La scelta dei luoghi è stata guidata dalla
curiosità di seguire il suggestivo corso del fiume San
Lorenzo dalle cascate del Niagara sino alla sua foce.
E’ stato difficile individuare il mezzo di trasporto
da utilizzare. La rete dei trasporti pubblici, infatti, è
ampia e varia dal momento che ai treni si alternano gli autobus e
i traghetti; tuttavia essa è per definizione poco
flessibile e dispersiva per ampie distanze – e in Canada
sono davvero tali. Una macchina presa a noleggio si è
rivelata la scelta più felice, nonostante un iniziale
smarrimento davanti al cambio automatico e la necessità di
provvedere alla patente internazionale prima della partenza. Le
strade del Paese sono sempre larghe, comode e sicure
perché i limiti di velocità sono fatti rispettare
con severità; inoltre anche nei centri abitati più
piccoli si incontrano punti di informazione con abbondante
materiale illustrativo sulla zona e sulle strade che
l’attraversano: se se ne facesse bottino, ci si
ritroverebbe con un sovraccarico pesante. Non sono da
sottovalutare i costi della benzina, davvero
vantaggiosi.
Consigliamo di scegliere alberghi centrali rispetto ai
quartieri più vitali delle città per lasciare la
macchina nei parcheggi e muoversi a piedi o con i più
agevoli servizi urbani. Gli alberghi in cui abbiamo pernottato
sono di categoria medio-alta ma...eravamo in viaggio di nozze! A
proposito di parcheggi…quelli ai lati delle strade sono
per lo più a pagamento e le tariffe possono essere alte
quanto quelle di custodia negli alberghi: leggete attentamente
nelle guide dove è più intelligente
fermarsi.
Ai buongustai il Canada offre una cucina molto varia e
soprattutto gustosa: sono presenti il pesce, le tradizioni
europee e anche i ristoranti etnici; se siete golosi, la prima
colazione sarà la vostra più grande tentazione. Se
tutto questo vi deluderà, i Canadesi vi premieranno con la
loro simpatia e ospitalità, speciale per noi che eravamo
honey mooners, ma riscontrata verso tutti.. Alla fine del viaggio
si potrà chiedere il rimborso delle tasse pagate sugli
oggetti e su alcuni servizi; si devono quindi conservare ricevute
e scontrini e assumere tutte le informazioni necessarie prima di
ripartire.
Primo giorno:
Italia - Halifax
Il primo giorno è stato una faticata e si racconta in
poche righe. Siamo partiti da Bari la mattina molto presto,
abbiamo fatto scalo a Milano, poi ancora a Detroit, infine ad
Halifax. Siamo arrivati a mezzanotte circa, ora locale, ma a
causa della differenza di fuso orario il nostro orologio
biologico era spostato di qualche ora in avanti. Ciondolando per
il sonno, abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti in
città, che per fortuna dista solo mezz’ora
dall’aeroporto.
Secondo giorno:
Halifax
Dedichiamo il secondo giorno ad una pigra scoperta della
città. L’abitato sorge dove l’Atlantico si
incunea nella terraferma ed è quasi interamente circondato
dalle acque. Il porto è difeso da una cittadella
fortificata del XIX sec. dove in luglio si svolgono le parate del
tattoo al suono delle cornamuse, proprio come ad Edimburgo. La
visita di questo monumento richiede almeno due ore, perché
gli ambienti sono meticolosamente ricostruiti e simpatici soldati
in kilt tartan rispondono alle domande dei turisti con dovizia di
informazioni. Si consiglia la visita di questa parte della
città durante la mattina perché a mezzogiorno si
può assistere al caricamento a salve di uno dei cannoni e
al fuoco. Inoltre, poiché ci si trova sul punto più
alto dell’abitato, se ne può avere una visione
d’insieme.
A pranzo ci fermiamo in una locanda spoglia, ma
caratteristica, chiamata Midtown Tavern and Grill (1684 Grafton
Street, angolo Prince Street ) dove assaggiamo la poutine, un
piatto di pollo con patate mescolate a formaggio.
Nel pomeriggio ci intratteniamo nel Museo Marittimo nel quale
sono ricostruiti numerosi episodi della storia locale, compreso
l’inabissamento del Titanic, e concludiamo il giro su una
curiosa nave di ricerche idrografiche ancorata davanti al Museo e
ad esso donata dopo essere stata dismessa. La zona del porto
è l’area più vivace della città,
soprattutto intorno alle Historic Properties, antichi edifici di
servizio del porto oggi ristrutturati, che ospitano bar,
ristoranti e negozi che vendono prodotti di artigianato locale.
Da qui ogni giorno partono numerose escursioni su caratteristiche
imbarcazioni a forma di pupazzo.
Il resto della città si apprezza passeggiando: le case
sono sparse e il ritmo della vita è lento. L'hotel
prescelto per il pernottamento è The Prince George Hotel
(1725 Market Street , tel. 902- 4251986; doppia $225).
Terzo giorno:
Halifax - Peggy's Cove - Bouctouche - Dalhousie
(km 630 circa)
Nelle prime ore della mattinata del terzo giorno, guidando per
circa un’ora lungo la Lighthouse Route o Strada dei Fari
(n. 333, una strada litoranea che corre verso sud-est)
raggiungiamo Peggy’s Cove, uno dei luoghi più
suggestivi che abbiamo visitato. La località è nota
per un villaggio di pescatori sorto intorno ad un faro spesso
avvolto dalla nebbia. L’edificio ospita un piccolissimo
ufficio postale, dove è possibile acquistare un annullo
speciale. Il paesaggio è inquietante e numerosi cartelli
mettono in guardia i visitatori dalle insidiose onde anomale
sollevate dall’Oceano. La strada n. 333 che ci ha condotto
a Peggy’s Cove conclude il suo percorso circolare litoraneo
nuovamente ad Halifax. In alternativa ci si sarebbe potuti recare
al faro anche in traghetto (dal porto di Halifax, $30-50) nel
pomeriggio della seconda giornata, sfruttando le ultime ore di
luce che qui sono davvero tante! In tal modo si sarebbe anche
guadagnato tempo sul percorso del terzo giorno che è
veramente lungo…
Tornati nuovamente ad Halifax abbiamo imboccato la strada n.
102 fino a Truro. Ci si può fermare qui per lo spuntino
del pranzo oppure al belvedere sul Salmon River, subito ad ovest
dell’uscita 14 della Hwy 102, dove però non ci sono
punti di ristoro: se si è fortunati, si può
osservare l’insolito fenomeno delle maree che risalgono
dalla Baia di Fundy fin nel fiume. Da Truro, preferendo ancora
percorsi interni, ci dirigiamo verso Amherst; superata Amherst,
la Nuova Scozia è ormai alle spalle e ci ritroviamo nel
New Brunswick. Raggiungiamo Moncton, quindi deviamo verso
Shediac, lungo la costa che seguiamo fino a Bouctouche. La
località è molto caratteristica per le insolite
attrattive naturalistiche: per esempio, il centro informazioni si
trova presso una laguna dove è illustrata la coltivazione
delle ostriche; oppure, poco a nord del centro abitato, un parco
naturalistico protegge 12 chilometri di dune che si protendono
nel mare e modificano il proprio profilo al vento e alle correnti
dell’acqua. Ripartiamo e ci dirigiamo lungo la via interna
n. 11 verso Miramichi; quindi proseguiamo per Bathurst attraverso
la strada n. 8; finalmente arriviamo a Dalhousie (Best Western
Manoir Adelaïde , 385 Adelaïde Street , tel. 506-
6845681; $ 100 la camera doppia ). La meta finale della giornata
è deludente: è un piccolo centro industriale con
scarse strutture ricettive. Qui ci appare ormai chiaro che ci
avviciniamo all’area francofona: radio e televisione si
ascoltano più spesso in francese. L’itinerario della
giornata è stato lunghissimo, ma ci ha consentito di porre
una lente di ingrandimento su queste regioni del Canada: ci siamo
incantati per il variare dei paesaggi, ci siamo stupiti per la
scarsissima densità degli abitati costituiti per lo
più da case sparse, il cui unico punto di aggregazione
è la strada che li attraversa; siamo stati distratti da
cartelli che ricordano Trees for future oppure Faith in our
people, pride in our products oppure di porre attenzione agli
alci; non è insolito, inoltre, imbattersi ai bordi delle
strade in ricci o procioni, spesso – ahimè –
schiacciati dalle auto. Ovunque, infine, tanti coloratissimi
fiori che – ci hanno spiegato – sono una reazione ai
lunghissimi inverni.
Quarto giorno:
Dalhousie - Riviere du Loup (km 335 circa)
Anche il quarto giorno di viaggio è dedicato
all’esplorazione in auto. Dopo i primi chilometri
oltrepassiamo il confine del Quebec e ci “resettiamo”
secondo il nuovo fuso orario. La prima tappa non era programmata,
ma è giustificata dalla curiosità: un’insegna
indica il luogo della battaglia di Restigouche nella quale i
Francesi persero definitivamente il dominio sul Canada e invita
in un Museo animato da personaggi in costume che raccontano le
storie del luogo. Proseguendo lungo la strada n. 132
attraversiamo la penisola di Gaspè lungo il fiume
Matapedia, molto frequentato da chi è a caccia di salmoni;
quindi deviamo sulla costa verso Matane attraversando estese
foreste d’acero alternate a campi da golf. Cerchiamo un
caratteristico pub con menu di pesce segnalato dalla nostra
guida, ma alle 14.00 è già chiuso; per fortuna,
siamo ricompensati dalla vista del fiume San Lorenzo: non si
riesce neanche a vedere la sponda opposta! In alternativa, invece
di tagliare la penisola di Gaspè lungo il fiume Matapedia,
si sarebbe potuto costeggiare il fiume Cascapedia e raggiungere
il Parco Naturale della Gaspesie; sulla costa, poi, ci si sarebbe
potuti immettere su un percorso tra i fari che dalla punta est
della penisola (Cap de Rosiers) giunge fino a La Martre , 110 km
oltre Matane: gli edifici, eretti tra XIX e XX sec. in parte
sulla terraferma, in parte sulle isole, si possono visitare e
offrono anche la possibilità di pernottare. Proseguendo
lungo la via litoranea 132 facciamo una sosta assolutamente amena
e ricreativa nei Jardins de Metis, un altro meraviglioso
spettacolo! Il biglietto di ingresso è piuttosto costoso
($16), ma il parco botanico offre un punto di ristoro e un ampio
belvedere sul San Lorenzo cosicchè vi si potrebbe
trascorrere un’intera giornata. Ci stupiamo perché
un’area dei giardini ospita ogni anno il Festival
Internazionale dei Giardini, insolita espressione di arte
contemporanea. Riprendiamo la strada 132 verso sud-ovest fino a
Riviere du Loup, dove pernotteremo (Hotel Comfort Inn , 85 Boul.
Cartier , tel. 418- 867416; costo camera doppia $140). Le
località che attraversiamo in questa seconda parte della
giornata appaiono deludenti: il paesaggio della sponda sud del
San Lorenzo è monotono e il tempo sembra immobile; dalle
informazioni che assumiamo in loco ipotizziamo che sia da
preferire la sponda settentrionale del fiume.
Alla fine di questo quarto giorno di viaggio si impone anche
un’altra riflessione: per avere una visione quanto
più ampia possibile della varietà dei paesaggi di
questa parte del continente abbiamo scelto di percorrere
moltissimi chilometri; a chi desiderasse un percorso più
breve si può suggerire come prima tappa
Halifax-Fredericton nel New Brunswick, quindi
Fredericton-Riviére du Loup nel Quebec nel giorno
successivo.
Riviére du Loup è un piccolo paese, frequentato
soprattutto come luogo d’imbarco per la costa opposta del
fiume; ci premia, tuttavia, con un buonissimo salmone affumicato
preparato artigianalmente dal ristorante La Terrasse (171 Rue
Fraser ; doppia $40).
Quinto giorno:
Riviere du Loup - Quebec City (km 200 circa)
Anche il quinto giorno inizia con grande soddisfazione per i
piaceri del palato: facciamo colazione a Les Sucreries de Jojo
(340, Rue Lafontaine ), dove ci viene servita una coloratissima
macedonia di frutta fresca a contorno di una cialda (waffle)
ricoperta di cioccolato fondente fuso e succo d’acero. Con
questo pieno d’energia ci mettiamo in strada per Quebec
City seguendo la via costiera n. 132, anche se forse si dovrebbe
preferire la più veloce superstrada 20. Raggiungiamo la
meta in poche ore, sicchè abbiamo il tempo di fare una
prima conoscenza della città, patrimonio mondiale
dell’UNESCO. L’ubicazione del nostro albergo ( Hotel
Château Bellevue, 16 Rue de la Porte , tel. 418-6922573;
camera doppia $232 ) ci consente di muoverci a piedi per il
centro, tutto arroccato sulla sommità di un monte e
dominato dalla mole imponente del castello di Frontenac.
Delimitato dalle antiche mura, è suggestivo in tutti i
suoi angoli e nelle strade strette affollate di negozi di
artigianato locale, gallerie di quadri (Côté de la
Montagne , Rue Sault au Matelot e Rue Dalhousie) e ristoranti. Ci
fermiamo a cena in uno di questi che offre una tradizionale ed
ottima cucina canadese, appunto Aux Anciens Canadiens (34, Rue
Saint-Louis ; costo circa $56).
Sesto giorno:
Quebec City
Resi esperti dalla prima esplorazione, il giorno successivo
usciamo dall’albergo muniti di scarpe molto comode: la
città si sviluppa su dislivelli davvero ripidi e le strade
hanno una forte pendenza o sono sostituite da scalinate. Una sola
funicolare mette in comunicazione la città bassa con
quella alta, mentre alcuni ascensori agevolano il passaggio tra
parte antica, interna alle mura, e parte moderna esterna ad esse.
Anche qui scoviamo un bar molto invitante per la colazione, Le
Petit Coin Latin (8, Rue Sainte-Ursule ), dove un tazzone di
latte fresco può essere accompagnato da una crostata al
succo d’acero o da altri buonissimi dolci. Ci dirigiamo
quindi verso la cittadella militare. La visita guidata dura circa
un’ora e prevede una sosta alle 10.00 al cambio della
guardia; l’una e l’altro però vengono
annullati spesso per la pioggia. Chi ha tempo può
completare il giro percorrendo le fortificazioni che circondano
la città antica. Trascorriamo il pomeriggio al
Musèe de l’Amérique Française, dove ci
godiamo un intermezzo musicale non programmato; infatti, nella
piccola chiesa inglobata nel percorso del museo, due cantanti col
clavicembalo eseguono musiche seicentesche. Alla fine
dell’esibizione ci intratteniamo con loro; ci raccontano
che studiano l’italiano per cantare le opere con maggiore
consapevolezza e soddisfano una curiosità che ci era sorta
da tempo: nel Quebec le scuole sono in francese e l’inglese
si apprende come seconda lingua! D’altra parte, già
guidando per il Quebec, avevamo riscontrato la scritta Arret sui
segnali di Stop e colto le forti influenze francesi nella cucina,
esplicitate peraltro da indicazioni quali bistrot, brasserie,
creperie. Nel pomeriggio vaghiamo per la città in
fruizione amena: notiamo che è inutile perdersi fuori
dalle mura perché i quartieri si fanno anonimi; vale la
pena privilegiare la parte antica dove ci si può imbattere
in piacevoli sorprese, quali il Choco-Musée (634, Rue
Saint-Jean ): qui si vendono dolci e gelati dai gusti insoliti e
raffinati, sicchè la sosta può essere sorprendente!
Per chi avesse voglia di concludere le serate in musica, nella
prima metà di luglio si svolge il Festival
dell’Estate in tutte le piazze del centro, secondo un
calendario ricco di appuntamenti che spesso si sovrappongono.
Settimo giorno:
Quebec City - Montreal (km 250 circa)
Un po’ a malincuore lasciamo la serenità di
Quebec City e proseguiamo le nostre esplorazioni dirigendoci
verso Montreal. La strada che percorriamo, la n. 138, è
anche definita Chemin du Roy perché è la più
antica del Canada e ne racconta la storia. Giungiamo presto a
destinazione e, come già avevamo fatto per Quebec City,
investiamo il pomeriggio in una prima esplorazione della
città. Ci dirigiamo verso la parte vecchia che si sviluppa
intorno al porto, sul fiume San Lorenzo; domani scopriremo che
questa è l’unica zona intima e suggestiva della
città mentre il resto apparirà di impronta
tipicamente americana, organizzato su una rete ortogonale di
strade fiancheggiate da grattacieli. Le strade del centro storico
sono affollate di gente che passeggia e la concentrazione
maggiore è davanti al Municipio, dove sono parcheggiate
una ventina (!) di Cadillac che attendono la propria coppia di
sposi; ogni quarto d’ora se ne allontana una tra le urla
festanti dei parenti: lo spettacolo è da industria del
matrimonio… Per passare dal profano al sacro ci fermiamo
nella cattedrale protestante di Notre Dame dove, dal
martedì al sabato per due volte ogni pomeriggio, si svolge
uno spettacolo di luci e suoni che ricostruisce la storia della
basilica. Cerchiamo un posto per cenare e concludiamo la serata
con una spettacolare esibizione di fuochi d’artificio;
vogliamo verificare di persona la fama di Montreal a proposito di
una gara pirotecnica di richiamo mondiale che si svolge tra fine
giugno e inizi luglio sull’isola di Sant’Elena, di
fronte al porto. A Montreal pernottiamo al Marriott Château
Champlain 1, Place du Canada , tel. 514-8789000; camera doppia
$320).
Ottavo giorno:
Montreal
Pensavamo che anche a Montreal fosse facile soddisfare la
nostra curiosità per le tradizioni culinarie locali, ma
capiamo che – almeno per la colazione - è meglio
usufruire di quella dell’albergo: è stato difficile,
infatti, trovare pasticcerie di qualità o bar che
preparassero un buon latte; alla fine, dopo aver fatto quella che
appariva la scelta migliore, ci è stata servita una
macedonia affogata nello yogurt! Dopo la colazione visitiamo il
Museo delle Belle Arti. E’ molto grande e si sviluppa in
due edifici che si fronteggiano. Espone collezioni di vario
genere: le più suggestive sono quelle di mobili antichi e
quadri. A pranzo vogliamo assaggiare la specialità di
Montreal, la carne affumicata. Tra i punti di ristoro segnalati
il più comodo da raggiungere è Ben’s (990
Boul. de Maisonneuve ouest , $25) che, pur caratteristico nelle
strutture, non è il miglior locale al quale approdare,
dati l’aspetto decadente e l’igiene superficiale. Nel
pomeriggio passeggiamo nel quartiere del Plateau: ovunque ci sia
un parco, scoiattoli scendono e salgono dagli alberi e si
avvicinano confidenzialmente a chi si riposa sulle panchine. La
metropolitana è molto efficiente e collega i diversi punti
della città, che è molto estesa; da molte stazioni
si dipana un insieme di corridoi sotterranei, pienissimi di
negozi, dove la gente cammina di inverno per evitare il freddo
pungente. Anche a Montreal, come a Quebec City, ci sono molte
gallerie di quadri concentrate tra Rue de Notre Dame e Rue St.
Paul oltre ad un’alta frequenza di negozi di articoli per
la casa, alla quale sembra essere dedicata un’attenzione
meticolosa. Alla fine del nostro ottavo giorno sentiamo
l’esigenza di cibo italiano: ceniamo tra molti fiori al
“Cortile”, di ottima qualità, dove ordinando
il secondo, vengono serviti anche un antipasto e un primo inclusi
nel prezzo (1442 ouest Rue Sherbroooke ; $50).
Nono e decimo giorno:
Montreal - Ottawa (km 180 circa)
Non vogliamo lasciare Montreal e ci convinciamo a partire solo
verso le 11.00. Arriviamo ad Ottawa, nell’Ontario, nel
tardo pomeriggio, percorrendo prima un tratto della strada 20,
poi la 417. Come in tutte le città del Canada che
visitiamo l’acqua è l’elemento che determina
lo sviluppo urbano, ma questa volta siamo sulle rive
dell’Ottawa River non del San Lorenzo, che abbiamo
temporaneamente abbandonato. La città non è grande
e si visita facilmente a piedi. Appare austera, anche un
po’ altezzosa, perchè è la capitale del Paese
e si concentra intorno all’imponente mole del Parlamento e
degli Uffici del Governo. Forse perché la sua funzione
prevalente è quella burocratica, appare quasi sonnolenta.
Non si incontrano edifici architettonici di rilievo, ma
numerosissimi musei, anche di fotografia, agricoltura e
aviazione. Il più interessante – che visitiamo
– è la National Gallery non solo per le collezioni,
ma anche per la struttura avveniristica che la ospita, progettata
da Moshe Safdie. Il quartiere più pittoresco, invece,
è quello del Mercato, mal frequentato di sera, ma pieno di
negozi colorati di giorno. Nella piazza ci sono anche serre di
piante e fiori molto decorativi che – come in tutte le
città del Canada – decorano qualsiasi angolo grigio.
Qui troviamo un ottimo ristorante, Domus, nel quale torniamo per
due sere consecutive: l’atmosfera è intima e il cibo
è di agricoltura biologica; i prezzi però non si
possono definire turistici.(87, Murray Street ; $70)
Nei giorni che abbiamo trascorso in città, nelle piazze
si svolgeva il Festival del Blues (9-18 luglio), mentre uno
spettacolo di luci e suoni si replicava tutte le sere sulla
collina del Parlamento. Abbiamo pernottato al Mariott Ottawa ,
100 Kent Street, tel. 613-2381122; camera doppia $230).
Undicesimo giorno:
Ottawa - Kingstone - Toronto (km 450 circa)
Il viaggio per Toronto è lungo e partiamo di buonora.
Imbocchiamo la 417, quindi seguiamo la 7 fin dopo Perth. In
questi luoghi d’inverno deve cadere molta neve
perché si leggono indicazioni quali sking hill oppure
“Attenzione: i ponti ghiacciano prima”; belli i
numerosi ranch che si incontrano ed emozionante uno dei
primissimi ponti sul Mississippi. I molti chilometri che stiamo
percorrendo ci allontanano definitivamente dall’area
francofona. Se Ottawa, infatti, è ancora molto vicina al
confine col Quebec e gli impiegati del Governo sono obbligati ad
esprimersi in doppia lingua, approssimandosi a Toronto ci si
riavvicina al mondo anglosassone. Per fare una pausa nel lungo
tragitto deviamo attraverso la strada 38 verso Kingstone, una
cittadina suggestiva alla confluenza del fiume San Lorenzo nel
Lago Ontario, da cui partiamo per un’escursione in battello
nel Parco Nazionale delle Mille Isole. Le possibilità di
escursione sono numerose e hanno varia durata: un paio
d’ore, tuttavia, possono bastare per godere di questo
paesaggio unico e quasi inalterato dalla mano dell’uomo.
Ripartiamo per Toronto nel pomeriggio per giungere a destinazione
in tarda serata, dove ci premiamo con la più classica
cucina italiana alla “Fenice”(319 King St. W.; $62) .
Pernottiamo al Le Royal Meridien , 37 King Street East , tel.
416-8639700; camera doppia $184).
Dodicesimo giorno:
Toronto
Per la prima colazione ci troviamo in un posto bizzarro
chiamato Marché (42 Monge street). Il nome si giustifica
col fatto che si cammina come tra le bancarelle di un mercato
sulle quali si scelgono gli ingredienti di ciò che si
desidera mangiare. Ogni rivenditore cucina all’istante le
pietanze; quindi appone un timbro a fumetto su una scheda che,
consegnata alla cassa, determina il costo della consumazione. Mio
marito mi impegna per gran parte della giornata nella visita
dell’Hockey Hall of Fame, museo celebrativo dello sport
nazionale americano, di cui è appassionato; come premio al
sacrificio mi concede la possibilità di andare girovagando
per la città fino alla fine della giornata. Toronto
è la città più grande del Canada,
multietnica e di impronta newyorkese. Ovunque ci sono enormi
grattacieli, compresi quelli di Donald Trump; forse per questo a
noi europei sembra più suggestiva l’atmosfera intima
del quartiere dell’Università e passeggiare per
Yonge Street, University Street o Queen’s Park con le sue
centinaia di scoiattoli. Yorkville è il quartiere
più chic per negozi, gallerie di quadri e locali di
intrattenimento; finalmente troviamo anche le firme più
prestigiose della moda italiana ed europea oppure le
concessionarie di Roll Royce, Jaguar e Ferrari: in questo Toronto
è sicuramente simile a qualsiasi capitale globalizzata. Il
simbolo della città è la CN Tower con ascensore e
terrazza panoramica interamente di cristallo…. Cerchiamo
un ristorante segnalato dalla guida, Fazzoli’s: è
turistico, ma la qualità è più alta della
media ed è frequentato anche da gente del luogo (294
Adelaide St West; $30). In alternativa Old Spaghetti Factory (54
The Esplanade ; $20) ristorante turistico ma con porzioni
abbondanti.
Per tornare in albergo scegliamo di percorrere King Street e
scopriamo che nel tratto antistante il Teatro della Principessa
del Galles si succedono gli autografi “a fresco”
delle star canadesi, proprio come ad Hollywood.
Tredicesimo giorno:
Toronto - Cascate del Niagara - Toronto (km 255
circa)
Dedichiamo la nostra ultima giornata alle cascate del Niagara.
Il panorama è deturpato da imponenti strutture alberghiere
di lusso, insegne di luci mirabolanti, parchi di divertimento,
megastore di gadgets, tuttavia l’impatto di questo
spettacolo della natura è talmente forte che è
facile estraniarsi da tutto il resto. Si può fare un giro
in battello per avvicinarsi il più possibile al fronte di
caduta delle acque, ma noi abbiamo preferito percorrere un tunnel
scavato nella roccia dietro le cascate per cogliere lo spettacolo
dal retro (costo biglietto $10). Se si è forniti di
passaporto con visto valido per gli USA si potrebbe attraversare
il ponte che conduce sulla sponda americana della cascate,
oltrepassando il confine che corre nelle acque; tuttavia il punto
di osservazione privilegiato rimane quello canadese. Ponete
attenzione nella scelta del giorno per questa escursione,
perché i fine settimana possono presentarsi infernali. Per
un pranzo veloce ed economico ($10), ma di buona qualità
ed in un posto pulito, segnaliamo il self service Riverview
Market Eatery.
Domani si torna a casa; visitare un paese come il Canada
significa operare scelte nette: noi vi abbiamo raccontato le
nostre…