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Il fascino di terre lontane: Khiva, Bukhara e Samarcanda

aggiornamento: 21/04/2012

A cura di: Flavia Daneo

Punto di Partenza e di Arrivo:
Urgench - Tashkent
Durata del Viaggio:
10 gg.
Mezzo di Trasporto:
auto a nolo con autista
Difficoltà ed Imprevisti:
nessuna
Spesa approssimativa:
circa 1500 euro (incluso volo aereo da/per l'Italia)
© Flavia Daneo / iMondonauti.it
Mura di Khiva
© Flavia Daneo / iMondonauti.it
Khiva: minareto di Islam Huja
© Flavia Daneo / iMondonauti.it
Ricchezza decorativa uzbeka
© Flavia Daneo / iMondonauti.it
Statua all'inventore dell'algebra
© Flavia Daneo / iMondonauti.it
Bottega di spezie e di punzoni per il pane
© Flavia Daneo / iMondonauti.it
Bimba di Bukhara
© Flavia Daneo / iMondonauti.it
Bukhara: moschea a minareto Kalan
© Flavia Daneo / iMondonauti.it
Samarcanda: mausoleo nella necropoli di Shah i Zinda
© Flavia Daneo / iMondonauti.it
Samarcanda: soffitto nella necropoli di Shah i Zinda
© Flavia Daneo / iMondonauti.it
Samarcanda: la cupola di Gur i Mir

Un viaggio nel cuore dell'Asia centrale alla ricerca di luoghi dai nomi evocativi, carichi di suggestioni e di ricordi di mondi lontani: Khiva, Bukhara e la mitica Samarcanda! Un viaggio in terre antiche e un tempo percorse da Alessandro Magno, Gengis Khan e Tamerlano, da mercanti e predoni, da persiani e turcomanni, ma anche terre che videro personaggi di enorme spessore culturale come il filosofo e medico Avicenna, o al-Biruni (che calcolò il raggio della Terra), o al-Khorezmi (l'inventore dell'algebra).

 

Primo giorno:

Italia - Urgench (aereo) - Khiva (circa 35 km)

Arriviamo a Urgench dopo circa 5 ore e un quarto di comodo volo con la compagnia di bandiera uzbeka Uzbekistan Airlines. Urgench è una comoda base di partenza per il viaggio in Uzbekistan essendo situata a pochi km da Khiva. Proprio per questo motivo è previsto uno scalo a Urgench, poi il volo proseguirà per la capitale Tashkent praticamente vuoto (mentre al ritorno, con partenza da Tashkent, lo scalo a Urgench non è previsto).

All' arrivo, Urgench appare dall'alto in tutto il suo squallore: una tipica città sovietica con grigie case tutte uguali, tetti in lamiera ed eternit a perdita d'occhio, qua e là qualche rado ciuffo di verde. L'aeroporto è piccolo e abbastanza nuovo. Il primo impatto con la burocrazia uzbeka è terrificante: si formano subito lunghissime code di turisti al controllo passaporti mentre altri cercano di capire quanti moduli di Declaration form siano da compilare. La Declaration form è la dichiarazione obbligatoria di valuta e di eventuali macchine fotografiche/cineprese/cellulari ecc. che ogni viaggiatore deve compilare. Se ci riuscite, fatevene dare due copie già durante il volo: le indicazioni saranno scritte in inglese e quindi saranno comprensibili. Se invece, come pare succeda sempre, le copie in inglese non sono sufficienti per tutti i viaggiatori, dovrete compilare quelle che troverete nello stanzone in cui vi faranno entrare appena scesi dall'aereo. Quelle sono scritte in cirillico! Su alcuni tavoli troverete incollate anche alcune copie-guida in inglese, ma non sempre potrete sbirciarle con comodità vista la calca di persone che avranno la vostra stessa esigenza. Quindi armatevi di pazienza e cercate di compilare la Declaration nel miglior modo possibile... Poi dovrete passare il controllo passaporti: i poliziotti uzbeki vi squadreranno da capo a piedi, sospettosi come non mai che voi non siate effettivamente chi dichiarate di essere! Se infatti la foto che avete sul passaporto si discosta dal vostro aspetto attuale (magari avevate la barba e ora non l'avete più, oppure avevate i capelli lunghi/corti/biondi/ricci e ora li avete corti/lunghi/scuri/lisci preparatevi ad un interrogatorio di terzo grado e a dissipare ogni ulteriore sospetto... Passato il controllo potrete ritirare il vostro bagaglio...sempre che sia stato sbarcato dall'aereo. Altrimenti rassegnatevi a passare la prima notte in hotel senza nulla visto che i bagagli saranno rimasti nell'aereo diretto a Tashkent e potrete riaverli solo l'indomani. Vi dovesse succedere, fate immediatamente denuncia al personale del posto (cercando di individuare uno dei rari addetti che comprendono l'inglese) e chiedete con fermezza che il bagaglio vi venga consegnato in albergo (soprattutto se prevedete di pernottare a Khiva e non a Urgench). Ma non è ancora finita. Dovrete passare un ulteriore controllo bagagli, aprirli, e dare spiegazioni sul contenuto ai sempre sospettosi addetti. Terminato il tutto (potete impiegarci anche 1-2 ore), prima di uscire potete cambiare i primi soldi presso lo sportello interno all'aeroporto, giusto per avere un po' di spiccioli a disposizione.

Visti i tempi impiegati, la partenza per Khiva avviene generalmente che è ormai buio. Buio nel senso di notte fonda poichè le strade uzbeke, generalmente, non sono illuminate. In compenso, la strada che collega Urgench a Khiva è abbastanza in buono stato, il traffico è assai ridotto e la strada ampia (così si possono evitare con facilità eventuali buche che si aprono improvvisamente sulla carreggiata). Benvenuti in Uzbekistan!

Dopo una trentina di km si arriva a Khiva e, d'improvviso, si parano davanti ai nostri occhi le magiche mura della città. L'hotel è a due passi dalla porta nord (Bogcha Darvoza). E' l'hotel Islambek (60 Teshpulatov str, Ichan Kala, tel. 8-362 3753023, costo 20 USD la camera doppia compresa la prima colazione. La camera era ampia e pulita, altre lo erano meno e con qualche problema agli scarichi del bagno. Il figlio del proprietario è un ragazzino sveglio che parla un po' di inglese e al quale potete rivolgervi per eventuali info).

 

Secondo giorno:

Khiva

Khiva, uno degli esempi più completi di città tardo-feudale centroasiatica, era un centro commerciale di primaria importanza situato nel cuore dell'antica Corasmia, proprio all'incrocio delle strade che portavano in Mongolia, Russia, Cina e Persia. Seta e schiavi costituivano la ricchezza dei khan di Khiva passati alla storia per le loro gratuite efferatezze. Il centro storico non è molto ampio e si visita comodamente in una giornata. Completamente restaurata (anche se talvolta in maniera eccessiva), pulita, un po' sonnacchiosa, Khiva dà una strana impressione perchè è come un guscio vuoto, una città "non vissuta", una specie di museo all'aperto. Gli unici abitanti che si trovano nella città vecchia sono quelli che si dedicano ad attività legate al turismo: commercianti, venditori di articoli vari, guide, ristoratori. Ciò nonostante la città non si può dire che non affascini, anche perchè ha un certo che di selvaggio, barbarico che fa pensare alle antiche orde che qui scorazzavano in tempi ormai passati. La visita della città interna (Itchan Kala) comprende tutti i monumenti più importanti: l'antica Madrasa di Amin Khan, ora trasformata in albergo di lusso, l'incompiuto minareto Kalta Minor decorato con piastrelle color turchese, l'Ark, il palazzo-fortezza dei sanguinari khan di Khiva, il Mausoleo di Pahlavan Mahmud dove la gente di Khiva ancor oggi chiede, prega e lascia offerte al lottatore-santo-poeta, la Madrasa e il minareto di Islam Khodja, il più alto della città, rivestito da molteplici fasce in maiolica ognuna con motivi differenti, l'affascinante Moschea Juma (o del Venerdì) con le sue centinaia di colonne lignee finemente intagliate, il Palazzo Tosh-Khauli splendida dimora estiva del Khan, delle sue mogli e delle sue concubine impreziosita dalle decorazioni interne più sfarzose di Khiva, un vero trionfo di maioliche turchesi, ghanch (stucchi colorati) e vassà (soffitti con travi a vista dipinti con motivi floreali). Scriveva un visitatore d'altri tempi: "Il lusso, per il nomade mongolo, sono gli ornamenti e i tessuti con i quali tappezza la tenda. Quando si stabilisce in città, tutto quello di cui ha bisogno è che i suoi palazzi e le sue moschee possano ricreare questo effetto con manti di ceramica".

Potete gustare una buona cena tradizionale (zuppa di brodo, shashlik ossia spiedini di carne, plov, verdure varie, frutta secca in abbondanza) nel ristorante che si trova a due passi dalla Madrasa di Islam Khodja, ma prima non perdetevi il tramonto dall'alto del bastione Oq Shihbobo, la torre più alta di Khiva che si trova all'interno dell'Ark. Seduti con la schiena appoggiata alle antiche colonne di olmo, con stormi di rondini che volano nella tiepida sera, avrete davanti ai vostri occhi uno splendido panorama di minareti colorati e cupole blu-azzurre mentre, a lato, le poderose mura di argilla che cingono la città, si illumineranno del caldo colore del sole. Uno spettacolo!

Per tornare in albergo munitevi di una pila: i principali monumenti sono bene illuminati e creano un'atmosfera fiabesca, ma strade e vicoli sono nel buio più completo ( e gli uzbeki hanno l'abitudine di non coprire sempre i tombini lungo le strade!).

 

Terzo giorno:

Khiva - Topraq - Qala - Ayaz Qala - Qoy Qyrylghan Qala (km 100 circa)

Avendo una giornata a disposizione si possono visitare alcune fortezze dalle mura di argilla ora in rovina risalenti ai primi secoli della nostra era che si trovano ai margini del deserto di Kyzylkum. Portate con voi una buona scorta di acqua e riparatevi la testa con un cappello perchè il sole picchia forte e non ci sono possibilità di ripararsi all'ombra di qualcosa; inoltre seguite sempre il sentiero perchè in zona vi sono molti serpenti. Le fortezze (e le piste per raggiungerle) non sono indicate in alcun modo e quindi sarà necessario che abbiate con voi un autista del posto o che chiediate informazioni lungo la strada. La cosa più interessante lungo il percorso è data dalla vista e attraversamento dell'Amu Darya, l'antico Oxus. Ai tempi di Alessandro Magno, questo fiume il cui nome odierno significa "fiume-mare" era davvero immenso, pare che quando straripava raggiungesse addirittura gli 8 km di larghezza tra una sponda e l'altra. Adesso è ridotto ad avere un'ampiezza di meno di 1 km, a causa dei dissennati prelievi d'acqua che servono ad irrigare le immense piantagioni di cotone che costellano l'Uzbekistan. Resta comunque affascinante, un fiume "mitico" come possono esserlo il Nilo o l'Eufrate. Comunque, se non avete tempo in più a disposizione potete tranquillamente evitare l'escursione.

 

Quarto giorno:

Khiva - Bukhara (km 450 circa)

Giornata di trasferimento attraverso il deserto Kyzylkum. Si parte la mattina presto, i km da percorrere sono molti, il paesaggio, dopo un po', è quanto di più uniforme e monotono sia dato da vedere. L'arrivo a Bukhara avviene verso le 5 di pomeriggio, con solo una breve sosta per il pranzo a uno dei rarissimi posti di ristoro che si trovano lungo la strada. L'hotel prescelto si trova a due passi dalla Lyab-hauz, la grande riserva d'acqua destinata a divenire il cuore della città (Hotel Nordibek, Sarafon St. 10, tel. 65-2246017, fax 65-2243446, 45 dollari la camera doppia con prima colazione compresa, camere abbastanza ampie, bagno pulitissimo, aria condizionata e tv. In alternativa, un ottimo B&B è il Sasha & son, Bakhautdin Naqshband, una magnifica casa tradizionale restaurata; le camere con bagno sono ampie e riccamente decorate con stucchi. Il costo è di 50 USD per la camera doppia, colazione, aria condizionata e tv satellitare comprese).

 

Quinto giorno:

Bukhara

Bukhara è una città di impronta medioevale conservata eccezionalmente bene. Non tutti sanno che, tra il IX e X sec., la città era un centro culturale di enorme importanza, luogo di ritrovo ed incontro di poeti, astronomi, filosofi, matematici e geografi; la sua biblioteca era famosa e conservava ben 45mila manoscritti, alcuni dei quali di enorme valore.

Cominciamo la visita della città dalla moschea, dal caravanserraglio presto convertito in madrasa e dal khanaka (ostello) che sorgono intorno alla grande vasca (in tagiko hauz) contornata da giganteschi e antichissimi gelsi. Un tempo, di queste vasche ce n'erano circa duecento, ma l'acqua era molto insalubre e apportatrice di gravi malattie. Le costruzioni, volute dal dignitario Nadir Divan Bey nel 1620, costituiscono un complesso di straordinaria valenza urbanistico-architettonica ancor oggi molto frequentato dagli abitanti di Bukhara che qui si radunano per prendere un gelato, chiaccherare all'ombra degli alberi, giocare a domino sui tipici "letti" conviviali uzbeki chiamati sorè. All'interno della madrasa c'è, in caso di necessità, uno sportello bancario per il cambio (orario 9-13, 14-20, chiuso la domenica) e, alla sera alle 19, vi si svolgono canti e balli tradizionali (costo 5 dollari solo per lo spettacolo, ma spendendo un po' di più potete anche cenare in contemporanea ). A due passi dalla moschea si aprono le porte del caravanserraglio (XVII sec.) ora riconvertito in locali per artigiani: qui troverete tessitori, cesellatori, miniaturisti, ricamatrici che vendono i loro prodotti. Proseguendo si arriva al Taqi-Sarrafon, il primo dei tre bazar coperti (gli altri sono il Taqi-Telpak Furushon e il Taqi-Zargaron) che raggruppano ancor oggi venditori di tappeti e di articoli di vario artigianato (sciarpe in seta, strumenti musicali, piatti cesellati, vasi metallici e in terracotta, suzani ricamate, coltelli, spezie, borse e cappelli). Al suo interno, se vi interessa, c'è anche un hamman tuttora frequentato dai bukharioti (sauna+massaggio costano 15.000 sum; le donne possono portarsi il costume da bagno). Uscendo dal Taqi Zargaron, è senz'altro da visitare la Madrasa di Abdul Aziz Khan (1652), dalla facciata incompiuta e non restaurata ma proprio per questo ancora più bella e "vissuta". Di fronte sorge la Madrasa di Ulug Beg (1417) decorata con ceramiche blu, la più antica dell'Asia centrale. Si prosegue in un crescendo di magnificenza fino allo splendido complesso costituito dalla Moschea Kalyan, l'omonimo minareto e dalla Madrasa Mir-i-Arab, frontale alla moschea. Il luogo è estremamente suggestivo: cupole azzurre sfavillanti, facciate decorate con mosaici o piastrelle che brillano al sole, un'atmosfera da Mille e una notte...Il tutto arricchito e vivificato dalla presenza di coloro che qui vengono a studiare o pregare: studenti che escono dalla madrasa con i libri sotto il braccio, vecchi dalle lunghe barbe che, a gruppetti di due o tre, si avviano a pregare nelle sale ombrose della moschea, giovani che scambiano due parole all'ombra dei portici del cortile. Il consiglio è quello di ritornare in questo luogo in diversi momenti della giornata: le cupole e le decorazioni della facciata cambiano colore a seconda di come vengono illuminate dal sole mentre, soprattutto al mattino (meglio se di venerdì), è più facile fare incontri interessanti. La strada che costeggia la Moschea Kalyan è un'arteria animata da un mercato locale e da alcuni ristorantini dove potrete fare tappa se avete la necessità di mangiare qualcosa. Vi porteranno la solita zuppa o degli spiedini di carne accompagnati dal soffice pane locale. Proseguendo si raggiunge , in breve, il Registan e l'Ark, la residenza reale. La prima cosa che noterete sono gli imponenti bastioni d'argilla che la circondano. Arrivati a questo punto, prima di proseguire giratevi...e avrete davanti ai vostri occhi una spettacolare panoramica delle cupole blu e dei minareti di Bukhara! Poi potete pure raggiungere il Registan, ossia il vasto spiazzo dove si tenevano le esecuzioni, e visitare l'interno della fortezza. Attraversando la strada, proprio di fronte all'Ark sorge un'altra moschea, la Bolo-hauz, la cui parte migliore è costituita dalle raffinatissime decorazioni del soffitto sostenuto da 18 colonne in legno d'olmo intagliato.

Per cenare potete optare per il ristorante che si affaccia sulla Lyab-hauz. E' frequentato da giovani locali (che mangiano seduti sui sorè) ed è di buon livello anche se il menù non si discosta da quello tradizionale. E' comunque piacevole mangiare ai bordi della vasca sotto le fronde degli ulivi centenari.

 

Sesto giorno:

Bukhara (km 40 circa)

Il giro di Bukhara prosegue, nella mattinata, con la visita di un vero gioiello: il Mausoleo di Ismail Samani. Si tratta di una struttura a pianta quadrata che richiama, nella forma, i templi del fuoco zoroastriani. E' realizzato in mattoni, e mai una materia così "povera" è stata sfruttata con tale vivacità e intensità, tanto da esercitare per secoli un'influenza fondamentale su tutta l'architettura islamica dell'Asia centrale. Dalla parte opposta della città si trova invece il Chor Minar, un piccolo ma molto fotogenico edificio. Il nome significa "quattro minareti", e in effetti colpiscono molto le cupolette blu delle quattro strutture che svettano nel cielo blu di Bukhara (ma non sono minareti perchè l'edificio non è una moschea). Il Chor Minar non è distante dalla Lyab-hauz: lo potete raggiungere anche a piedi in una decina di minuti, ma chiedete più volte la strada perchè si trova all'interno di un labirinto di stradine. Può essere l'occasione per scambiare quattro parole (o gesti, visto che l'uzbeko non è per noi di facile comprensione!)) con le persone del luogo, sempre molto gentili e disponibili.

Appena fuori Bukhara si trova invece il grandioso complesso architettonico di Chor Bakr che ricorda l'imam Sayyed Abu Bakr e i suoi tre fratelli, diretti discendenti di Maometto. Il complesso raccoglie diverse strutture con differenti funzioni: moschea, khanekah, madrasa.

 

Settimo giorno:

Bukhara - Shakrizabs - Samarcanda (km 370 circa)

Si parte la mattina per Shakrizabs, città natale di Tamerlano. Uscendo dalla città si incontra dapprima la ferrovia (l'emiro di Bukhara non aveva voluto che la ferrovia giungesse fino in città) poi la riserva naturale delle gazzelle di Bukhara, in via di estinzione e ora specie protetta. Il recinto della riserva prosegue per km ma delle gazzelle nemmeno l'ombra...Alla riserva subentrano villaggi e steppa e, dopo circa due ore di viaggio, c'è la possibilità di fare una tappa e sgranchirsi le gambe in un luogo di ristoro affollatissimo di locali, dove è possibile mangiare qualcosa o acquistare pane, acqua e piccoli generi di conforto. L'igiene non è al massimo, ma per lo meno gli alimenti vengono preparati in continuazione davanti a vostri occhi visto che vengono consumati con altrettanta velocità dalla gente di passaggio.

Shakrizabs ( in tagiko "città verde"), all'epoca chiamata Kesh, era la città natale di Tamerlano e probabilmente era importante tanto quanto (se non addirittura di più) Samarcanda. Salito al potere, Tamerlano infatti la arricchì di splendidi monumenti di cui, oggi, non restano che imponenti rovine. Tali sono infatti i resti di quella che era la gigantesca entrata (40 m) dell'Ak Saray, ossia del Palazzo Bianco, la residenza estiva di Tamerlano. E sua è l'enorme statua bronzea che troneggia negli antistanti giardini. Il turismo locale è molto sviluppato in Uzbekistan e anche qui si trovano scolaresche in gita, famigliole con bambini al seguito, sposini che si fanno fotografare ai piedi del loro attuale eroe nazionale, Tamerlano appunto. A due passi dai giardini ci sono vari ristorantini turistici dove potete mangiare i soliti spiedini o gustare dello yoghurt. La visita della città prosegue con il complesso di Khazrati Imam, l'adiacente tomba di Jehanfir, uno dei figli di Tamerlano, e la cripta di Tamerlano medesimo, ritrovata solo nel 1963, dove il condottiero avrebbe voluto essere sepolto (in realtà si trova sepolto a Samarcanda). Attraversando ampi giardini dove fioriscono erbacce e rose, si giunge infine alla bellissima Moschea di Kok-Gumbaz, dalla cupola turchese che brilla nel sole.

Shakrizabs dista circa 2 ore da Samarcanda. Riprendiamo quindi il viaggio e, quasi di colpo, il paesaggio cambia diventando verdissimo: dolci colline, villaggi ben tenuti di pastori, greggi al pascolo, pastorelli che al passaggio delle auto si allineano ai bordi della strada per salutarci con le loro manine. La popolazione è molto cordiale e ospitale, di una semplicità quasi commovente. Anche l'aria diventa più frizzante, le montagne ancora sullo sfondo apportano una temperatura molto più gradevole rispetto a quella caldissima di Bukhara e Khiva. Arriviamo finalmente a Samarcanda, nome evocativo e carico di suggestioni che, più di ogni altro, ci richiama alla mente la favolosa Via della seta.

Pernottiamo all'hotel Tumaris (149 Gagarin st., tel. 66-2335851, 2334003. La camera doppia costa 40 dollari la notte, colazione compresa, ed è davvero stupefacente pur nel suo gusto kitsch di impronta sovietica. In realtà, non si tratta di camere, ma di suite. La nostra era composta da ampio ingresso, ampio bagno e due stanze matrimoniali, il tutto in una profusione di tende di nylon dai colori più improbabili e di mobili stile casa di Barbie! Proprio di fronte all'hotel c'è un ristorante molto frequentato dai giovani di Samarcanda perchè si può anche ballare. I prezzi sono molto abbordabili, è molto pulito, curato e di buon livello: senz'altro consigliabile anche se all'ingresso pendono cordoni di luci colorate tipo fiera paesana...

 

Ottavo giorno:

Samarcanda

Ci avevano parlato di Samarcanda come di una città che ci avrebbe deluso: il Registan è senz'altro bellissimo, ma al di là di quello e di pochi altri monumenti la città si diceva non avere alcun fascino essendo essenzialmente una moderna città di stampo sovietico. Devo dire invece che Samarcanda non è affatto una città priva di fascino: è ricca di ampie strade alberate, di verde, di giovani operosi e tranquilli, di monumenti superlativi. Centro indiscusso di Samarcanda è il Registan: le tre imponenti mederse che scenograficamente lo delimitano costituiscono senza ombra di dubbio uno dei monumenti architettonici più straordinari dell'arte islamica e di tutta l'Asia centrale. Qui, fino al secolo scorso, si organizzavano feste popolari, si annunciavano le ordinanze del khan e si eseguivano le sentenze capitali; più tardi, durante il periodo sovietico, vi si tennero le adunanze di partito e i processi controrivoluzionari. Insomma, la medersa di Ulug Beg (1420), la medersa Sher Dor e quella di denominata Tilla-Kari possono davvero dire di aver visto molte cose... Di fatto sono straordinariamente belle e splendidamente decorate, forse un po' meno suggestive della moschea Kaylan di Bukhara in quanto più "monumenti" e meno vissute. E' senz'altro consigliabile venire qui in diversi momenti della giornata perchè il complesso acquista veramente diverse colorazioni se lo si vede al mattino, a mezzogiorno oppure la sera, quando diventa addirittura dorato sotto gli ultimi raggi del sole.

Se avete tempo, salite verso il tramonto sul minareto della madrasa di Ulug Beg: la salita è un po' faticosa, le prime rampe sono alquanto diroccate, ma il panorama che godrete dall'alto vale davvero la fatica. Per entrare al Registan bisogna pagare un biglietto di entrata di 3 USD, ma è valido per tutta la giornata, quindi potrete tornare in tempi diversi senza problemi (non merita invece affatto lo spettacolo di suoni e luci che viene proposto la sera: andateci solo se non sapete davvero come passare il tempo). La visita di Samarcanda prosegue lungo Tashkent street per arrivare alla grandiosa Moschea di Bibi-Khanym (1399-1405). Il portale d'ingresso misura 35 m di altezza, è largo 18 m, i minareti raggiungono i 50 m: ciononostante le dimensioni non soddisfecero appieno l'ambizione di Tamerlano mentre noi, visitatori del XXI sec., restiamo a bocca aperta. La moschea è tuttora molto frequentata anche dagli uzbeki in quanto, nel cortile, si trova un enorme leggio dove, un tempo, veniva posato il Corano di Osman, il Corano più antico del mondo del peso di 300 kg e ora conservato a Tashkent. Si ritiene infatti che girare intorno al leggio un certo numero di volte porti fortuna, mentre strisciare sotto al medesimo consenta di avere figli e quindi si vede molta gente che compie doverosamente tali operazioni di buon auspicio. A due passi dalla moschea c'è l'animato mercato alimentare di Samarcanda dove i venditori faranno a gara per farvi assaggiare le specialità in vendita: pistacchi e melograni, vari tipi di frutta e verdura, la dolcissima uva passa e le odorose e coloratissime spezie.

A Samarcanda c'è un altro monumento davvero imperdibile. E' il mausoleo di Gur-i-Mir (= tomba dell'emiro), ossia la tomba di Tamerlano. Originariamente era stato edificato per il figlio prediletto di Tamerlano, ma l'improvvisa morte del sovrano e l'impossibilità di trasportarlo nella sua città natale,fecero sì che venisse sepolto in questo luogo. All'interno del Mausoleo si trovano infatti i sarcofagi di Tamerlano, del suo maestro spirituale, di due suoi figli e del nipote Ulug Beg . Le tombe vere e proprie, molto semplici, si trovano però nella cripta sottostante, attualmente chiusa al pubblico (se però capitate la sera tardi, il custode, dietro una buona mancia, vi accompagnerà a vederle alla luce di una torcia. La cosa non manca di suggestione). Un capolavoro assoluto è la cupola del mausoleo: 64 costoloni color azzurro-turchese che svettano dall'alto tamburo su cui campeggia una scritta in caratteri bannai.

Per raggiungere la necropoli di Shah-i-Zinda conviene prendere l'auto perchè è leggermente fuori del centro città. Shah-i-Zinda è un complesso molto suggestivo composto da una quindicina di edifici monumentali funebri il più antico dei quali risale al 1350 circa mentre il più recente è dei primi anni del XV sec. Il tutto è di una bellezza così perfetta da togliere il fiato: tutte le possibili forme e sfumature del blu, del celeste, del turchese, del bianco e del verde ricoprono le facciate delle tombe, alcune delle quali in fasi di ristrutturazione. In cima alla salita si trovano alcuni dei mausolei più antichi, di altissimo livello tecnico ed estetico: la moschea e il mausoleo di Tuman Aka, giovane moglie di Tamerlano, il mausoleo di Kodja Ahmad e quello di Kutlug Aga. Poco oltre l'ingresso sorge invece il mausoleo di Shadi Mulk Aga in cui è sepolta la giovane nipote di Tamerlano, magnifico sia esternamente che internamente, nel ricco e complesso mosaico della cupola. Passeggiate lentamente lungo la strada che attraversa la necropoli, riuscirete ad assaporare la bellezza allo stato puro... Un' altra breve tratta in auto e si arriva all'osservatorio di Ulug Beg, posto sulla sommità di una piccola collina. Del maestoso osservatorio originario fatto erigere da questo nipote di Tamerlano più scienziato che amante delle battaglie e per questo fatto uccidere dal figlio durante un pellegrinaggio alla Mecca, non resta che una parte del grandioso sestante con cui Ulug Beg osservava il cielo e calcolava la posizione delle stelle. Interessante anche l'adiacente Museo sull'astronomia in cui viene ricostruita brevemente la storia dell'astronomia e il grande apporto che ad essa fu dato dagli scienziati dell'Asia centrale.

 

Nono giorno:

Samarcanda - Urgut - Samarcanda (km 80 circa)

Avendo una giornata supplementare si può dedicare la mattinata alla visita del mercato di Urgut e il pomeriggio ad un'ulteriore visita dei luoghi più suggestivi di Samarcanda lasciando al tramonto la salita al minareto della madrasa di Ulug Beg in modo da poter dare un ultimo sguardo alla città dall'alto.

La strada che consente di raggiungere Urgut attraversa dapprima la periferia e i sobborghi di Samarcanda per poi attraversare campi coltivati fino a che non si cominciano a vedere le cime innevate dei monti. Il mercato di Urgut è frequentatissimo dalla gente del luogo che vi arriva sia a piedi che a bordo di scassatissime auto o taxi collettivi che fanno andirivieni tra Urgut e Samarcanda. Una parte del mercato vende roba moderna come un qualsiasi nostro mercato rionale, l'altra parte invece è un mercato tradizionale, un vero paradiso per gli amanti della fotografia e del colore locale. Se vi interessano abiti tradizionali, suzane, tagli di seta, accessori vari qui trovate di tutto e di più a costi estremamente convenienti, in un trionfo di colori e folle di compratori che indossano i loro variopinti costumi.

 

Decimo giorno:

Samarcanda - Tashkent (300 km circa)

La strada che congiunge Samarcanda a Tashkent non attraversa paesaggi degni di nota, ma è ampia e in buono stato divenendo quasi un'"autostrada" man mano che ci si avvicina alla capitale.

Tashkent è una moderna città in stile sovietico ricostruita dopo il devastante terremoto del 1966 che la rase praticamente al suolo. Ad accogliere chi arriva nella capitale troverete ampi viali alberati che un tempo videro le parate con cui il regime sovietico esaltava se stesso e ora sono solo la cornice di fatiscenti edifici di non più di 50 anni. Ma a Tashkent vi sono anche giardini e teatri, alberghi moderni e grattacieli, monumenti celebrativi e sfarzosi edifici pubblici. Sopravvive anche il vecchio quartiere islamico dove si trova la Biblioteca che conserva il Corano più antico del mondo, quello di Osman, macchiato dal suo sangue.

Pernottiamo al Rovshan hotel (118 Mirabad str., tel./fax 71-1207747. E' un hotel senza grandi pretese, ma pulito, forse un po' difficile da trovare (è vicino all'Ambasciata russa) ma comodo se l'indomani dovrete partire all'alba per raggiungere l'areoporto).

Per coloro che volessero organizzare in proprio il viaggio indichiamo il nominativo di alcune guide disponibili sia per alcune ore sia per l'intera giornata o l'intero tour programmato. Sono ragazzi giovani, molto volonterosi, con una buona preparazione.

Abdurachman Bekchianov, Tashkent, cell. 1687764, tel. 646336; parla un buon italiano, chiede 5 USD per ora, prezzo trattabile per l'intera giornata o per più giorni.

Saodat Primkulova, Bukhara, tel. 2239969 (casa), 2242377 (uff.), e-mail: felicita_79@yahoo.com; parla in italiano, è gentile, molto disponibile ed ha una buona conoscenza dei luoghi.

 



   

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