Questa proposta di Itinerario consente di vedere un Marocco diverso da quello di impronta araba delle città imperiali del nord. E' il Marocco delle montagne dell'Atlante, quasi una Svizzera ai confini del deserto, il Marocco degli stupendi scenari naturali, il Marocco del deserto e delle oasi, il Marocco dei villaggi fortificati che sembrano costruiti con la sabbia e che, come i castelli di sabbia, si sgretolano sotto il sole e l'incuria. Ma è anche il Marocco dei berberi e delle genti di montagna, dei cammellieri e dei fieri uomini avvolti in vesti blu e turbante, degli abilissimi mercanti dei suq e delle donne velate dagli occhi profondi disegnati dal kajal. Un Paese tutto da scoprire e che si svela al viaggiatore curioso lentamente, come in un dolce gioco di seduzione...
Primo giorno:
Fes - Ifrane - Azrou - Gole dello Ziz
Dirigendosi verso sud da Fes lungo la scorrevole strada P 24, si lascia il Paese degli Arabi e si entra nel Paese dei berberi, nel Medio Atlante, tra laghi e torrenti, frutteti, prati e boschi. E boschi e foreste si susseguono finchè non si raggiunge Ifrane (1650 m), stazione climatica tra le più famose di tutto il Marocco. A dir la verità, non pare affatto di stare in Marocco perchè Ifrane assomiglia di più a un villaggio svizzero che marocchino: chalet con i tetti spioventi, larghe strade pulite, negozi colmi di prodotti occidentali, complessi per vacanze. Qui viene la borghesia marocchina per sfuggire al caldo estivo mentre in inverno è possibile sciare. Proseguendo si arriva ad Azrou e, ad est del villaggio, alla famosa foresta di cedri. Tra i cedri, alcuni di dimensioni davvero notevoli, si aggirano numerose bertucce che attendono di ricevere dai turisti la loro dose di arachidi. E' questa una zona ricca di fossili (ammoniti e nautiloidi soprattutto) e di minerali che troverete in vendita in abbondanza nelle baracche allestite lungo la strada. Da Azrou, anzichè proseguire verso Kenifra, si devia verso Midelt (P 21) e , dopo una lunga tappa di trasferimento, ci si ferma finalmente alle porte delle Gole dello Ziz. Pernottiamo alla Kasba Dounia (tel. 055 368688, gsm 061847604) le camere sono dislocate lungo il patio e hanno 2-3-5 letti; con la mezza pensione il costo è di 200 dh la camera. Unico neo: il gabinetto è separato dalla camera solo da una tenda). A circa mezz'ora di cammino dall'hotel è possibile visitare uno ksour abbandonato, primo impatto con quella che d'ora in poi sarà una caratteristica costante del paesaggio.
Secondo giorno:
Gole dello Ziz - er-Rachidia - Meski - Erfoud - Merzouga
La strada P 21 comincia ad inoltrarsi nelle Gole dello Ziz, tratto molto spettacolare provocato dall'erosione dello uadi Ziz. La gola è fortemente incassata e qua e là punteggiata da villaggi fortificati spesso in stato di rovina. La strada prosegue costeggiando il lago artificiale formato dalla diga di Hassan ed-Dakhil che consente l'irrigazione della bassa valle dello Ziz e del Tafilalet per raggiungere quindi la moderna città di er-Rachidia e, al km 176, la deviazione che in circa 1 km conduce alla sorgente blu di Meski. La sorgente alimenta un bacino in cemento circondato da palme dove i ragazzi del luogo vengono volentieri a rinfrescarsi e a fare qualche tuffo. Tutto intorno negozietti che propongono interessanti articoli di artigianato locale (contrattare è d'obbligo ed è possibile anche fare un parziale baratto: molto ambiti i cappelli e cappellini con frontino tipo baseball). Da Meski un'altra cinquantina di km e si giunge ad Erfoud, principale centro del Tafilalet; altri 50 km a sud est di Erfoud ed ecco Merzouga, villaggio alle porte del deserto (erg Chebbi). Il tempo di depositare i bagagli in una camera dell'Auberge Kasba Tombouctou (tel. 55 576793, fax 55 577765), di mettere il necessario in uno zainetto ed eccoci pronti per montare sui dromedari e partire verso le tende beduine dove si pernotta.
A Merzouga diverse agenzie propongono la cammellata nel deserto e il pernottamento in tenda beduina. Sebbene le dune di Merzouga presentino un deserto un po' turistico e addomesticato (ben poco a che vedere con il deserto libico tant'è che un ripetitore della rete cellulare si eleva sulla collinetta all'inizio delle dune, forse i cammellieri si sono abituati ad orientarsi con il ripetitore piuttosto che con il sole! ) la traversata di un pezzo di deserto (2 ore andata e 2 ore ritorno) è senz'altro un'esperienza interessante e permette, a chi non conosce ancora il fascino del deserto, di farsene un'idea. Portate con voi, in uno zainetto, il minimo indispensabile per passare la notte: l'organizzazione vi fornirà, dal canto suo, materasso, lenzuolo, coperta, cuscino (il tutto pulitissimo). Non è quindi necessario il sacco a pelo (al massimo portatevi un sacco lenzuolo e una federa), mentre vi serviranno una pila, carta igienica e salviettine rinfrescanti, crema solare, una felpa per la sera, almeno 2 litri di acqua. Ricordate che la sabbia è micidiale per gli apparecchi fotografici quindi premunitevi di sacchetti a tenuta stagna. Fare due ore di dromedario per il turista non abituato a tale mezzo di locomozione può essere stancante, soprattutto per le gambe che dopo un po' fanno male perchè non si sa che posizione assumere. Dopo la prima mezz'ora però si comincia ad assecondare l'andatura dell'animale e ci si sente un po' Lawrence d'Arabia... Arrivati al campo tendato si ha il tempo di salire sulle dune più alte per assistere al tramonto del sole dopodichè i beduini vi serviranno un'ottima cena (costo complessivo circa 400 dh per persona), seguita da musica e canti intorno al fuoco.
Terzo giorno:
Merzouga - Rissani - gole del Todra
Sveglia prestissimo per assistere al sorgere del sole, spettacolo davvero imperdibile. Salire sulla duna più alta è abbastanza faticoso ma la fatica sarà ampiamente ripagata... Poi si ridiscende al campo, si preparano gli zaini, si beve un po' di te e si è pronti per ripartire e tornare alla civiltà (dopo altre due ore di dromedario). La partenza avviene al massimo entro le 7 del mattino per evitare le ore più calde anche se ben presto il sole si fa comunque sentire. Vista l'esperienza del giorno precedente, si riesce ad assecondare più facilmente l'andatura del dromedario e, di conseguenza, a gustare il paesaggio: un magnifico susseguirsi di dune dai colori che variano man mano che il sole sale, la carovana di dromedari davanti e dietro a voi, qualche dromedario solitario che bruca le rade piante che si incontrano. Quando si comincia ad intravedere Merzouga si capisce che l'avventura sta per terminare, ma si è anche contenti di poter finalmente scendere indolenziti dal dromedario, farsi una bella doccia nella camera prenotata la sera precedente e gustare, adesso sì, un'abbondante colazione a buffet.
Caricati i bagagli in auto si riparte verso l'oasi di Rissani, piccolo villaggio famoso per i gioielli in argento. Vi si visita il mausoleo di Moulay Ali Cherif e si passeggia per le strette vie dell'antica kasba mentre i bambini si rincorrono e le donne velocemente si nascondono dietro le porte delle loro abitazioni. E' possibile vedere anche un pozzo, profondo una trentina di metri, ancora usato dalle donne per attingere l'acqua con cui poi lavare i panni. Risaliamo verso le Gole del Todra passando per Tineghir che sorge ai piedi di un magnifico palmeto dominato da un'imponente kasba. A una svolta della strada la veduta d'insieme è davvero magnifica, con il rosso della kasba che si staglia sul verde del palmeto e dei campi e lo sfondo delle montagne. Si prosegue imboccando le gole del Todgha, scavate nel corso dei millenni dal torrente che scorre tra imponenti pareti calcaree alte più di 300 m. Le gole sono estremamente suggestive, specie all'alba e al tramonto, e altrettanto suggestivo è l'hotel dove si pernotta, incassato nella montagna (Hotel les Roches, tel. 04 834814; le camere sono abbastanza spartane, ma pulite e costano 200 dh la doppia; il ristorante prepara un'ottima e abbondante cena a base di taijne).
Quarto giorno:
Gole del Todra - Valle delle rose - Gole del Dadès - kasba di Amerhidil - Ouarzazate
Ripercorriamo al contrario la strada che attraversa le Gole del Todgha, ripassiamo per Tineghir e imbocchiamo la strada che attraversa quella che è conosciuta come la Valle delle Rose. Qui, ad aprile-maggio, è un trionfo di rose profumatissime in fiore e di enormi ceste piene di petali di rosa. Non manchiamo di fermarci in un tipico negozietto che vende una miriade di prodotti all'acqua di rose: creme idratanti e shampoo, acqua di rose da spruzzare in casa e sapone, essenza di acqua di rose e prodotti per la casa all'acqua di rose...Si prosegue per la valle del Dadès costellata da kasbe in rovina, le mura sgretolate dal tempo e dal sole, simili a tanti castelli di sabbia da troppo tempo abbandonati. In realtà spesso ci vive ancora qualcuno, frotte di bambini e qualche vecchio seduto all'ombra stanno a testimoniarlo. Una sosta alla scenografica kasba di Tamnalt e, alla fine del percorso, le vere e proprie gole che sono percorse da una spettacolare strada che si snoda a tornanti lungo le pareti di un profondo canyon.
Dopo essere tornati indietro per un lungo tratto di strada si raggiunge l'oasi di Skoura e le torri istoriate della kasba di Amerhidil, bella dimora fortificata in fase di restauro. Sembra un castello di sabbia essendo tutta costruita in pisè, impasto di fango, paglia e argilla. E' una delle più belle kasbe del Marocco, talmente bella da essere raffigurata sulla banconota da 50 dirham. Si possono visitare gli interni e la visita è molto interessante perchè, laddove possibile, sono stati conservati anche gli arredi originari. Fatevi mostrare le vecchie serrature in legno e l'ingegnoso sistema di apertura e chiusura delle medesime e fatevi mostrare le vecchie lucerne e gli utensili di uso quotidiano. Si prosegue per Ouarzazate. Prima di entrare in città, sulla strada per er-Rachidia, è da visitare la kasba di Taourirt, in fango e terra cruda, tra le meglio conservate del Marocco. Antica residenza del pascià di Marrakech, è costituita da molteplici stanze che si si sviluppano in modo quasi labirintico su più piani. Si visitano le stanze di rappresentanza del pascià e quelle della favorita ricche di stucchi e con i soffitti in cedro dipinto, la moschea degli uomini e quella delle donne, i pozzi che facevano filtrare la luce tra i vari piani e permettevano al tempo stesso di comunicare. Ouarzazate è una cittadina che merita senz'altro una breve visita. Si può pernottare all'hotel La Vallee (route de Zagora, tel. 04-882668, con piscina. Un consiglio: chiedete senz'altro le camere appena restaurate della nuova ala, le altre sono spartane e abbastanza squallide. Buona e abbondante invece la cena nell'annesso ristorante).
Quinto giorno:
Ouarzazate - kasba Ait Benhaddou - Marrakech
Lungo la strada P 31, a una trentina di km da Ouarzazate, sorge la splendida kasba di Ait Benhaddou, uno dei posti del Marocco che da soli valgono il viaggio. Patrimonio dell'umanità tutelato dall'Unesco che sta sovrintendendo all'opera di restauro, il villaggio fortificato costellato di torri è situato in magnifica posizione, ai piedi di uno uadi e di un'ampia vallata. Si entra da una delle porte e si cammina tra i stretti vicoli e passaggi coperti dove si affacciano variopinti negozi di artigianato, salendo man mano verso la sommità della collinetta da cui si ha una spettacolare panoramica della kasba. Per la sua scenografica bellezza Ait Benhaddou è stata scelta da vari registi che qui hanno ambientato i loro film ( tra gli altri, Sodoma e Gomorra di Orson Welles, Gesù di Nazareth di Zeffirelli e il Gladiatore di R. Scott). L'ideale sarebbe poter restare nel villaggio fino al tramonto e poi, eventualmente, pernottare a Dar Mouna, antica casa in pisè, restaurata e con vista sulla kasba. Avendo meno tempo si prosegue per Marrakech.
Paesaggisticamente parlando la strada che congiunge Ouarzazate a Marrakech ha una tale varietà di paesaggi, ricchezza di colori e di panorami da lasciare stupefatto anche il più smaliziato viaggiatore. Il tratto più bello inizia dopo il passo di Tizi n'Tichka (2260 m), il più elevato tratto stradale del Marocco, in un susseguirsi di stretti tornanti con le imponenti montagne dell'Atlante che fanno da sfondo. La tipologia dei villaggi cambia: le kasbe lasciano il posto a case di montagna, quattro pareti e il tetto piatto (chi vi abita deve essere anche un po' più povero degli altri perchè manca l'onnipresente parabola). Quello che è incredibile è il colore di questi villaggi che si confondono letteralmente con le pareti delle montagne retrostanti passando dall'arancione al rosso mattone per arrivare a un rosso quasi bordeaux. Poi il paesaggio si fa più dolce e assume degli altrettanti incredibili toni pastello: verde chiaro alternato a un rosso che diventa rosa, bellissimo, mai visti panorami con questi colori.
Si arriva infine a Marrakech, nome evocativo di esotici fasti, una delle città imperiali marocchine e senz'altro una delle mete privilegiate di ogni viaggio in Marocco. Se il vostro budget ve lo permette, pernottate senz'altro in uno dei molteplici riad della medina, affascinanti vecchie abitazioni perfettamente restaurate ed arredate con raro gusto (Riad Dar Nambus, Diour Jdad 35-40, Zaouia Abbassia, Bab Tarzout, Medina, tel. 44 385857, 35-60 euro la doppia). In alternativa potete scegliere un hotel nella parte nuova della città, ad es. l' Hotel Hicham (rue Mansour Eddahbi 4, Gueliz, tel. 44 435612, fax 44 435609, camere ampie, colazione ai bordi della piscina).
Sesto-settimo giorno:
Marrakech
Al mattino potete cominciare la visita di Marrakech partendo dalla vecchia kasba e quindi da Bab Aguenaou o Porta dell'ariete senza corna e senza voce. Pochi passi e siete alla moschea della kasba, dominata dallo svettante minareto arricchito da decorazioni smaltate. In fondo a un vicolo cieco sulla destra della moschea c'è l'ingresso alle tombe saadiane, bellissimo esempio di arte marocchina-andalusa. Per rue Mimoun si raggiunge la moschea e il minareto della Koutobia, simbolo di Marrakech; a due passi la famosissima piazza Jemaa el-Fna, anima stessa di Marrakech e del Marocco. La piazza non si può descrivere: è da vivere. Letteralmente significa Venerdì dell'impiccato perchè qui esponevano i condannati, adesso è invece un cuore pulsante di vita.... Il momento migliore per visitarla è il tardo pomeriggio, quando la piazza diventa un fantasmagorico caleidoscopio di personaggi e di scene da commedia dell'arte: c'è il venditore d'acqua e l'incantatore di serpenti, il banco del cavadenti e quello dell'indovino, il cantastorie e il gruppo di acrobati, danzatori e donne velate che dipingono le mani con l'henne ( rivolgetevi ad Hayette: è una giovane donna berbera, mani e piedi decorati con l'henne, che per pochi dirham decorerà con maestria anche le vostre mani. Chiedete che esegua le decorazioni in nero: costano un po' di più ma durano più a lungo di quelle fatte in marrone o verde e soprattutto risaltano meglio sulle pallide mani occidentali....). Il tutto tra le nuvole di fumo dei banchi alimentari che cucinano all'aperto e propongono ogni tipo di cibo, tra l'altro molto buono ed apprezzato sia dai locali che dai turisti. A lato, una fila infinita di venditori di arance spremono sul momento la frutta e vi offrono per pochi dirham grandi bicchieri di aranciata. E non è finita qui. Subito dietro la piazza si aprono i mille vicoli del suq, una vera e propria caverna di Alì Baba dove è praticamente impossibile che qualcuno riesca a passare senza comperare nulla. E' un trionfo di babbucce, sciarpe e tessuti in seta vegetale, vestiti, borse intrecciate, pugnali e lampade, oggetti in ferro battuto e legno, matasse di lana stese ad asciugare e pelli di montone conciate e pronte ad essere vendute al miglior offerente, negozi di spezie e di frutta, tappeti e tutto quanto uno possa desiderare. Il suq è un mondo a sè, un brulichio di vita e di attività artigianali straordinario, decine e decine di bugigattoli che vendono tutti le stesse cose e tu ti domandi per quale motivo hai deciso di comperare quell'oggetto proprio lì e non nella bottega accanto, o in quella un po' più in là...La contrattazione è d'obbligo, basta non avere fretta: il prezzo finale all'inizio nessuno lo sa, nè il venditore nè tanto meno l'acquirente, dipende da tante cose, dal giorno e dall'ora, dalla simpatia o dalla perseverenza, dal fatto che sei un turista di passaggio o uno che può tornare anche il giorno dopo, dall'essere italiano piuttosto che americano o francese, dall'essere disponibile a bere un tè con loro o dall'avere fretta di andarsene...Nella medina non dimenticatevi poi di visitare la bellissima medersa Ben Youssef e il palazzo della Bahia, tipico esempio di raffinato palazzo signorile di fine '800.
Un secondo giorno si può dedicare alla visita dei parchi della Ménara, complesso di giardini coltivati ad olivi e irrigati dalle acque di un enorme bacino del XII sec., ai giardini Majorelle, e al giro delle mura (12 km) da effettuarsi preferibilmente in carrozzella e verso il tramonto, quando le mura assumono un magnifico colore ocra.
Indirizzi utili
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| CTM (stazione bus) | place El Mourabiten a Bab Doukkala, tel. 434651 |
| Poste centrali | Place du 16 novembre, Gueliz; altro ufficio in Place Jemaa el Fna |
| Ibn Tofail Hospital | rue Abdelwahad Derraq, Gueliz, tel. 430011 |
| Emergenze | tel. 443724 |
| Polizia | tel. 19 |