Se vi capita di passare in India tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo sappiate che sarete spettatori e protagonisti di una bellissima festa, la Festa dei Colori, l’Holi Festival.
Il nostro viaggio è partito da molto lontano... Tempo addietro ci è capitato di guardare un filmato sull’India che documentava la festa di Holi, una sorta di carnevale indiano. Affascinati dalla festa, quello che era iniziato come una battuta del tipo: «Perché non ci andiamo anche noi?», è diventato poi realtà.
Decisi a partire, dovevamo pianificare il viaggio.
La nostra scelta è caduta sulla Shambhoo Travels, uno di noi conosceva la titolare italiana che gestisce, assieme ad un indiano, l’agenzia di viaggi. Abbiamo contattato l’agenzia perché, oltre a voler essere presenti alla festa di Holi, volevamo soprattutto visitare l’India. Dopo avere ascoltato le proposte dell'agenzia ed avanzato le nostre richieste, abbiamo deciso per un giro del Rajasthan, la “terra dei maharaja”, con un itinerario che a partire da Delhi - dove arrivava il nostro volo internazionale - ci avrebbe portato a Mandawa-Bikener-Jaisalmer-Jodhpur-Udaipur-Pushkar-Jaipur. Inoltre, prima di ritornare a Delhi, abbiamo deciso per una visita anche di Agra poichè ci sembrava sciocco rinviare ad un successivo viaggio in India la visita del Taj Mahal, il simbolo per eccellenza del Paese.
Primo giorno: Italia-Delhi (volo)
Partenza da Milano, scalo a Vienna, il tempo di riempirci lo zaino di scatole di cioccolata e siamo di nuovo in volo, diretti a Delhi.
Secondo giorno: Delhi
Arriviamo nel cuore della notte. Ho in testa un grande stordimento, sono lì davanti al nastro trasportatore in attesa del bagaglio con la solita angoscia arriverà o non arriverà? … passano i minuti, gli altri del gruppo hanno già raccolto i loro bagagli, ed io là che aspetto … passa ancora qualche minuto e sconsolata dico tra me e me: “Benvenuta in India!”. Nemmeno il tempo di finire la frase che vedo arrivare la mia valigia.
Passo la dogana, esco dall’aeroporto e sono immediatamente colpita dalla calda aria indiana, in un colpo mi lascio alle spalle la gelida aria condizionata ed abbraccio la calda aria umida e appiccicosa che tanto mi piace.
Facciamo subito la conoscenza di quella che sarà la nostra guida indiana, il nostro riferimento, colui che ci sopporterà per quindici giorni, stupiti di scoprire che parla un fluente italiano. Ci dirigiamo in albergo, doccia, e mi butto sul letto per riposare un paio d’ore. Ci ritroviamo nella hall per mezzogiorno e iniziamo a muoverci … ecco ho detto muoverci, forse sarebbe il caso di dire farsi trasportare, trasportare dal flusso continuo di macchine, motorini, furgoni, tuk tuk … Andiamo diretti al quartiere vecchio, la Old Delhi e qui la confusione raggiunge livelli ancora più alti.
È un continuo di suoni, rumori, odori, colori … siamo da poche ore in questo Paese che tutto ci sembra diverso e strano, siamo positivamente storditi. È un continuo scattare con le fotocamere per immortalare scene, visi, sorrisi, vestiti, uomini e donne che si muovono in questo caos. Ci cerchiamo spesso tra noi con gli sguardi come a chiederci dove siamo capitati.
Andiamo a visitare la moschea Jama Masjd, giriamo a piedi nel mercato adiacente, percorriamo piccoli vicoli laterali, ci fermiamo ad osservare, a chiedere, è tutto nuovo per noi, guardiamo le colorate bancarelle, tutti ci sorridono e anche noi sorridiamo, non capiamo perché ma ci fa molto bene.
In serata la stanchezza si fa sentire, ci ritiriamo presto in stanza: una doccia e qualche ora di sonno e saremo nuovamente pronti a scoprire nuove realtà.
Terzo giorno: Delhi-Mandawa
In mattinata iniziamo a visitare la New Delhi, dove si nota l’influenza del precedente dominio inglese. Passiamo attorno al Connaught Place, una foto sotto l’enorme arco dell’India Gate, e poi ci dirigiamo al Gurdwara Bangla Sahib, uno dei templi sikh più importanti e grandi di tutta l’Asia. Qui è un continuo via vai di persone che ordinatamente e silenziosamente entrano a pregare, a portare un’offerta. Tutti noi dobbiamo indossare dei vestiti per coprire le parti del corpo che non devono essere viste in segno di rispetto, ci togliamo le scarpe e iniziamo la nostra visita. Percorriamo i lunghi corridoi di marmo bianco che si snodano attorno all’enorme vasca di preghiera, saliamo le scale ed entriamo nel vero tempio, con al centro un altarino dove sembra ci sia una reliquia. Tutti sono seduti a pregare sul tappeto. Io esco, mi sento estranea all’interno del tempio, preferisco assistere ed immortalare i fedeli che passeggiano all’esterno, qualcuno si bagna il viso, altri le braccia alcuni entrano con tutto il corpo in acqua … C’è anche qualcuno che controlla, è una sorta di autorità religiosa che si informa su chi veramente può bagnarsi il corpo. Pranziamo, mangiamo cibo indiano con le mani, mi sembra di essere ritornata bambina quando mi era concesso tutto, anche mangiare con le mani. I cinesi usano le bacchette preferibilmente di legno e sostengono che portare alla bocca posate di acciaio freddo in qualche modo deformi il sapore dei cibi, gli indiani invece, senza stare a pensare se anche il legno modifichi il sapore del cibo, hanno deciso di usare le mani … è una mia considerazione, che ovviamente non ha alcun valore storico o scientifico!
Nel pomeriggio visitiamo il forte della città, il Red Fort ,anche detto Lal Quila.
La nostra guida, che proviene da Jaisalmer, ci informa che il forte è gran poca cosa rispetto a quello che vedremo nel Rajasthan, ma per noi è bello comunque. Più che l’architettura in sè, è il via vai di indiani con i loro vestiti colorati che cattura la nostra attenzione e immaginazione.
Lasciamo quindi la caotica Delhi e ci addentriamo in terra rajasthana per arrivare in tarda serata a Mandawa.
Quarto giorno: Mandawa-Bikaner
Ci svegliamo e, scendendo in strada, scopriamo di essere in un altro mondo.
Ci siamo lasciati alle spalle la caotica Delhi e ci siamo risvegliati in questa cittadina dove il colore sabbia trionfa per le strade e, con tonalità più forti, negli edifici. La gente, i negozi, sono coloratissimi e la vita che si snoda per le strade è più tranquilla.
Visitiamo la città, un intreccio di strette vie sulle quali si affacciano incantevoli haveli riccamente decorate, un po’ barocche. La guida ci spiega le origini della città, fondata dai rajput, facoltosi mercanti che hanno costruito qui le loro dimore affrescandole con dipinti murali che riproducono spaccati di vita, personaggi del passato, animali, ecc.
Nel pomeriggio partiamo per Bikaner dove arriviamo in serata.
Quinto giorno: Bikaner-Jaisalmer
Dopo colazione visitiamo i due templi jainisti che costituiscono i luoghi di culto più importanti per gli indiani appartenenti a questa religione. Il più grande è il Bhandeshwar, costruito da due ricchi mercanti, il più piccolo è il Sandeshwar. Rimango colpita non solo dall’architettura, dai dipinti, dalle sculture molto suggestive e dai particolari spiegati e portati alla luce dalla guida locale... l’aspetto più originale di questi templi è conoscerne la storia, venire a sapere che alla base delle fondamenta ci sono 40.000 chilogrammi di burro indiano, il ghee …
Il mio scetticismo iniziale viene superato quando la guida mi fa notare che tra le fessure delle piastrelle si intravede il burro che con il caldo sale, anzi, nei mesi più caldi, da aprile-maggio fino ad agosto settembre, i templi non sono visitabili perché il pavimento è interamente ricoperto di burro e il suo odore si diffonde anche per la città.
Visitiamo la fortezza della città, il Junagarh Fort, che si trova proprio al centro della città, quindi facciamo un giro per la città vecchia andando a zonzo qua e là. Ci intratteniamo con qualche mercante che ci offre la sua mercanzia, scattiamo molte foto, beviamo il tè con il latte locale, per curiosità ci mettiamo in bocca una foglia con all'interno un mix di cose che ancora adesso non so bene spiegare.
Dopo aver pranzato (sto iniziando ad abituarmi a mangiare con le mani e il cibo è una piacevole sorpresa) chiediamo di visitare il tempio di topi, il Karni Mata Temple. Avevo già sentito parlare di questo posto ancora prima di partire, negli anni passati mi era capitato di guardare un filmato forse nel programma di Licia Colò.
La guida è felice di portarci … e l’impatto è forte. Adesso posso dire di esserci stata anch’io, ma non so se ci ritornerei o se lo consiglierei … dico solo che sono entrata scalza, non avevo neanche un paio di calzini a portata di mano e camminavo in mezzo ai topi. Non so dirvi se il tempio sia bello o no, ero troppo impegnata a guardarmi i piedi, ho scattato anche qualche foto ma sono venute mosse e quando sono uscita, presa da una strana fobia, ho controllato una decina di volte che dentro la mia borsa, tra obiettivi e occhiali da sole, non ci fosse qualche topo.
Partiamo per Jaisalmer, è un viaggio molto lungo, incontriamo qualche cammello che traina un carretto, molti camion, parecchi fuoristrada, diciamo che la distanza tra Bikaner e Jaisalmer è elevata.
La stanchezza, il fuso orario non ancora smaltito: a rotazione dormiamo un po’ tutti.
Il paesaggio è desertico, arido e sabbioso, c'è una luce fortissima che va scemando con il calare del sole, e in tarda serata arriviamo a Jaisalmer ben cotti, c’è solo il tempo per una doccia e una cena e poi tutti si ritirano.
Sesto giorno: Jaisalmer
Ci svegliamo presto, siamo in mezzo al deserto ed è meglio spendere le ore più fresche per visitare la cittadina. Saliamo sul tetto del nostro alloggio e ci troviamo in un posto da favola. Alloggiamo all’interno del forte che si trova su una piccola altura da cui si domina tutta la città. Il nostro alloggio è caratteristico come sono tutti gli edifici all’interno del forte, ristrutturati mantenendo disegni e tradizioni del passato. Le camere sono molte accoglienti e belle, con l’arredamento da maharaja che capita di vedere nelle foto del passato.
Tutti gli edifici sono stretti e alti e molti di questi hanno una meravigliosa terrazza sul tetto che, di sera, ospita dei ristoranti. Da qui il panorama è incantevole, poche volte mi è capitato di essere testimone di cotanta bellezza. Facciamo colazione e scendiamo per gli stretti vicoli. La guida ci spiega e ci conduce per le vie, conosce bene questa città e questo forte, lei è nata e vive qui, è molto legata alla sua terra come lo sono tutti gli indiani e ci dice che è felice di essere a casa in questi giorni perché domani si festeggia Holi, la festa dei colori. Ci spiega brevemente cos’è e ci assicura che ci divertiremo molto se solo decideremo di scendere per strada a festeggiare.
Trascorriamo la giornata a visitare la città e le sue bellezze.
Nel forte visitiamo i templi jainisti Parswanath Temple e Neminath Temple, con le loro statue e fini decorazioni. Usciamo e visitiamo il centro di Jaisalmer, soprannominata la “Città d’oro”.
Rientriamo per mezzogiorno, pranziamo e ci rilassiamo un po’: non c’è fretta di vedere e visitare, abbiamo scelto di spendere qualche giorno in più in città per trascorrere qui la festa.
Nel pomeriggio visitiamo il forte con un'infinità di stanze che ti fanno perdere l’orientamento. L'edificio, con le classiche finestre e balconi a griglia, ora trasformato in museo, consta di cinque piani ed è stato accuratamente restaurato . All’interno ci sono migliaia di reperti storici catalogati con attenzione, un labirinto di stanze, corridoi e scale.
Terminata la visita siamo liberi.
La guida ci avvisa che già dal mattino la città è in agitazione, e più passano le ore più la febbre cresce perché si oggi è il primo giorno della festa di Holi, la “festa dei colori”.
Apro una parentesi per spiegare cos’è l’Holi. È una delle feste più care a attese dagli indiani per il lo spirito gioioso e allegro che la anima. Originaria del nord dell’India, negli anni si è diffusa in tutto il Paese e adesso viene festeggiata ovunque. Non ha una data precisa ma, secondo il calendario indù, si festeggia il giorno di luna piena nel mese Phagun che cade tra febbraio e marzo, e i festeggiamenti si protraggono per due-tre giorni.
Nel primo giorno si celebra il Holika Dahan. Nella serata di questa vigilia vengono accesi dei falò dove si brucia il fantoccio di Holika mentre per tutta la città si allestiscono carretti allegorici che vengono portati in processione seguiti da una folla disordinata che canta e balla.
Tutte le feste indiane sono legate ad antiche leggende, e per questa ricorrenza si narra che Holika, sorella di Hiranyakashipu, re dei demoni, fosse stata incaricata dal re ad uccidere il nipote Prahlad, figlio del re dei demoni, perché quest’ultimo era devoto a Vishnu e questa situazione non era sopportata dal crudele padre.
Holika condusse Prahlad in una fornace, ma ad ardere non fu quest’ultimo ma Holika, che quindi finì incenerita.
Il giorno successivo si celebra Dhulhendi: è il giorno della vera e propria festa. Uomini, donne, bambini e anziani si riversano per le strade per danzare e cantare lanciandosi addosso acqua colorata. La leggenda, per questa occasione, narra che Krishna, geloso della sua amata Radha per la lucentezza e bellezza della sua pelle, decise di coprirle la faccia con dei colori. Da allora la festa è una ricorrenza molto sentita soprattutto dagli innamorati che colorano le facce del proprio partner come segno di amore reciproco.
In serata, al calare del sole, qua e là si accendono falò, si sente cantare e si vedono processioni di indiani che sfilano per le vie della città in una sorta di chiassoso carnevale, con davanti un carro allegorico dove sopra c’è spazio per un’imponente impianto acustico da cui si sprigionano watt di musica caratteristica.
Tutta la gente è contagiata, giovani e meno giovani e anche noi, che all’inizio ci troviamo in disparte, ci uniamo al gruppo facendo attenzione a non perderci di vista …
E' una festa, e come tutte le feste c’è qualcuno che alza il gomito, chi festeggi in maniera più chiassosa e colorita ma è una bellissima festa. Dopo un po’ usciamo dal corteo di persone, la nostra guida ci spiega e illustra i mille significati dei gesti e dei simboli che vengono portati in processione.
La festa continua fino a tarda notte, e in alcune parti della città continuerà per tutta notte.
Settimo giorno: Jaisalmer
La gente è già in festa alle prime ore del sole, non c’è ancora l’euforia della sera precedente ma con il passare delle ore sale la temperatura dell’aria e della festa, e nel pomeriggio i vicoli all’interno del forte di Jaialmer si colorano.
La gente corre, balla, danza, si rincorre per le strade ognuno con polveri in mano da cospargere addosso alla faccia dell’altro. Se nel nostro carnevale vengono usati coriandoli e stelle filanti per il “carnevale indiano” si usano polveri e acqua con polvere colorata che vengono sparse ovunque e su tutto. Tutti vengono imbrattati.
Scendiamo in strada anche noi e veniamo accolti da un assalto di colori, in un breve i nostri vestiti perdono il loro colore originale e, in questa festa dei colori dove prevale il rosso con le sue tonalità, anche noi iniziamo a spargere colori.
Il rosso è il colore principale della festa perchè è il colore della fertilità, della passione e dell’amore, un colore questo che ritorna spesso in oriente quando si deve festeggiare, infatti in più paesi asiatici si ricorre al colore rosso con rifinizioni dorate.
L'eccitazione e la baldoria salgono, anche qui come nelle nostre sagre paesane c’è qualche ubriaco che barcolla, non si tratta proprio di alcool perché la religione indù lo vieta ma è una strana bibita con qualche droga locale, questo almeno è quello che riesco a sapere dalla guida locale. La festa continua tutto il giorno e noi ci buttiamo più volte dentro la mischia, riusciamo a fotografare e riprendere con la telecamera i festeggiamenti, e anche la nostra guida che fino ad adesso si era mostrata molto seria e professionale si lascia andare. Festeggiamo all’interno del forte e poi usciamo per le strade tutte bloccate dalla folla in festa, uno spettacolo di colori, con i bambini tutti imbrattati che si rincorrono e anche le donne, di solito impegnate a lavorare, almeno per oggi si abbandonano a festeggiare e a lanciare polveri e acqua tra di loro. Continua così per tutto il giorno, e ancora durante la sera e a notte inoltrata.
Ottavo giorno: Jaisalmer-Khuri-Jaisalmer
Ci svegliamo prima dell’alba per andare a fare un giro con i cammelli nel vicino deserto.
Per i vicoli del forte e lungo le strade della città si vedono ancora i segni della festa del giorno prima.
Riusciamo a vedere l’alba sulle dune del deserto, il tempo per delle foto e per il più classico giro con i cammelli. Rientrando verso i dintorni di Jaisalmer, dove si trovano fiorenti allevamenti di cammelli – una delle cose più preziose in queste aride terre – visitiamo Khuri, uno sperduto villaggio locale.
A Jaisalmer c’è ancora tempo per visitare alcune havelis nel centro della città.
Il pomeriggio è libero per riposarci e dormire, alcuni di noi non hanno in pratica dormito la sera prima e la stanchezza si fa sentire.
Nono giorno: Jaisalmer-Jodhpur
Di primo mattino partiamo alla volta di Jodhpur, la “città blu”, lasciando non senza rimpianti Jaisalmer che con le sue bellezze e allegrie ci ha ospitato per qualche giorno.
Arrivati a Jodhpur rimaniamo subito colpiti dal blu che domina la città, quasi che qui si fosse consumata la festa di Holi in versione blu. Fa uno strano effetto vedere questo azzurro dominante, ma è una piacevole sensazione, infonde sicurezza e pace. In realtà la città è blu in onore del dio Krishna.
Visitiamo in successione il Forte di Meheraangarth, qualche tempio, e poi ci buttiamo tra il mercato locale ricco di spezie e di colori, percorriamo le strette vie e apprezziamo le havelis e, giorno dopo giorno, scopriamo nuove cose e impariamo a conoscere e a capire meglio ciò che vediamo e visitiamo.
La giornata scorre in fretta tra una visita, una foto, una spremuta fresca al mercato, un tè al latte speziato e arriva sera.
La cena è caratteristica, con danzatori e cantanti indiani che con le loro canzoni allietano la serata. Grazie alla guida mi faccio tradurre le parole e scopro che anche qui il tema dell’amore lo fa da padrone.
Decimo giorno: Jodhpur-Ranakpur-Udaipur
Ci rimettiamo in viaggio per Udaipur e lungo il tragitto sostiamo a Ranakpur per visitare il complesso di templi jainisti che rende celebre questo luogo isolato.
Imponenti, di un bianco accecante, sono caratteristici perchè costruiti su più livelli. Tutto è finemente scolpito.
Il più imponente e importante è il Chaumukha Temple, letteralmente “tempio delle quattro facce”, ma accanto vi sono altri templi minori tutti molto belli e suggestivi.
Ripartiamo, e nel tardo pomeriggio arriviamo ad Udaipur, la città considerata dagli indiani la più romantica, che con i sui laghi, i suoi palazzi che si affacciano sul lago le sono valsi il nomignolo di “Venezia indiana”.
Ceniamo all’interno dell’hotel che ha una splendida terrazza che guarda il lago Pichola.
E' una piacevole serata, si mangia bene, iniziamo a conoscere e scegliere i principali piatti indiani, la cucina è sempre molto buona anche se a volte questo forte uso delle spezie uniforma i sapori, ma è solo la sensazione di un attimo perché già dal boccone successivo riscopri gli originali sapori e gusti.
Undicesimo giorno: Udaipur
Giornata dedicata alla visita della città.
Muovendoci vicino al lago notiamo le lunghe scalinate che si affacciano al lago: sono i ghat, che da qui in avanti diventeranno una presenza costante del nostro viaggio. Iniziamo con un giro in barca finché il sole non è alto.
Al centro del lago ci sono due isolette, Jag Mandir e Jag Niwas, che ospitano due lussuosi alberghi.
Con la nostra barchetta continuiamo la visita percorrendo le coste ed osservando la vita in prossimità del lago: donne che fanno il bucato e uomini che si lavano o che fanno le abluzioni.
Ritornati a terra visitiamo il City Palace, un imponente palazzo la cui visita ci impegna per qualche ora anche perché non c’è fretta e la bellezza e la grandezza del palazzo meritano la nostra attenzione.
Abbiamo il pomeriggio libero per riposare, passeggiare lungo le strette vie in un continuo saliscendi su cui si snoda Udaipur. Un giro nel tempio cittadino, una visita immancabile al locale bazar, una sosta qua e là e c’è tempo anche per un massaggio per rilassare e sciogliere il corpo un po’ irrigidito.
Dodicesimo giorno: Udaipur-Pushkar
Al mattino partiamo e ci dirigiamo a Pushkar, città sacra dove sorge l’unico tempio dedicato a Braham di tutta l’India, tempio che, come ci viene spiegato, è sempre affollato e i controlli per accedere sono più rigidi che dalle altre parti.
Pranziamo e passiamo il pomeriggio per le vie di Pushkar, camminando per il lungo mercato del centro che fiancheggia il lago sacro da cui partono, per scendere verso il lago, più di cinquanta ghat.
È una bella città Pushkar, un po’ troppo turistica per i nostri gusti, mal sopportiamo la folta presenza di stranieri che scorazzano per il centro, ma forse anche loro ci guarderanno nella stessa maniera.
È il posto ideale per acquistare souvenir, dagli incensi a qualche vestito indiano, a qualche finta pashmina, in modo da riuscire ad accontentare tutti quelli che a casa chiedono un pensiero, un regalo…
Tredicesimo giorno: Pushkar-Jaipur
Partenza con destinazione Jaipur, la città rosa per via del colore delle sue mura e dei suoi edifici dipinti di rosa, colore che mi dicono dell’accoglienza, usato per fare gli onori all’ambasciatore inglese che all’inizio del 1800 venne qui in visita.
Jaipur è una città caotica e polverosa, molto grande, con una parte vecchia al centro della città circondata dalle antiche mura e dovesi trovano tutti i suoi monumenti più famosi. All’esterno delle mura c’è la parte nuova della città, un cantiere in continuo fermento.
Visitiamo l’Osservatorio Astronomico (Jantar Mantar) e il Palazzo dei Venti (Hawa Mahal) con la facciata tipica di finestre e balconi a grata, e nel tardo pomeriggio, giusto prima che cali il sole, saliamo il sentiero che ci conduce al Tempio del Sole o di Galta, dai locali più conosciuto con il termine Tempio delle scimmie a causa della numerosa comunità di scimmie che vive nei paraggi. Se il tempio non è un granché, il panorama al tramonto che si apprezza dalla sommità della collina è notevole e vale la sgambata.
Quattordicesimo giorno: Jaipur-Amber-Fathepur Sikri-Agra
Di prima mattina andiamo ad Amber, e passando sulla destra vediamo il palazzo sull’acqua, il Jal Mahal Water Palace. Possiamo solo fotografarlo dalla riva, non si può visitare e a prendere la barca perderemmo troppo tempo. Arrivati ad Amber, ci dividiamo: alcuni salgono a piedi il sentiero che porta alla fortezza, altri provano l’esperienza del passaggio in groppa sull’elefante. L’elefante ha proboscide ed orecchie colorate e sulla groppa ha fissata una portantina dove siedono i visitatori. Quelli che hanno provato hanno raccontato che tanto comodi non si stava anche perché si era sballottati ed avevano paura di cadere.
Il Forte di Amber è un immenso insieme di palazzi, sale giardini uniti tra loro da corridoi, in perfetto stile moghul.
Il Forte, ma anche tutto il paesaggio che sta attorno, è espressione dei passati fasti che ha vissuto questo palazzo e questa terra.
Terminata la visita ci dirigiamo verso Agra, usciamo dal Rajasthan ed entriamo nel vicino Uttar Pradesh.
Prima di arrivare ad Agra visitiamo Fatehpur Sikri che, come riporta la guida, è una città fantasma. Abbandonata nel XVI sec., si è ben conservata e rappresenta uno splendido esempio dell’architettura moghul, ma la sensazione che ho avuta io è che la mancanza di vita si faccia sentire per il distacco che il visitatore avverte visitando l’opera.
Terminata la visita ci dirigiamo ad Agra dove, arrivati in hotel, ci togliamo di dosso la sabbia e ceniamo.
Quindicesimo giorno: Agra
E' il nostro ultimo giorno in India, e il modo migliore per congedarci dal Paese è quello di visitare il monumento che più degli altri lo rappresenta all’estero: il Taj Mahal.
Lo visitiamo alle prime luci del sole, posticipando la colazione a dopo la visita.
La luce del mattino che si riflette sul bianco Taj Mahal è una cosa unica, si cerca di immortalare, di catturare il momento con uno scatto fotografico nella speranza che, rientrati in Italia, si possa cercare di rivivere l’esperienza, ben sapendo che non sarà mai come dal vivo.
È molto bello e poetico nel modo in cui il monumento si erge sopra la piattaforma su cui poggia, e tutto l’ambiente naturale che sta attorno sembra essere in perfetto equilibrio con il Taj Mahal.
Quando usciamo, c’è una folla di gente che si prepara ad entrare, e la guida ci dice che stanno arrivando i pullman di turisti da Delhi.
Rientriamo in albergo per una rapida colazione e visitiamo la città, abbiamo un po’ di tempo libero per dedicarci agli ultimi acquisti e nel pomeriggio con calma ci dirigiamo a Delhi.
In tarda serata, dall’aeroporto internazionale di Delhi, ripartiamo con il volo di rientro per l’Italia.
È stata una meravigliosa vacanza, un viaggio indimenticabile per quello che abbiamo visto e per le fantastiche persone che abbiamo conosciuto, soprattutto l’essere riusciti ad interagire con gli indiani in così pochi giorni, e il merito è di questo straordinario popolo, gente calda, accogliente, amichevole, gentile e disponibile nei confronti del prossimo.
Un viaggio che consiglio a tutti.
Un saluto e ringraziamento finale alla nostra guida Manish che ci ha sopportato per tutto il viaggio rispondendo e assecondando in ogni momento le nostre richieste, anche quelle più bizzarre.
Un grazie alla Shambhoo Travels per l’efficienza, la competenza, i consigli che ci ha dato nel programmare il nostro viaggio. Arrivederci India, a presto.