Il mondo è tanto vario che bisogna tentare di vederne il più possibile, prima o poi...
Ma perchè proprio il Sudafrica? Abbiamo scelto il Sudafrica innanzitutto perchè per noi, appassionati di immersioni, ci consentiva di fare un'esperienza fuori del comune, ossia immergerci per poter vedere il grande squalo bianco... Ma anche coloro che hanno altri interessi troveranno in Sudafrica un mondo affascinante e una natura estremamente ricca senza dimenticare che è molto facile muoversi in maniera indipendente e quindi costruirsi un bel "viaggio su misura" confezionato secondo i gusti e gli interessi di ciascuno.
Primo giorno:
Italia - Cape Town (aereo)
Ci imbarchiamo a Milano per il volo della Olympic Airways che ci condurrà in Sudafrica. Le tratte prevedono un volo Milano - Atene della durata di circa 2 ore, un volo Atene - Joannesburgh della durata di circa 9 ore e un volo Joannesburgh - Cape Town della durata di circa 2 ore. I tre voli si svolgono senza problemi e senza intoppi.
Secondo giorno:
Cape Town
In volo è tutto tranquillo e una volta a terra recuperiamo senza difficoltà i nostri bagagli. Dall'aeroporto di Cape Town dove siamo atterrati, prendiamo un taxi (furgoncino) che ci porti alla casa prenotata via internet a Cape Town direttamente dall'Italia (www.wheretostay.co.za).
Arriviamo a destinazione che sono circa le 16 (121 Loader street, Waterkant, tel. 2782 4226900; abbiamo pagato l'alloggio 1032 rand a notte, ossia circa 42 € a coppia). Telefoniamo e la signora viene subito ad aprirci. La casa è veramente bellina, abbiamo tre camere da letto e due bagni, una cucina abitabile e un salotto accogliente con tv e dvd più il caminetto. La camera da letto più cool è praticamente un open space con mega letto matrimoniale, doccia con parete in roccia e, cosa non troppo positiva, sanitari posizionati in stanza senza pareti divisorie; le altre stanze sono più piccole ma, come apprenderemo con piacere, molto più veloci da scaldare. Nel giardinetto sul retro c’è un bel tavolone per mangiare all’aperto più le sdraio; peccato, visto il freddo che fa ad agosto, non poterne approfittare. Tre giorni prima di partire la televisione aveva dato notizia di un’incredibile e straordinaria ondata di freddo in Sudafrica…speriamo bene. Pur essendo mentalmente preparati, partendo nel pieno dell' estate italiana, non ci si aspetta il freddo che si trova agli antipodi! Al nostro arrivo la casa è gelida e umida, ma per fortuna in ogni stanza ci sono i termo elettrici e piano piano tutto assume una dimensione ed un calore più umano. Arriva subito la donna di servizio (rigorosamente di colore) che ci stira le lenzuola e ci fa i letti. Per la notte abbiamo paura di avere freddo e di dover usare i saccopelo che ci siamo portati, pronti ad ogni evenienza. Ma il piumone che ci viene fornito è più che sufficiente e il termosifone fa il resto.
Sono le 7 di sera, ma il quartiere è molto spento e silenzioso. In tutte le case ci sono le sbarre alle finestre e spesso trovi una guardia agli angoli delle vie. Nonostante ci dicano che la criminalità in Sudafrica sia molto elevata, Cape Town è ancora una città molto vivibile. Siamo stanchi dal viaggio e il nostro stomaco reclama del cibo. Non ci sono moltissimi locali aperti; noi ne scegliamo uno d’atmosfera, il Manatthan (Cafè Manhattan ,74 Waterkant st.,Waterkant) e mangiando carne, pesce e dolce spendiamo 180 rand a coppia. Le porzioni sono buone ed abbondanti. Verso la fine della cena ci guardiamo attorno e vediamo coppiette tranquillamente sedute a romanticare, solo che mancano le donne. Capiamo di essere in un luogo scelto come ritrovo per soli uomini… Finiamo la cena tranquillamente e se non fosse stato per i due uomini che, scambiandosi un regalo, si sono baciati sulla bocca sinceramente non ci saremmo accorti di nulla.
E’ veramente freddo, ci dicono che sia colpa di una perturbazione. Sapevamo che qui era inverno, ma ci aspettavamo un fine inverno, quasi primavera e che la temperatura non scendesse mai vicino allo zero. E invece scende, eccome!
Andiamo subito a letto visto che per domani mattina è prevista l’escursione per vedere lo squalo bianco (siamo venuti in Sudafrica per questo!) e la maggioranza di noi farà l’immersione nella gabbia.
Terzo giorno:
Cape Town - Gansbaii - Cape Town (km 500 circa)
Oggi è una giornata speciale: in programma abbiamo infatti un'immersione che ci consentirà di vedere da vicino gli squali. Puntualissimo, anzi in anticipo (alle 5.45) arriva il tipo dell’agenzia che organizza questo tipo di immersioni (Shark Diving Unlimited, P.O. box 511, Gansbaii 7220; costo 281 € a coppia; il prezzo è comprensivo di muta, maschera, colazione e pranzo). Partiamo ancor prima che il sole inizi a sorgere. L'autista guida per circa 2 ore mentre noi dormiamo, o per lo meno proviamo, e c’è sempre a chi riesce meglio e a chi riesce peggio… Arriviamo a destinazione a Gansbaii e ci viene servita un’abbondante colazione.
I ragazzi dell'agenzia mettono la barca in mare, siamo in tutto una quindicina. Il tempo è bello ma freddo e il battello non è molto riparato. Dopo una ventina di minuti ci avviciniamo ad una colonia di foche, il cibo preferito dagli squali. Iniziano a pasturare gettando in mare del pesce e una brodaglia con sangue misto a frattaglie. Dopo una quindicina di minuti vediamo arrivare la prima pinna, si scende nella gabbia (che nel frattempo hanno provveduto a calare con un braccio meccanico) a turni di cinque alla volta. La gabbia rimane a pelo dell’acqua e ogni volta che lo squalo viene per “mangiare” l’esca (una grossa testa di pesce legata ad una robusta fune), un incaricato la tira verso la barca permettendo allo squalo di arrivare a vista dei ragazzi che, ad ogni suo comando, s’immergono in apnea. In alcuni casi lo squalo arriva a mettere la sua pinna o il muso dentro o contro la gabbia, fra le due sbarre. Ma lo spazio è molto piccolo e non può far male, ma certo ti dà una bella scossa di adrenalina. E’ emozionante quando lo vedi arrivare e pensi: sono davanti allo squalo bianco! Sono arrivati ben tre esemplari e uno era grande circa 5 m. A turno tutti sono scesi e, ai meno freddolosi (la temperatura dell’acqua era sui 5° C) e ai più coraggiosi, viene data la possibilità di fare una seconda immersione. Prima di rientrare passiamo vicino alle foche, definite anche il frigo mobile degli squali: sono tantissime e bellissime, molte sono in mare che nuotano tranquillamente e altre sono distese sulle rocce e si scaldano al sole.
Rientriamo velocemente per la gioia del mio stomaco perché il mare si sta agitando. Arrivati a terra ci fermiamo nel negozietto dell'agenzia, lo stesso posto dove alla mattina abbiamo fatto colazione. Ci danno subito una zuppa vegetale buonissima giusto per scaldarci considerato il freddo e il vento preso in barca. Poi ci fanno visionare il video che una loro operatrice ha girato sia sopra che sotto il livello del mare con l’aiuto di una telecamera subacquea. Ne compriamo una copia al prezzo di 300 rand (35 €), ce lo spediranno a casa nel giro di una ventina di giorni, cosa che avverrà puntualmente. Dopo aver comprato qualche maglietta, iniziamo il viaggio di ritorno.
Lungo la strada ci fermiamo in un’abitazione che funge sia da ulteriore ufficio dell'agenzia che da ristorante; qui ci servono da bere e un pasto composto da un’altra zuppa vegetale calda e da un abbondantissimo piatto di spaghetti con ragù alla bolognese. Certo che ci vuole un bel coraggio a mettersi a far concorrenza con la cucina italiana! Comunque il tutto è più che mangiabile. Ci regalano un DVD a testa, una specie di documentario sugli squali e in più un attestato a testa sull’immersione effettuata.
Siamo pronti per tornare a casa e ne approfittiamo per chiedere all’autista se sia possibile fare una fermata ad Hermanus, per vedere le balene. E’ gentilissimo e accetta. La prima baia è vuota, ma ci ripaga con dei paesaggi meravigliosi: montagne a strapiombo sul mare e colori vivi che sembrano colori veri, non sbiaditi come si vedono in altri luoghi. Al secondo tentativo scorgiamo due balene, vediamo i loro spruzzi ma sono un po’ lontane. Ciononostante tutti entriamo di nuovo in frenesia fotografica, lo scatto migliore nel momento migliore. Una balena molto gentilmente si avvicina alla costa: è a circa 20 m ... La vediamo giocare, stare a pancia in su, poi su un lato e poi inizia a saltare fuori dall’acqua. E’ una emozionante anche se spesso la voglia d’immortalare certi eventi con una foto non ti dà la possibilità di gustarteli come faresti se stessi seduto a guardartele su alcune panchine posizionate nei punti migliori. La vacanza è iniziata bene, siamo riusciti a vedere squali, foche, balene…tutto quello che ci eravamo proposti.
Arrivati a casa ci rilassiamo con una bella doccia calda e ci organizziamo per cenare al Waterfront, la zona più turistica e commerciale di Cape Town e, come potete intuire, anche la più cara. Ci avviamo a piedi tentando di orientarci, di trovare la strada giusta, quando veniamo avvicinati da una macchina con una coppia indiana di mezza età. La donna ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto e poi si offre, nonostante lo sguardo un po' contrariato del marito, di darci un passaggio. Il tragitto è di circa 10 minuti e ci portano nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale. Negozi e ristoranti ovunque. Puntiamo verso uno di questi: si chiama Oceanbasket e si trova al piano di sopra del Waterfront. Mangiamo pesce di ottima qualità e ben cucinato e spendiamo circa 12 € a testa. Ci stiamo trattando benissimo, locali di qualità con un ottimo livello, obbligatorio lasciare la mancia. Tutto questo inciderà nel nostro budget più di quanto previsto, ma rimaniamo a Cape Town solo per quattro giorni, poi vedremo se tagliare un po’. Comunque, riaspetto all' Italia si mangia bene, si spende leggermente meno e le porzioni sono molto abbondanti.
Quarto giorno:
Cape Town
Giornata dedicata al ritiro dei biglietti aerei per il volo interno prenotato mesi prima dall’Italia che ci porterà fino a Nelspruit dove ritireremo le auto per poter girare in modo indipendente il parco Kruger. Il volo da Cape Town a Nelspruit con Nationwide Airlines (www.flynationwide.co.za) costa 712 rand (circa 218,50 euro) a coppia.
Prendiamo un taxi ma prima facciamo colazione al Manatthan. La sera prima, nel cercare una mappa della città e con la mia mania di raccogliere tutto ciò che è gratis perché non si sa mai, ho preso varie guide e mappe; una si è rivelata essere la guida rosa della città. Scopriamo così che il Manatthan è un locale molto in e famoso fra le varie comunità gay, anzi scopriamo che tutta la zona dove alloggiamo è molto gay…Per amor di verità bisogna anche dire che, se non lo scopri per sbaglio, non te ne accorgi nemmeno perché il tutto è molto discreto, anzi curato e di buon gusto, noi ci siamo trovati benissimo. La colazione al Manatthan arriva dopo un tempo di attesa di circa 1ora, anche se il locale era deserto. E’ buona ed abbondante, ma non andateci se avete fretta. Spendiamo 50 rand a testa non facendoci mancare niente.
Abbiamo costatato che in città ci sono almeno due tipi di taxi con differente tariffazione al km: alcuni da 8 rand partendo da una base di 2 rand, altri da 11 e con una base di partenza da 5 rand. Danno lo stesso tipo di servizio, sono solo di due compagnie differenti. Ci facciamo portare al Waterfront. Il nostro obbiettivo è fare una gita sul battello per vedere la baia dal mare, visitare l’acquario e comprare un maglione o un pile visto il freddo assurdo che stiamo patendo. Siamo indecisi se salire o meno sulla Table Montain, una specie di enorme monolito alto oltre 1.000 m la cui forma ricorda vagamente le nostre Dolomiti. Dal centro, una moderna funivia girevole (rand 110 / € 14), permette di raggiungere la cima offrendo continuamente viste a 360 gradi. Il panorama che si può osservare dalla cima è ineguagliabile: si distingue tutta la città, la costa, le montagne circostanti e permette piacevoli passeggiate in quello che è stato trasformato in un parco naturale. Io soffro un po' di vertigini e non mi alletta molto l’idea della funivia. Ho letto che la Table Montain spesso è ricoperta dalle nuvole e tante volte la funivia non funziona nemmeno perché sarebbe inutile salire fin lassù per non vedere niente e forse anche pericoloso. Alla fine noi passiamo la mano e decidiamo di non andarci.
La gita sul battello è carina, costa 40 rand a testa (circa 4,5 euro) per 30 minuti. Il giro è molto semplice, ma il ragazzo di colore che ci fa da cicerone è molto espressivo e la sua voce tuonante come quella di un predicatore stile americano. Nella baia, con mia gioia e sorpresa, vivono alcune foche. Le vediamo dormire, crogiolasi al sole e giocare nell’acqua. Ci passiamo veramente vicini tanto che la nostra guida ci avvisa di stare attenti perché a volte saltano dentro la barca.
L’abbondante colazione ci ha permesso di saltare il pranzo ma adesso il nostro stomaco inizia a reclamare la cena. Mangiamo gnocchi e fettuccine al ragù da amici italiani e alla fina assaggiamo il gelato fatto tutto con ingredienti di casa nostra (Espresso&pasta bar, 18 Long Street). Approfittiamo per fare domande sulla situazione esistente fra bianchi e neri e il nostro ospite ci spiega velocemente il Sudafrica visto con gli occhi di chi ci vive e non solo con quelli del turista. Noi abbiamo notato una grande disparità fra bianchi e neri: i bianchi sono i ricconi e i neri continuano a servire. Vediamo grandi ville o belle case per i bianchi mentre nelle township i neri abitano nelle baracche di lamiera e hanno a disposizione uno spazio abitativo minuscolo.
Leggiamo a volte nei loro occhi un po' di odio verso di noi bianchi. Il nostro amico ci spiega che molti neri non hanno proprio voglia di lavorare, di costruirsi un futuro fatto di sacrifici. La causa principale è l’educazione ricevuta: molti credono che avendo combattuto per la libertà questa includa anche la casa e i soldi e pretendono che il governo dia loro tutto. Ci racconta che lui ha i suoi operai di colore che ricevono un giusto stipendio ma che piuttosto che pagare un affitto preferiscono vivere nelle case di lamiera. Non concepiscono di dover pagare per avere una casa, deve dargliela gratis il governo. Per fortuna ci sono anche dei neri laboriosi, ma noi siamo realisti e sappiamo e capiamo che le disparità, i ricchi e i poveri in questo sistema ci saranno sempre e non solo in Sudafrica. Dopo aver passato insieme una bella serata ci accompagnano fino a casa e poi tutti a letto.
Quinto giorno:
Cape Town - Simon Town - Capo di Buona Speranza - Cape Town (km 150 circa)
Ieri, nel tardo pomeriggio, abbiamo noleggiato due auto dall’Avis al prezzo di 366 rand ad auto (circa 43 € ). Questa mattina, dopo averle ritirate, partiamo con tre obbiettivi: per prima cosa arrivare fino al Capo di Buona Speranza (anche se onestamente il punto esatto più a sud dell’Africa è Cape Aguillas, ma il più famoso è il Capo di Buona Speranza), poi vedere i pinguini a Simon Town, e per ultimo vedere e fotografare i Dodici apostoli (così si chiama una scogliera a strapiombo sul mare) .
Anche questa mattina la Table Montain è pulitissima, c’è cielo limpido e, per fortuna, la perturbazione fredda sta scemando, quindi la temperatura si sta alzando… Possiamo togliere le giacche.
Arriviamo a Simon Town e ci avviamo verso l’entrata del parco dove si possono vedere i pinguini tipici della zona, prima di entrare ci sono delle bancarelle che vendono oggetti tipici africani (giraffe, pinguini in legno o in pietra ecc.) poi, in fondo alla via c’è l’ingresso. Si pagano 20 rand a testa (2,50 €). Camminiamo su una passerella di legno rialzata mentre loro sono lì sotto. Sono piccolissimi pinguini, alti circa 40 cm . Sono buffissimi, alcuni si crogiolano al sole, altri tentano di fare il bagno ma l’acqua è fredda a giudicare da come escono in fretta. Sono troppo belli e non c’è nemmeno troppa puzza come invece avevo letto in altri racconti.
Riprendiamo il viaggio e scendiamo fino al Capo; per entrare nell’area si pagano 45 rand (5 €) a testa e si può scegliere se andare verso il faro in cima al pendio o andare verso il mare. Noi decidiamo di fare entrambi, logicamente non contemporaneamente. All’ingresso del faro hai due scelte: o andare a piedi impiegando, ci avvisano, un’ora di camminata in salita, o usare la monorotaia (pagando altri 30 rand a testa per la salita e la discesa, oppure 24 rand per la sola salita, per poi scendere a piedi in 30 min. circa). Noi scegliamo la seconda opzione non per una questione di risparmio ma perché siamo certi che avremo degli scorci meravigliosi da ammirare e per fare delle belle foto. Ed è così! Riusciamo a percepire dove s’incontrano i due oceani perché vedi il mescolarsi di due colori diversi. La loro potenza e maestosità è impressionante.
Scendiamo poi con l’auto fino al punto finale del Capo di Buona Speranza, le onde che s’infrangono sulla spiaggia e sulle rocce sono meravigliose, racchiudono in sè una potenza travolgente donando al contempo una sensazione di libertà.
Facciamo, o meglio ci facciamo fare tutti insieme la foto di rito davanti al cartello che dice dove si è come prova tangibile del fatto che ci siamo stati.
Riprendiamo poi la strada verso i Dodici apostoli, possenti scogli a strapiombo sul mare. Purtroppo la strada panoramica è chiusa e il tempo è volato, quindi non cerchiamo nemmeno strade alternative. E' ora di rientrare. Dopo un po’ di riposo ci organizziamo per la cena. Non prendiamo la macchina e rimaniamo nel quartiere. C’è un piccolo centro pieno di negozi, il tutto dietro al Manatthan (c’è anche il servizio bancomat). Scegliamo un ristorante che si chiama Andiamo (Cape quartier centre Greenpoint 8051) e, appena entrati il nostro sguardo cade su tutte le coppie presenti nel salone: uomini e donne! L’Andiamo è un locale italiano e fanno anche una buona pizza. E’ un po’ più caro del Manatthan ma oramai siamo seduti. C’è un ottimo servizio ed è sicuramente di un certo livello, ognuno di noi sceglie un piatto diverso per assaggiare più specialità: tutto buono e molto abbondante. Spendiamo circa 16 rand a testa. Sazi come dei maialini andiamo a letto: domani abbiamo il trasferimento e speriamo di lasciarci il grande freddo alle spalle.
Sesto giorno:
Cape Town - Nelspruit (aereo) - Parco Kruger (km 90 circa)
Alle 9.30 abbiamo il volo da Cape Town a Nelspruit via Johannesburg (218 € a coppia) . Atterriamo e poi ridecolliamo per atterrare definitivamente alle 13.30. Ci aspettano le auto prenotate via internet con www.tempestcarhire.co.za (call centre n. 0860 031 666) e paghiamo le auto 116,94 € a coppia per 4 giorni. Sistemiamo i bagagli e via, si parte direzione Kruger. Dobbiamo arrivare al logde dove passeremo la notte entro le 18 (Lodge Pretoriuscop, 31 euro la camera doppia). Entriamo nel Gate con un pochino d’anticipo e decidiamo d’iniziare sul momento il nostro primo safari.
Vediamo subito un branco d’impala e iniziamo a fotografare (alla fine ne avremo la nausea. Per esagerare, troveremo alcuni impala anche dentro al logde dove dormiamo). Continuiamo, e in mezzo alla fitta vegetazione vediamo tre zebre: foto su foto alla ricerca dell’angolazione migliore. Entriamo al campo: ogni volta che si entra in un campo anche solo per dormire si deve pagare una tassa di 120 rand a testa. Il nostro consiglio è quello di informarvi bene e fare la wild card che ti permette d’entrare gratis in tutti i parchi del Sudafrica. C’è anche la wild card per coppie che sarà sicuramente più conveniente). Alle 18 apre il ristorante e andiamo a cena. E' previsto un self service con una spesa base di 100 rand cui bisogna aggiungere solo il costo delle bevande. Mangiamo a più non posso e spendiamo 19 rand circa a testa). Andiamo a letto prestissimo perché domani ci alzeremo di nuovo presto. Speriamo di vedere tanti begli animali…
Settimo giorno:
Parco Kruger
Visto che lo Skukuzza, il secondo campo dove pernotteremo, non è molto lontano decidiamo di uscire al sorgere del sole e poi rientrare per la colazione. Appena fuori dal campo incontriamo gli impala e poi, per miracolo, ci appare davanti e ci taglia la strada un rinoceronte mentre vediamo un secondo codino che sparisce nella savana. Sono in quattro, e uno di loro è un cucciolo, ma dopo due minuti sono gia spariti alla nostra vista. Che incontro emozionante! Ho imparato che è tutto questione di attimi: due minuti prima e li avremmo visti passare tutti e quattro da un lato all’altro della strada, due minuti più tardi e non avremmo scorto nemmeno il minimo segnale della loro presenza!
Rientriamo per la colazione anche questa buffet (65 rand a testa). Ripartiamo in perlustrazione: vediamo qualche giraffa, di nuovo zebre ed impala e tanti altri animali tipo kudu, steambok ecc. Purtroppo, in questa zona la savana è piena di alberi, arbusti ed erba alta e, se non si ha la fortuna di beccare gli animali sulla strada dopo non li vedi più. Si deve essere nel posto giusto al momento giusto, e non è sempre facile...Questo è il lato negativo dei safari: puoi girare, girare e girare per ore e non vedere niente o girare un’ora e vedere tutto. Oggi per noi è un giorno no. Dopo aver avuto la grazia di vedere i rinoceronti, giriamo ore ed ore e non incontriamo letteralmente anima viva, in alcuni momenti siamo felici di incontrare per l’ennesima volta gli impala, primo perché significano vita e secondo perché speriamo che vicino ci sia qualcuno che se li voglia...mangiare, per esempio un bel leone.
Entriamo alle 17.30 allo Skukuzza. E’ un campo enorme, ha veramente di tutto (pernottamento 69 € a coppia). Per mangiare si può scegliere il ristorante alla carta o quello self service. Dopo aver confrontato i prezzi scegliamo quello self service: abbiamo molta fame e avere già un prezzo fisso aiuta! La scelta si rivela ottima, si può scegliere anche la carne cruda e il tipo di condimento, mixare come vuoi tu e loro ti cuociono il tutto sulla piastra. Spendiamo, mangiando e rimangiando, 113 rand a testa. Anche qui ogni volta che si chiede il conto si deve lasciare la mancia (la gratuity); noi diamo quasi sempre il 10%. Domani ci aspetta uno spostamento molto lungo, dovremo percorrere parecchi km, dormiremo al Letaba.
Ottavo giorno:
Parco Kruger
Ippopotamo al parco Kruger
Siamo già in viaggio da quasi 2 ore e ancora non abbiamo visto nessun animale nuovo, solo animali dotati di corna e zebre. Rientriamo per la colazione, sempre al solito self service, spendendo 70 rand a testa. Mangiamo tanto perché di solito saltiamo il pranzo; stiamo finendo la colazione quando ci avvisano che davanti al campo c’è un ippopotamo che sta mangiando. Non ne abbiamo ancora visto nemmeno uno e ci precipitiamo tutti fuori. Davanti al campo c’è un fiume dove alcuni tipi di animali vivono o vengono ad abbeverarsi. Nel fiume vive un ippopotamo. Ci concediamo un po' di tempo per stare seduti e rilassarci osservandolo. Come già detto oggi ci aspetta lo spostamento più lungo, bisogna essere al campo successivo entro le 6 di sera e non si può sgarrare.
Spostandoci un po’ più a nord, vediamo il trasformarsi del paesaggio della savana: è veramente vario. Quello a sud è tutto una sterpaglia e alberi e vegetazione secca (per fortuna siamo nella stagione secca; non oso pensare come dev'essere nella stagione verde, non si deve vedere niente se non la strada… ). Arrivati a metà del parco (è circa grande come il Friuli), per intenderci nella zona del campo chiamata Satara, ci troviamo davanti quella che per noi è la vera savana, o per lo meno come ce la immaginiamo noi… La vegetazione è molto più bassa ed essendoci molto meno arbusti si ha una visibilità lontanissima. Come conseguenza vediamo una savana piena di vita, e per la prima volta incontriamo tantissimi elefanti. Maestosi!
Ne vediamo un gruppo scendere ad abbeverarsi. Sono bellissimi, c’è il maschio del branco che è enorme e per mia gioia ci sono anche gli elefantini, piccoli e simpatici da vedere; alcuni fanno il bagno ma qualcuno rimane sempre all’erta per scorgere segnali di pericolo. Starei ore e ore ad osservarli, studiare il loro comportamento, ma la distanza elevata c’impone di proseguire il viaggio e di continuare la ricerca di nuovi animali. Meritano senz’altro una menzione i tantissimi tipi di volatili e di uccellini che vediamo: alcuni sono piccoli ma con colori meravigliosi; vediamo anche rapaci, avvoltoi girare in tondo, segno che forse sotto di loro qualche animale ha finito la sua esistenza e qualcuno grazie a questo la sta continuando. Rincontriamo animali gia visti: zebre, giraffe, elefanti..ma ogni volta sono talmente belli e maestosi che continui a fotografarli. Sono tutti molto tranquilli e spesso t’ignorano, ma è comunque utile adottare le dovute cautele e non attirare troppo la loro attenzione per non innervosirli o farli scappare via prima del tempo. Alcune volte li abbiamo visti veramente da vicino, una volta abbiamo quasi rischiato d’investire una giraffa. Meno male che si va piano e che, nel caso della giraffa, sia uscita da dietro l’albero prima con la testa e poi con le gambe dandoci il tempo di frenare.
Puntualmente arriviamo al campo scelto in anticipo dall’Italia, il Letaba (32 € a coppia) e, appena entrati, paghiamo la nostra tassa. I campi più o meno sono tutti uguali, alcuni più grandi, altri più piccoli. Al Letaba ne approfittiamo per fare il bucato e con l’asciugatrice riusciamo ad avere tutto pronto per il mattino seguente. Siamo un po’ cotti, non si può certo definire una vacanza all’insegna del riposo e del dolce far niente, ma a noi piace così. Il prendercela comoda si rivela un piccolo errore: arriviamo alle 20.15 e il ristorante chiude alle 21. Scopriamo così che orde di turisti affamati arrivati prima di noi si sono mangiati quasi tutto e noi dobbiamo accontentarci di quello che è rimasto.
Domani mattina non faremo la solita levataccia alle 5.30 visto che il prossimo campo, l’Olifante, non è molto distante e, a giudicare dalla tabella degli avvistamenti che si può controllare ogni sera all’ingresso del campo, deduciamo che rimanendo in zona e con un po’ di fortuna possiamo vedere tanti animali fra cui leoni, leopardi, ghepardi, iene ecc.
Nono giorno:
Parco Kruger
Giriamo su e giù per le stradine del parco nella speranza di fare qualche incontro nuovo. Il rinoceronte e l’elefante li abbiamo visti, mancano all’appello il bufalo, il leone e il leopardo. Rivediamo animali già visti fino a che. arrivando vicino ad un fiume, ci troviamo letteralmente davanti, in mezzo alla strada, una mandria di bufali. Sono così vicini che io ho un po’ di paura, le loro corna non passano certo inosservate. Abbiamo deciso di cambiare ritmo e quindi arriveremo al campo nel primo pomeriggio per mangiare e riposare un po' con l’obbiettivo di prenotare il safari notturno! Credo che questa sia la soluzione migliore: all’Olifante hanno il safari con partenza alle 16.30 e rientro alle 19.30 circa mentre in altri campi la partenza è prevista per le 17.30. Non è una cosa da sottovalutare perchè in questo modo si ha 1.30 di luce in più e maggiore possibilità di avvistare animali.
Arriviamo all’Olifante (59 € a coppia) ed è già ora per prepararci per il safari (115 rand a persona, circa 13 euro). Saliamo sul camioncino adibito al safari: è tutto aperto e vi consiglio di portarvi dietro una giacca per l’escursione termica che si avverte al calar del sole, anche se loro ti provvedono una coperta che alla fine si rivela utile. Ammiriamo quelli che definiamo ormai i "soliti" animali (giraffe, impala e simili) poi, improvvisamente, appare davanti a noi famiglia al completo di iene con tanto di piccoli. Hanno al massimo tre mesi e sembrano delle palle di pelo morbidissimo (anche se non li ho accarezzati). Sembrano adorabili anche se da grandi diventeranno più bruttini e con l’occhio maligno come i loro genitori. C’è la loro tana protetta da un vecchio ponte in disuso e la mattina dopo, ripassando per quel fuori pista, li troviamo intenti a prendere il latte. Emozionante.
Proseguendo il nostro safari costatiamo che, al tramonto del sole, tutto svanisce. L’autista, che è poi la stessa persona che avvista gli animali, prende un faro e lo inizia a muovere avanti e indietro sul suo lato per trovare animali che vagano nel buio o che sono seminascosti. Riusciamo a vedere benissimo la janetta e la civetta che, a differenza del nome che può far pensare ad un uccello, è invece una sorta di piccola puzzola carnivora appartenente alla famiglia dei mustelidi. Vediamo anche il jackal cioè lo sciacallo alla ricerca di qualche carogna; incontriamo un ippopotamo che vaga brucando erba anche se sappiamo che non si allontanano mai troppo dal fiume. Rientriamo carichissimi ma dispiaciuti perché nemmeno questa volta siamo riusciti a vedere il leone.
Ceniamo nel self service e poi subito a nanna. Domani daremo il saluto al parco Kruger e ci dirigeremo in Mozambico.
Decimo giorno:
Parco Kruger - Nelspruit
Scimmie a pranzo al Kruger
La mattina odierna è dedicata all’ estremo tentativo di vedere i felini (leoni, leopardi e ghepardi) e siamo decisi che, salvo l’estrema possibilità di vedere una giraffa fare capriole in mezzo alla strada o un elefante fare le piroette, non ci fermeremo più a fotografarli usando tutto il tempo rimasto alla ricerca dei leoni. Incontriamo di nuovo quasi tutti gli animali, diamo loro l’ultimo saluto veloce quando, ad un tratto, quattro leonesse ci attraversano in lontananza la strada. Dopo due minuti sono già scomparse dalla nostra visuale in mezzo alla sterpaglia. Proseguiamo la nostra ricerca e ci imbattiamo in quattro - cinque macchine accostate ad un lato della strada: di sicuro c’è qualcosa d’interessante! Con il tempo ognuno di noi impara a sfruttare gli occhi altrui: molte volte quest’opera di solidarietà e di sfruttamento altrui dà dei buoni risultati. Nel caso specifico vediamo un’impala a cavallo di un tronco d’albero: probabilmente era il pranzo di un leopardo che, disturbato dalla gente, è sceso e si è nascosto fra le sterpaglie ad un paio di metri dall’albero. Lo cerchiamo con il binocolo, vediamo forse l’ombra ma non riusciamo a vederlo con nitidezza. L’impala sull’albero è di grande effetto. Ripartiamo e una macchina che procede in senso contrario ci ferma e ci dice che più avanti troveremo i leoni. Grazie a questa segnalazione cambiamo il nostro itinerario fiduciosi. Dopo una ventina di minuti e qualche dubbio, il nostro sogno si avvera: davanti a noi ci sono tre leonesse e un leone che riposano sul ciglio della strada. Foto su foto immortaliamo il momento. Adesso possiamo lasciare il Kruger soddisfatti.
Uscendo dal parco ci dirigiamo verso Nelspruit dove dobbiamo riconsegnare le auto prese a noleggio. Sempre da Nelspruit parte l’autobus notturno (165 rand a testa) prenotato dall’Italia con la compagnia Intercape (www.intercape.com) che ci porterà a Maputo in Mozambico. Ai bordi della strada provinciale ci sono tranquillamente mucche, pecore e bambini e alcune volte rischiano attraversandola pericolosamente. Siamo consapevoli che ci lasciamo questo mondo per conoscere nuovi luoghi, per dare ai nostri occhi nuovo cibo di cui cibarsi, ma il cuore un po’ ci piange. Il mondo animale ci ha veramente toccato e affascinato ed è triste pensare come l’uomo nel tempo ha rovinato tutto e molti di essi siano a rischio di estinzione. La nostra speranza è che i locali capiscano sempre più che gli animali portano turismo e quindi soldi, e che si prendano cura degli animali invece di ucciderli e cacciarli. Gli animali sono un vero tesoro come la loro terra!
Arriviamo a Nelspruit che è già buio. La consegna delle auto e la fermata dell’Intercape sono veramente vicine, separate da sole tre vie. Prima di consegnare le auto (sono circa le sette di sera ) e di ritrovarci a zonzo per la città con gli zaini in spalla, preferiamo cenare e poi trovarci un posto da dove non muoverci più. La guida ci avvisa che le città hanno un tasso di criminalità elevato e che i bianchi non sono molto ben visti, quindi preferiamo non dare troppo nell’occhio. In zona c’è un ristorante italiano (anche se d'italiano ha solo il nome!). Parcheggiamo un po’ dubbiosi all’idea di lasciare le auto incustodite piene di bagagli. Chiediamo ad una guardia che ci rassicura dicendoci che darà un’occhiata. Mentre mangiamo (lo scopriremo dopo) un uomo ci lava entrambe le auto, e vi posso garantire che dopo le strade impolverate del Kruger ne avevano veramente bisogno. Gli diamo la mancia e ci dirigiamo per la consegna delle auto. Le lasciamo come da accordi visto che sono le 10 di sera e l’ufficio è chiuso, nel parcheggio del benzinaio mentre davanti all’ufficio c’è una cassetta dove introdurre le chiavi. Seguiamo alla lettera le indicazioni e, mentre stiamo per allontanarci, la guardia del benzinaio ci chiama: capiamo subito, vuole la sua mancia per far sì che le auto arrivino incolumi fino al mattino. Per fortuna si accontentano veramente di poco...
La cascata del Blyde River Canyon
Attraversiamo con i nostri zaini le strade che ci portano alla fermata dell’autobus. Non ci aspettavamo una sala d’attesa dotata di tutti i comfort ma almeno una pensilina un po’ riparata e con qualche sedia; invece non c’è niente di niente! E quando scrivo niente intendo niente, nemmeno il cartello con la scritta fermata che almeno ti dia la conferma che sei nel posto giusto. Quindi non abbiamo alcuna certezza se non quello che ci dicono le persone della zona. Qualcuno ci ha detto che possiamo andare ad aspettare nella hall dell’hotel di fianco. Visto il buio, l’orario e quanto letto sulla pericolosità di qualsiasi città seguiamo il consiglio. Meglio non osare troppo. Proviamo: è veramente un hotel di lusso, domandiamo il permesso e ci dicono di sederci in un angolo senza fare troppa confusione. Tutto va bene pur di non stare fuori al freddo fino alle 3 di notte.
Verso le 23.30 il guardiano notturno dell’hotel ci viene a chiamare dicendoci che il nostro autobus sta partendo. Gli spieghiamo che il nostro direzione Maputo passerà più tardi e lui ne approfitta per dirci che dobbiamo andarcene o pagare il servizio. Paghiamo pur di non stare fuori al freddo, subito spara una cifra un po’ alta consapevole del fatto che non abbiamo alternative, ma noi contrattiamo. Alla fine paghiamo 23 rand a testa. Aspettiamo fino alle 2.30 e poi continuiamo l’attesa fuori a bordo della strada. Ci mettiamo in formazione impala: tutti i bagagli al centro e noi tutt’intorno. Speriamo bene. L’attesa è molto stancante e la notte fredda. Alle 3. 25 il bus arriva. La gente sull’autobus dorme. Troviamo il nostro posto e subito il controllore ci porta una tazza di buon tè per scaldarci. Poco dopo sprofondiamo nel sonno: quando riapriamo gli occhi siamo in Mozambico!
Se non vi interessa visitare il Mozambico, potete proseguire comodamente l'itinerario in Sudafrica
Undicesimo giorno:
Nelspruit - Blide River Canyon Nature Reserve (km 100 circa)
Alle 7.45 prendiamo l’autobus (sempre dell’Intercape, tel. 0861 287287; circa 650 metical a testa) che da Maputo ci porterà a Nelspruit. E’ un’ottima compagnia, a mio avviso affidabile e quasi di lusso; ti senti controllato e guidato al passaggio della frontiera e ti fanno anche il chek - in ai bagagli con tanto di biglietto da riconsegnare al momento del ritiro dello zaino. Alle 12.00 circa siamo di nuovo ufficialmente in Sudafrica.
A Nelspruit ritorniamo di nuovo all’ufficio della Tempest (www.tempestcarhire.co.za o www.sixt.com) per noleggiare un pulmino calcolando anche lo spazio per gli zaini. Ci danno un Wolsvagen rosso e molto capiente (spendiamo 160 € a coppia per tre giorni. Attenzione: se riconsegnerete il mezzo anche solo con un minimo ritardo vi addebiteranno un giorno intero). Ci dirigiamo verso le montagne dove la temperatura si abbassa di nuovo. Abbiamo deciso di visitare il più possibile e di vedere il Blide River Canyon Nature Reserve, una riserva naturalistica di circa 26.000 ettari che si visita in automobile seguendo i vari percorsi lungo il margine del canyon e facendo una sosta nei principali punti panoramici. Ci dirigiamo quindi a nord verso Graskop e ci fermiamo ad ammirare i vari panorami tipo il Pinnacle, la God ’s Window (detta la finestra di Dio per l’altezza molto elevata).e altri di cui non ricordo il nome. Abbiamo cambiato completamente paesaggio per l’ennesima volta rendendo ancora più vario il nostro viaggio. Siamo indecisi su dove passare la notte e decidiamo di avvicinarci il più possibile alle Bourke’s Luck Potholes (la guida le descrive come bizzarre buche scavate nella roccia dai mulinelli dei fiumi; dalle foto viste sembrano veramente caratteristiche e noi vogliamo vederle).
Arriviamo a Graskop (1450 mt), una cittadina molto anonima, ma noi ci dobbiamo solo mangiare e dormire quindi va benissimo. Confrontiamo i prezzi di alcuni B&B e capiamo subito che lo standard è un po' elevato per quello a cui siamo abituati, ma non c’è tanta scelta. Optiamo per il B&B Autumn Breath (217 Graskop 1270; 420 rand, circa 49 euro la camera doppia colazione inclusa). I proprietari sono una coppietta molto molto gentile sui cinquant’anni e ci portano una bella cioccolata calda per riscaldarci. Su loro consiglio andiamo a mangiare al The loco pub grill: è una vecchia stazione ferroviaria commerciale adibita a ristorante e arredata a metà fra il country e il vintage e le persone che la frequentano sembrano essere rimaste ferme nel passato, quando ancora ci passavano i treni carichi di tronchi. Atmosfera strana, suggestiva anche se sembra di essere in un libro di King. Siamo gli unici clienti e mangiamo abbastanza bene spendendo 100 rand a testa.
Dodicesimo giorno:
Graskop - Ravensport (km 600 circa)
Prima della partenza ci dedichiamo alle compere. Ci sono le bancarelle dei locali e dei veri e propri negozi di tutte le sorti. Passando davanti alla strada del ristorante di ieri ne troviamo uno molto bello di artigianato locale che vende tessuti con stampe tipicamente locali dai colori bellissimi. Non sono proprio economici ma non vogliamo pentirci in seguito di non averli presi.
Nella tarda mattinata partiamo per il Bourke’s Luck Potholes (ingresso al parco: 20 rand a testa). E’ veramente uno spettacolo bellissimo, forse unico, maestoso. Queste pozze in fondo al canyon sembrano in certi punti delle vere e proprie piscine naturali.
Riprendiamo il nostro viaggio di rientro direzione Joannesburgh. Ha un po’ il gusto della frontiera questa giornata,viaggiando in mezzo a paesaggi incontaminati, fattorie stile far west e cieli macchiati di nuvole che sembrano non avere fine. Passiamo alla periferia Pretoria, ma ormai è buio e non vediamo granchè. Arriviamo a Ravensport, ma quando iniziamo a cercare un posto dove dormire è gia buio e ogni volta che chiediamo tutti ci rispondono che sono già pieni. Dopo varie peripezie troviamo da dormire all'hotel Oudespoor ( 10 Jackson Street, P.O. BOX 4900; 350 rand a camera con abbondantissima colazione). Il posto è buono e i proprietari sono molto gentili e disponibili..
Tredicesimo giorno:
Ravensport - Joannesburgh (km 200 circa)
Decidiamo di visitare una riserva di ghepardi, la De Wild Cheeta Research Centre, così potremo vedere i ghepardi da vicino facendo un piccolo safari (165 rand a coppia). All’inizio ci spiegano che prima la riserva, essendo il ghepardo un’animale a rischio elevatissimo d’estinzione, era sovvenzionata dallo stato; con il tempo, visto che sono riusciti a far riprodurre i ghepardi in cattività e il loro numero si è alzato, lo stato ha smesso di dare i finanziamenti per cui sono stati costretti ad aprire al pubblico per potersi finanziare. Vediamo alcuni esemplari di ghepardi chiusi nelle gabbie vicino all’entrata e scopriamo che miagolano come i gatti.
Saliamo su un camioncino aperto tipo autobus e iniziamo il giro dell’intera riserva. Noi credevamo di fare un safari come quello fatto nel Kruger mentre si tratta di un giro - studio nel senso che ci fermiamo e riceviamo un esauriente e noiosissima spiegazione ad ogni gabbia o recinto e davanti ad ogni animale di razza diversa: piccoli felini della savana, gatti selvatici, avvoltoi, iene, licaoni, struzzi e di nuovo altri ghepardi. Quest’ultimi sono in grande recinto ed sono liberi, e questo ci permette di fare delle belle foto senza la rete in mezzo. Alla fine del giro, pagando è possibile farsi fotografare con un esemplare di ghepardo molto docile che è stato usato anche per alcuni film. Si pagano 300 rand per un gruppo composto da 3 persone.
Possiamo davvero dirci soddisfatti e riprendiamo di corsa il viaggio di rientro direzione aeroporto. Riconsegniamo l’auto e ci prepariamo alle ore d’attesa prima dell’imbarco. E’ praticamente finita...Arrivederci Africa: la tua natura ha lasciato un segno nei nostri cuori. Rietriamo anche se già sognamo il prossimo viaggio.