Era da molto tempo che c’eravamo prefissati come destinazione
turistica il Perù, la terra del mitico popolo Inca, dove la religione e
le credenze antiche si fondono nel sincretismo religioso, dove i colori
e il calore della gente ti cattura inevitabilmente. Non avendo molto
tempo per organizzare a puntino il viaggio ci siamo affidati ad un tour
operator da anni specializzato nei viaggi in Perù.
Primo giorno:
Milano - Madrid - Lima (volo)
Decolliamo
alla volta di Madrid dove cambiamo volo direttamente per Lima.
Arriviamo all’aeroporto internazionale Jorge Chavez di Lima verso le
19 (in Perù ci sono 6 ore in meno rispetto all’Italia) e dobbiamo
sottostare alle severe misure di sicurezza prima di uscire
dall’aerostazione nonché ad una lunga attesa prima che i bagagli
vengano scaricati dall’aereo. Terminate le formalità doganali
all’ingresso dell’aeroporto veniamo subito accolti dalla guida che ci
accompagna fino all’hotel dandoci appuntamento a domani.
L’hotel in cui alloggiamo è il Sol Melia (nel quartiere di San
Isidro, Av. Salaverry; ottima sistemazione).
Secondo giorno:
Lima
Questa giornata la dedichiamo alla visita turistica della città.
Iniziamo subito con il Museo Nazionale di Antropologia (museonacional.perucultural.org.pe)
dove veniamo resi edotti sulla storia peruviana. Successivamente ci
rechiamo in Plaza de Armas dove visitiamo la Cattedrale al cui
interno sono conservate le spoglie di Simon Bolivar. La piazza è
stracolma di gente ed è il vero fulcro di Lima.
Durante la visita osserviamo il cambio della guardia nel vicino Palazzo
presidenziale dove, la banda dopo aver intonato l’inno peruviano,
esegue il brano “El Condor Pasa” ormai diventato inno nazionale
“ufficioso”.
Proseguiamo con la visita della città recandoci nella vicina Chiesa
di San Francisco dove scendiamo nelle lugubri catacombe. Di certo
per noi la temperatura di questi sotterranei è una panacea rispetto al
clima cittadino che si aggira intorno ai 27° C.
Per il pranzo ci portiamo nel moderno quartiere di Miraflores
passando per il lussuoso quartiere di San Isidro e osservando il sito
archeologico incaico rinvenuto in città: la Huaca Pucclana.
Miraflores offre molteplici possibilità di pranzare negli innumerevoli
ristoranti dislocati in prossimità del Parque del Amor nel centro
Larcomar (www.larcomar.com).
Questo parco si trova a ridosso della scarpata che da direttamente
sull’oceano ed è stato costruito utilizzando uno stile architettonico
simile a quello dello spagnolo Gaudì (degna di nota la Statua degli
Amanti). Da provare durante i pasti l’aperitivo conosciuto come
Pisco Sour fatto con vino pisco e un intruglio di uova,
e la birra di grano detta cicha e la cicha morada.
Dopo una passeggiata sul lungomare e la visita al Parque
El Faro, dove è ubicato un vero e proprio faro, ritorniamo in
albergo con un taxi. Un consiglio che possiamo dare a tal proposito e
di prendere solo taxi “sicuri” che sono di colore giallo con esposta la
regolare autorizzazione della Municipalidad (il Comune) poichè solo
questi applicano una tariffazione corretta.
Rientriamo in albergo in tempo per la cena e ci prepariamo per il
giorno successivo.
Terzo giorno:
Lima - Riserva Nazionale di Paracas - Ica
Isole Ballestas - pinguini di Humboldt
Partiamo da Lima accompagnati da una guida locale e ci dirigiamo con
un pulmino verso sud, precisamente nella Riserva Nazionale di Paracas.
Usciti dal turbinio del traffico di Lima imbocchiamo la strada Panamericana
che attraversa praticamente il Sud America e procediamo verso Paracas.
Durante il tragitto possiamo scorgere le favelas abbarbicate
sul versante andino e la linea costiera sull’Oceano Pacifico. Il
paesaggio comincia ad assumere i tipici tratti desertici della costa
peruviana.
Arriviamo finalmente nella Riserva Nazionale di Paracas dove
ci imbarchiamo alla volta delle Isole Ballestas, definite anche
piccole Galapagos. Durante il trasbordo passiamo davanti alla
cosiddetta Candelabra, arcana scultura scavata nella
roccia a forma di candelabro. Approdiamo in prossimità
delle Isole Ballestas (dove è peraltro vietato scendere) e
dall’imbarcazione ci gustiamo lo spettacolo naturale con un vero e
proprio tripudio di fauna: elefanti marini, fenicotteri, pinguini di
Humboldt. Le foto e le riprese video non mancano per immortalare questo
meraviglioso spettacolo. A proposito, occhio alle
ustioni solari! Qui il sole picchia duramente, ne parliamo per
esperienza personale. Ritornati sulla terraferma
facciamo sosta a Paracas per il pranzo dove gustiamo dell’ottimo pesce
come la Trucha a la plancha, per poi proseguire alla volta della Cattedrale,
un promontorio roccioso sempre all’interno della Riserva di Paracas
che dà sull’Oceano e che ha la forma di un edificio religioso.
Nel tardo pomeriggio arriviamo a Ica dove visitiamo il Museo
Regional de Ica in cui sono esposti molti reperti relativi alla
Cultura Paracas. Terminata la visita andiamo in albergo per la cena. L ’hotel
dove alloggiamo è il Las Dunas (www.lasdunashotel.com) situato nelle immediate
vicinanze di Ica.
Quarto giorno:
Ica - Nazca
Partiamo da Ica accompagnati dalla guida e ci dirigiamo a Nazca
dove sorvoleremo l’altopiano che contiene le famosissime e
misteriose "linee".
Alle 10.30 siamo all’aeroporto di Nazca pronti per il sorvolo,
facciamo il check - in e il bar annesso ci offre il Pisco Sour.
Espletate le formalità pre - volo, ci portiamo sulla
pista dove ci aspetta il comandante. Prima di salire
ci viene dato il tragitto di volo con l’indicazione di tutte le figure
che vedremo, la durata del volo è di circa mezz’ora.
Alle 10.55 decolliamo, il panorama è magnifico. Durante il volo il
pilota illustra tutte le figure virando vertiginosamente a destra e
sinistra e permettendoci di fare foto. Atterrati, foto
di rito con il pilota e poi assalto dei vari bambini del luogo con
delle mappe delle linee di Nazca e t - shirt a go - go. La mezz’ora
sulla carriola volante ci ha messo sottosopra lo stomaco, ma è
senz'altro valsa la pena di fare questa esperienza esplorativa
imperdibile dall’alto.
Condor - Linee di Nazca - Il condor
Proseguiamo il viaggio con la visita a Nazca della casa di Maria
Reiche (la studiosa delle linee misteriose) ora convertita in museo,
dove sono conservati tutti gli strumenti e la documentazione inerente
lo studio delle medesime. Arrivati in loco troviamo due grosse alpache
all’ingresso del Museo. A fianco dello stesso la tomba della sig.ra
Reiche .
Prima di pranzare, visto che ormai sono le 11.30, la guida ci
consiglia di fare altre due visite esplorative nei dintorni di Nazca.
Pertanto, ci rechiamo dapprima agli acquedotti di Cantallo.
Questi non sono altro che delle condotte sotterranee che portavano (e
lo fanno tuttora) l’acqua dalle Ande verso la città di Nazca. Lungo il
percorso gli Incas hanno ricavato dei fori a spirale onde permettere la
manutenzione ordinaria di queste condotte.
Cogliamo l’occasione per accedere brevemente a questi “fori”.
Contestualmente facciamo un'incursione nella vicina piantagione di
cotone. Il paesaggio è alquanto desertico e sullo sfondo di queste
distese “incotonate” possiamo notare una cima “innevata”. La guida ci
fa notare che non è una montagna bensì il Cerro Blanco ovvero la duna
di sabbia più alta delle Americhe!
Proseguiamo le visite con il sito delle rovine di Paredones,
un antico tempio incaico ormai andato quasi distrutto. Qui la guida ci
fa conoscere un frutto peruviano, la lucuma, che ha un gusto
del tutto simile a quello delle nostre noci e con la quale si
confezionano ottimi gelati.
Consumato il pranzo presso il Ristorante El Porton, nel pomeriggio
visitiamo il Museo Didattico Antonini che fa parte di un spedizione
archeologica italiana (www.geocities.com/proyectonasca/index.htm).
Nel giardino botanico esterno possiamo vedere una parte dell’acquedotto
di Cantallo dove l’acqua scorre ancora.
Verso sera ci sistemiamo in albergo, il Nazca Lines (www.peru
- hotels.com/nazlines.htm ), centralissimo, per un po’ di relax che
non guasta, visto il caldo opprimente. Terminata la cena decidiamo di
andare a fare un giro notturno per le vie di Nazca, rimanendo uniti
onde evitare spiacevoli inconvenienti. La cittadina si presenta vivace
e gli abitanti in Plaza de Armas sono alquanto tranquilli. Non c’è
molto da vedere se non la frenetica vita notturna.
Quinto giorno:
Nazca - Arequipa
Questa giornata viene completamente spesa per il trasferimento da
Nazca ad Arequipa che si trova a ben 2.600 m s.l.m.. Il tragitto lo effettuiamo in
minivan ed è veramente lungo. Il paesaggio che si sussegue è molto
monotono, il deserto impera tutt’intorno, talvolta anche sulla
Panamericana troviamo mezzi meccanici con pale che tolgono la sabbia
che puntualmente invade la corsia. Ogni tanto,
dove la strada attraversa le vallate, incontriamo zone verdi ricche
soprattutto di aranceti coltivati.
Alle 14.00 ripartiamo per Arequipa, abbandonando la costa. Il
paesaggio cambia radicalmente passando da una valle all’altra. Al bivio
di Reparticion il nostro pulmino viene fermato dalla Commissaria
dela Carrettiera, la polizia stradale locale. L’autista è costretto
a scendere e portarsi in caserma per dare spiegazioni mentre noi
rimaniamo sul mezzo come polli ad attendere l’esito del controllo. Dopo
qualche minuto vediamo l’autista uscire indenne dalla caserma.
La strada per Arequipa si sviluppa in salita e possiamo notare
l’enorme quantitativo di immondizie depositato a margine della strada,
un vero e proprio sentiero di guerra. Verso le 18.00
arriviamo ad Arequipa e qui veniamo subito deviati dalla strada
principale, un vigilantes fa svoltare tutto il traffico in una
strada secondaria.
In lontananza vediamo l’imponenza del vulcano El Misti che sovrasta
la città di Arequipa e, dopo una serie di deviazioni, arriviamo in
Plaza de Armas.
La cosa che stupisce tutti è la Cattedrale che possiamo
vedere e ammirare come nuova. Nel 2001 infatti, un disastroso terremoto
fece crollare le due torri campanarie ma oggi questo non si vede,
sembra che non sia successo niente.
Il traffico è molto caotico ed è caratterizzato da una serie di
piccoli taxi “multicolor”. Dopo aver fatto qualche
giro, riusciamo a scovare il nostro albergo. Un gradevole hotel, la
Posada del Inca, in ottima posizione centrale, con vista sulla Plaza de
Armas. Terminata la cena, decidiamo di fare un giro
nell’antistante Plaza de Armas. C’è molta tranquillità, mentre non si
può dire lo stesso per il traffico che è incasinato anche di sera.
Sesto giorno:
Arequipa
Dopo una tranquilla e rilassante colazione, ci spostiamo subito
presso il mirador di Arequipa da dove si possono vedere
il panorama della città e i vulcani (ben 3!) che la circondano. La zona è
appena fuori del centro abitato. La giornata è bellissima, con
cielo terso ed sole accecante. La guida ci dà alcune spiegazioni sulla
posizione geografica di Arequipa e la presenza dei vulcani che fanno da
cornice. In prossimità del mirador c’è un
chiosco con vendita di prodotti tipici peruviani e alcuni lama
domestici.
Proseguiamo la visita tornando in città e recandoci presso il
quartiere di Yanahuara per visitare la chiesa. Qui gli arredi sacri e le
usanze sono del tutto particolari: da un lato, la statua della Madonna
ha un ricco vestito comprensivo di cappello da gaucho,
dall'altro veniamo a sapere che gli ex voto peruviani non sono “per
grazia ricevuta” ma “per grazia da ricevere!.
Nella piazza di Yanahuara c’è un mirador con splendida vista
sulla città. Proseguendo per il centro andiamo a visitare la Chiesa de
la Compañia e la relativa Cappella Sistina
peruviana, purtroppo in restauro. Poi ci rechiamo negli annessi
chiostri con negozi di abbigliamento.
Durante la visita udiamo provenire dall’esterno una dolce melodia
musicale tipica dei carretti dei gelatai. In realtà, non si
tratta del carretto immaginario del gelataio ma della raccolta
dell'immondizia. La guida ci informa a tal proposito che l’Azienda
Municipale di Arequipa ha installato sui propri mezzi questa musichetta
con cui avverte i cittadini e copre il fastidioso rumore dello
svuotamento dei cassonetti.
Visitiamo la Cattedrale di Arequipa, completamente ricostruita a
tempo di record dopo il terremoto del 2001. Non disturbiamo più di
tanto in quanto stanno celebrando la S. Messa. Ci rechiamo
infine al Monastero di Santa Catalina (www.santacatalina.org.pe),
un’interessante struttura con dei bellissimi colori dal rosso al blu
intenso in cui capeggiava incontrastata la Sora Aña , già assunta agli onori della
beatificazione. Terminata la visita torniamo
nuovamente nel quartiere di Yanahuara dove abbiamo appuntamento per il
pranzo terminato il quale ci avviamo a piedi lungo Avenida del Ejercito
che sbocca direttamente nel centro storico di Arequipa.
Vorremmo andare a vedere “Juanita”, la mummia dell’Ampato, ma il
museo è chiuso. Pertanto proseguiamo per Plaza de Armas dove facciamo i
primi acquisti che proseguiranno nei vari negozietti di abbigliamento
situati nel chiostro della Chiesa de la Compania.
Una volta riposati dalla fatiche quotidiane proseguiamo per la una
locale pizzeria dove mangiamo una buona pizza, e non ci priviamo
nemmeno di quattro passi per il centro storico by night.
Settimo giorno:
Arequipa - Cuzco (volo)
Partiamo di buon mattino per l’aeroporto di Arequipa dove, alle
7.55, prendiamo l’aereo per Cuzco, il tempo di percorrenza dovrebbe
essere circa un’ora ma durante il volo veniamo informati che a Cuzco eluvia
cioè piove. Sono ormai le 9 quando il comandante ci avverte che a causa
della pioggia persistente su Cuzco, l’aereo è costretto a fare
inversione di marcia su Arequipa attendendo che il tempo migliori. Dopo
un’ora e mezza di trepida attesa arriva la lieta novella che a Cuzco il
tempo è migliorato e ripartiamo.
Arriviamo finalmente a Cuzco (3.450 s.l.m.) dove in fase vediamo che
sta piovendo come non
mai! L ’aeroporto della città è modesto e ci aspetta la guida. Dopo
aver praticamente “navigato” attraverso il parcheggio con bagagli e
quant'altro, veniamo trasportati con il pulmino in centro, presso il
nostro albergo Posada del Inca. La guida, durante il tragitto, ci fa
rabbrividire in quanto ci racconta che l’aeroporto di Cuzco è
sprovvisto di radar e pertanto si confida nella bravura dei piloti per
atterrare a vista. Comunque, è in costruzione un nuovo aeroporto visti
l’incremento del flusso turistico.
Vista l'ora pranziamo in Plaza de Armas dove ci sono dei
ristorantini molto affidabili. La guida ci consiglia il Ristorante
Pachacutec in Plaza de Armas (pachacutecrestaurant.com) dove possiamo gustare la
tipica cucina andina e peruviana. Ottima la papa a la huancacina (patate
bollite con salsa andina fatta con latte e pepe giallo) oppure il queso
frito de casa (pezzi di formaggio con patate e cipolle). Il costo
medio a persona è di circa 86 soles (20 euro). Il clima si è nel
frattempo assestato, anche se non piove le nuvole fanno comunque da
tetto alla città.
Cominciamo con la visita della cattedrale all’entrata della
quale le mamas ci chiedono di acquistare delle candele.
La struttura all’interno è veramente grandiosa e qui si capisce il
cosiddetto “sincretismo religioso” ovvero il mix tra la cultura
religiosa cattolica e quella incaica. La Madonna è raffigurata
come una persona con la luna ai suoi piedi e la guida ci svela i
segreti sulla Pachamama (la madre terra) cui le popolazioni andine sono
molto devote. Da evidenziare che, per la visita della Cattedrale, siamo
entrati dalla Chiesa di Jesus Maria e siamo usciti dalla Chiesa de El
Triunfo che affiancano entrambe la struttura principale.
Ci incamminiamo verso la Chiesa di San Blas passando per le
vie strette dove possiamo notare il basamento incaico ancora intatto
delle varie abitazioni. Tra queste notiamo, attraversando il vicolo
denominato Hatunrumiyoc, la famosa “pietra dai dodici angoli”.
Dopo una salita resa faticosa per l’altitudine arriviamo in Plazoleta
San Blas visitando così l’omonima Chiesa.
Visita successiva: la Chiesa di Santo Domingo costruita sulle rovine
del tempio incaico più importante della cultura andina e cioè il
Qoricancha. Il sito è molto interessante anche per la collocazione.
Durante la visita comincia un po’ a piovigginare ma niente di
particolare. Interessante è anche la veduta esterna complessiva
dove si capisce la reale estensione della struttura incaica.
Ritorniamo verso Plaza de Armas passando per Avenida do Sol,
l’arteria principale di Cuzco, molto trafficata e piena di gente.
Stasera cena all’Inka Grill (www.inkagrillcusco.com), ristorante in Plaza de
Armas, con tanto di gruppo musicale peruviano.
Ottavo giorno:
Cuzco e dintorni
Cusco - Tempio di Tambo Machay
Prima di partire per le escursioni la guida ci consegna il boleto
turistico, una sorta di Cuzco card che ci permette di
accedere gratuitamente ai principali siti incaici di Cuzco e dintorni.
La prima tappa è il sito archeologico della fortezza di
Sacsayhuaman. Durante il tragitto, appena fuori Cuzco, ci fermiamo sul
piazzale della Chiesa di San Cristobal dove possiamo notare il panorama
sull’intera città di Cuzco e sul retro possiamo vedere i resti delle
mura del palazzo inca Qollqanpata dal quale si accedeva a Sacsayhuaman.
Dopo un breve tragitto, arriviamo a Sacsayhuaman. Il sito
copre una vasta zona e lo spettacolo è davvero unico. La guida ci
illustra la storia della fortezza e la sua conformazione con le mura a
zig zag. Le indagini svolte in loco rilevano come la città di Cuzco
avesse la forma urbanistica di un puma la cui testa era rappresentata
proprio da questa fortezza immensa.
Ripartiamo alla volta di Tambo Machay, tempio adibito
al bagno del re inca ed ai relativi cerimoniali. Il sito era molto più
grande di quanto appare ora e con una struttura acquedottistica molto
complessa; l’acqua sgorga ancora sulle rovine.
Si prosegue per la vicina fortezza di Puca Pucara,
chiamata anche la fortezza rossa per il colore del materiale da
costruzione. Sulla sommità, la guida ci fa notare sul lato della
montagna di fronte il tragitto di un sentiero inca.
Torniamo a Cuzco dove ci dedichiamo alla scoperta della città
raggiungendo il parco con la Cascata Incas (una fontana). Cena
tipica al ristorante Tunupa (www.tunupa.com.pe) con danze folkloristiche.
Nono giorno:
Cuzco - Chinchero, saline di Maras - Ollantaytambo
- Yucay
In minivan arriviamo a Poroy, un paesino alla periferia nord di
Cuzco dove si trova la stazione ferroviaria del treno Cuzco - Machu
Picchu. La guida ci spiega che questa è la fermata migliore per
prendere il treno per Machu Picchu in quanto, da Cuzco a Poroy, in
treno ci si impiega quasi un’ora e mezza a causa degli scambi
ferroviari a zig - zag dovuti al dislivello tra le due stazioni.
Proseguiamo per il paese di Chinchero attraversando verdi
vallate. Il tempo non è un granchè, il cielo è plumbeo e minaccia
pioggia da un momento all’altro. Ad un certo punto ci fermiamo per
ammirare l’altopiano chiamato la Pampa de Anta. Qui i campi e le
coltivazioni di patate formano delle enormi e suggestive scacchiere
verdi.
Dopo qualche minuto arriviamo a Chinchero, tipico esempio di
cittadina costruita interamente su murature incaiche. All’entrata del
paese la guida ci chiede se vogliamo fare la “scalata” della via
principale o, in alternativa, il giro panoramico delle mura. Optiamo
per la seconda soluzione molto più abbordabile e meno faticosa.
Siamo a oltre
3000 m ed il cielo è carico di nubi che danno un'impronta particolare
al paesaggio. Oltrepassati i bastioni incaici arriviamo davanti alla
chiesa locale, finemente decorata. Proseguiamo per la piazza del
mercato che è completamente deserta se non per qualche mamas
improvvisata che ci vende dei braccialetti fatti a mano.
Riprendiamo il nostro viaggio esplorativo in Valle Sacra avendo per
meta le saline di Maras. Dopo una serie di
tratti impervi arriviamo alle saline. Lo spettacolo è assicurato in
quanto davanti a noi possiamo vedere gli immensi terrazzamenti bianchi
ricoperti di sale. Essendo fuori stagione le saline non evidenziano il
loro candore naturale ma lo spettacolo è comunque assicurato.
Dopo una camminata acrobatica sulle sponde delle vasche arriviamo alla
strada che ci porterà al fondovalle. Lungo il costone della montagna si
possono ancor oggi vedere antiche tombe Inca.
Il fondovalle si apre sulla Sacra Valle degli Incas dove, impetuoso,
scorre il fiume Urubamba. Lungo il tragitto che percorriamo
possiamo notare che il fiume trasporta, in superficie, un sacco di
materiale plastico: non essendo smaltibili, le bottiglie di plastica
una volta utilizzate vengono buttate direttamente nel fiume. Che
tristezza!
Pranzo presso il ristorante Tunupa Valle Sagrado (www.tunupa.com.pe),
decorato finemente con affreschi e immerso nella tranquilla Valle Sacra
degli Incas. Ottimo e da provare il lomo saltado ovvero pezzi
di carne fritti con le cipolle.
Ollantaytambo - la fortezza
Dopo il pranzo ripartiamo con il minivan percorrendo la strada della
valle e arrivando, nel pomeriggio, ad Ollantaytambo. Per
accedere al paese dobbiamo passare dalla biglietteria e mostrare il boleto
turistico. All’ingresso ci sono i resti di una
sbarra e la guida ci spiega che, fino a non molto tempo fa, per entrare
nei paesi si pagava un pedaggio.
Arriviamo nella piazza all’ingresso della Fortezza di
Ollantaytambo dedicata al generale Ollantay. L’imponenza della
fortezza ci lascia senza fiato: una serie di gradoni si inerpicano per
la montagna formando una struttura monumentale notevole.
Dopo una serie infinita di gradini ed uno sfinimento generale
(l’altitudine si fa sentire) arriviamo sulla sommità della fortezza per
poi ridiscenderne e visitare le varie fontane che ne stanno alla base,
compreso il Bagno delle Vergini. Ritorniamo in paese la cui piazza è
animata da una serie interminabile di rivendite di tappeti.
Proseguiamo la nostra strada ripercorrendo la Valle Sacra fino a Yucay dove
pernotteremo. Lungo il tragitto la guida ci fa visitare
un’azienda agricola dove si produce in maniera domestica la chicha,
ovvero la birra di frumento. La proprietaria ci illustra le fasi di
produzione della bevanda e la guida ci spiega che prima di mettere a
macerare il frumento le donne ci sputano sopra per favorire i processi
fermentativi. In questa azienda agricola si allevano anche i porcellini
d’India, gli strafamosi cuy, tanto apprezzati nella cucina
peruviana. Prima di ripartire, facciamo una partita a sapo, un
gioco semplice basato sul lancio di monete su un tavolino corredato di
buchi. A seconda di dove cade la moneta si acquisiscono diversi punti.
Arriviamo a Yucay nell’albergo La Casona de Yucay (www.hotelcasonayucay.com/index.html)
giusto in tempo per
la cena. La sistemazione è molto buona e l'hotel è
dotata anche di un giardino ben
curato.
Decimo giorno:
Yucay - Ollantaytambo - Agua Calientes - Machu
Picchu
Oggi, dalla stazione di Ollantaytambo prenderemo il treno che ci
porterà ad Agua Calientes da cui proseguiremo, in pullman, fino a Machu
Picchu (machupicchu.perucultural.org.pe). Ovunque è un via
vai di turisti tra i quali spiccano tanti escursionisti in procinto di
inoltrarsi nell’Inca Trail, il percorso andino che porta a piedi
fino alle rovine di Machu Picchu. Dopo qualche minuto di attesa arriva
il treno e saliamo. I posti a sedere sono già prenotati e i passeggeri
sono molti. La ferrovia Cuzco -
Aguas Calientes è a scartamento ridotto, quindi la velocità del treno
non è assolutamente paragonabile a quella dei nostri treni europei.
I paesaggi che si susseguono durante il tragitto sono stupendi; il
treno costeggia spesso per lunghi tratti il fiume Urubamba che visto da
vicino fa veramente paura per l’enorme quantità di acqua che vi scorre.
Ogni tanto si possono scorgere delle rovine incas. Il
viaggio dura quasi un’ora e mezza e alla fine arriviamo ad Aguas
Calientes dove pernotteremo e dove, purtroppo, comincia a piovere.
Proseguiamo in autobus verso il sito di Machu Picchu,
dopo venticinque minuti di tornanti infernali arriviamo sulla sommità.
Con la guida accediamo al complesso che, nonostante la pioggia,
brulica di turisti. Ci portiamo in prossimità del luogo denominato “la
capanna del pastore” dove si può ammirare la classica veduta di Machu
Picchu. Le nuvole basse non ci presentano un bello spettacolo, anzi,
non si riesce a vedere nemmeno il complesso archeologico, ma guida ci
incoraggia dicendoci di avere pazienza in quanto in questo periodo
dell’anno (fine gennaio) al mattino il tempo è sempre capriccioso ma
poi, verso il pomeriggio, si rasserena.
Lo spettacolo è comunque in ogni modo assicurato in quanto la nuvole
basse lasciano spazio ad ampie schiarite conferendo al luogo
un’atmosfera particolare con i contrafforti delle Ande che coreografano
l’intero paesaggio. Il momento è magico per tutti.
Arriviamo all’Intihuatana quando piove a dirotto; proseguiamo la visita
ed arriviamo nella piazza centrale di Machu Picchu per poi passare
nella piazzetta della Pietra Sacra che si trova in prossimità
dell’accesso del percorso per l’Huayna Picchu, la vetta andina a lato
delle rovine. Tornando verso l'uscita non manchiamo di ammirare il
condor, una scultura che si trova all’interno del complesso
archeologico e che probabilmente è stato scolpito dagli stessi Incas.
Il ristorante posto all'ingresso del sito propone prezzi proibitivi
per il pranzo per cui decidiamo di andare nel chiosco vicino
(alternative non ce ne sono visto l’angusto spazio del piazzale
d’ingresso) e, tra tramezzini e bevande, riusciamo a pranzare
discretamente senza spendere un’esagerazione. Il biglietto ci dà la
possibilità di rientrare nel complesso archeologico in giornata,
pertanto ritorniamo all’interno delle rovine decidendo di fare
un’escursione alternativa all’Intipunku, ovvero la Porta del Sole. Per
arrivarci dobbiamo percorrere un’oretta di Inca - trail nel suo
tratto finale. Il panorama che si può ammirare una volta arrivati alla
meta è davvero grandioso.
Torniamo in pullman ad Agua Calientes rendendoci conto, con
l'occasione, di quanto faccia paura il Rio Urubamba: essendo in piena
le sue acque sono veramente impetuose!
La sistemazione ad Aguas Calientes è il nuovissimo hotel Hatuchay
Tower (www.hatuchaytower.com)
con un’invidiabile vista sul Rio Urubamba.
Undicesimo giorno:
Agua Calientes - Cuzco
Giornata a disposizione per visitare liberamente il paese di Aguas
Calientes (www.aguas - calientes.com) e dintorni.
Nelle vicinanze della stazione di Ponte Ruinas c’è un orto botanico
e, a circa 25 minuti di camino sulla ferrovia, si può ammirare una
cascata che scende direttamente dai contrafforti andini per gettarsi
fragorosamente nel fiume Urubamba.
Il paese di Aguas Calientes, al secolo Machu Picchu Pueblo, si trova
completamente incastonato nelle pendici andine e attualmente sta
vivendo una ristrutturazione urbanistica di notevole impatto con le
vecchie baracche di lamiere per la vendita di souvenir che stanno
lasciando il posto ai nuovi chioschi attrezzati per la vendita di
souvenir. Facciamo quattro passi in centro: la Plaza de Armas ospita le
statue dei capostipiti dell’Impero Inca, Mama Occlo e Manco Capac i
quali, secondo la leggenda, sorgendo dal lago Titicaca hanno fondato
l’impero. Visitiamo anche la piccola chiesa. Sulla piazza ci sta anche
il telefono pubblico e ne approfittiamo per telefonare in patria.
Altra visita d’obbligo sono i bagni termali da cui prende il nome
appunto Aguas Calientes, ma sono in completa ristrutturazione in quanto
una recente frana li ha completamente distrutti.
Dopo il pranzo ci portiamo in stazione dove alle 15.55 prendiamo il
treno di ritorno per Cuzco (la durata del viaggio è stimata in tre ore
circa). Il tragitto in treno è abbastanza lungo tanto
che dopo il paese di Ollantaytambo deviamo per la Pampa de Anta e
cominciamo ad arrancare con tutto il convoglio. Ad un certo punto la
linea ferroviaria (treno compreso) deve superare i primi dislivelli
altitudinari: praticamente gli steward scendono per coadiuvare
il treno ad affrontare il tratto a zig zag e, quindi, approntare le
manovre ai vari cambi durante il passaggio di tutto il convoglio.
E’ ormai buio quando arriviamo alla stazione di Poroy dove
scendiamo in quanto ci attende la guida con il pulmino per trasportarci
fino in albergo a Cuzco di nuovo all’hotel Posada del Inca.
Dodicesimo giorno:
Cuzco - Pisac - Cuzco - Puno
Partiamo alla volta di Pisac in tutta fretta. La strada che porta a
Pisac non è molto lunga, sono appena 30 km da Cuzco, ma ci sono diverse curve e tornanti
da affrontare. La guida ci racconta che la Valle Sacra degli Incas
comincia da Pisac ed è da qui che il fiume Urubamba prende questo nome;
prima di Pisac l’Urubamba assume il nome di Vilcanota.
Arrivati a Pisac lasciamo il paese e ci dirigiamo verso le
rovine omonime che distano pochi km e si trovano sulla parte sommitale
del paese. Il paesaggio è veramente “fotonico” in quanto l’estensione
del complesso archeologico lascia senza fiato. La giornata peraltro è
una delle migliori e ciò permette di gradire totalmente gli scorci
panoramici che ci vengono offerti.
Le rovine di Pisac si estendono su una dorsale di oltre 1 km e la parte finale dove è ubicato
l’Intihuatana si trova sulla parte sommitale, immediatamente a ridosso
del paese nuovo di Pisac.
Esaurita la visita alle rovine proseguiamo per il paese dove
facciamo subito i conti con il mercato che si rivela una vera
accozzaglia di colori (e di turisti!). Ci diamo
appuntamento con la guida per mezzogiorno al minivan. Ci addentriamo
così nei meandri del mercato e cominciamo subito a contrattare con i
vari venditori. Arriviamo nella zona frutta e verdura e comperiamo
qualcosa per oggi in quanto non abbiamo il pranzo incluso quindi ci
dobbiamo arrangiare. Tra i vari acquisti comperiamo anche dei capienti
zaini inca in quanto si prevede un esubero di souvenir e quindi la
necessità di un bagaglio suppletivo.
Ritornati a Cuzco partiamo alla volta di Puno: dovremo
affrontare ben 389
km con il minivan. Lungo il tragitto la guida ci fa vedere i resti
della porta d’ingresso a sud di Cuzco e passando oltre, ci fa notare in
lontananza il paese di Oropesa dove viene prodotto il pane per l’intera
città di Cuzco. Ci fermiamo poi nel paese di Andahuaylillas
dove visitiamo la chiesa, un vero gioiello d'arte coloniale,
completamente ricoperta d’oro. Durante l’attesa del sacrestano ci
fermiamo sul piazzale dove andiamo all’arrembaggio delle immancabili mamas
con relative bancarelle al seguito. L’interno della
chiesa è veramente eccezionale, i vari stucchi finemente elaborati.
Proseguiamo il viaggio verso Puno e dopo qualche km arriviamo a Raqchi,
parcheggiamo nel piazzale del piccolo paese ed entriamo alle rovine
dopo che la guida ha esibito il nostro boleto turistico. Il
complesso archeologico è molto imponente soprattutto per le strutture
incaiche restaurate. Nella campagna circostante i bambini che pascolano
capre e pecore. Dopo una serie di circonvoluzioni all’interno del
recinto archeologico torniamo verso il minivan e ammiriamo dall’esterno
la bianca chiesa di Raqchi.
Riprendiamo la marcia e, nel tardo pomeriggio, arriviamo al passo
Abra La Raya a
4.329 m s.l.m. che segna il confine tra le province di Cuzco e Puno e
fa anche da spartiacque. Il fiume Vilcanota (poi Urubamba) infatti,
nasce nelle vicinanze del passo. Parcheggiamo nella piazzola di sosta
dove inevitabilmente le mamas con alpaca e tutta la prole ci
attendono per una foto di rito. Il freddo si fa sentire: siamo
nel punto più alto che finora abbiamo visitato e completamente
circondati da cime innevate. Scattiamo qualche foto anche alla
segnaletica che evidenzia il confine di provincia.
Cominciamo la discesa verso Puno: il paesaggio che ci circonda è
abbastanza desolante e monotono. Il cielo si fa completamente plumbeo
stile nubifragio e, nella speranza che non sopraggiunga una tempesta
andina, proseguiamo. E' ormai buio quando arriviamo a
Juliaca: una cittadina veramente squallida. Entriamo in paese e ci
troviamo subito a fare i conti con immense pozzanghere d’acqua, qua
probabilmente si è scatenato il nubifragio che ci ha sfiorato. Passiamo
per il centro cittadino, un vero inferno di auto. Puno
è vicino a Juliaca, quindi ancora mezz’oretta di strada e arriveremo a
destinazione.
Sono ormai le 20 passate quando cominciamo a vedere Puno by night
dal minivan. Pian pianino discendiamo i tornanti che ci portano in
città.
L’albergo Posada del Inca si trova immediatamente fuori dal bailamme
cittadino e direttamente in riva al Lago Titicaca.
Tredicesimo giorno:
Puno - isole Uros
Lago Titicaca - Imbarcazione di totora
Dopo la colazione ci portiamo sul molo dell’albergo dove sta
arrivando l’imbarcazione che ci porterà alle isole Uros.
La popolazione che abita nella zona del lago Titicaca appartiene alla
razza Aymara e parla un dialetto particolare, mentre nella zona di
Cuzco la popolazione è Qechua e ha il proprio dialetto.
Il tempo stamattina non è dei migliori, parecchie nuvole scure sono
parcheggiate all’orizzonte e il sole stenta a farsi vedere. Inoltre la
temperatura è abbastanza fresca.
Una ventina di minuti bastano per farci arrivare a destinazione e
visitare il quartier generale di quella che oggi viene chiamata Riserva
Comunal del Titicaca anziché Riserva Regional, modifica voluta dal
Presidente del Perù quando è stato in visita alle isole Uros.
L’isoletta ospita un piccolo giardino botanico e un museo il cui
accesso è controllato da un airone piuttosto arrabbiato.
Terminata la visita riprendiamo la navigazione e scendiamo sulla
prima isola. Queste isole non sono altro che delle piattaforme
galleggianti costruite con la totora che è una pianta acquatica
simile alla nostra cannuccia di palude. Inevitabile, come sempre,
l’accoglienza della popolazione con bancarelle e quant’altro mentre la
guida ci fa vedere come vengono sostituiti i vari strati di totora
per assicurare la manutenzione delle isole galleggianti. Saliamo anche
sulle varie torri mirador per vedere il panorama delle isole
con il lago. Proseguiamo con la visita ad un’altra
isola dove possiamo vedere una scuola, un museo di uccelli imbalsamati
ed abbiamo anche la fortuna di vedere allestita una piccola cucina da
campo.
Piccolo appunto negativo: troppe bottiglie di plastica galleggiano
sulle placide acque del lago! Arrivati a terra proseguiamo per Puno:
basta prendere un minitaxi ed in dieci minuti si è in centro a Puno. Ci
incamminiamo subito in direzione della Plaza de Armas in modo da
trovare qualche ristorante affidabile. Prima, però, facciamo una
capatina al Mercado Central con la speranza di trovare bancarelle di
souvenir, ma ci rendiamo subito conto di aver preso un abbaglio, il mercado
è qualcos’altro: un capannone dove un formicaio di gente si muove
tra svariate bancarelle di frutta, verdura e alimentari vari.
Sgattaioliamo via sconcertati dal bailamme del mercato e ci fiondiamo
lungo Avenida Lima che ci porta direttamente in Plaza de Armas dove
pranzeremo. Il ristorante è molto tranquillo e durante il pranzo
possiamo vedere anche la partita. Il pasto non è niente male a
base di trucha (trota) e le patate che sono buonissime con costo
attorno agli 80 soles. Appena usciti dal ristorante, un gruppo
di facinorose mamas arriva con tutta la mercanzia a spalla e,
in un attimo, veniamo circondati da un piccolo mercato con maglioni in
lana d’alpaca, sciarpe, chullos (i tipici copricapo), guanti e
quant’altro. Visti e contrattati i prezzi, che si dimostrano del tutto
abbordabili e convenientissimi, facciamo grandi spese. La gente attorno
a noi aumenta, arrivano bambini con la richiesta di pulirci le scarpe,
arrivano altre mamas. Infine arrivano anche i poliziotti
richiamati dallo schiamazzo e ci chiedono se ci sono problemi.
Risolviamo il tutto con un semplice no problem e se ne vanno.
Decidiamo di visitare il Parco Huajsapata che si trova sulla collina
che domina Puno e il lago. La strada che percorriamo è abbastanza
faticosa tanto che siamo obbligati a fermarci a brevi intervalli visto
che il fiato ci manca a causa dell’altitudine: per fortuna che, ad un
certo punto, si staglia davanti a noi l’enorme statua di Manco Capac
rivolta verso il lago. Secondo la leggenda, Manco
Capac e Mama Occlo si sono generati dal lago Titicaca creando la
cosiddetta “dinastia del Sole” degli Incas, teoria già verificata ad
Aguas Calientes controllando le statue dei due coniugi in Plaza de
Armas. Qualcuno del gruppo viene colto dai primi
sintomi del soroche, il mal di montagna peruviano che si
manifesta in genere con forte mal di testa. Puno in effetti si trova a 3.800 m s.l.m., sicuramente ad
un’altitudine più elevata di Cuzco.
Quattordicesimo giorno:
Puno - Chucuito - Sillustani - Juliaca - Lima
Mattinata all’insegna della sorpresa e dell’incredibile. Durante la
notte un violento temporale si è abbattuto sulla zona del Lago
Titicaca: il paesaggio circostante il lago è completamente bianco,
conseguenza della grandinata che ha accompagnato il fortunale. Nelle
case di fronte all’albergo (notare che le nostre camere non danno sul
lago ma dalla parte opposta), qualcuno sta spalando il ghiaccio dai
tetti onde evitare possibili crolli.
Allibiti dallo spettacolo imprevisto, ci portiamo in sala ristorante
per la consueta colazione a buffet, dopo di che trasferiamo nella hall
i nostri bagagli e facciamo check - out. Questa
mattina concludiamo le visite sul lago e partiamo subito per Chucuito
che si trova a sud di Puno. Durante il tragitto la guida ci da
ulteriori informazioni sul lago Titicaca e sui confini con i territori
boliviani che si trovano più a sud, con la cittadina di Desaguadero
distante 200 km
circa da Puno.
Arrivati a Chucuito visitiamo subito il tempio dedicato alla
fertilità. Per arrivare al tempio dobbiamo passare un bel tratto di
strada finemente impantanata, poi lo spettacolo sexy del tempio:
all’interno del recinto, una serie di pietre falliche si mettono in
mostra con le misure più disparate.
Torniamo indietro verso Puno, facciamo una breve sosta per vedere la
totora e le balsas, le tipiche imbarcazioni che solcano
le acque del lago Titicaca, e proseguiamo per Juliaca, con breve sosta
a Sillustani, piccolo paese sul lago Umayo. Arrivati in
prossimità di Sillustani possiamo vedere in lontananza i chullpas
ovvero le costruzioni funerarie tipiche della zona. Durante la visita
del sito, la guida ci illustra le varie scoperte fatte in tempi
recenti, tra cui il ritrovamento del tesoro in una tomba lì vicino.
Proseguiamo il giro del sito e ci portiamo nella postazione
dove c’è una bella veduta dell’isola detta “delle vigogne”. La vigogna,
un tempo animale domestico, ora vive ritirata in queste zone in molti
esemplari. E’ stretta parente del lama e dell’alpaca da cui si
differenzia solo per la statura più bassa.
Arrivati a Juliaca abbiamo la conferma di quanto visto l’altro
giorno ovvero che si tratta di una cittadina caotica e disordinata. Ma
noi dobbiamo solo proseguire per l’aeroporto dove prenderemo l’aereo
per Lima. Dopo un’ora solamente saremo già nella
capitale.
A Lima ritorniamo ad alloggiare all'hotel Sol Melia.
Quindicesimo giorno:
Lima
Ultimo giorno di permanenza in Perù, con molta desolazione ci
apprestiamo a fare l’ultima colazione in hotel. Alle 9
arriva puntuale la guida che ci scarrozza per l’ultima volta in giro
per Lima.
Il Museo Larco Herrera (www.museolarco.org)
è molto interessante per le sue superbe collezioni di ceramiche,
tessuti ed oggetti in oro e argento: una serie infinita di vetrine
stipate di questi reperti, una vera e propria miniera archeologica.
Terminiamo il giro con la visita della “sala a luci rosse”
ovvero una collezione di vasellame e reperti vari di ispirazione
tipicamente erotica.
Ripartiamo per il quartiere di Miraflores dove passeremo il
pomeriggio in giro per negozi con il dichiarato obiettivo di spendere
gli ultimi quattro soles che ci restano.
Dall'hotel, dove recuperiamo i bagagli, ci muoviamo alla volta
dell'aeroporto: l'attesa dell'imbarco sarà lunga, anche se cerchiamo di
accorciarla andando nel vicino ristorante ordinando qualche tramezzino
e l’immancabile birra. Il viaggio di ritorno procederà
senza intoppi di sorta e molto tranquillamente, l’orario d'arrivo
previsto a Madrid è per le 15.35 dell'indomani. Da Madrid ci
imbarcheremo poi per Milano Linate con arrivo previsto verso le 20.
Questo viaggio ci rimarrà per sempre nel cuore, probabilmente il
Perù ha sortito su di noi un certo che di magico: un sortilegio Incas.