrente, ma ormai siamo abituati e la cosa ci piace. Con l’oscurità vediamo un miliardo di stelle, sentiamo una miriade di rane che costeggiano e ci segnano la via e ne vediamo pure una!
Tornati da Manolo ci mettiamo d’accordo con la proprietaria per l’escursione all’isla de cano. Siamo venuti qui per vedere i delfini no! Per 75USD p/p con colazione e pranzo riusciamo a prenotare la gita per il giorno dopo.
Undicesimo giorno:
Baia Drake - Isla de Cano
Il giorno fatidico è ormai arrivato e noi siamo eccitati dall’esperienza che andremo a fare: oggi, finalmente, vedremo i delfini.
Appena svegli facciamo colazione alla Pensione Manolo che ci offre, vista la prenotazione per l’escursione all’Isla de Cano, di tutto e di più: oltre al buonissimo ananas troviamo anche marmellate, uova, latte, caffè per delle tortillas fantastiche. Con lo stomaco bello pieno siamo pronti per partire. Carichiamo sul pick - up tutta l’attrezzatura da snorkeling e il pranzo quindi, alle 8, siamo pronti a partire per raggiungere il mare. L’imbarcazione non è grossissima ma noi siamo solo 7 persone. L’attrezzatura per lo snorkeling ci viene prestata dalla guida ma ognuno può utilizzare la propria eventualmente portata dall’Italia.
Appena partiti vediamo subito un grosso pesce volante e, dopo circa mezz’ora di navigazione, si vede già l’Isla: ma dei delfini neanche l’ombra.
Ormai a ridosso della spiaggia, ecco comparire prima una pinna e poi una moltitudine di delfini che ci passano davanti. Cominciamo ad inseguirli per poterli vedere bene in tutta la loro magnificenza: stupendo, proprio quello che volevamo!. Ci nuotano attorno. Passano vicinissimi alla barca. Sono almeno una ventina che si rincorrono e a volte fanno anche dei salti. Finita l’euforia e dopo aver scattato un’infinità di foto riprendiamo la navigazione verso l’Isla per fare snorkeling. Ci sono altre barche di turisti ma tutto sommato non ci siamo pestati i piedi più di tanto.
Incominciamo con una prima nuotatina in un punto più profondo dove vediamo una miriade di banchi di pesci coloratissimi: si nuota tutti insieme con in testa la guida che ci indica i pesci più belli.
Risaliti in barca ci avviciniamo un po’ di più alla costa dove ci immergiamo di nuovo per vedere un altro mondo sottomarino: vediamo dapprima le razze e poi, meraviglia delle meraviglie, degli squaletti che si stanno riposando sul fondo. Secondo me saranno stati lunghi almeno un metro e mezzo. Continuando tra pesci di tutti i tipi ci imbattiamo anche in due tartarughe belle grosse che stanno risalendo in superficie per respirare.
Contenti come non mai sbarchiamo sull’isola e commentiamo l’escursione: ancora meglio di quanto potevamo aspettarci. Ci stendiamo sulla sabbia per abbronzarci un po’ e dopo poco veniamo chiamati per il pranzo.
Tutto è pronto su dei tavoli che, viste le innumerevoli gite, sono stati piazzati sotto gli alberi. Che relax e che mangiata! L’isola non è grandissima e tutta la gente è sistemata su un’unica spiaggia di sabbia, ovviamente bianca. Non immaginavo che il Pacifico fosse così pieno di vita.
Finita la siesta, verso le 13.30 siamo pronti per ripartire per Baia Drake.
Il nostro ritorno è un po’ più movimentato dell’andata visto che si è alzato il vento e la nostra barchetta fà dei salti incredibili. Ecco perché l’escursione è iniziata tanto presto.
Dopo un’oretta siamo di nuovo a terra e prima di far ritorno da Manolo facciamo ancora un po’ di mare e una bella passeggiata sulla spiaggia.
A cena andiamo alla Soda Mar Y Bosque dove, con pochi colones, ceniamo in modo discreto.
Finita la cena siamo stanchi e dopo una breve passeggiata si va a nanna: domani ci aspetta un bel viaggetto di ritorno.
Dodicesimo giorno:
Baia Drake - Sierpe - Palmar Norte - Paso Canoas –David (Panama) - Panama City
Intensa giornata di trasporti e cambi di mezzi di locomozione.
Partiamo dall’inizio: abbiamo prenotato la barca e il taxi all’Hotel Manolo per il ritorno a Sierpe e la prosecuzione in taxi a Palmar Norte. La nostra paura è quella di non riuscir ad arrivare a Panama City dato che, sia sui vari racconti di viaggio che sulla guida, non sono molto chiari gli orari e i vari mezzi da prendere.
Partiamo con il dubbio da Baia Drake verso le 7.15 (16000 Colones p/p) e dopo 1 ora e mezzo siamo a Sierpe.
Ad attenderci c’è il taxista che in mezz’ora ci porta,insieme ad altri due turisti, a Palmar Norte per 5000 Colones a coppia.
Fà un caldo tremendo ma ormai siamo più rilassati visto che abbiamo scoperto che riusciremo ad arrivare a Panama City senza dover ritornare a San Josè.
Abbiamo ancora le cartoline con il francobollo del Costarica da imbucare e, visto che alla partenza dall’autobus manca ancora un po’, mi dirigo alla posta (per la cronaca, le cartoline sono arrivate regolarmente).
Il bus per Paso Canoas (confine con il Panama) arriva verso le 11 e ci costa 1700 Colones p/p. L’ora è un’incognita dato che il pullman arriva da San Josè e quindi l’orario potrebbe dipendere dal traffico. Consiglio di arrivare comunque presto in stazione anche se le corse verso Panama sono molte. Al peggio uno può prendere il taxi (un paio d’ore di viaggio).
Passiamo i soliti paesini di frontiera ed arriviamo al confine. Tappa in banca per cambiare gli ultimi Colones e gli euro che ci rimangono per prendere dollari americani, la moneta corrente a Panama.
La frontiera è un vero casino: zero controlli. Senza accorgercene saltiamo quella costaricense presentandoci a quella panamense sprovvisti di visto. Ci rimandano indietro per farci fare il timbro sul passaporto. Ovviamente siamo scortati dai soliti personaggi in cerca di soldi che si offrono di darci una mano: accettiamo l’aiuto ben volentieri ma quando arriva il momento di fare i conti lo salutiamo e non gli diamo un bel niente. Mentre passiamo la frontiera veniamo avvicinati da una jeep che ci offre un passaggio fino al terminal degli autobus per David, crocevia obbligat, per 30USD a coppia. Siamo un po’ titubanti dato che “fidarsi e bene ma non fidarsi è meglio”: contrattiamo un po’ visto che per 5USD a testa ci sono dei bei collectivos che ogni 20 minuti partono per David. Ci fidiamo dell’uomo visto che sul sedile posteriore ci sono due bambini piccoli e per 20USD riusciamo a sistemarci su questo grosso fuoristrada americano con tutti i comfort, soprattutto l’aria condizionata! In poco tempo arriviamo al grossissimo terminal: una miriade di pullman, collectivos e persone. Facciamo tappa in una sodas per informarci su gli orari e spostamenti. Per i biglietti è stato un po’complicato: si possono acquistare solo 30 - 45 minuti prima della partenza dell’autobus facendo delle code infinite. Fatevi bene i calcoli su quando partire.
Noi scegliamo il pullman notturno per poter arrivare a Panama City all’alba e sperare di trovare posto su qualche aereo per andare alle isole San Blas. Tappa in un internet point per cercare di prenotare qualche hotel o aereo, ma niente di da fare: ci limitiamo a leggere la posta e scrivere a casa.
Dopo l’ennesima coda per poter prendere i biglietti (12.6 USD p/p) ci viene detto che l’autobus delle 19.15 non c’è e ci riservano un posto su quello delle 20. Ripeto;: non è stato facile ma alla fine ci siamo riusciti.
Cerchiamo di dormire ma fà un freddo cane. Dopo una tappa notturna in un’area di servizio arriviamo al Terminal verso le 2.45 della mattina del giorno dopo.
Tredicesimo - quindicesimo giorno:
Panama City - Isla San Blas (Rio Sidra)
Come prima cosa ci facciamo portare da un taxi (2.5USD p/p) all’aeroporto di Panama, non a quello internazionale ma a quello per i voli regionali (Albrook) che per nostra fortuna dista solo 10 min. dal terminal.
Appena arrivati abbiamo una bella sorpresa: l’aeroporto è ancora chiuso quindi, con neanche un’anima in giro, ci accampiamo come profughi davanti alla porta d’ingresso. Mangiamo le ultime provviste e aspettiamo che apra.
Per fortuna verso le 4 di mattina arriva qualcuno e riusciamo ad entrare almeno nella sala d’aspetto e ci sistemiamo ad aspettare qualche movimento dietro i banchi del gate per vedere se c’è posto su qualche aereo.
Ci sono solo due compagnie aeree: l’Air Panama e la Naturair. Chiediamo informazioni ad entrambe visto che via internet non siamo riusciti a prenotare niente. Su certe località non c’è proprio possibilità ma per fortuna incontriamo il sig.Manuel che, oltre a prenotarci 2 posti con l’Air Panama ( tel. compagnia aerea 316 9000 oppure 315 0888), è anche proprietario di un hotel sull’isola di Rio Sidra. Fantastico! C’è da dire che a noi va bene qualsiasi isola tanto, come dicono loro, tutte le isole sono uguali e ‘fantastiche’. Manuel ci propone un “pacchetto” per 50USD al giorno che comprende pranzo, cena ed un’escursione. Accettiamo e paghiamo i 150USD in aeroporto anche perché sulle isole accettano soltanto contanti. A Rio Sidra ci sarà Roelio ad attenderci.
Il volo interno ci costa 80.85 USD p.p più il supplemento di 6USD per il peso dei bagagli, ma la cosa più strana è che veniamo pesati anche noi!
Consiglio a tutti di provare almeno una volta un volo interno, a noi ha fatto un certo effetto. A parte i soli 18 posti a sedere e i rumori che si sentono durante tutto il volo, la cosa più incredibile sono i vuoti d’aria che ci sono. Sembra di essere su di un go - cart in derapata tanto si muove il velivolo.
Alle 18 partiamo da Panama direzione Cartì: mezz’ora di volo incredibile sistemati proprio dietro ai piloti e divisi da questi con l’ausilio di una tendina. Sembra di stare sul pullman di linea in quanto, atterrati all’aeroporto (se un chilometro d’asfalto in mezzo al nulla può essere considerato tale), i due piloti spostando la tendina urlano ‘CARTI’.
Scesi dal velivolo entriamo in una casetta per registrarci e paghiamo i 6 USD p/p come tassa d’ingresso e di uscita nella comunità dei Kuna.Impareremo a conoscere ed apprezzare questo bellissimo popolo con le loro usanze, le loro credenze e le loro regole.
Non vedendo arrivare il nostre referente incominciamo a chiedere info agli abitanti del posto che, manco a dirlo si conoscono tutti nonostante le San Blas siano 365 isole sparse nel Mar dei Caraibi.
Avevamo letto molto su questa popolazione tribale ma vederli dal vivo è un’emozione indescrivibile.
Dopo poco ecco arrivare la nostra barchetta e qui incomincia il bello. Il nostro ‘capo tribù’ si chiama Roelio e sarà lui a portarci nel paradiso terrestre delle San Blas.Prima di salire a bordo e dopo le consuete presentazioni ci fanno mettere gli zaini dentro dei sacchi dell’immondizia per evitare gli schizzi d’acqua mentre a noi vengono consegnate delle mantelline e una strana tela cerata. Che cavolo ne faremo?L’arcano dubbio è svelato quando, sistematici in barca con le mantelle indossate, siamo stati costretti a fare l’ora di viaggio sotto la cerata per evitare che l’acqua ci lavasse di brutto. Che risate ci siamo fatti ma alla fine, tra Roelio che toglieva l’acqua dalla barca con il catino e noi che cercavamo di proteggerci dagli schizzi, siamo finalmente arrivati.
Il viaggio è stato un po’ movimentato ma abbiamo intravisto un’infinità di isole e di comunità Kuna.
Nell’ arcipelago delle San Blas molte isole sono abitate: alcune solo da poche persone dedite alla coltivazione e raccolta dei cocchi mentre altre sono vere e proprie comunità di 400 e più individui.
A noi è toccata la seconda tipologia. Contatto diretto con il popolo dei Kuna, con in 200 bambini e 200 adulti gestiti dal capo villaggio Roelio che si occupa di tutto, perfino della nomina degli insegnanti per la scuola. Insomma lui sa tutto.
Alloggiamo in una struttura in cemento armato di due piani da cui si domina il villaggio. Le stanze sono spartane ma spaziose con bagno in comune. Le tubazioni dell’acqua sono alimentate da una pompa posta all’interno di una cisterna quindi di notte rubinetti chiusi. Se qualcuno vuole l’hotel cinque stelle questo non è il posto che fa per lui. Ma quando ci ricapiterà di rivivere un’esperienze del genere? Siamo solo 4 turisti: una coppia di francesi conosciuti all’aeroporto di Panama e noi due.
Disfiamo subito i bagagli è siamo pronti per immergerci nel mondo dei Kuna. Giro d’ispezione con il figlio del capo che ci presenta la comunità: noi siamo ospiti in fin dei conti.
Per effettuare il giro sono sufficienti 10 minuti ma vi assicuro che l’isola è super popolata da uomini e donne ma soprattutto bambini con una gran voglia di giocare.
Presa confidenza con il posto siamo pronti per la nostra prima escursione su un’isola deserta. Cosa posso dire di più: qui è un paradiso terrestre e i restanti giorni li abbiamo trascorsi nell’ozio più assoluto con la sola preoccupazione della tintarella e del pesce fresco che mangiavamo durante tutti i pasti.
Sedicesimo - Diciasettesimo giorno:
Isla Rio Sidra (San Blas) - Panama City - Italia (volo)
Sveglia in piena notte e alle 5 di mattina siamo pronti a partire per il viaggio sulla barchetta di Roelio. Solite mantelline e via verso la terra ferma.
Con le lacrime agli occhi e un’alba mai vista dobbiamo, ahimè, partire da questo posto incantato. Non dimenticheremo mai la gentilezza e la simpatia di questo popolo. Spero restino sempre così: con le loro leggi, le loro abitudini e la loro spontaneità. Anche se ormai la tecnologia è già arrivata: tv, telefonini e pannelli solari sono ormai di uso e consumo di gran parte della gente. Un bel contrasto non c’è che dire.
Ci becchiamo un po’ di pioggia a metà tragitto ma, appena spunta il sole, siamo già asciutti. Salutiamo Roelio e, caricati i bagagli sull’aereo, siamo pronti per ritornare a Panama City.
Il resto della giornata lo trascorriamo in città. Grazie all’aiuto del sig. Manuel, il nostro contatto per soggiornare sull’isola, riusciamo a lasciare i bagagli in un negozio dell’aereoporto che, per 4 USD, li terrà fino alle 16 (in questo aeroporto non c’è il deposito bagagli).
Prima tappa Casco Vejo dove andiamo in taxi (5 USD).
Questo quartiere mi ha ricordato l’Havana, un po’ trasandato ma bellissimo con i suoi palazzi coloniali. Da non perderci più di 2 orette.
Veniamo avvertiti dal tassista di non andare in determinate zone per motivi di sicurezza e noi accettiamo molto volentieri i suoi consigli. Panama, come le grosse metropoli, fa schifo: si passa dal degrado assoluto ai grattacieli della zona finanziaria, ovviamente gestita dagli americani. Da vedere non c’è molto tranne l’imponenza del canale.
Fatto il giro del Casco Vejo riprendiamo un taxi che per 8USD ci porta alle Chiuse Miraflores sul canale di Panama (ingresso 10 USD p/p ma ne vale sicuramente la pena).
Il canale è impressionante. Saliamo sul terrazzo di un palazzo adibito a museo per vedere il passaggio delle navi: tutte le manovre delle navi cargo vengono commentate dallo speaker che, sia in spagnolo che in inglese, spiega la provenienza, il costo che devono pagare per il transito e i carichi che trasportano. Solo una parola: impressionante.
Terminato il giro torniamo all’aeroporto per riprenderci i bagagli: la nostra vacanza è ormai agli sgoccioli.
Prendiamo un taxi tutto scassato che per 20USD ci porta all’aeroporto internazionale: pensavamo di fare prima, ma ad attraversare il centro di Panama (un traffico incredibile) abbiamo perso più di un’ora.
Ore 22.40: partenza da Panama City per arrivare alle 18.25 del giorno successivo a Torino Caselle.