Ogni viaggio ti lascia la sensazione di tornare nella tua città
con un maggior senso di appartenenza al mondo. Dalla Danimarca portiamo
via un senso di quiete assordante che solo una campagna a pochi metri
dal mare ti può dare.
Primo giorno:
Roma - Copenaghen (volo)
Partiamo da Napoli in direzione Roma Ciampino: abbiamo infatti
prenotato un volo low cost a/r della Sterling Airlines (www.sterling.dk)
direttamente sul sito della compagnia. Partiamo in perfetto orario alla
volta di Copenaghen.
Arriviamo alle 16.10 e, dopo un po’ di attesa nella sala bagagli (ne
abbiamo approfittato per fare il cambio di valuta nella stessa sala),
ci dirigiamo ai treni. Le indicazioni sono eccellenti: in 5 minuti si
arriva alla biglietteria, acquistiamo i ticket per Central station
Kobenhavn e, in 12 minuti, siamo nella capitale. La stazione
ferroviaria è frontale al parco Tivoli (un parco divertimenti + villa
comunale dove all’interno si trova di tutto, dal ristorante al lago con
barchette per i bimbi, ai cavalli …). Per dormire abbiamo prenotato un
hotel 3 stellein centro (Hotel Richmond, ma ve lo sconsiglio per il
costo spropositato, 200 euro la camera doppia senza colazione, è stato
un rimedio di fortuna che può essere tranquillamente evitato cercando
per tempo un b&b su internet).
Pochi minuti e siamo in strada, direzione Radhuspladsen (piazza del
municipio): il Palazzo è nei colori tipici che ritroveremo in tutte le
piazze principali delle città che abbiamo visitato, rosso mattone con i
particolari in colore oro. La piazza è gremita di turisti, biciclette,
chioschi che vendono birra e hot dog, artisti di strada. Ci dirigiamo
verso lo Stroget, il corso principale di Copenaghen, ovviamente
stracolmo di negozi d’abbigliamento dal casual alle griffe, fast food,
caffè (per essere sicuri di trovare un caffè grossomodo simile a quello
italiano, vi consiglio la catena Baresso). La città è veramente troppo
commerciale e, a dire la verità, non ci ha dato una prima impressione
positiva.
Ci cambia la prospettiva appena arriviamo alla piazza Kongens
Nytorv, bella, ben illuminata e con una mostra fotografica su un lato
della piazza a disposizione dei turisti. Da una strada che sbocca sulla
Kongens Nytorv si arriva al Nihavn, il canale più famoso della
capitale: barche di varie misure e di epoca diverse su entrambi i lati
e una serie infinita di localini li contornano. Ci lasciamo consigliare
dalla nostra guida e ceniamo al Cape Horn di cui preferiamo l’interno,
molto suggestivo e ben arredato (Nihavn 21, 40 euro a persona).
Mangiamo benissimo a base di pesce (ottimo il salmone grigliato),
paghiamo abbastanza , ma è il primo giorno e va bene tutto. Dopo cena
abbiamo ancora il tempo per un salto al drugstore Seven Eleven
(Copenaghen è tappezzata di questi negozi aperti 24h, molto utili per
organizzarsi una prima colazione quando non è inclusa nel pacchetto
dell’albergo, come nel caso nostro).
Secondo giorno:
Copenaghen
Nei pressi della Central Station (Reventlowsgade) c’è la cooperativa
Copi Cycler che affitta biciclette (circa 10 euro al giorno; paghi le
bici più una cauzione anche con Visa card). Prendiamo le bici per 24 h
e decidiamo un itinerario per Copenaghen: una giornata e mezzo è
sufficiente per vedere la capitale e, se hai le biciclette, non servono
metro e bus per spostarti. (Copenaghen ha piste ciclabili che coprono
qualsiasi itinerario; prima di prendere dimestichezza con le precedenze
è meglio guardare come si comportano i danesi e tenersi sempre a bordo
marciapiede). Ci dirigiamo verso lo Slotsholmen, l’area storica
al centro della città e sede dell’attuale parlamento danese, dove si
trova l’omonimo castello della città e l’omonima chiesa; visitiamo i
sotterranei del castello che nascondono le rovine dei due precedenti
castelli su cui poggia quello esistente e la sala di cerimonie dei
monarchi passati.
Per avere un’idea precisa di come sia strutturata Copenaghen
decidiamo di attraversare la piazza dello Slot e dirigerci al canale
adiacente da dove parte un giro in battello di 1 ora per i canali della
città (cercate le indicazioni per la partenza del DFDS Canal Tour; il
costo è di circa 7 euro per adulto, i bambini pagano la metà). L’idea è
vincente: attraversiamo tutti i luoghi importanti di Copenaghen,
passiamo di fronte all’ultra moderna Opera House, al Diamante Nero
(sede per esposizioni d’arte moderna), al National Theatre Museet, a
vari condomini sull’acqua (impossibile non invidiare persone che vivono
in strutture ultra moderne in tek e acciaio, assolutamente in armonia
con l’ambiente circostante, con ampie balconate sui canali, con un po’
di verde davanti e magari con la propria barca a vela ormeggiata
davanti!), ad uffici ricavati da vecchi depositi di barche
eccezionalmente tirati a lucido (che bello il contrasto del moderno
degli interni con l’antichità che li ospita), alla nave da crociera dei
regnanti danesi alla…squallidissima Sirenetta (come è possibile che i
danesi, con tutte le bellezze che hanno, si ostinino ad indicarla come
loro monumento nazionale? non è di strada sugli itinerari, se ne potete
fare a meno accontentatevi di vederla dall’imbarcazione). Tornati al
punto di partenza, riprendiamo le bici e ci fermiamo al fast food di
turno per poi procedere verso l’Amaliensborg , il palazzo reale
dove visitiamo i giardini e la Marmorkirken, una copia mal riuscita di
San Pietro. La maggior parte del palazzo non è aperta al pubblico;
quest’ultimo può visitare solo l’ala dove hanno vissuto 3 generazioni
di sovrani danesi dal 1863 al 1947.
Assolto il nostro dovere artistico… via verso Cristiania:
il vero scopo della nostra sosta a Copenaghen è proprio quello di
vedere questo incredibile esperimento sociale prima che il governo di
turno proceda al suo smantellamento. L’ingresso è da Prinsessgade, ma è
meglio che ve lo facciate indicare, abbiamo girato per un’ora prima di
chiedere ed ottenere aiuto da un ragazzo. Sui bastioni, prima
dell’ingresso alla città di Cristiania, c’è un’area attrezzata per i
bambini con una splendida teleferica usata sia da bimbi che da adulti (
mi hanno ricordato Fantozzi proiettato ad alta velocità verso i
faraglioni di Capri).
Cristiania è un’ex area militare occupata decenni fa da una comunità
hippy che, nel tempo, si è evoluta, ha messo al bando le droghe
pesanti, si autotassa per le esigenze dei suoi cittadini e che al suo
interno è attrezzata di bar, ristoranti thai food, mercatini e tanta
marijuana. Assolutamente a nostro agio, in quanto è difficile incappare
nello spacciatore di turno, qui ognuno si fa i fatti suoi a patto che
anche voi vi facciate i vostri. Ho fatto foto ai graffiti e alle
abitazioni, anche se dopo un po’ ho visto dei segnali di divieto di
foto (se scatti foto ai muri nessuno ti dice nulla, se inizi a
fotografare i personaggi qualcuno si può giustamente arrabbiare).
Restiamo un paio d’ore, sarei quasi tentato a fermarmi per la cena, ma
mio figlio il Thai food lo odia.
Di nuovo in bici passiamo per Nytorv Gade, una piazza centralissima,
silenziosissima e poco illuminata. Scegliamo un ristorante all’aperto
(Nytorv Caffe) e mangiamo il famoso smorrebrod (aringhe
affumicate e marinate accompagnate da salse particolarissime, caviale e
pane di segale;ottimo) e del pollo speziato. Paghiamo un po’ meno della
sera precedente (circa 30 euro a persona), ma comunque rassegnatevi
all’idea che Copenaghen non fa testo: è carissima.
Terzo giorno:
Copenaghen - Rungsted - Helsingor - Copenaghen (km
130 circa)
Dopo la solita colazione organizzata la sera prima da 7 eleven
(troverete di tutto, dal rustico al dolce, ce n’è per tutti i gusti)
riconsegniamo le bici e andiamo alla Hertz a Vesterport gade. L’auto
l’ho noleggiata direttamente in Italia con il numero verde italiano (ho
fatto prima una verifica sulle altre compagnie di noleggio e
confrontato i costi, anche noleggiando on line in Danimarca). Herz
Italia è molto conveniente: 2100 corone (circa 280 euro) per una
Renault Megane per 8 gg. con l’opzione due guidatori, ma al desk ci
informano che ci daranno allo stesso prezzo una Bmw, ultima serie sw,
eccezionale. (Attenzione a prenotare la macchina con ritiro in città a
Vesterport e riconsegna all’aeroporto; per prassi gli operatori vi
indicheranno prelievo e ritiro all’aeroporto, ma ciò comporta che
dovrete prendere il treno per Kastrup; non c’è nessuna differenza di
tariffa).
Il programma prevede una giornata sulla costa dell’Oresund, la costa
a nord di Copenaghen. Come consigliatoci, imbocchiamo la statale 152
anzichè l'autostrada e siamo premiati da panorami mozzafiato, il mare
un po’ increspato, la costa svedese sull’altra sponda e, a sinistra,
una serie infinita di case in legno a due piani splendidamente rifinite
e intervallate da prati rigogliosi e verdissimi. Mi basta poco per
capire che la Danimarca che cercavamoè quella che iniziamo a vedere
oggi . Ci fermiamo a Rungsted, una meta per i velisti danesi e
tedeschi con elegantissimi circoli velici e caffè in strutture di legno
stile anni '20. Di fronte al molo c’è l’abitazione di Karen Blixen,
l’autrice del libro che ha ispirato il film La mia Africa. La sua
abitazione, una grande casa stile coloniale, è ora un museo che abbiamo
visitato. Mio figlio è affascinato dalle lance dei masai e dai vari
cimeli che l’autrice aveva portato dall’Africa, mia moglie dall’arredo
stile coloniale, io …dalla gentile guida del museo. La tenuta che
circonda la casa è incredibile: lago, querceto, vari roseti e,
dall’altra parte, alcuni cavalli che pascolano su un collage di terra
di varie tonalità di marrone. Passiamo mezz’ora alle prese con un
cavallo che vuole un po’ di coccole, poi prendiamo la Bmw (spero tanto
che la Hertz me la lasci al termine del noleggio!!) e ci dirigiamo
verso Helsingor per visitare il Kronborg Slot: il castello di
Amleto. A dire il vero Amleto non è esistito, Shakespeare non c’era mai
stato, ma Kronborg è maestoso. Affaccia sulla Svezia, quasi ad
intimidirla; a proteggerlo, una bella scogliera e una fila di cannoni
tirati a lucido. Mio figlio ha deciso che questo è il suo castello,
mette da parte lo yogurt e, a passo deciso, verifica lo stato dei
cannoni e delle ancore (gigantesche, le troverete presenti in ogni
città di mare). All’interno i castelli sono un po’ tutti uguali (sale
da cerimonia, sale per gli ospiti, sale per gli affari) e, tutti, molto
costosi; in questo, di carino ci sono le casematte, vecchie prigioni e
rifugio per le guarnigioni con annessa la leggendaria presenza
dell’eroe vichingo Oleg che presidia benevolmente sulla Danimarca. La
fame si fa sentire e ci consiglia una sosta gastronomica a Gilleleye,
un paesino di pescatori a nord di Helsingor. Ovviamente, come in
qualsiasi luogo, anche qui c’è il Tourist information (un consiglio:
non li cercate, tanto sono stati messi nei posti dove il turista mette
subito piede) dove, con la caratteristica cortesia e disponibilità, vi
daranno quante più informazioni possibili. Chiedo l’indicazione per
Adamsen Fisk, una insolita struttura commerciale: pescheria, sushi bar e
take away di piatti di pesce fresco. Optiamo per la terza
possibilità, anche se abbiamo provato invidia per la gente del luogo
che comprava gamberi e aragoste vive per cucinarle a casa. A mio figlio
tocca un mega bastoncino di pesce (ovviamente il posto gli era stato
presentato come la città dove fanno i bastoncini del capitano) con
patate fritte fresche! Noi ci “accontentiamo” di un piatto di gamberi
freschi, caviale e salmone e insalata (circa 10 euro a persona). Un
porticciolo ordinato, mille imbarcazioni di pescatori: siamo seduti su
un tavolo di legno, il sole è appena caldo, sono le cinque del
pomeriggio e non si può volere altro dalla vita.
Prima di tornare a Copenaghen ci fermiamo sulla spiaggia di
Horblaek: è il tramonto, alcuni pescatori con la canna sono immersi con
la muta in acqua, la loro pace viene interrotta da mio figlio che ha
deciso di lapidarne qualcuno con i ciottoli che trova sul bagnasciuga.
Quarto giorno:
Copenaghen - Stege - Mons Klint - Harbollebro (km
220 circa)
Si lascia finalmente l'albergo insapore che ci ha ospitato a
Copenaghen per la prossima meta: l’isola di Mon, a sud della capitale.
Si segue la E20 e poi la E47 direzione Rodbyhavn. Le autostrade in
Danimarca sono gratuite, alcuni ponti sono giustamente a pagamento
(opere eccezionali che hanno permesso ad una nazione fatta di isole di
non far sentire ai propri cittadini il disagio dell’isolamento, e noi
che dissertiamo ancora sul Ponte sullo Stretto). Proseguiamo sulla
statale 287 e, in un’ora e mezza, siamo a Stege, deliziosa
località sul mare. Passaggio al Tourist Information e, in men che non
si dica, blocchiamo il B&B per la notte. Per il pranzo troviamo un
posto favoloso: Stoberjet, una macelleria/pescheria che fa anche da
grill restaurant, cioè ti scegli il pezzo di salmone o il filetto, loro
te lo grigliano e, per lasciarti a bocca aperta, te li servono in uno
splendido giardino dove pranzare a un costo accettabile (Storegade 59;
15 euro a persona).
Ci muoviamo, dopo un giro per le strade, alla volta delle scogliere
di Mons Klint. La strada è bellissima, può sembrare ripetitiva
(mucche e cavalli che pascolano in completa libertà, case con i
caratteristici tetti di paglia e oasi di alberi in mezzo a distese di
grano) ma, per apprezzare, basta ricordarsi delle periferie delle
nostre grandi città, quartieri dormitorio con qualche cane randagio ai
lati della strada. Per arrivare alle scogliere ci sono da fare 500
scalini a scendere e poi salire; si arriva su una stretta spiaggia il
cui costone è una cava di gesso, vale la pena scendere. Cerco di
stampare in mente queste immagini: mare e montagna, molto grigio
tutt’intorno, un po’ di pioggerellina che qui non ti lascia mai per
molte ore. Ogni 100 scalini c’è una terrazza con due panche per il
riposo , ci sdraiamo per riposarci mentre mio figlio recita qualcosa ad
una turista tedesca che stava leggendo un libro in santa pace. Ce la
facciamo a risalire vivi, ora si tratta di trovare il B&B. Impresa
ardua: la destinazione, Harbollebro, è su alcune stradine secondarie,
ogni tanto cerco di fermarmi per capire meglio gli incroci, le strade
hanno nomi incomprensibili delle strade, per cui alcune voltescopriamo
che la stradaè quella giusta solo dopo averla oltrepassata. Il B&B
è assai carino e la pulizia che usano nella gestione delle loro case
dopo un po’ fa sì che non si faccia più caso se si ha il bagno privato
o shared, condiviso. Nel nostro caso il B&B è una vera e
propria casetta dei sette nani, tutto in miniatura
(cucininosoggiorninobagnettodoccettalettini). Siamo già sotto attacco
della nostalgia da cucina italiana: di corsa all’unico supermarket
aperto, a Damme, megaspesona che ci permette di preparare una splendida
pasta asciutta e salsicce alla piastra. Vediamo un po’ di tv danese
(sport e telefilm la fanno da padrone) e poi crolliamo.
Quinto giorno:
Harbollebro - Odense - Kerteminde - Odense (km 230
circa)
Prima di ripartire alla volta di Odense ci fermiamo a visitare nei
pressi di Harbollebro la Fanefjord Kirke affacciata ovviamente
sull’omonimo fiordo (fanefjordvej è la strada), una delle più antiche
chiese in muratura della Danimarca, begli affreschi alle pareti e degli
antichi modellini di velieri che fungono da ex voto per i marinai della
zona.
Imbocchiamo la E47 e poi la E20 , 2 ore e mezzo e siamo a Odense,
non prima di aver fatto visita ad un’area di servizio così poco simile
ai nostri faraonici e poco accoglienti autogrill. Il servizio al
Tourist Inf. anche qui è al centro della città e, per un costo di 35 Kr
(5 euro), un operatore ci sottopone una serie di alternative fra hotel
e B&B; scegliamo un micro albergo al centro della città, e
prenotiamo già un B&B per il viaggio di ritorno che ci vedrà di
nuovo passare da questa zona. L’albergoè l’Ydes (Hans Tausengade 11; 70
euro per una doppia con colazione): ci accoglie un citofono che ci
chiede il nominativo e l’ordine di prenotazione, dopodichè da un foro
esce una chiave elettronica con l’indicazione del piano: sembra di
essere su scherzi a parte! La camera è minuscola, mia moglie la trova
identica ad una cabina di nave e manifesta anche un po’ di mal di mare,
ma è dotata di tutti i confort e costa poco. Si scende per Odense ma
qui alle 16 chiude tutto: il museo di H.C. Andersen, il centro di
animazione per i bambini. Riusciamo a visitare la Sankt Knuds Kirke e
la Sankt Albani Kirke molto belle, ma alla lunga un po’ tutte simili,
non c’è la varietà di dettagli e stili delle nostre chiese.
Optiamo per la visita di un paesino sul mare, Kerteminde, e
in 40 min. ci arriviamo. Qui si alternano strade piene di negozi per la
casa e il giardino, pub e case dove si allestiscono mercatini
dell’antiquariato, altra moda di cui sono ghiotti i danesi. Il
porticciolo è caratterizzato dalla presenza di un favoloso centro di
ricerca marina (Fjord & Baelt) che chiude 20 minuti dopo e una
sfilza di velieri e golette in legno; si supera un ponte per arrivare
all’area dedicata ai pescherecci. Ci rilassiamo su una panchina con mio
figlio che è ipnotizzato dalle barche issate sulla banchina: odore di
mare, una temperatura intorno ai 14 gradi e tanto silenzio: c’è a chi
piace (e a me piace!!). Arriviamo sulla spiaggia e camminiamo a lungo,
si intravedono persone in mare, noi rabbrividiamo al pensiero di
bagnarci in questa acqua gelida, loro invece si tuffano e restano anche
in balia del vento frizzante che caratterizza questa spiaggia. Questo
fiordo è circondato da coste boscose e casette prefabbricate per i
villeggianti, ma non aspettatevi di vedere colori monotoni, tutte sono
diverse con tonalità pastello e di varie dimensioni (nessuna supera i
due metri e mezzo di altezza): ci ripromettiamo di tornarci sulla via
del ritorno.
A Odense ceniamo a un ristorante della catena A Hereford beefstow;
bellissimo menù per bimbi (dappertutto si trovano cotolette di pesce
fresco, un'ottima alternativa al solito hamburger) e anche per
genitori; il posto è arredato benissimo e il servizio è ottimo, il
prezzo è medio (24 euro a persona).
Sesto giorno:
Odense - Billund - Ribe
Oggi la giornata è dedicata ai bimbi! Si parte presto per Billund,
dove Lego ha ideato un favoloso parco divertimenti servendosi dei suoi
classici mattoncini colorati. Parcheggio ultracomodo di fronte
all’ingresso del parco. Il biglietto comprende ingresso e utilizzo di
tutte le attrezzature. Conviene dedicare la mattinata alle attrazioni
da luna park per poi dedicare il resto della giornata alla visita di
Lego world e al supermarket della Lego. Della cartina del parco va
seguito l’itinerario in ordine numerico: dal trenino al mondo dei
pirati a quello dell’avventura, tutto costruito con i mattoncini grazie
ad una squadra di 40 operai che si occupano della struttura.
Sicuramente suggestiva Pirat land e Viching land dove
Piero, per l’emozione nel vedere quel ben di dio, ha cominciato a
piangere senza un motivo. Ci è bastato poco per capire che anche noi
adulti vi avremmo passato volentieri un paio di giornate (in effetti si
può fare perché all’interno ci sono due hotel molto carini): intere
città in miniatura definite nei minimi particolari, un aeroporto, una
stazione per l’estrazione del petrolio. Il massimo è il market
legoland: vi consigliamo di acquistare i gadget che si trovano
solo lì, le costruzioni invece sono le solite ed è più conveniente
acquistarle fuori.
Verso le 17 proseguiamo verso Ribe, la città più antica
della Danimarca (le indicazioni da Legoland sono eccezionali, 65 km di
distanza).
Per pernottare telefoniamo al Backaus Hotel (Grydergade 12; 70 euro
per camera con colazione): troviamo disponibilità di una stanza con
bagno e colazione. La camera è molto carina , affaccia sulla cattedrale
e, anche se il tempo non è dei migliori (come al solito la pioggia
pomeridiana), si avverte subito l’antichità di Ribe, la cura e
l’attenzione nell’esaltare i particolari di un’architettura medievale
che fa da sfondo ad una città calda e accogliente. Ceniamo al
ristorante Mediterraneo (Gravsgade; 25 euro a persona), perché Piero
reclama la sua dose di pasta. Scambiamo una chiacchiera con gli
italiani che lo gestiscono e nel frattempo mio figlio si fa fuori un
megapiatto di fettuccine alla bolognese. Ci raccontano del modo di fare
impresa in Danimarca: è chiaro che questa è una nazione che agevola
l’iniziativa economica, anche da parte di cittadini stranieri, a patto
però che nessuno faccia il furbo; e in effetti ,la bellezza di passare
una vacanza qui è proprio quella di non chiederti mai se qualcuno vuole
fregarti, perché i danesi hanno un comportamento cristallino,
trasparente.
Settimo giorno:
Ribe - Kerteminde - Nyborg - Kerteminde (km 200
circa)
La mattina la passiamo a fare shopping: ci sono molti negozi con
oggettistica per la casa, alcune tea room che vendono antiche
scatole di latta con bei ritratti a tempera. Passiamo sull’angiporto
che collega il fiume al mare, delle belle costruzioni antiche fanno da
cornice ad alcune golette in legno. Piero ne vorrebbe assaltare
qualcuna ma i proprietari non sono dello stesso avviso. Visitiamo la
Domkirke, segnalata anche dalle guide, un bell’altare e una
appariscente porta in legno; ci consigliano anche la torre ma 300
scalini sono troppi.
Partiamo per ritornare a Kerteminde. Il B&B Nabolos () che ci ha
prenotato il Tourist Information di Odense è spettacolare: tetto in
paglia, giardino e campagna curatissimi, i padroni di casa ci
presentano il loro piccolo paradiso mettendoci subito a nostro agio. La
camera ha un enorme letto matrimoniale e una finestra alle sue spalle
che dà su un campo di grano. Cerco subito di entrare nello spirito di
una casa shared: in cucina preparo il bollitore per un paio di
tazze di caffè mentre moglie e figlio tentano di socializzare con una
tedescona di 1 metro e 90. Il tempo di prendere possesso della camera
(sui letti si trovano sempre ovviamente degli splendidi piumini danesi)
e ci dirigiamo subito dopo verso Nyborg. Forse a Nyborg
troviamo il tempo più ostile di tutta la vacanza: un vento fortissimo,
mare almeno forza 5 e una pioggia e un freddo invernale. Sulla banchina
Piero scorge un veliero: rotta verso il veliero, non ho alternative! A
dire il vero ho provato a “fare il danese”, cioè parcheggiare lontano
dalla banchina ed andare in perlustrazione della nave, ma il vento e la
pioggia sono tali che per 10 minuti decido di fare l’incivile ed
arrivare con l’auto a pochi metri dalla meta. Lo spettacolo è
incredibile: fuori dal portoonde altissime, i pescherecci che rientrano
in fretta (ma la gente che ci sta sopra appare comunque calma e per
niente intimorita dalla burrasca), un freddo inusuale per agosto, mi
vergogno un po’ a godere anche di questa situazione, ma è la verità. Il
Nyborg slot lo visitiamo solo dall’esterno, figurarsi trovarlo aperto
alle 18.30!
Ceniamo al porto di Kerteminde al Sejlkub, un circolo velico che dà
sul mare: rombo impanato con salsa di gamberi e asparagi e patate alle
erbe (consigliato! Marinavejen 2; 30 euro a persona).
Ottavo giorno:
Kerteminde - Svendborg - Roskilde - Liseleje (km
200 circa)
Dopo aver fallito per due volte la visita riusciamo questa volta a
visitare il Fjord & baelt, un meraviglioso centro
scientifico marino. All’interno, foche e delfini seguiti da un gruppo
di scienziati che permette un interessante incontro con i turisti senza
costringere gli animali alle solite evoluzioni circensi. Un tunnel
sottomarino con una mostra itinerante sui mari del nord permette di
vedere gli animali sott’acqua senza infastidirli; la gadgetistica serve
alla sussistenza del centro, ci basta sapere questo per avere una
giustificazione in più per comprare l’impossibile (la tisana
dell’oceano no, questo è troppo).
Alla 13 arriviamo nei pressi di Svendborg all’Egeskov Slot,
il maniero più citato di Danimarca. Abbiamo la possibilità di visitare
i giardini o anche il castello; optiamo per l’abbinata pagando una
cifra spropositata (25 euro a persona e pagano anche i bimbi qualcosa
in meno;ci ripromettiamo che con i castelli siamo a posto). Il maniero
(le sue fondamenta sono costituite da migliaia di tronchi d’albero) ha
il suo bel ponte levatoio e un fossato che Piero è certo sia stracolmo
di coccodrilli (e nessuno lo deve smentire); l’interno è invece
stracolmo di cimeli di caccia, i giardini sono belli e curati, il bosco
offre anche un ponte tibetano fra gli alberi di 15 metri, riesco a
convincere subito mio figlio a salire, mentre mia moglie ci segue quasi
ad occhi chiusi. Ci sono inoltre due musei con auto e moto d’epoca .
Partiamo per Roskilde e ci arriviamo troppo tardi per
trovare il tourist information aperto. Roskilde non ci entusiasma, è
praticamente deserta, decidiamo in un batter d’occhio di trovare
qualcos’altro. Telefonicamente prenoto un b&b a Liseleje,
vicino il fiordo di Frederiksvaerk. Per trovarlo è un’odissea: la
proprietaria non mi sa dare indicazioni perché non trova gli occhiali
per leggere la carta stradale. Al nostro arrivo ci accolgono nella sala
da pranzo tutti gli ospiti che ci applaudono per la strada trovata.
Il b&b non è dei migliori, un rifugio per gli appassionati di mare
e surf, ma serve al suo scopo... (Liselangen B&B; Liselejevej 62 ;
80 euro a camera con colazione, bagno in comune).
Riusciamo a stento a trovare un Mc Donald aperto e poi a letto
distrutti.
Nono giorno:
Liseleje - Roskilde - Soro - Vallo (km 140 circa)
Prima di ritornare a Roskilde diamo uno sguardo alla spiaggia di
Liseleye, tanto decantata dai padroni del B&B. Ci rendiamo conto
che agosto per i danesi corrisponde già ad un'estate terminata, la
spiaggia è deserta, ma soprattutto c’è una aria frizzantina ed è ormai
quasi impossibile esporsi al sole (c’è però un discreto numero di
ragazzi che si allenano con il kite surf).
Arriviamo al Vikingeskibmuseet di Roskilde, creato dopo il
ritrovamento di 5 navi vikinghe nel fiordo di Roskilde. Qui, un gruppo
di scienziati si occupa di raccogliere i pezzi di legno che componevano
le navi, ricomporle su un’anima di acciaio, costruire 5 navi daccapo
uguali a quelle ritrovate utilizzando gli strumenti dell’epoca,
continuare a scandagliare il fondale del fiordo perché sono sicuri che
ci sia dell’altro. Tutto questo aprendo anche un centro per i
visitatori i quali possono scoprire ulteriori verità su questa eroica
gente del nord e, addirittura, vogare su una nave vichinga (dovreste
arrivare in prima mattinata e prenotare il giro in barca alla
biglietteria, ci hanno detto che è molto suggestivo) oltre che visitare
la flotta creata ex novo dagli scienziati danesi. La costruzione è un
mix di legno e vetro con uno splendido giardino che abbraccia il museo
adiacente, per i bimbi c’è una vasca all’ingresso con alcuni modellini
di navi vichinghe da far navigare.
La tappa successiva è Soro, che si rivela una piacevole
sorpresa:un minuscolo centro caratterizzato da una torvet
centrale (la piazza principale) piccola e accogliente, un’Accademia
universitaria e i suoi giardini, e uno splendido lago. Dopo una pizza
ed un caffè ci dirigiamo verso Sogade, una strada che sbocca
sul lago; prima di arrivarci ci fermiamo vicino ad un campo d’atletica
dove si svolge un allenamento di cricket . La giornata è caldissima e
ci concediamo un meritato riposo; dopo un’oretta, dal lago arriva alle
nostre orecchie una musica anni '30 a basso volume, ci affacciamo e
vediamo un piccolo battello che offre un giro dell’area ad una velocità
soporifera. Noi non avevamo tempo per questa gita, ma la consigliamo
vivamente per la quiete che si respirava. Lasciata Soro, ci dirigiamo
verso Vallo, in prossimità di Copenaghen. Perché Vallo? Perché
la nostra guida le dedica un piccolo inciso, esaltandone la
caratteristica di posto dimenticato dal tempo e perché è vicinissimo
all’aeroporto Kastrup dove domattina dovremo riconsegnare l’auto alle
11 ( è bene ricordare che, in Danimarca, se la consegna dell’auto
avviene anche 10 minuti dopo l’orario pattuito rischiate una salata
penale, così come nel caso in cui non lasciate l’auto con il pieno di
benzina). Non vorrei essere ripetitivo, ma Vallo è bellissima,
piccolissima, verdissima e con il suo bel castello e i suoi favolosi
ettari di giardino.
Prenotiamo una camera al Valloslotskro, un po’ costosa, ma
assolutamente giustificata dal posto e dall’albergo: un’antica locanda
tirata a nuovo con gli interni sontuosi ma non eccessivi. Ceniamo in
albergo ( anche perché è l’unico punto di ristoro): uno splendido
filetto al vino rosso e un simpatico tavolo buffet per i contorni,
spendendo davvero poco (Slotsgade 1; 120 euro circa la camera con
colazione; la cena costa 20 euro a persona).
Decimo giorno:
Copenaghen - Italia (volo)
Alle 11 riconsegnamo l’auto al Kastrup airport (terminal 3, parking
3° piano: lì si consegnano tutte le auto di qualsiasi compagnia di
noleggio), riconsegnamo le chiavi alla Hertz e abbandoniamo subito
l’idea di prendere un treno per Malmoe, in Svezia (sappiate però che
dall’aeroporto a Malmoe ci vogliono solo 20 min. di treno; la città è
visitabile in mezza giornata per cui, se avete una partenza verso la
tarda serata, l’ultimo giorno potreste utilizzarlo per una fuga in
Svezia andata e ritorno. Al Kastrup airport c’è inoltre un’eccezionale
deposito bagagli).
Dopo il check in giriamo per negozi e ci rendiamo conto che
l’aeroporto offre un ‘infinità di soluzioni per impegnare piacevolmente
del tempo. Alle 16 ci imbarchiamo.