Sono le quattro del mattino del 22 aprile quando in un autogrill vicino Mestre consumiamo i nostri cappucci e brioches ed un po’ infreddoliti ma con l’entusiasmo alle stelle stiamo per metterci in viaggio, destinazione Bucovina, Romania.
Gabriela non sta più nella pelle e a dispetto della temperatura “fresca” ci sprona a stringere i tempi, tra due giorni sarà a casa.
Cristiano, l’amico che insieme alla sua compagna Giorgia ci accompagna in questa avventura attacca tutto “l’attaccabile” sulla sua RT 1200, riscalda selle, manopole ed al ritmo di un allegro ballabile proveniente dall’impianto stereo si avvia snocciolando in rapida successione tutti i rapporti, io sul mio Gs mi accontento delle sole manopole riscaldate e fischietto dentro al casco!
In autostrada non c’è anima viva ed in poco più di sei ore divoriamo i km che ci separano dal lago di Balaton in Ungheria. Giusto il tempo di un panino ed una bibita e siamo di nuovo in sella, l’intenzione e quella di arrivare in prossimità del confine rumeno per sera.
Superiamo Budapest non senza difficoltà per via delle indicazioni confuse, il Danubio è in piena, impressionante, l’acqua lambisce i bordi superiori degli argini e come se non bastasse inizia a piovere, ci infiliamo le tute antiacqua e proseguiamo, la città la visiteremo al ritorno.
Alle sette di sera decidiamo di averne presa abbastanza e a Puspökladàny (H), meno di ottanta km dal confine e ad oltre mille da casa, troviamo un posto per dormire. La cena, neanche a dirlo e a base di gulasch.
La mattina seguente sotto una pioggia battente oltrepassiamo la frontiera a Bors (RO) e ci dirigiamo in direzione di Cluj-Napoca.
Pochi km per capire che la musica è cambiata, dopo le perfette autostrade austriache e le discrete strade ungheresi ci ritroviamo a fare lo slalom tra profonde buche e carretti trainati da cavalli. In compenso la gente è ospitale e ad ogni sosta si radunano piccoli capannelli di persone attirate dalle nostre moto.
Siamo nell’antica Dacia e ci accorgiamo subito che qui le persone sono più simili a noi, ospitalità, cordialità e cortesia sono il comune determinatore, lungo tutto il nostro percorso i bambini ci salutano e ci corrono incontro.
Dopo un lauto pranzetto consumato in un ristorantino per strada (spesi 12 € per 4 persone), prendiamo per Bistriţa, la strada si arrampica sui Carpazi orientali ed è una vera prova speciale con l’asfalto ridotto ai minimi termini, inoltre è trafficatissima, incontriamo ogni tipo di mezzo dal fumosissimo e puzzolente TIR, alla scoppiettante Dacia d’annata, all’immancabile carretto a trazione animale. Arriviamo al Pasul Tihuţa (1200 s.l.m.) che sta facendo scuro, Cristiano e Giorgia sono stanchi e alla vista dell’Hotel Castel Dracula in cima al passo decidono di fermarsi , ci raggiungeranno il giorno dopo.
Noi proseguiamo, mancano solo una ottantina di km alla meta di oggi Gura Humorului, città natale della mia Gabriela. Man mano che procedo, mi rendo conto che si fa sempre più dura, la media che riesco a tenere e veramente ridicola, strade prive di illuminazione anche nell’attraversamento di centri abitati, buche come caverne che riesco a scorgere solo all’ultimo istante, cantieri stradali privi di qualsiasi segnalazione e i soliti carretti completamente senza luci. Un incubo, sono allo stremo, ho ancora cinquanta km da fare e ci impiegherò più di due ore!
La Bucovina è una regione a Nordest della Romania, il paesaggio e caratteristico, sul territorio coperto da foreste di faggi si annidano alcuni fra i più bei monasteri d’Europa che hanno la particolarità di avere i muri esterni affrescati. I cicli iconografici raccontano della lunga invasione turca avvenuta tra il 500 e il 600 d.C. Si presentano come libri aperti, in origine pensati, infatti, per istruire le popolazioni locali, oggi dichiarati patrimonio dell’UNESCO.
Con Cristiano e Giorgia che nel frattempo ci hanno raggiunto, decidiamo di visitarne tre, Voronet, Sucevita e Moldovita; sono tra i più importanti per la qualità dei dipinti, le dimensioni degli edifici e la struttura delle fortificazioni che in alcuni casi le cingono. Per visitarli si può effettuare un percorsi ad anello così da trovarsi, a fine giornata, al punto da dove si è partiti.
La Bucovina però non è solo monasteri, sono interessanti anche le cittadelle antiche a Suceava e a Piatra Neamt. Il mio consiglio però a chi volesse visitare queste terre è quello di lasciarsi incuriosire dalle cose più semplici, a volte entrare in un bar, fermarsi all’angolo di una strada può regalare uno spaccato della vita sociale di un paese dove il reddito pro capite fatica a raggiungere i 100 euro al mese, ma dove la miseria e sempre vissuta con dignità e l’ospitalità e sacra.
Il giorno seguente decidiamo di andare a visitare le Gole di Bicaz e Lacu Rosu. La strada che decidiamo di percorrere e che da Gura Humorului ci porterà Bicaz, è bellissima!
Lasciamo il paese in direzione Vatra Dornei e pochi km dopo deviamo per una stradina di quelle che sulla carta sono larghe meno di un millimetro. Scopriamo così che in Romania meno si frequentano le strade principali più si ha la probabilità di percorrere nastri d’asfalto in uno stato dignitoso. Attraversiamo i villaggi di Stulpicani e Ostra sperduti in tra i monti e semidisabitati, una miniera abbandonata e il pasul Tarniţa a 1161 metri s.l.m ..
Una volta arrivati a Holda si segue il corso del fiume Bistriţa e si arriva ad un invaso artificiale e poi alle gole di Bicaz, affascinanti almeno quanto quelle più famose del Verdon. Pochi km più avanti si raggiunge Lacu Rosu che vuol dire Lago Morto. Questo simpatico nome è dovuto al fatto che si è formato a seguito di una frana che ha provocato lo sbarramento di un torrente che lo alimenta seppellendo una intera foresta. Si vedono affiorare infatti i resti dei tronchi pietrificati, inutile dire che l’atmosfera è spettrale!
Il nostro giro continua verso Gheorgheni e poi Toplita da dove prendiamo la strada per il pasul Borsec (1105 s.l.m.), la strada che ci riporta verso l’invaso artificiale di Bicaz è un vero ottovolante dall’asfalto inaspettatamente ottimo.
I giorni successivi ho avuto modo di conoscere molte persone, parenti di Gabriela, ed apprendere quindi di qualche usanza e dei costumi locali. In Romania non esiste una vera e propria ora dedicata al pranzo o alla cena, ognuno mangia un po’ quando ne sente bisogno, in genere al ritorno dal lavoro nei campi. Per via di questa abitudine è possibile trovare da mangiare a qualsiasi ora del giorno e le cucine nei ristoranti sono aperte a tutte le ore del giorno. Le persone alle quali abbiamo fatto visita si sono sempre affrettate ad apparecchiare la tavola e ad offrire ogni ben di Dio della loro tradizione culinaria. La cucina è semplice e genuina, per primo si può assaggiare la gustosa Ciorba, minestra a base di pollo, manzo, maiale e vegetali vari. La sua particolarità sta nel gusto agro dato dal borş, liquido ottenuto dalla fermentazione della crusca. Piatto tipico sono anche i Sarmale, involtini stufati di verza ripieni di carne, riso e verdura. Assolutamente da assaggiare i mititei, piccole salsicce senza budello fatte con un trito di carne di maiale, agnello e manzo aromatizzate con varie spezie e cotte al gratar (brace) da annaffiare con una ottima birra locale dal nome galvanizzante URSUS. La sera solitamente prima di andare a letto si usa fare un pasto leggero a base di latte e cereali.
Per il ritorno abbiamo deciso di attraversare la regione del Maramures che è la più povera della Romania con un reddito medio pro capite di 51 euro mensili ma ricco di un paesaggio di splendide foreste di conifere in montagna e di faggi ad altitudine inferiore. Per strada ci siamo imbattuti in un matrimonio tradizionale e siamo stati invitati a partecipare al banchetto e a brindare agli sposi bevendo “a canna” la palinca, un distillato di prugna che rallegra gli animi e riscalda i cuori. Poco prima del confine con l’Ungheria e d’obbligo una visita al Cimitirul Vesel (cimitero allegro) dove ogni defunto ha sulla sua tomba una coloratissima tavola di legno intagliato, dove si raffigura in chiave allegorica la vita e la morte del suo “titolare”.
Stiamo per lasciare questo meraviglioso paese che sa accogliere e mettere a proprio agio il viaggiatore, i colori meravigliosi delle sue terre e i sorrisi della brava gente, la disponibilità e i genuini sentimenti di fratellanza che fin dai tempi dei Daci li avvicina a noi latini e mentre scorrono sotto le ruote gli ultimi km rumeni sto già pensando a quando ritornarvi, alla frontiera il doganiere consegnandomi i documenti mi augura Drum Bun (buon viaggio).
La revedere (arrivederci) Romania.