Merzouga, l’ombra di un’acacia!
Il Marocco è un paese dalle possibilità paesaggistiche
infinite, nei sui grandi spazi possiamo trovare le montagne,
l’altissimo Atlante con vette che superano i tremila metri e che per
buona parte dell’anno restano innevati. Oppure scendere a sud, alle
porte del Sahara, patria del popolo Saharawi e scavalcare le grandi
dune degli Erg Chegaga e Chebbi, attraversare Sebcke, laghi estinti,
fiumi asciutti e la verde valle del Draa, soprannominata la via delle
Kasbah. L’itinerario che segue è quello che descrive una delle tappe
più belle che si possono intraprendere nel nord del Sahara Marocchino,
duecentocinquanta chilometri che racchiudono una varietà di colori,
panorami, e conformazioni geologiche che vi lasceranno un ricordo
indelebile. Lo stesso ricordo che ora, scrivendo, mi fa riaffiorare i
sintomi di quella malattia che colpisce noi amanti del Deserto: Il Mal
D’Africa!
Prima tappa:
Merzouga - Taouz
Bisogna partire di buon ora, i chilometri da percorrere sono
circa duecentocinquanta.
Facciamo rifornimento presso il chiosco di Hassan al centro
dell’oasi di Merzouga,
un paio di centinaia di metri oltre la piazza principale.
Come sempre accade concordiamo
il prezzo del carburante e ne acquistiamo due taniche da
venti litri. Mentre aspettiamo che Hassan ci riempia i serbatoi
acquistiamo del pane nel negozio di fronte. Non sempre questo è
rifornito, oggi è uno di quei giorni in cui non lo è. Quando la moglie
di Hassan ci vede tornare a mani vuote inizia a discutere con una
signora che sta seduta sul marciapiede davanti alla bottega del
benzinaio.
Le due, ridacchiando ci guardano di sfuggita, tentando di non
farsi vedere, poi un ragazzino si avvicina e ci dice che questa signora
sorridente avrebbe del pane da venderci, appena sfornato.
Gli dico che va bene, così questo ragazzino corre dall’altra
parte dell’oasi a recuperare il pane della signora. Quando torna non
credo hai miei occhi. Il ragazzino tiene in mano una forma enorme di
pane berbero ancora caldo, è più grande di lui.
Questa emana un profumo delizioso e se non fosse per il fatto
che abbiamo appena fatto colazione mi metterei a mangiarne un po’,
magari condito con un po’ di nutella, o della marmellata...
I serbatoi sono pieni, possiamo partire, direzione Taouz, piccolo paese
a venticinque chilometri da Merzouga e poco distante dal confine
Algerino.
Non bisogna fidarsi della cartografia Michelin, dove
inspiegabilmente la pista Taouz – Zagora è segnata con un spessa linea
retta che curva solo leggermente all’altezza di Oum Jrane. In realtà la
tappa è ricca di passaggi tecnici e soprattutto priva dei lunghi tratti
rettilinei tipici delle piste Africane.
Una pista tutt’altro che noiosa e che da subito riesce a
mostrarci il suo carisma e le sue bellezze nascoste.
Tutto ha inizio da Taouz, dove è
bello fermarsi a parlare con
gli anziani abitanti del paese che spesso non sono degnati
dell’attenzione dei turisti.
Chi giunge a Taouz, nel 99% dei casi lo fa esclusivamente per
imboccare la pista diretta a Zagora, come noi d’altronde. Tanti così
facendo, non s’accorgono delle persone che qui vivono, lavorano,
crescono i loro figli, i più a Taouz non si fermano neanche, tirano
dritto, non dovendo fare carburante, non avendo bisogno di indicazioni,
sentendosi i padroni della strada.
Anche noi siamo qui per attraversare
questa pista, ma abbiamo tutto il tempo di fermarci, di dedicare un po’
d’attenzione ai bambini di Taouz, che sono tutt’altro che invadenti e
che per dolcezza e cordialità non assomigliano minimamente ai loro
fratelli di Merzouga.
Seconda tappa:
Taouz - Oued Ziz
Lo Ziz e i fantastici contrasti con le dune retrostanti
La pista si imbocca circa cento metri prima dell’ingresso nel
villaggio ( T1
) e costeggia il
centro abitato di Taouz fino a quando non si allarga, diventando
leggermente sabbiosa e scavata dai camion delle miniere.
Dopo aver affrontato un tratto un po’ tortuoso entriamo all’interno del letto
del fiume ZIZ, una distesa di sabbia finissima cosparsa di
piccole e basse tamerici.
La navigazione è facilissima, si può seguire la pista
principale, che corre a sud dell’Oued, a ridosso del Djebel Zguirine,
oppure come stiamo facendo noi utilizzare dei piccoli sentieri
mono-traccia che si avvicinano all’argine del fiume secco, regalando
fortissimi impatti visivi con tutto ciò che ci circonda.
All’altezza del Wadi Oussina, dopo circa venticinque
chilometri percorsi dobbiamo attraversare l’Oued Ziz ( T4
), non ci sono molti punti dove
poter effettuare il guado. Quello che ho indicato è uno di questi.
Oltre lo Ziz il panorama si allarga e la pista diventa molto
scorrevole e pianeggiante. Correndo a sud del Plateaux Nou Haouar
possiamo godere di una
vista incredibilmente suggestiva. Sabbia rossa che
contrasta prepotente con l’azzurro del cielo e il bianco delle nuvole.
Le montagne spaccate dal caldo e scolpite dal vento diventano la
cornice del nostro orizzonte e fanno da punto di riferimento per la
direzione che dobbiamo seguire: CAP 230.
Terza tappa:
Oued Ziz - El
Remlia
Il deserto diretti a El Remlia
Proseguiamo per diversi chilometri e mi rendo conto di essere
completamente succube di
questo luogo, di questi panorami, di questi
spazi che sembrano essere così desolati, così incredibilmente privi di
vita. Eppure, non è così, ovunque si possono scorgere bassi cespugli
spinosi che spuntano dalla sabbia, tamarindi che offuscano il fondo
dell’Oued, rendendo difficoltoso il suo attraversamento e poi loro, le
basse acacie che paiono fungere da ultimo riparo per i viandanti.
L’acacia, quella pianta che assieme al dromedario appare come
simbolo di un Sahara dove la vita scorre pulsante come nelle vene di un
essere umano.
Viaggerei per ore in questi luoghi, respirando l’odore della
sabbia, rinfrescato dalla forza del vento che mi penetra prepotente nel
casco da enduro. Mi farei trasportare per giorni e giorni dai raggi di
questo sole i cui riflessi non incontrano l’interferenza di nessuna
nuvola. Vorrei che questi momenti diventassero infiniti. Vorrei che gli
istanti in cui osservo la mia compagna di viaggio alla guida della sua
moto intenta a guardarsi attorno esterrefatta dalla bellezza di questo
luogo non terminassero mai.
Arriviamo a El
Remlia dopo cinquantacinque chilometri di deserto. Questo
paese è un crocevia fondamentale di questa traversata, è l’ultimo
avamposto prima del faticoso attraversamento dell’Oued Rheris, Daoura
in Francese.
Quarta tappa:
Guado
del
Daoura
Il guado del
Daoura è il tratto più impegnativo di questo percorso. Si
tratta di un guado di una lunghezza di circa cinque chilometri su un
fondo quasi totalmente composto di Fech-Fech, la terribile sabbia fine
come il borotalco e che per il peso delle nostre grosse moto che
perdipiù sono cariche come muli da soma, è decisamente antipatica da
combattere.
Il piccolo paese è davanti ai nostri occhi e dietro di esso
il letto del fiume tempestato di arbusti di Tamarindi che impediscono
la visuale.
La pista principale prosegue dritta davanti a noi, ma è
sconsigliabile imboccarla. Il guado è lungo circa cinque chilometri e
le dune di Fech-Fech si fanno decisamente ostiche dopo un paio di
chilometri dal paese ( T6
).
Per attraversare il fiume e raggiungere la pista che vogliamo
seguire è molto meglio allungare il giro, puntando a nord per due
chilometri tenendosi il letto del Daoura sulla sinistra ( T7
).
Prima di
partire sgonfiamo gli pneumatici, io porto la pressione
delle mie Desert a 1 Bar, pochissimo per il peso della mia moto, ma
necessario per non morire nella sabbia del fiume.
Sarà mia preoccupazione rigonfiarle non appena avremo
oltrepassato il punto di sabbia più soffice.
Correndo verso nord e volgendo lo sguardo verso il fiume è
possibile vedere la vegetazione diminuire la sua significativa
presenza, lasciando spazio al grigio Fech-Fech e alle piccole dune
scavalcate qua e la da qualche piccolo sentiero.
Uno di questi lo imbocchiamo, un single-track tra gli arbusti
di tamarindi. Sollevando fitte nubi di Fech-Fech e facendo serpentine
tra la vegetazione raggiungiamo il centro del guado, dove approfittiamo
per fermarci qualche secondo a riposare ( T8
).
La temperatura in questo luogo non è da sottovalutare, e la
fatica fatta per tenere la moto in piedi non aiuta certo a mantenersi
freschi. E’ importante
bere molto, anche durante la guida ed evitare di
fermarsi nei punti più impegnativi. Ripartire potrebbe
costare molta,
ma molta fatica. Il tracciato è sempre ben visibile, ma dobbiamo
rimanere molto concentrati nella guida.
Seppur questo passaggio risulta molto più semplice rispetto a
quello della strada principale le difficoltà tecniche non sono comunque
da sottovalutare.
Quinta tappa:
Oued
Ma’der
Riprendendo la marcia, scavalcando qualche crepaccio di
sabbia più compatta arriviamo sull’altra sponda del fiume,
avvicinandoci alla montagna e alla pista secondaria che la costeggia,
il
Jebel El Mziouida.
La pista principale passa a sud di questo rilievo
e taglia dritto verso Zagora, ma a noi non interessa, vogliamo
percorrere un tracciato poco frequentato, quindi teniamo alla nostra
sinistra la montagna
attraversando
un plateaux bianchissimo formato dai
depositi salini dell’
oued
Ma’der poi spingendoci verso il bellissimo
passaggio tra i monti Mrakib e Maharch (
T10
).
Proseguiamo in direzione nord per qualche chilometro, tre,
quattro poi, oltre il valico, il panorama cambia drasticamente ( T11
). La sabbia bianca sparisce e
lascia posto a delle
taglienti pietre rosse come il fuoco. Le montagne
fanno da contenitore ad una Hammada piattissima, cosparsa di piccole
rocce che scombussolano l’assetto della moto. Attorno a noi il nulla,
siamo assolutamente lontani da tutto, le montagne sembrano proteggerci
da tutto ciò che ci circonda, sembrano formare le sponde di una culla
dolcissima e il tracciato che stiamo seguendo ci coccola, non
lasciandoci il tempo di respirare tanto ci toglie il fiato per la sua
bellezza.
Sesta tappa:
Daya
el Maider - Oum
Jrane
Oum Jrane: Fate visita al padrone del camping e magari
date una
pulitina al filtro dell’aria
I chilometri scorrono sotto le nostre ruote e il tempo vola
veloce. Senza neanche accorgerci delle lancette dell’orologio che
continuano il loro sistematico giro senza fine, attraversiamo la piana
della Daya el Maider
( T13
),
una Sebka ricordo di una antica palude. Le ruote della motocicletta
sprofondano leggermente rompendo la friabile superficie della sebka.
Dobbiamo dare gas per attraversare indenni il fondo di questo antico
avamposto dell’acqua, e dietro di noi si alza una nube di polvere. Il
passaggio attraverso bassi arbusti spinosi non è difficoltoso, seguiamo
una traccia abbastanza visibile che taglia in due la pianeggiante Daya.
Poggiando le ruote su terreni sempre diversi e dai colori man
mano più scuri, ci troviamo a percorrere un tratto di montagne russe
che ci porta ad un fantastico passaggio panoramico a picco sulla valle
dell’Oued Ahassia ( T14
).
La discesa dal balcone che ci ha regalato una fantastica
vista non è semplice, poche centinaia di metri ma molto ripidi e su
fondo roccioso e smosso. Poi, poco più giù, una distesa di insidiose
dunette chiudono nuovamente l’orizzonte. Poche centinaia di metri, ma
che rispetto ai chilometri scorrevoli percorsi dal Daoura ci riportano
coi piedi per terra ( T15
).
Siamo nel deserto.
Usciti dalla sabbia, torniamo nuovamente con le ruote su un
terreno più compatto che in circa venti chilometri ci porta al
villaggio di Oum Jrane.
Settima tappa:
Villaggio
di Oum Jrane
Vorrei spendere qualche parola per questo villaggio disperso
tra le montagne dove ho respirato un
profumo di povertà che in Marocco
è raro ritrovare. In paese siamo assaliti dai bambini, non
sono
insistenti e maleducati come quelli delle grandi citta-oasi o
addirittura come gli incredibili bambini di Tamtattouchte che
nientemeno costruiscono finte piste per portarti in vicoli ciechi in
cui riempirti di sassi.
No, questi ti guardano con i loro immensi occhi scuri e ti
sorridono, ti chiedono dell’acqua, ti dicono insistentemente il loro
nome per poi fuggire a nascondersi dietro qualche muro. Il centro del
paese è una grossa buca polverosa, tutt’attorno costruzioni in terra e
intonaco semidistrutto. Qualche bottega è aperta, ma la maggior parte
delle attività sembra essere spenta per sempre.
Delle donne portano dei grossi pesi sulle spalle e ci passano
davanti senza fermarsi a guardarci, dietro di loro, seduti su dei muri
scrostati c’è qualche anziano, neanche loro sembrano interessati a noi.
Credo siano abituati ai turisti, ma immagino che non si aspettino che
qualcuno si fermi qui, che qualcuno si metta a parlare con loro.
Sembrano rassegnati alla loro condizione di abitanti di un villaggio
attraversato dai grossi 4x4 che nei loro bagagliai hanno già tutto
quello di cui necessitano. Non hanno bisogno di informazioni, non hanno
bisogno di viveri, di benzina. A Oum Jrane i più, sono solo di
passaggio e magari, se va bene lasciano la spazzatura.
Ottava tappa:
Oum Jrane - Zagora
Direzione Tizi-n-Taflilalet
La pista oltre il villaggio di Oum Jrane prosegue su un fondo
particolarmente roccioso e arido. La direzione è sud ovest, verso
Tissemmoumine e poi lasciandosi a sud le vette del Jebel Mrah puntiamo
al passo di Tizi-n-Tafilalet ( T17
) stretto passaggio tra il Jebel Rhart a nord e il Jebel Tadrart a sud.
La salita al passo non è per nulla tortuosa, la strada sale
con una pendenza costante per diversi chilometri, finché dopo aver
attraversato qualche canale ricoperto di grosse rocce levigate si
giunge in vetta.
Non ci sono grandi possibilità di riparo lungo questo tratto
di pista, a poche centinaia di metri dal valico c’è un’acacia che può
fornire un veloce riparo dal sole, noi ne approfittiamo per mangiare un
paio di barrette energetiche prima della discesa verso Zagora.
La pista ha un fondo decisamente roccioso, bisogna stare
molto attenti alla guida, evitare le grosse pietre taglienti che
invadono la carreggiata e soprattutto cercare di mantenere delle
velocità in cui il tempo di reazione ad eventuali imprevisti sia sempre
sufficiente a schivare i pericoli.
Da qui, con pochi chilometri percorsi costeggiando il bel
Jebel Adafane ( T18
), una
stretta catena montuosa che sembra una mano tesa verso l’oasi,
raggiungiamo Zagora,
dove verremo all’improvviso fagocitati dal caos… e
vogliamo nuovamente partire!
Punti GPS
dell’Itinerario descritto
(T1) N30 54.540
W3 59.569 – Taouz imbocco pista
(T2) N30 51.265
W4 06.283 – Incrocio Miniera
(T3) N30 46.626
W4 08.724 – Incrocio pista per Kem Kem
(T4) N30 46.584
W4 09.504 – Attraversamento Oued Zi
(T5) N30 41.241
W4 24.828 – Ed Remlia imbocco pista per guado
(T6) N30 40.621
W4 27.800 – Tratto impegnativo da evitare
(T7) N30 42.020
W4 25.616 – Punto sulla traccia per il guado del Daoura
(T8) N30 43.010
W4 26.561 – Punto all’estremo nord del guado del Daoura
(T9) N30 42.471
W4 27.384 – Fine del guado
(T10) N30 44.239
W4 33.325 – Passaggio tra i monti Mrakib e Maharch
(T11) N30 47.040
W4 35.045 – Bivio. Prendere a sinistra.
(T12) N30 46.043
W4 43.572 – Tratto fuoripista CAP W.
(T13) N30 45.552
W4 50.130 – Daya El Maider
(T14) N30 43.367
W4 56.476 – Panorama
(T15) N30 43.422
W4 57.390 – Dunette
(T16) N30 38.569
W5 06.131 – Oumjrane. Camping.
(T17) N30 25.165
W5 36.806 – Tizi-n-Tafilalet
(T18) N30 21.003
W5 46.525 – Bivio. Prendere a sinistra dirigersi verso Zagora.
Preparazione della moto
Il Jebel Adafane pochi passi da Zagora
La moto deve essere in ordine. Controllare ogni perdita
d’olio, procuratevi un kit catena - corona - pignone nuovo e non
partite senza un kit per la riparazione delle camere d’aria.
Controllate i cuscinetti delle ruote, nel dubbio cambiateli magari con
degli after - market tipo gli SKF: risparmiate ed avete comunque una
garanzia di qualità.
Cercate di informarvi, magari navigando su internet nei forum
o chiedendo a meccanici di cui vi fidate, su quali siano i principali
difetti della vostra moto e portatevi i ricambi necessari. Per
acquistarli verificate nel mercato dell’usato, non correte
necessariamente dal concessionario ad acquistare roba nuova che magari,
speriamo, non utilizzerete mai.
Non dimenticate per nessun motivo le seguenti cose: leve freno
e frizione, cavi gas e frizione, candela/e, qualche maglia della
catena, dell’olio motore e un kit di viteria e minuteria di varie
misure. Naturalmente verificate di avere tutti gli attrezzi necessari
per effettuare piccoli lavori, non dimenticate ad esempio le chiavi per
smontare entrambe le ruote. Portate un po’ di nastro americano, una
pasta bicomponente e dell’acciaio liquido e, se il vostro filtro è in
spugna, portatene uno di scorta magari già oliato.
Autonomia necessaria
In fuoristrada, sulla sabbia, considerate un consumo della
moto che può arrivare anche al doppio di quello normale. In questo
itinerario avrete bisogno di un'autonomia di 250 km di cui circa il 30%
su sabbia.
E’ possibile il rifornimento a Merzouga e a Zagora.
Letture consigliate
Simone Monticelli - Marocco Fuori Rotta. Editore
Lulu.com, 308 pagine.