iMondonauti.it
Le tue guide di viaggio
 
NOME UTENTE
PASSWORD
password dimenticata?  
 

Il misticismo antico dell'India del Sud

aggiornamento: 21/11/2010

A cura di: Marco Crisafulli

Punto di Partenza e di Arrivo:
Chennai
Durata del Viaggio:
16 gg.
Mezzo di Trasporto:
mezzi locali
Difficoltà ed Imprevisti:
nessuna
Spesa approssimativa:
300 euro (+ 1300 euro per il volo intercontinentale)

Ero già stato in India più di venti anni fa, in quella occasione visitai il sud, diciamo da Bombay in giù... Questa volta decido di visitare il Rajasthan e l’Uttar Pradesh. 

Il viaggio è durato 3 settimane ed è stato organizzato interamente tramite internet: prenotazione alberghi, voli interni e soprattutto la macchina con autista che è stato sempre con me.

Per prenotare gli alberghi online ci si può affidare senza troppe preoccupazioni ai maggiori siti di prenotazione online: ce ne sono alcuni dove si può prenotare senza pagare in anticipo. Tali siti offrono alberghi di tutti i prezzi e di ogni singolo albergo danno tutte le informazioni possibili, comprese le foto della struttura, del ristorante e, ovviamente, delle camere. Si prenota gratuitamente, con possibilità di annullare la prenotazione fino a 24 ore prima dell’arrivo. Il no-show, ovvero il non presentarsi all’albergo comporta il pagamento di una sola notte tra quelle prenotate.

Primo giorno:

Italia - Delhi (volo)

Delhi, Moschea di Jami Masjid
Delhi, Moschea di Jami Masjid

Partenza da Roma per Delhi, con scalo a Milano.

Arrivato in aeroporto Delhi mi accoglie con i suoi 35 gradi alle 11 di sera, umido insopportabile. L’albergo che avevo scelto, come da accordi, mi preleva e mi porta a destinazione. Ho soggiornato al Southern Hotel che non è il massimo (la camera doppia uso singola costa 30 euro a notte, colazione compresa) ma fondamentale perché all’interno della struttura c’è un’agenzia di viaggio, la Southern Travel, che mi è servita per noleggiare una macchina con autista.

Secondo - quinto giorno:

Delhi

Traffico pazzesco e mi rendo conto che tutti, ma proprio tutti, suonano il clacson per farsi largo nel groviglio di tuk-tuk (sono le Apette Piaggio che vengono usate come taxi) risciò, carretti trainati da sonnolenti cammelli oppure spinti a mano.

In India è vietato noleggiare un’auto senza autista. E’ fondamentale noleggiare un' auto sia per ottimizzare gli spostamenti, sia per la sicurezza, sia per avere una guida e/o un qualcuno che ti può risolvere dei problemi. Il noleggio - auto con autista per12 giorni  - mi costa 350 euro comprensive di tasse, benzina,  ecc.).

Passo qualche giorno a Delhi per mettere a punto le ultime cose e per visitare la città. Tra tutti i monumenti cito la  Jami Masjid, la più grande moschea dell’India, che domina le convulse stradine della Delhi vecchia fatte di negozietti piccolissimi, case fatiscenti aggrovigliate tra loro dai fili del telefono, dell’energia elettrica, dell’illuminazione stradale, ed attraversate da decine e decine di risciò che comunque riescono a camminare districandosi tra di loro.

Il frastuono dei clacson non ti lascia mai, ma d’altra parte tutte le auto ed i fumosissimi e scassatissimi camion e bus recano sul retro la scritta a lettere cubitali: “PLEASE HORN” che significa “per piacere suona”!

Prima di lasciare Delhi compero due camice ed altrettanti pantaloni di cotone bianco, tipo indiano, che si riveleranno utilissimi. Infatti, le elevate temperature e l’umido saranno sopportati assai meglio grazie a questo abbigliamento, leggero e fresco. Una camicia ed un pantalone, praticamente un” completo”, costano circa 4 euro. Durante il viaggio ne comprerò altri, in modo che quando tornavo in albergo lavavo un completo e me ne mettevo un altro pulito. Così, a rotazione, avevo sempre un “completo” pulito.

Sesto-settimo giorno:

Delhi - Jaipur (km 250 circa)

Jaipur, Amber Fort
Jaipur, Amber Fort

Finalmente è tutto pronto, inizia il viaggio vero e proprio, direzione Jaipur, 250 km a sud di Delhi.

Il mio autista è un giovanotto simpatico, viaggiamo su una Tata Indica (è una Tempra rivisitata) con aria condizionata e CD di musica hindu a palla. Dopo 7 ore di viaggio arrivo a Jaipur, la Città rosa, chiamata così per via degli edifici storici costruiti in arenaria rossa, una pietra largamente usata da sempre da queste parti.

Jaipur è una città godibilissima, con i sui grandi bazar, chiassosi e divertenti, dove si possono trovare negozietti che vendono stoffe dai colori sgargianti - ogni negozio è un’esplosione di colori e profumi d’incenso - oppure pieni di sacchi di spezie profumate ed ancora botteghe di nobili artigiani che lavorano il marmo, il legno o l’ottone come si faceva un tempo, anche perché qui il tempo sembra essersi fermato.

Le vacche sacre si aggirano indisturbate tra le strade, anche quelle trafficate, ma non sono le sole, si incontrano elefanti, cammelli, scimmie, maiali, cani, per non parlare poi di corvi, piccioni, pappagalli, libellule in quantità industriali, ma non ho visto un gatto che sia uno.

A Jaipur, come nelle altre città che visiterò, i semafori sono pochissimi, quindi il traffico, composto per lo più dai tuk-tuk e risciò, scorre lento in un flusso continuo e per attraversare ti devi letteralmente buttare in mezzo alla strada schivando i mezzi: vi assicuro che è una piccola impresa.

Da non mancare le visite al City Palace e l’Hava Mahal, il Palazzo dei venti, senza scordare i vari bazar, che a fine viaggio risulteranno quelli che ho apprezzato di più.

I dintorni sono molto belli. Su tutti, le fortezze di Amber Fort, splendida roccaforte che si erge maestosa sulla collina dell’omonimo paese, Jaigarh ed infine Nahargarh, il forte delle tigre che domina la città.

Lascio a Jaipur un pezzetto di cuore per suoi odori speziati, le donne dai sari coloratissimi, le strade sgangherate ed i negozietti dei bazar dove si possono fare acquisti molto convenienti.

Come albergo consiglio vivamente l’Hotel Umaid Bhawan (30 euro la camera doppia uso singola, colazione compresa), con piscina, stanze decorate ed arredate con forniture antiche e ristorante sul tetto dove ho mangiano il tandoori chicken più buono di tutto il viaggio! Al ristorante dell’albergo si spendono mediamente 2-3 euro per un pasto completo.

I piatti indiani si dividono in vegetariani e a base di carne. I vegetariani sono buonissimi: purea di ceci, fagioli, lenticchie oppure creme di asparagi con dentro dadolata di formaggio di vacca, oppure ancora una specie di minestrone fatto di fagiolini, piselli, carote ed altri legumi lessati immersi in delle gravy (salse) profumatamente speziate ed aromatizzate. Curry ovunque.

Le carni possono essere di  pollo, agnello o montone, e vengono cucinate in diversi modi.

Il loro pane è simile alla nostra piadina romagnola. Da evitare assolutamente di bere acqua che non sia quella minerale in bottiglia, così come è evitare di mangiare frutta e verdure fresche.

Ottavo giorno:

Jaipur - Agra (250 km circa)

Partiamo per Agra, 250 km circa a est di Jaipur,  in una splendida mattina di sole, ma più ci avviciniamo e più il cielo divento nero: i monsoni sembrano venire verso di noi. Fortunatamente non è così, solo una pioggerellina di marzo ci coglie durante una sosta lungo la strada per rifocillarci con un mix-vegetable.

La strada per Agra è tutto un cantiere, ci mettiamo 7 ore per raggiungere la capitale moghul.

Agra, ci accoglie bagnatissima dal monsone appena passato e dall’Italia mi tempestano di messaggi per via delle notizie cha appaiono sui quotidiani italiani sui nubifragi in Uttar Pradesh. Infatti, leggendo i giornali locali, mi rendo conto che effettivamente un nubifragio si è abbattuto su alcuni villaggi  a circa 200 km da Agra. Purtroppo, i villaggi nella piana del Gange sono agglomerati di capanne fatte con il fango dove vivono contadini che lavorano nelle risaie, gente poverissima che campa di nulla. E basta un nulla perchè vengano spazzati via...

Nono - decimo giorno:

Agra

Ambra, il Red Fort
Ambra, il Red Fort

La giornata è dedicata al Taj Mahal, il monumento simbolo di Agra e uno dei più famosi monumenti dell'India e del mondo intero. 

Che dire…non trovo le parole per descrivere quest’incantesimo se non quelle di un poeta indiano: “Una lacrima di marmo ferma sulla guancia del Tempo”…

Vi consiglio di visitarlo all’alba o al tramonto, così come vi consiglio di vederlo dall’altra parte dello Yumani, il fiume che lo costeggia.

Mi rivedo ancora seduto sulle sponde del fiume ad ammirarlo in tutta la sua bellezza, con il sole che faceva capolino tra le nuvole facendo cambiare di intensità di colore l’intera costruzione che, ricordo, è interamente realizzata in marmo bianco intarsiato di pietre preziose.

Oltre al Taj Mahal, la città offre altri siti molto interessanti: il Red Fort, gigantesco; la tomba di I’timad-ad-Daula, splendido mausoleo anch’esso interamente realizzato in marmo bianco ed incredibilmente intarsiato con pietra dura con motivi floreali ed infine Fatehpur Sikri, la città della vittoria.

La città, ormai abbandonata, fu costruita nel 1570 ed ancora oggi è interamente conservata nella sua bellezza.

Per pernottare consiglio l’Hotel Amar Yatri Niwas (25 euro la doppia uso singola, colazione compresa. Il ristorante dell’albergo non è male, anche qui prezzo medio di 2-3 euro per un pasto completo) e come ristorante il Maya, a poche decine di metri dall’albergo, dove, con 2-3 euro, potrete mangiare uno gustosissimo piatto vegetariano, lo Special Punjabi Thali; se proprio volete restare occidentali, accanto all’albergo c’è anche un Pizza Hut.

Ma è tempo di lasciare Agra ed il mio simpatico autista che torna a Delhi; un treno mi aspetta per portarmi a Varanasi.

All’albergo di Agra sono tutti gentilissimi, come dappertutto, e mi prenotano e comprano il biglietto del treno. La  cuccetta di 1° classe con aria condizionata la pago circa 15 euro. I treni indiani sono confortevoli e riesco pure a dormire... Da domani sarò completamente solo.

Undicesimo giorno:

Agra - Varanasi (treno)

A Varanasi, la splendente, ci arrivo dopo ben 28 ore di treno!

Partiti in orario alle 9.30 di sera dalla stazione di Agra, dovevamo arrivare alle 8 del mattino successivo, ma un incidente lungo la ferrovia ha generato 14 ore di ritardo. Abbiamo viaggiato durante tutta giornata con continue soste in mezzo al nulla della piana del Gange oppure in sperdute stazioncine di remoti paesini, dove ho trovato e assaggiato la famosa vegetarian cotolette e squisitissime banane.

A dirla così sembra un incubo, ed invece alla fine è stata una bella esperienza anche questa, e ho conosciuto persone che ho poi incontrato di nuovo durante il mio viaggio. Comunque, dato che la linea ferroviaria non è elettrificata, i treni viaggiano a 60-70 km orari, così stavo nello scompartimento tra un vagone e l’altro, con la porta aperta, seduto per terra con i piedi sulle pedane per salire/scendere a guardare il paesaggio fatti di risaie infinite e pigri bufali immersi in pozze gigantesche.

Lascio alla vostra immaginazione la stazione ferroviaria di Varanasi alle 10.30 di sera.

Ma il giorno dopo è già Gange.  

Dodicesimo-tredicesimo giorno:

Varanasi

Varansi, i Gath
Varansi, i Gath

I gath sul Gange sono stati per me un’emozione unica e l’alba sul Gange vale tutto il viaggio.

C’è chi dice che Varanasi sia più vecchia della leggenda stessa, ma certo l’alone di misticismo e sacralità in cui è avvolta la città la rende come uno specchio su cui riflette l’anima di ognuno e, se proprio non si è del tutto insensibili, il coinvolgimento totale è assicurato. Infatti, a Varanasi sono stato letteralmente rapito dai gath e dal fiume stesso, non a torto chiamato dagli indiani La Madre, e così non ho resistito dal bagnarmi anch’io, volevo avere un contatto fisico con il fiume che scorre lento e maestoso.

Mi è anche capitato di assistere ad una cremazione, invitato dai stessi parenti a restare e pregare con loro.

A Varanasi consiglio l’Hotel India (anche questo è un albergo da 30 euro la doppia uso singola, colazione compresa) e il suo ristorante sul tetto, il Palm Spring  Restaurant, dove potete assaporare il murgh makhan palak ovvero bocconcini di pollo disossati in purea di asparagi e dadolata di formaggio dolce. Come gli altri, il ristorante dell’albergo ha un menù molto ricco ed un pasto completo costa anche qui 2-3 euro.

Quattordicesimo giorno:

Varanasi - Delhi (aereo)

Un aereo di una compagnia low cost, la Kingfisher Airlines, per 60 euro mi riporta a Delhi in circa 1 ora e mezza di volo. Qui attenderò l'arrivo di amici.

In aeroporto ho ancora negli occhi la striscia di luce del sole che sorge sul Gange e tutt’intorno canti sacri e profumo d’incenso.

Quindicesimo - sedicesimo giorno:

Delhi

Accolgo i miei amici all’aeroporto di Delhi in perfetto abbigliamento indiano: camicione lungo e pantalone legato in vita da laccetto in shantung di cotone bianco, che eleganza!

Il giorno seguente, sempre con l'agenzia Southern Travel, concludiamo l’accordo per una seconda macchina, stavolta più grande. Noleggiamo un Suv  Toyota, sempre con autista ed aria condizionata (costerà, tutto compreso, circa 1.000 euro per 20 giorni). 

Domani sul presto si parte: destinazione Jaisalmer, città-fortezza nel bel mezzo del deserto del Thar, a circa 750 km da Delhi. Intorno, il nulla. Il viaggio durerà in tutto due giorni.

Diciasettesimo giorno:

Delhi - Bikaner (330 km circa)

Jaisalmer, la città vecchia
Jaisalmer, la città vecchia

Decidiamo di fare una piccola deviazione prima di andare dritti a Bikaner, ed andiamo a visitare il Tempio di Karni Mata dove i locali adorano i topi. Ed infatti, i simpatici ratti sono ovunque nel tempio, a centinaia, e sono alimentati con ciotole piene di latte.

Arriviamo a Bikaner, a metà strada tra Delhi e Jaisalmer, per l'ora di cena e, com’era un tempo, la “usiamo” come caravanserraglio per riposarci dopo aver percorso in 8 ore 330 km di deserto a bordo del nostro enorme Suv.

Dormiamo in un haveli, il Laxami Niwas Palace (la doppia uso singola costa 25 euro, colazione compresa).

Il posto è da mille e una notte con tanto di spettacolo folcloristico durante la cena. La location è da film, gli haveli sono le antiche residenze dei dignitari dei vari maraja e quindi sono edifici sfarzosi, con pavimenti in raffinatissimi marmi lavorati, le stanze finemente decorate con affreschi ed intarsi in pietra dura, mobili antichi, il tutto circondato da giardini con fontane…

Diciottesimo giorno:

Bikaner - Jaisalmer (km 300 circa)

La mattina dopo siamo pronti per la seconda tappa di altrettanti km nel deserto che, devo dire, sembra…deserto, ma in realtà qua e là appare abitato, insomma si incontra ogni tanto qualcuno e la domanda che ci si pone è: ma da dove viene e dove va?

Eccola Jaisalmer, bellissima, dritta davanti a noi, unita a noi dalla lunga striscia di asfalto che scorre dritta nel deserto e che all’orizzonte dapprima tremola e poi svanisce. Appare quasi dal nulla in mezzo al nulla, un miraggio nel deserto, e si staglia laggiù, all’orizzonte, con i suoi 99 bastioni e le sue mura lunghe 5 km e alte 10 metri. E' Jaisalmer, la città d’oro.

Il vento del deserto, insistente e caldo, ci gonfia le vesti, ci “sussurra” di antiche leggende e ci porta profumi lontani. Oltre le mura c’è ancora deserto e poi ancora deserto, e 150 km più in là è Pakistan.  

Diciannovesimo - ventesimo giorno:

Jaisalmer

Jaisalmer, la Città d'Oro
Jaisalmer, la Città d'Oro

La città vecchia, che sta all’interno delle mura, è un dedalo di stradine, haveli, negozietti coloratissimi e profumatissimi di ogni tipo d’incenso. Il tutto edificato in una pietra arenaria gialla dalle mille sfumature cromatiche, per questo è soprannominata la Città d’Oro.

La visita agli haveli è d’obbligo, così pure fare un giro delle mura. Su ogni bastione c’è un terrazzo da cui poter godere di una vista a 360 gradi: sotto la città brulicante, tutto intorno il deserto.

Benché indiana, sembra di stare in un paese arabo, ma come detto il Pakistan è lì a due passi, e da lì sono arrivati i primi persiani e poi gli afghani che conquistarono parte dell’India.

Beh, cenare sui bastioni sotto il cielo stellato del Thar, con i suoni di antiche canzoni hindu che arrivano da chissà dove, è qualcosa che ti può rimanere stampato nella memoria a vita. Sensazioni irripetibili.

Anche qui soggiorniamo in un haveli: è il Fort Rajwada (circa 30 euro per una doppia, colazione compresa) ed è qui che pago la cena più cara: assaggini vari di cucina tipica locale, barbecue di pollo in diverse salse, mix vegetable, birra, il tutto a bordo piscina con spettacolo folcloristico mi fa superare la fatidica cifra di 8 (otto) euro…un boato da queste parti!

Come ristorante ricordo anche il The Surya dove, sopra le mura e sotto un cielo stellato, ho mangiato uno splendido chicken boneless gravy.

Anche qui i prezzi sono sempre gli stessi, in qualsiasi ristorante si spendono mediamente 2-3 euro per un pasto completo.

Ventunesimo giorno:

Jaisalmer - Jodphur - Delhi - Italia (volo)

Sono sulla via del ritorno.

Lascio Jaisalmer per raggiungere Jodhpur dove mi imbarco su un volo della Indian Airlines che, per 60 euro, mi porterà a Delhi. Faccio gli ultimi acquisti a Delhi e, alle 2 di notte, mi imbarco per Roma.

Cosa mi ha lasciato questo viaggio? Beh, la stessa sensazione della prima volta: noi che viviamo qui abbiamo tutto e di più, ma nonostante ciò ci adoperiamo, riuscendoci, ad essere insoddisfatti ed infelici... Dimenticavo: gli indiani sono un popolo mite e sereno, non ho mai ricevuto uno sgarbo o una scortesia da qualcuno.



   

Invia le tue foto

Invia qui le immagini che vorresti vedere pubblicate in questa pagina. La Redazione si incaricherà di selezionare e pubblicare le migliori. Leggi le regole per l'invio e pubblicazione delle immagini


scegli foto:
scrivi didascalia:
 

Cliccando su salva foto la tua immagine verrà caricata sul server e rimarrà temporaneamente nascosta in attesa di essere valutata e pubblicata da parte della Redazione
Torna a visitare questa guida tra alcuni giorni, la tua foto potrebbe essere stata selezionata per la pubblicazione

Caricamento foto in corso...





Entro pochi secondi la foto verrà salvata sul server
Il tempo di caricamento dipende dalla dimensione del file che stai caricando e dalla velocità del tuo collegamento internet
Nel caso il caricamento proseguisse per più di qualche minuto annullare e riprovare
Se il problema persiste è necessario ridurre il peso della foto (non più di 500 Kbyte)








sito premiato ItaliaWebStar