Ero già stato in India più di venti anni fa,
in quella occasione visitai il sud, diciamo da Bombay in
giù... Questa volta decido di visitare il Rajasthan e
l’Uttar Pradesh.
Il viaggio è durato 3 settimane ed è stato
organizzato interamente tramite internet: prenotazione alberghi,
voli interni e soprattutto la macchina con autista che è
stato sempre con me.
Per prenotare gli alberghi online ci si può
affidare senza troppe preoccupazioni ai maggiori siti di
prenotazione online: ce ne sono alcuni dove si può
prenotare senza pagare in anticipo. Tali siti offrono alberghi di
tutti i prezzi e di ogni singolo albergo danno tutte le
informazioni possibili, comprese le foto della struttura, del
ristorante e, ovviamente, delle camere. Si
prenota gratuitamente, con possibilità di annullare la
prenotazione fino a 24 ore prima dell’arrivo. Il no-show,
ovvero il non presentarsi all’albergo comporta il pagamento
di una sola notte tra quelle prenotate.
Primo giorno:
Italia - Delhi (volo)
Delhi, Moschea di Jami Masjid
Partenza da Roma per Delhi, con scalo a Milano.
Arrivato in aeroporto Delhi mi accoglie con i suoi 35 gradi
alle 11 di sera, umido insopportabile. L’albergo che avevo
scelto, come da accordi, mi preleva e mi porta a destinazione. Ho
soggiornato al Southern Hotel che non è il massimo (la
camera doppia uso singola costa 30 euro a notte, colazione
compresa) ma fondamentale perché all’interno
della struttura c’è un’agenzia di viaggio, la
Southern Travel, che mi è servita per noleggiare una
macchina con autista.
Secondo - quinto giorno:
Delhi
Traffico pazzesco e mi rendo conto che tutti, ma proprio
tutti, suonano il clacson per farsi largo nel groviglio di
tuk-tuk (sono le Apette Piaggio che vengono usate come taxi)
risciò, carretti trainati da sonnolenti cammelli oppure
spinti a mano.
In India è vietato noleggiare un’auto senza
autista. E’ fondamentale noleggiare un' auto sia per
ottimizzare gli spostamenti, sia per la sicurezza, sia per avere
una guida e/o un qualcuno che ti può risolvere dei
problemi. Il noleggio - auto con autista per12 giorni - mi
costa 350 euro comprensive di tasse, benzina, ecc.).
Passo qualche giorno a Delhi per mettere a punto le ultime
cose e per visitare la città. Tra tutti i monumenti cito
la Jami Masjid, la più grande moschea
dell’India, che domina le convulse stradine della Delhi
vecchia fatte di negozietti piccolissimi, case fatiscenti
aggrovigliate tra loro dai fili del telefono, dell’energia
elettrica, dell’illuminazione stradale, ed attraversate da
decine e decine di risciò che comunque riescono a
camminare districandosi tra di loro.
Il frastuono dei clacson non ti lascia mai, ma d’altra
parte tutte le auto ed i fumosissimi e scassatissimi camion e bus
recano sul retro la scritta a lettere cubitali: “PLEASE
HORN” che significa “per piacere suona”!
Prima di lasciare Delhi compero due camice ed altrettanti
pantaloni di cotone bianco, tipo indiano, che si riveleranno
utilissimi. Infatti, le elevate temperature e l’umido
saranno sopportati assai meglio grazie a questo abbigliamento,
leggero e fresco. Una camicia ed un pantalone, praticamente
un” completo”, costano circa 4 euro. Durante il
viaggio ne comprerò altri, in modo che quando tornavo in
albergo lavavo un completo e me ne mettevo un altro pulito.
Così, a rotazione, avevo sempre un “completo”
pulito.
Sesto-settimo giorno:
Delhi - Jaipur (km 250 circa)
Finalmente è tutto pronto, inizia il viaggio vero e
proprio, direzione Jaipur, 250 km a sud di Delhi.
Il mio autista è un giovanotto simpatico, viaggiamo su
una Tata Indica (è una Tempra rivisitata) con aria
condizionata e CD di musica hindu a palla. Dopo 7 ore di viaggio
arrivo a Jaipur, la Città rosa, chiamata così per
via degli edifici storici costruiti in arenaria rossa, una pietra
largamente usata da sempre da queste parti.
Jaipur è una città godibilissima, con i sui
grandi bazar, chiassosi e divertenti, dove si possono trovare
negozietti che vendono stoffe dai colori sgargianti - ogni
negozio è un’esplosione di colori e profumi
d’incenso - oppure pieni di sacchi di spezie profumate ed
ancora botteghe di nobili artigiani che lavorano il marmo, il
legno o l’ottone come si faceva un tempo, anche
perché qui il tempo sembra essersi fermato.
Le vacche sacre si aggirano indisturbate tra le strade, anche
quelle trafficate, ma non sono le sole, si incontrano elefanti,
cammelli, scimmie, maiali, cani, per non parlare poi di corvi,
piccioni, pappagalli, libellule in quantità industriali,
ma non ho visto un gatto che sia uno.
A Jaipur, come nelle altre città che visiterò, i
semafori sono pochissimi, quindi il traffico, composto per lo
più dai tuk-tuk e risciò, scorre lento in un flusso
continuo e per attraversare ti devi letteralmente buttare in
mezzo alla strada schivando i mezzi: vi assicuro che è una
piccola impresa.
Da non mancare le visite al City Palace e
l’Hava Mahal, il Palazzo dei venti, senza scordare i
vari bazar, che a fine viaggio risulteranno quelli che ho
apprezzato di più.
I dintorni sono molto belli. Su tutti, le fortezze di Amber
Fort, splendida roccaforte che si erge maestosa sulla collina
dell’omonimo paese, Jaigarh ed infine
Nahargarh, il forte delle tigre che domina la
città.
Lascio a Jaipur un pezzetto di cuore per suoi odori speziati,
le donne dai sari coloratissimi, le strade sgangherate ed i
negozietti dei bazar dove si possono fare acquisti molto
convenienti.
Come albergo consiglio vivamente l’Hotel Umaid Bhawan
(30 euro la camera doppia uso singola, colazione compresa), con
piscina, stanze decorate ed arredate con forniture antiche e
ristorante sul tetto dove ho mangiano il tandoori chicken
più buono di tutto il viaggio! Al ristorante
dell’albergo si spendono mediamente 2-3 euro per un pasto
completo.
I piatti indiani si dividono in vegetariani e a base di carne.
I vegetariani sono buonissimi: purea di ceci, fagioli, lenticchie
oppure creme di asparagi con dentro dadolata di formaggio di
vacca, oppure ancora una specie di minestrone fatto di fagiolini,
piselli, carote ed altri legumi lessati immersi in delle
gravy (salse) profumatamente speziate ed aromatizzate.
Curry ovunque.
Le carni possono essere di pollo, agnello o montone, e
vengono cucinate in diversi modi.
Il loro pane è simile alla nostra piadina romagnola. Da
evitare assolutamente di bere acqua che non sia quella minerale
in bottiglia, così come è evitare di mangiare
frutta e verdure fresche.
Ottavo giorno:
Jaipur - Agra (250 km circa)
Partiamo per Agra, 250 km circa a est di Jaipur, in una
splendida mattina di sole, ma più ci avviciniamo e
più il cielo divento nero: i monsoni sembrano venire verso
di noi. Fortunatamente non è così, solo una
pioggerellina di marzo ci coglie durante una sosta lungo la
strada per rifocillarci con un mix-vegetable.
La strada per Agra è tutto un cantiere, ci mettiamo 7
ore per raggiungere la capitale moghul.
Agra, ci accoglie bagnatissima dal monsone appena
passato e dall’Italia mi tempestano di messaggi per via
delle notizie cha appaiono sui quotidiani italiani sui nubifragi
in Uttar Pradesh. Infatti, leggendo i giornali locali, mi rendo
conto che effettivamente un nubifragio si è abbattuto su
alcuni villaggi a circa 200 km da Agra. Purtroppo, i
villaggi nella piana del Gange sono agglomerati di capanne fatte
con il fango dove vivono contadini che lavorano nelle risaie,
gente poverissima che campa di nulla. E basta un nulla
perchè vengano spazzati via...
Nono - decimo giorno:
Agra
La giornata è dedicata al Taj Mahal, il
monumento simbolo di Agra e uno dei più famosi monumenti
dell'India e del mondo intero.
Che dire…non trovo le parole per descrivere
quest’incantesimo se non quelle di un poeta indiano:
“Una lacrima di marmo ferma sulla guancia del
Tempo”…
Vi consiglio di visitarlo all’alba o al tramonto,
così come vi consiglio di vederlo dall’altra parte
dello Yumani, il fiume che lo costeggia.
Mi rivedo ancora seduto sulle sponde del fiume ad ammirarlo in
tutta la sua bellezza, con il sole che faceva capolino tra le
nuvole facendo cambiare di intensità di colore
l’intera costruzione che, ricordo, è interamente
realizzata in marmo bianco intarsiato di pietre preziose.
Oltre al Taj Mahal, la città offre altri siti molto
interessanti: il Red Fort, gigantesco; la tomba di
I’timad-ad-Daula, splendido mausoleo anch’esso
interamente realizzato in marmo bianco ed incredibilmente
intarsiato con pietra dura con motivi floreali ed infine
Fatehpur Sikri, la città della vittoria.
La città, ormai abbandonata, fu costruita nel 1570 ed
ancora oggi è interamente conservata nella sua
bellezza.
Per pernottare consiglio l’Hotel Amar Yatri Niwas (25
euro la doppia uso singola, colazione compresa. Il ristorante
dell’albergo non è male, anche qui prezzo medio di
2-3 euro per un pasto completo) e come ristorante il Maya, a
poche decine di metri dall’albergo, dove, con 2-3
euro, potrete mangiare uno gustosissimo piatto vegetariano,
lo Special Punjabi Thali; se proprio volete restare
occidentali, accanto all’albergo c’è anche un
Pizza Hut.
Ma è tempo di lasciare Agra ed il mio simpatico autista
che torna a Delhi; un treno mi aspetta per portarmi a
Varanasi.
All’albergo di Agra sono tutti gentilissimi, come
dappertutto, e mi prenotano e comprano il biglietto del treno.
La cuccetta di 1° classe con aria condizionata la pago
circa 15 euro. I treni indiani sono confortevoli e riesco pure a
dormire... Da domani sarò completamente solo.
Undicesimo giorno:
Agra - Varanasi (treno)
A Varanasi, la splendente, ci arrivo dopo ben 28 ore di
treno!
Partiti in orario alle 9.30 di sera dalla stazione di Agra,
dovevamo arrivare alle 8 del mattino successivo, ma un incidente
lungo la ferrovia ha generato 14 ore di ritardo. Abbiamo
viaggiato durante tutta giornata con continue soste in mezzo al
nulla della piana del Gange oppure in sperdute stazioncine di
remoti paesini, dove ho trovato e assaggiato la famosa
vegetarian cotolette e squisitissime banane.
A dirla così sembra un incubo, ed invece alla fine
è stata una bella esperienza anche questa, e ho conosciuto
persone che ho poi incontrato di nuovo durante il mio viaggio.
Comunque, dato che la linea ferroviaria non è
elettrificata, i treni viaggiano a 60-70 km orari, così
stavo nello scompartimento tra un vagone e l’altro, con la
porta aperta, seduto per terra con i piedi sulle pedane per
salire/scendere a guardare il paesaggio fatti di risaie infinite
e pigri bufali immersi in pozze gigantesche.
Lascio alla vostra immaginazione la stazione ferroviaria di
Varanasi alle 10.30 di sera.
Ma il giorno dopo è già Gange.
Dodicesimo-tredicesimo giorno:
Varanasi
I gath sul Gange sono stati per me un’emozione
unica e l’alba sul Gange vale tutto il viaggio.
C’è chi dice che Varanasi sia più vecchia
della leggenda stessa, ma certo l’alone di misticismo e
sacralità in cui è avvolta la città la rende
come uno specchio su cui riflette l’anima di ognuno e, se
proprio non si è del tutto insensibili, il coinvolgimento
totale è assicurato. Infatti, a Varanasi sono stato
letteralmente rapito dai gath e dal fiume stesso, non a
torto chiamato dagli indiani La Madre, e così non ho
resistito dal bagnarmi anch’io, volevo avere un contatto
fisico con il fiume che scorre lento e maestoso.
Mi è anche capitato di assistere ad una cremazione,
invitato dai stessi parenti a restare e pregare con loro.
A Varanasi consiglio l’Hotel India (anche questo
è un albergo da 30 euro la doppia uso singola, colazione
compresa) e il suo ristorante sul tetto, il Palm Spring
Restaurant, dove potete assaporare il murgh makhan palak
ovvero bocconcini di pollo disossati in purea di asparagi e
dadolata di formaggio dolce. Come gli altri, il ristorante
dell’albergo ha un menù molto ricco ed un pasto
completo costa anche qui 2-3 euro.
Quattordicesimo giorno:
Varanasi - Delhi (aereo)
Un aereo di una compagnia low cost, la Kingfisher Airlines,
per 60 euro mi riporta a Delhi in circa 1 ora e mezza di
volo. Qui attenderò l'arrivo di amici.
In aeroporto ho ancora negli occhi la striscia di luce del
sole che sorge sul Gange e tutt’intorno canti sacri e
profumo d’incenso.
Quindicesimo - sedicesimo giorno:
Delhi
Accolgo i miei amici all’aeroporto di Delhi in perfetto
abbigliamento indiano: camicione lungo e pantalone legato in vita
da laccetto in shantung di cotone bianco, che eleganza!
Il giorno seguente, sempre con l'agenzia Southern Travel,
concludiamo l’accordo per una seconda macchina, stavolta
più grande. Noleggiamo un Suv Toyota, sempre con
autista ed aria condizionata (costerà, tutto compreso,
circa 1.000 euro per 20 giorni).
Domani sul presto si parte: destinazione Jaisalmer,
città-fortezza nel bel mezzo del deserto del Thar, a circa
750 km da Delhi. Intorno, il nulla. Il viaggio durerà in
tutto due giorni.
Diciasettesimo giorno:
Delhi - Bikaner (330 km circa)
Jaisalmer, la città vecchia
Decidiamo di fare una piccola deviazione prima di andare
dritti a Bikaner, ed andiamo a visitare il Tempio di Karni
Mata dove i locali adorano i topi. Ed infatti, i simpatici
ratti sono ovunque nel tempio, a centinaia, e sono alimentati con
ciotole piene di latte.
Arriviamo a Bikaner, a metà strada tra Delhi e
Jaisalmer, per l'ora di cena e, com’era un tempo, la
“usiamo” come caravanserraglio per riposarci dopo
aver percorso in 8 ore 330 km di deserto a bordo del nostro
enorme Suv.
Dormiamo in un haveli, il Laxami Niwas Palace
(la doppia uso singola costa 25 euro, colazione
compresa).
Il posto è da mille e una notte con tanto di
spettacolo folcloristico durante la cena. La
location è da film, gli haveli sono le
antiche residenze dei dignitari dei vari maraja e quindi sono
edifici sfarzosi, con pavimenti in raffinatissimi marmi lavorati,
le stanze finemente decorate con affreschi ed intarsi in pietra
dura, mobili antichi, il tutto circondato da giardini con
fontane…
Diciottesimo giorno:
Bikaner - Jaisalmer (km 300 circa)
La mattina dopo siamo pronti per la seconda tappa di
altrettanti km nel deserto che, devo dire, sembra…deserto,
ma in realtà qua e là appare abitato, insomma si
incontra ogni tanto qualcuno e la domanda che ci si pone
è: ma da dove viene e dove va?
Eccola Jaisalmer, bellissima, dritta davanti a noi,
unita a noi dalla lunga striscia di asfalto che scorre dritta nel
deserto e che all’orizzonte dapprima tremola e poi
svanisce. Appare quasi dal nulla in mezzo al nulla, un miraggio
nel deserto, e si staglia laggiù, all’orizzonte, con
i suoi 99 bastioni e le sue mura lunghe 5 km e alte 10 metri. E'
Jaisalmer, la città d’oro.
Il vento del deserto, insistente e caldo, ci gonfia le vesti,
ci “sussurra” di antiche leggende e ci porta profumi
lontani. Oltre le mura c’è ancora deserto e poi
ancora deserto, e 150 km più in là è
Pakistan.
Diciannovesimo - ventesimo giorno:
Jaisalmer
Jaisalmer, la Città d'Oro
La città vecchia, che sta all’interno delle mura,
è un dedalo di stradine, haveli, negozietti
coloratissimi e profumatissimi di ogni tipo d’incenso. Il
tutto edificato in una pietra arenaria gialla dalle mille
sfumature cromatiche, per questo è soprannominata la
Città d’Oro.
La visita agli haveli è d’obbligo,
così pure fare un giro delle mura. Su
ogni bastione c’è un terrazzo da cui poter godere di
una vista a 360 gradi: sotto la città brulicante, tutto
intorno il deserto.
Benché indiana, sembra di stare in un paese arabo, ma
come detto il Pakistan è lì a due passi, e da
lì sono arrivati i primi persiani e poi gli afghani che
conquistarono parte dell’India.
Beh, cenare sui bastioni sotto il cielo stellato del Thar, con
i suoni di antiche canzoni hindu che arrivano da chissà
dove, è qualcosa che ti può rimanere stampato nella
memoria a vita. Sensazioni irripetibili.
Anche qui soggiorniamo in un haveli: è il Fort
Rajwada (circa 30 euro per una doppia, colazione compresa) ed
è qui che pago la cena più cara: assaggini vari di
cucina tipica locale, barbecue di pollo in diverse salse, mix
vegetable, birra, il tutto a bordo piscina con spettacolo
folcloristico mi fa superare la fatidica cifra di 8 (otto)
euro…un boato da queste parti!
Come ristorante ricordo anche il The Surya dove, sopra le mura
e sotto un cielo stellato, ho mangiato uno splendido chicken
boneless gravy.
Anche qui i prezzi sono sempre gli stessi, in qualsiasi
ristorante si spendono mediamente 2-3 euro per un pasto
completo.
Ventunesimo giorno:
Jaisalmer - Jodphur - Delhi - Italia (volo)
Sono sulla via del ritorno.
Lascio Jaisalmer per raggiungere Jodhpur dove mi imbarco su un
volo della Indian Airlines che, per 60 euro, mi porterà a
Delhi. Faccio gli ultimi acquisti a Delhi e, alle 2 di notte, mi
imbarco per Roma.
Cosa mi ha lasciato questo viaggio? Beh, la stessa sensazione
della prima volta: noi che viviamo qui abbiamo tutto e di
più, ma nonostante ciò ci adoperiamo, riuscendoci,
ad essere insoddisfatti ed infelici... Dimenticavo: gli indiani
sono un popolo mite e sereno, non ho mai ricevuto uno sgarbo o
una scortesia da qualcuno.