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In viaggio per il Canada Orientale

aggiornamento: 21/11/2010

A cura di: Giusy Liuzzi Dimastromatteo

Punto di Partenza e di Arrivo:
Guatemala City - Toronto
Durata del Viaggio:
13 giorni, 2700 km ca.
Mezzo di Trasporto:
Auto a noleggio
Difficoltà ed Imprevisti:
nessuna
Spesa approssimativa:
2000 euro (escluso il volo aereo da/per l'Italia)

La scelta dei luoghi è stata guidata dalla curiosità di seguire il suggestivo corso del fiume San Lorenzo dalle cascate del Niagara sino alla sua foce.

E’ stato difficile individuare il mezzo di trasporto da utilizzare. La rete dei trasporti pubblici, infatti, è ampia e varia dal momento che ai treni si alternano gli autobus e i traghetti; tuttavia essa è per definizione poco flessibile e dispersiva per ampie distanze – e in Canada sono davvero tali. Una macchina presa a noleggio si è rivelata la scelta più felice, nonostante un iniziale smarrimento davanti al cambio automatico e la necessità di provvedere alla patente internazionale prima della partenza. Le strade del Paese sono sempre larghe, comode e sicure perché i limiti di velocità sono fatti rispettare con severità; inoltre anche nei centri abitati più piccoli si incontrano punti di informazione con abbondante materiale illustrativo sulla zona e sulle strade che l’attraversano: se se ne facesse bottino, ci si ritroverebbe con un sovraccarico pesante. Non sono da sottovalutare i costi della benzina, davvero vantaggiosi.

Consigliamo di scegliere alberghi centrali rispetto ai quartieri più vitali delle città per lasciare la macchina nei parcheggi e muoversi a piedi o con i più agevoli servizi urbani. Gli alberghi in cui abbiamo pernottato sono di categoria medio-alta ma...eravamo in viaggio di nozze! A proposito di parcheggi…quelli ai lati delle strade sono per lo più a pagamento e le tariffe possono essere alte quanto quelle di custodia negli alberghi: leggete attentamente nelle guide dove è più intelligente fermarsi.

Ai buongustai il Canada offre una cucina molto varia e soprattutto gustosa: sono presenti il pesce, le tradizioni europee e anche i ristoranti etnici; se siete golosi, la prima colazione sarà la vostra più grande tentazione. Se tutto questo vi deluderà, i Canadesi vi premieranno con la loro simpatia e ospitalità, speciale per noi che eravamo honey mooners, ma riscontrata verso tutti.. Alla fine del viaggio si potrà chiedere il rimborso delle tasse pagate sugli oggetti e su alcuni servizi; si devono quindi conservare ricevute e scontrini e assumere tutte le informazioni necessarie prima di ripartire.

Primo giorno:

Italia - Halifax

Il primo giorno è stato una faticata e si racconta in poche righe. Siamo partiti da Bari la mattina molto presto, abbiamo fatto scalo a Milano, poi ancora a Detroit, infine ad Halifax. Siamo arrivati a mezzanotte circa, ora locale, ma a causa della differenza di fuso orario il nostro orologio biologico era spostato di qualche ora in avanti. Ciondolando per il sonno, abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti in città, che per fortuna dista solo mezz’ora dall’aeroporto.

Secondo giorno:

Halifax

Dedichiamo il secondo giorno ad una pigra scoperta della città. L’abitato sorge dove l’Atlantico si incunea nella terraferma ed è quasi interamente circondato dalle acque. Il porto è difeso da una cittadella fortificata del XIX sec. dove in luglio si svolgono le parate del tattoo al suono delle cornamuse, proprio come ad Edimburgo. La visita di questo monumento richiede almeno due ore, perché gli ambienti sono meticolosamente ricostruiti e simpatici soldati in kilt tartan rispondono alle domande dei turisti con dovizia di informazioni. Si consiglia la visita di questa parte della città durante la mattina perché a mezzogiorno si può assistere al caricamento a salve di uno dei cannoni e al fuoco. Inoltre, poiché ci si trova sul punto più alto dell’abitato, se ne può avere una visione d’insieme.

A pranzo ci fermiamo in una locanda spoglia, ma caratteristica, chiamata Midtown Tavern and Grill (1684 Grafton Street, angolo Prince Street ) dove assaggiamo la poutine, un piatto di pollo con patate mescolate a formaggio.

Nel pomeriggio ci intratteniamo nel Museo Marittimo nel quale sono ricostruiti numerosi episodi della storia locale, compreso l’inabissamento del Titanic, e concludiamo il giro su una curiosa nave di ricerche idrografiche ancorata davanti al Museo e ad esso donata dopo essere stata dismessa. La zona del porto è l’area più vivace della città, soprattutto intorno alle Historic Properties, antichi edifici di servizio del porto oggi ristrutturati, che ospitano bar, ristoranti e negozi che vendono prodotti di artigianato locale. Da qui ogni giorno partono numerose escursioni su caratteristiche imbarcazioni a forma di pupazzo.

Il resto della città si apprezza passeggiando: le case sono sparse e il ritmo della vita è lento. L'hotel prescelto per il pernottamento è The Prince George Hotel (1725 Market Street , tel. 902- 4251986; doppia $225).

Terzo giorno:

Halifax - Peggy's Cove - Bouctouche - Dalhousie (km 630 circa)

Nelle prime ore della mattinata del terzo giorno, guidando per circa un’ora lungo la Lighthouse Route o Strada dei Fari (n. 333, una strada litoranea che corre verso sud-est) raggiungiamo Peggy’s Cove, uno dei luoghi più suggestivi che abbiamo visitato. La località è nota per un villaggio di pescatori sorto intorno ad un faro spesso avvolto dalla nebbia. L’edificio ospita un piccolissimo ufficio postale, dove è possibile acquistare un annullo speciale. Il paesaggio è inquietante e numerosi cartelli mettono in guardia i visitatori dalle insidiose onde anomale sollevate dall’Oceano. La strada n. 333 che ci ha condotto a Peggy’s Cove conclude il suo percorso circolare litoraneo nuovamente ad Halifax. In alternativa ci si sarebbe potuti recare al faro anche in traghetto (dal porto di Halifax, $30-50) nel pomeriggio della seconda giornata, sfruttando le ultime ore di luce che qui sono davvero tante! In tal modo si sarebbe anche guadagnato tempo sul percorso del terzo giorno che è veramente lungo…

Tornati nuovamente ad Halifax abbiamo imboccato la strada n. 102 fino a Truro. Ci si può fermare qui per lo spuntino del pranzo oppure al belvedere sul Salmon River, subito ad ovest dell’uscita 14 della Hwy 102, dove però non ci sono punti di ristoro: se si è fortunati, si può osservare l’insolito fenomeno delle maree che risalgono dalla Baia di Fundy fin nel fiume. Da Truro, preferendo ancora percorsi interni, ci dirigiamo verso Amherst; superata Amherst, la Nuova Scozia è ormai alle spalle e ci ritroviamo nel New Brunswick. Raggiungiamo Moncton, quindi deviamo verso Shediac, lungo la costa che seguiamo fino a Bouctouche. La località è molto caratteristica per le insolite attrattive naturalistiche: per esempio, il centro informazioni si trova presso una laguna dove è illustrata la coltivazione delle ostriche; oppure, poco a nord del centro abitato, un parco naturalistico protegge 12 chilometri di dune che si protendono nel mare e modificano il proprio profilo al vento e alle correnti dell’acqua. Ripartiamo e ci dirigiamo lungo la via interna n. 11 verso Miramichi; quindi proseguiamo per Bathurst attraverso la strada n. 8; finalmente arriviamo a Dalhousie (Best Western Manoir Adelaïde , 385 Adelaïde Street , tel. 506- 6845681; $ 100 la camera doppia ). La meta finale della giornata è deludente: è un piccolo centro industriale con scarse strutture ricettive. Qui ci appare ormai chiaro che ci avviciniamo all’area francofona: radio e televisione si ascoltano più spesso in francese. L’itinerario della giornata è stato lunghissimo, ma ci ha consentito di porre una lente di ingrandimento su queste regioni del Canada: ci siamo incantati per il variare dei paesaggi, ci siamo stupiti per la scarsissima densità degli abitati costituiti per lo più da case sparse, il cui unico punto di aggregazione è la strada che li attraversa; siamo stati distratti da cartelli che ricordano Trees for future oppure Faith in our people, pride in our products oppure di porre attenzione agli alci; non è insolito, inoltre, imbattersi ai bordi delle strade in ricci o procioni, spesso – ahimè – schiacciati dalle auto. Ovunque, infine, tanti coloratissimi fiori che – ci hanno spiegato – sono una reazione ai lunghissimi inverni.

Quarto giorno:

Dalhousie - Riviere du Loup (km 335 circa)

Anche il quarto giorno di viaggio è dedicato all’esplorazione in auto. Dopo i primi chilometri oltrepassiamo il confine del Quebec e ci “resettiamo” secondo il nuovo fuso orario. La prima tappa non era programmata, ma è giustificata dalla curiosità: un’insegna indica il luogo della battaglia di Restigouche nella quale i Francesi persero definitivamente il dominio sul Canada e invita in un Museo animato da personaggi in costume che raccontano le storie del luogo. Proseguendo lungo la strada n. 132 attraversiamo la penisola di Gaspè lungo il fiume Matapedia, molto frequentato da chi è a caccia di salmoni; quindi deviamo sulla costa verso Matane attraversando estese foreste d’acero alternate a campi da golf. Cerchiamo un caratteristico pub con menu di pesce segnalato dalla nostra guida, ma alle 14.00 è già chiuso; per fortuna, siamo ricompensati dalla vista del fiume San Lorenzo: non si riesce neanche a vedere la sponda opposta! In alternativa, invece di tagliare la penisola di Gaspè lungo il fiume Matapedia, si sarebbe potuto costeggiare il fiume Cascapedia e raggiungere il Parco Naturale della Gaspesie; sulla costa, poi, ci si sarebbe potuti immettere su un percorso tra i fari che dalla punta est della penisola (Cap de Rosiers) giunge fino a La Martre , 110 km oltre Matane: gli edifici, eretti tra XIX e XX sec. in parte sulla terraferma, in parte sulle isole, si possono visitare e offrono anche la possibilità di pernottare. Proseguendo lungo la via litoranea 132 facciamo una sosta assolutamente amena e ricreativa nei Jardins de Metis, un altro meraviglioso spettacolo! Il biglietto di ingresso è piuttosto costoso ($16), ma il parco botanico offre un punto di ristoro e un ampio belvedere sul San Lorenzo cosicchè vi si potrebbe trascorrere un’intera giornata. Ci stupiamo perché un’area dei giardini ospita ogni anno il Festival Internazionale dei Giardini, insolita espressione di arte contemporanea. Riprendiamo la strada 132 verso sud-ovest fino a Riviere du Loup, dove pernotteremo (Hotel Comfort Inn , 85 Boul. Cartier , tel. 418- 867416; costo camera doppia $140). Le località che attraversiamo in questa seconda parte della giornata appaiono deludenti: il paesaggio della sponda sud del San Lorenzo è monotono e il tempo sembra immobile; dalle informazioni che assumiamo in loco ipotizziamo che sia da preferire la sponda settentrionale del fiume.

Alla fine di questo quarto giorno di viaggio si impone anche un’altra riflessione: per avere una visione quanto più ampia possibile della varietà dei paesaggi di questa parte del continente abbiamo scelto di percorrere moltissimi chilometri; a chi desiderasse un percorso più breve si può suggerire come prima tappa Halifax-Fredericton nel New Brunswick, quindi Fredericton-Riviére du Loup nel Quebec nel giorno successivo.

Riviére du Loup è un piccolo paese, frequentato soprattutto come luogo d’imbarco per la costa opposta del fiume; ci premia, tuttavia, con un buonissimo salmone affumicato preparato artigianalmente dal ristorante La Terrasse (171 Rue Fraser ; doppia $40).

Quinto giorno:

Riviere du Loup - Quebec City (km 200 circa)

Anche il quinto giorno inizia con grande soddisfazione per i piaceri del palato: facciamo colazione a Les Sucreries de Jojo (340, Rue Lafontaine ), dove ci viene servita una coloratissima macedonia di frutta fresca a contorno di una cialda (waffle) ricoperta di cioccolato fondente fuso e succo d’acero. Con questo pieno d’energia ci mettiamo in strada per Quebec City seguendo la via costiera n. 132, anche se forse si dovrebbe preferire la più veloce superstrada 20. Raggiungiamo la meta in poche ore, sicchè abbiamo il tempo di fare una prima conoscenza della città, patrimonio mondiale dell’UNESCO. L’ubicazione del nostro albergo ( Hotel Château Bellevue, 16 Rue de la Porte , tel. 418-6922573; camera doppia $232 ) ci consente di muoverci a piedi per il centro, tutto arroccato sulla sommità di un monte e dominato dalla mole imponente del castello di Frontenac. Delimitato dalle antiche mura, è suggestivo in tutti i suoi angoli e nelle strade strette affollate di negozi di artigianato locale, gallerie di quadri (Côté de la Montagne , Rue Sault au Matelot e Rue Dalhousie) e ristoranti. Ci fermiamo a cena in uno di questi che offre una tradizionale ed ottima cucina canadese, appunto Aux Anciens Canadiens (34, Rue Saint-Louis ; costo circa $56).

Sesto giorno:

Quebec City

Resi esperti dalla prima esplorazione, il giorno successivo usciamo dall’albergo muniti di scarpe molto comode: la città si sviluppa su dislivelli davvero ripidi e le strade hanno una forte pendenza o sono sostituite da scalinate. Una sola funicolare mette in comunicazione la città bassa con quella alta, mentre alcuni ascensori agevolano il passaggio tra parte antica, interna alle mura, e parte moderna esterna ad esse. Anche qui scoviamo un bar molto invitante per la colazione, Le Petit Coin Latin (8, Rue Sainte-Ursule ), dove un tazzone di latte fresco può essere accompagnato da una crostata al succo d’acero o da altri buonissimi dolci. Ci dirigiamo quindi verso la cittadella militare. La visita guidata dura circa un’ora e prevede una sosta alle 10.00 al cambio della guardia; l’una e l’altro però vengono annullati spesso per la pioggia. Chi ha tempo può completare il giro percorrendo le fortificazioni che circondano la città antica. Trascorriamo il pomeriggio al Musèe de l’Amérique Française, dove ci godiamo un intermezzo musicale non programmato; infatti, nella piccola chiesa inglobata nel percorso del museo, due cantanti col clavicembalo eseguono musiche seicentesche. Alla fine dell’esibizione ci intratteniamo con loro; ci raccontano che studiano l’italiano per cantare le opere con maggiore consapevolezza e soddisfano una curiosità che ci era sorta da tempo: nel Quebec le scuole sono in francese e l’inglese si apprende come seconda lingua! D’altra parte, già guidando per il Quebec, avevamo riscontrato la scritta Arret sui segnali di Stop e colto le forti influenze francesi nella cucina, esplicitate peraltro da indicazioni quali bistrot, brasserie, creperie. Nel pomeriggio vaghiamo per la città in fruizione amena: notiamo che è inutile perdersi fuori dalle mura perché i quartieri si fanno anonimi; vale la pena privilegiare la parte antica dove ci si può imbattere in piacevoli sorprese, quali il Choco-Musée (634, Rue Saint-Jean ): qui si vendono dolci e gelati dai gusti insoliti e raffinati, sicchè la sosta può essere sorprendente! Per chi avesse voglia di concludere le serate in musica, nella prima metà di luglio si svolge il Festival dell’Estate in tutte le piazze del centro, secondo un calendario ricco di appuntamenti che spesso si sovrappongono.

Settimo giorno:

Quebec City - Montreal (km 250 circa)

Un po’ a malincuore lasciamo la serenità di Quebec City e proseguiamo le nostre esplorazioni dirigendoci verso Montreal. La strada che percorriamo, la n. 138, è anche definita Chemin du Roy perché è la più antica del Canada e ne racconta la storia. Giungiamo presto a destinazione e, come già avevamo fatto per Quebec City, investiamo il pomeriggio in una prima esplorazione della città. Ci dirigiamo verso la parte vecchia che si sviluppa intorno al porto, sul fiume San Lorenzo; domani scopriremo che questa è l’unica zona intima e suggestiva della città mentre il resto apparirà di impronta tipicamente americana, organizzato su una rete ortogonale di strade fiancheggiate da grattacieli. Le strade del centro storico sono affollate di gente che passeggia e la concentrazione maggiore è davanti al Municipio, dove sono parcheggiate una ventina (!) di Cadillac che attendono la propria coppia di sposi; ogni quarto d’ora se ne allontana una tra le urla festanti dei parenti: lo spettacolo è da industria del matrimonio… Per passare dal profano al sacro ci fermiamo nella cattedrale protestante di Notre Dame dove, dal martedì al sabato per due volte ogni pomeriggio, si svolge uno spettacolo di luci e suoni che ricostruisce la storia della basilica. Cerchiamo un posto per cenare e concludiamo la serata con una spettacolare esibizione di fuochi d’artificio; vogliamo verificare di persona la fama di Montreal a proposito di una gara pirotecnica di richiamo mondiale che si svolge tra fine giugno e inizi luglio sull’isola di Sant’Elena, di fronte al porto. A Montreal pernottiamo al Marriott Château Champlain 1, Place du Canada , tel. 514-8789000; camera doppia $320).

Ottavo giorno:

Montreal

Pensavamo che anche a Montreal fosse facile soddisfare la nostra curiosità per le tradizioni culinarie locali, ma capiamo che – almeno per la colazione - è meglio usufruire di quella dell’albergo: è stato difficile, infatti, trovare pasticcerie di qualità o bar che preparassero un buon latte; alla fine, dopo aver fatto quella che appariva la scelta migliore, ci è stata servita una macedonia affogata nello yogurt! Dopo la colazione visitiamo il Museo delle Belle Arti. E’ molto grande e si sviluppa in due edifici che si fronteggiano. Espone collezioni di vario genere: le più suggestive sono quelle di mobili antichi e quadri. A pranzo vogliamo assaggiare la specialità di Montreal, la carne affumicata. Tra i punti di ristoro segnalati il più comodo da raggiungere è Ben’s (990 Boul. de Maisonneuve ouest , $25) che, pur caratteristico nelle strutture, non è il miglior locale al quale approdare, dati l’aspetto decadente e l’igiene superficiale. Nel pomeriggio passeggiamo nel quartiere del Plateau: ovunque ci sia un parco, scoiattoli scendono e salgono dagli alberi e si avvicinano confidenzialmente a chi si riposa sulle panchine. La metropolitana è molto efficiente e collega i diversi punti della città, che è molto estesa; da molte stazioni si dipana un insieme di corridoi sotterranei, pienissimi di negozi, dove la gente cammina di inverno per evitare il freddo pungente. Anche a Montreal, come a Quebec City, ci sono molte gallerie di quadri concentrate tra Rue de Notre Dame e Rue St. Paul oltre ad un’alta frequenza di negozi di articoli per la casa, alla quale sembra essere dedicata un’attenzione meticolosa. Alla fine del nostro ottavo giorno sentiamo l’esigenza di cibo italiano: ceniamo tra molti fiori al “Cortile”, di ottima qualità, dove ordinando il secondo, vengono serviti anche un antipasto e un primo inclusi nel prezzo (1442 ouest Rue Sherbroooke ; $50).

Nono e decimo giorno:

Montreal - Ottawa (km 180 circa)

Non vogliamo lasciare Montreal e ci convinciamo a partire solo verso le 11.00. Arriviamo ad Ottawa, nell’Ontario, nel tardo pomeriggio, percorrendo prima un tratto della strada 20, poi la 417. Come in tutte le città del Canada che visitiamo l’acqua è l’elemento che determina lo sviluppo urbano, ma questa volta siamo sulle rive dell’Ottawa River non del San Lorenzo, che abbiamo temporaneamente abbandonato. La città non è grande e si visita facilmente a piedi. Appare austera, anche un po’ altezzosa, perchè è la capitale del Paese e si concentra intorno all’imponente mole del Parlamento e degli Uffici del Governo. Forse perché la sua funzione prevalente è quella burocratica, appare quasi sonnolenta. Non si incontrano edifici architettonici di rilievo, ma numerosissimi musei, anche di fotografia, agricoltura e aviazione. Il più interessante – che visitiamo – è la National Gallery non solo per le collezioni, ma anche per la struttura avveniristica che la ospita, progettata da Moshe Safdie. Il quartiere più pittoresco, invece, è quello del Mercato, mal frequentato di sera, ma pieno di negozi colorati di giorno. Nella piazza ci sono anche serre di piante e fiori molto decorativi che – come in tutte le città del Canada – decorano qualsiasi angolo grigio. Qui troviamo un ottimo ristorante, Domus, nel quale torniamo per due sere consecutive: l’atmosfera è intima e il cibo è di agricoltura biologica; i prezzi però non si possono definire turistici.(87, Murray Street ; $70)

Nei giorni che abbiamo trascorso in città, nelle piazze si svolgeva il Festival del Blues (9-18 luglio), mentre uno spettacolo di luci e suoni si replicava tutte le sere sulla collina del Parlamento. Abbiamo pernottato al Mariott Ottawa , 100 Kent Street, tel. 613-2381122; camera doppia $230).

Undicesimo giorno:

Ottawa - Kingstone - Toronto (km 450 circa)

Il viaggio per Toronto è lungo e partiamo di buonora. Imbocchiamo la 417, quindi seguiamo la 7 fin dopo Perth. In questi luoghi d’inverno deve cadere molta neve perché si leggono indicazioni quali sking hill oppure “Attenzione: i ponti ghiacciano prima”; belli i numerosi ranch che si incontrano ed emozionante uno dei primissimi ponti sul Mississippi. I molti chilometri che stiamo percorrendo ci allontanano definitivamente dall’area francofona. Se Ottawa, infatti, è ancora molto vicina al confine col Quebec e gli impiegati del Governo sono obbligati ad esprimersi in doppia lingua, approssimandosi a Toronto ci si riavvicina al mondo anglosassone. Per fare una pausa nel lungo tragitto deviamo attraverso la strada 38 verso Kingstone, una cittadina suggestiva alla confluenza del fiume San Lorenzo nel Lago Ontario, da cui partiamo per un’escursione in battello nel Parco Nazionale delle Mille Isole. Le possibilità di escursione sono numerose e hanno varia durata: un paio d’ore, tuttavia, possono bastare per godere di questo paesaggio unico e quasi inalterato dalla mano dell’uomo. Ripartiamo per Toronto nel pomeriggio per giungere a destinazione in tarda serata, dove ci premiamo con la più classica cucina italiana alla “Fenice”(319 King St. W.; $62) . Pernottiamo al Le Royal Meridien , 37 King Street East , tel. 416-8639700; camera doppia $184).

Dodicesimo giorno:

Toronto

Per la prima colazione ci troviamo in un posto bizzarro chiamato Marché (42 Monge street). Il nome si giustifica col fatto che si cammina come tra le bancarelle di un mercato sulle quali si scelgono gli ingredienti di ciò che si desidera mangiare. Ogni rivenditore cucina all’istante le pietanze; quindi appone un timbro a fumetto su una scheda che, consegnata alla cassa, determina il costo della consumazione. Mio marito mi impegna per gran parte della giornata nella visita dell’Hockey Hall of Fame, museo celebrativo dello sport nazionale americano, di cui è appassionato; come premio al sacrificio mi concede la possibilità di andare girovagando per la città fino alla fine della giornata. Toronto è la città più grande del Canada, multietnica e di impronta newyorkese. Ovunque ci sono enormi grattacieli, compresi quelli di Donald Trump; forse per questo a noi europei sembra più suggestiva l’atmosfera intima del quartiere dell’Università e passeggiare per Yonge Street, University Street o Queen’s Park con le sue centinaia di scoiattoli. Yorkville è il quartiere più chic per negozi, gallerie di quadri e locali di intrattenimento; finalmente troviamo anche le firme più prestigiose della moda italiana ed europea oppure le concessionarie di Roll Royce, Jaguar e Ferrari: in questo Toronto è sicuramente simile a qualsiasi capitale globalizzata. Il simbolo della città è la CN Tower con ascensore e terrazza panoramica interamente di cristallo…. Cerchiamo un ristorante segnalato dalla guida, Fazzoli’s: è turistico, ma la qualità è più alta della media ed è frequentato anche da gente del luogo (294 Adelaide St West; $30). In alternativa Old Spaghetti Factory (54 The Esplanade ; $20) ristorante turistico ma con porzioni abbondanti.

Per tornare in albergo scegliamo di percorrere King Street e scopriamo che nel tratto antistante il Teatro della Principessa del Galles si succedono gli autografi “a fresco” delle star canadesi, proprio come ad Hollywood.

Tredicesimo giorno:

Toronto - Cascate del Niagara - Toronto (km 255 circa)

Dedichiamo la nostra ultima giornata alle cascate del Niagara. Il panorama è deturpato da imponenti strutture alberghiere di lusso, insegne di luci mirabolanti, parchi di divertimento, megastore di gadgets, tuttavia l’impatto di questo spettacolo della natura è talmente forte che è facile estraniarsi da tutto il resto. Si può fare un giro in battello per avvicinarsi il più possibile al fronte di caduta delle acque, ma noi abbiamo preferito percorrere un tunnel scavato nella roccia dietro le cascate per cogliere lo spettacolo dal retro (costo biglietto $10). Se si è forniti di passaporto con visto valido per gli USA si potrebbe attraversare il ponte che conduce sulla sponda americana della cascate, oltrepassando il confine che corre nelle acque; tuttavia il punto di osservazione privilegiato rimane quello canadese. Ponete attenzione nella scelta del giorno per questa escursione, perché i fine settimana possono presentarsi infernali. Per un pranzo veloce ed economico ($10), ma di buona qualità ed in un posto pulito, segnaliamo il self service Riverview Market Eatery.

Domani si torna a casa; visitare un paese come il Canada significa operare scelte nette: noi vi abbiamo raccontato le nostre…



   

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