Da qualche anno io e mio marito sognavamo di visitare
l’Argentina, terra caratterizzata da spazi infiniti e da paesaggi
grandiosi e
vari. Ed eccoci, dopo un po’ di sacrifici, sull’Airbus 340 diretto a
Buenos
Aires. E’ impossibile descrivere a parole la gioia, l’emozione e la
soddisfazione provata per essere riusciti a raggiungere questo tanto
desiderato
obiettivo.
Il tempo a disposizione purtroppo è poco, solo 17 giorni che abbiamo
sfruttato
al massimo per poter vedere più cose possibili, toccando numerosi punti
di
interesse turistico e naturalistico (e scegliendo di evitare Iguazu per
motivi
di tempo e perché abbiamo ritenuto che fosse una meta accessibile
durante un
eventuale futuro viaggio in Brasile).
Il viaggio lo abbiamo organizzato tutto da soli, dopo aver letto guide,
riviste,
racconti di viaggio e aver passato ore e ore su internet per visitare
tanti siti
e ricavare il maggior numero possibile di informazioni su alloggi,
escursioni
possibili, trasferimenti, curiosità. Ci è stato possibile prenotare via
e-mail
solo le escursioni a Salta presso l’agenzia di viaggi Tippak; il resto
lo
abbiamo fatto in loco, giorno per giorno rischiando un po’ (infatti a
El
Calafate per poco non ci sfumava l’occasione di fare il minitrekking
sul
Perito Moreno!). Telefonicamente abbiamo invece acquistato i voli
(intercontinentali e interni) presso gli uffici di Milano di Aerolineas
Argentinas in modo da avere i voli interni a tariffe agevolate (a loro
interessa che il tuo volo intercontinentale sia effettuato con la loro
compagnia
aerea nazionale). Attenzione! Aerolineas Argentinas ha una convenzione
con Air
One per cui se, come noi, avete bisogno del volo per Roma,
specificatelo subito;
noi purtroppo l’abbiamo saputo molto tempo dopo e così abbiamo
prenotato il
volo Milano-Roma con Alitalia spendendo qualcosa in più e con il
rischio di
rimetterci i soldi del biglietto nel caso avessimo perso il volo.
Primo giorno:
Italia - Buenos Aires (volo)
Alle ore 20.30 l’Airbus 340 dell’Aerolineas Argentinas
decolla puntuale da Roma. Ci aspettano 14 ore di volo e poi finalmente
saremo a
Buenos Aires. Il tempo trascorre abbastanza velocemente, si dormicchia
un po’,
si legge, alla tv solo film in lingua spagnola e inglese. Un consiglio:
tenetevi
a portata di mano la giacca perché fa freschino e non sempre ci sono
coperte a
sufficienza, ovviamente noi siamo rimasti senza!
Secondo giorno:
Buenos Aires
Sono le 7 e atterriamo puntuali all’aeroporto internazionale
Ezeiza, ritiriamo gli zaini e cerchiamo un remis che con 65
pesos ci
accompagna all’Hotel Liberty (Av.Corrientes, in pieno microcentro, a
due passi
dalla pedonale Florida, in posizione davvero ottimale. Vi consiglio, se
possibile, di richiedere una camera che non si affacci in Corrientes
perché un
po’ troppo rumorosa anche se si è ai piani più alti. La doppia con
colazione
ci è costata 220 pesos).
La giornata è dedicata alla visita del microcentro a piedi:
passeggiamo lungo Av.Corrientes fino all’Obelisco dove si resta stupiti
nel vedere la grandiosità dell’Avenida 9 de Julio con le sue 18 corsie
e un traffico incessante di auto sempre in movimento. Visitiamo il
Teatro Colon ma ci dicono che l’interno è chiuso per restauri fino al
2008, che peccato! Proseguiamo verso Plaza Lavalle e da lì, attraverso
Av. Paranà, arriviamo al Palacio del Congreso, ispirato al Campidoglio
di Washington DC. Non ci è stato possibile effettuare la visita guidata
al Senato in quanto chiuso fino a febbraio….no comment! Proseguiamo
verso il Palacio de los Aguas Corrientes, Avenida Cordoba e ritorniamo
in Av. Florida a vedere le Galerias Pacifico. Percorriamo tutta la
pedonale fino ad incrociare l’Av.de Mayo dove ci fermiamo al Cafè
Tortoni, storico locale dove gustiamo un caffè in un’atmosfera d’altri
tempi. Si prosegue verso Plaza de Mayo, fiancheggiata dal Cabildo,
dalla Catedral metropolitana e dalla Casa Rosada che è tutta avvolta
dalle impalcature in quanto è in corso la ritinteggiatura della
facciata. Visitiamo la Cattedrale, molto bella, che ospita le
spoglie del generale Josè de San Martin, l’eroe più amato dagli
argentini, davanti alla tomba del quale alle ore 17 si può assistere al
cambio della guardia con la chiusura del cancello - e quindi della
tomba - ai visitatori. La nostra giornata termina a Puerto Madero,
situato a est del microcentro e proprio alle spalle di Plaza de Mayo: è
una zona molto bella dove si può passeggiare, ammirando gli splendidi
edifici in mattoni che un tempo erano magazzini per il deposito delle
merci e trasformati oggi in lussuosi appartamenti, moderni uffici e
ristoranti di classe. Abbiamo visitato la Fregata Sarmento, veliero
lungo 85 m che ha circumnavigato il mondo una quarantina di volte senza
mai essere coinvolto in battaglia. Cena al ristorante La Cabalerizza,
78 pesos in due, dove abbiamo gustato un ottimo asado de tira.
Buenos Aires è una città caotica, rumorosa, piena di smog, di gente
che cammina velocemente lungo le immense strade ma è molto bella e
affascinante.
Terzo giorno:
Buenos Aires - Tigre (delta del Paranà) - Buenos
Aires
Alla reception dell’hotel prenotiamo un city tour in bus
in modo da poter visitare in poche ore, senza perdere troppo tempo, i barrios
più periferici quali Palermo, San Telmo, Barrio Norte, La Boca e il
Caminito,
lo stadio della Bombonera, Recoleta, il tutto per 70 pesos in due. E’
stata
un’ottima idea sia perché la guida ci ha svelato molte informazioni,
consigli, curiosità, sia perché, se avete poco tempo come noi, potete
comunque
godere appieno della bellezza di questi luoghi.
A pranzo una gustosa empanada e poi si riparte verso Tigre,
un
sobborgo a circa 30 km da B.A. che si trova sul delta del fiume Paranà,
raggiungibile in bus o con il Tren de la Costa che parte dalla stazione
Retiro.
Consiglio di fare questa escursione perché molto bella e suggestiva:
arrivati
al fiume si prende una lancia che naviga lungo i canali alla scoperta
di case
costruite su palafitte e ville d’epoca coloniale immerse in una
vegetazione
rigogliosa.
Di ritorno a B.A., ceniamo al ristorante Los Immortales in Av.Lavalle,
dove
assaporiamo un fantastico bife de chorizo con salsa chimichurri e
un lomo y
pimento che qui in Italia così buono non lo trovi ; il tutto per 61
pesos a
coppia.
Quarto giorno:
Buenos Aires - Trelew - Punta Tombo - Puerto Madryn
Che levataccia! Alle 5.40 abbiamo il volo per Trelew così di
buon ora prendiamo un remis che ci accompagni all’aeroporto
nazionale
Newberry meglio conosciuto come Aeroparque. Vediamo un’altra faccia di
B.A.:
poche auto in giro, gente che dorme lungo le strade, ragazzi che
trascinano un
carretto pieno di cartoni raccolti durante la notte in giro per la
città che
poi rivenderanno per guadagnarsi qualche soldo per mangiare.
Dal finestrino dell’aereo si ammira il paesaggio sottostante,
un’infinita
distesa verde di campi coltivati e non, con qualche agglomerato di case
qua e là:
è la pampa. D’un tratto il paesaggio si fa più arido e selvaggio,
inizia la
Patagonia.
Alle 7.45 arriviamo a Trelew, ci sono 25° C, c’è nuvolo e ovviamente
c’è vento. Qui ci aspetta l'incaricata della Europcar che ci consegna
l’auto presa a noleggio (tutte le pratiche sono state fatte in Italia
via internet, ricordatevi la patente internazionale da farsi alla
Motorizzazione Civile o all’ACI). E’ una Volkswagen Gol con aria
condizionata e radio che, nonostante avesse un basso chilometraggio,
necessitava di una bilanciatura e di una convergenza urgenti! Chiaro,
su quelle strade! E sì, perché poche sono quelle asfaltate, la maggior
parte sono sterrati in ripio (ghiaia) con alcuni punti
sabbiosi, impraticabili se piove, dove si può guidare alla velocità
massima di 50 - 60 km/h. Strade piene di curve, di saliscendi, di
dossi; fate molta attenzione quando incrociate altre vetture, i sassi
che possono essere lanciati diventano proiettili! Facciamo il pieno con
56 pesos (mi raccomando, non dimenticatevi di farlo o rischierete di
restare a piedi inutilmente perché i distributori sono pochi e
collocati a grandi distanze l’uno dall’altro) e ci dirigiamo verso la Reserva
Natural de Punta Tombo, percorrendo la RN 3, la cosiddetta
Panamericana, che parte dall’Alaska e termina ad Ushuaia, a Baia
Lapataia. Il paesaggio che si può ammirare è di una bellezza
ineguagliabile; proseguiamo il nostro itinerario lasciando la RN 3 per
prendere la RN 1, per un breve tratto asfaltata e poi sterrata fino ad
arrivare a Punta Tombo (ingresso alla riserva 20 pesos a persona).
Incontriamo subito centinaia di pinguini di Magellano, dall' aspetto un
po’ buffo: ti vengono incontro, dormicchiano al sole, si riposano
all’ombra delle loro tane, si tuffano nell’acqua fredda dell’oceano e
si lasciano trasportare dalle onde; alcuni, forse più freddolosi,
arrivano appena a toccare l’acqua e poi indietro di corsa quasi a dire
“che fredda, io qui non entro!”. E’ fantastico! Percorriamo il sentiero
circondati da pinguini, da guanachi, da centinaia di uccelli e nandù
senza accorgerci che il tempo scorre inesorabilmente e dobbiamo
ritornare, ci aspettano ancora molti km per arrivare a Puerto Madryn
dove ci fermeremo a dormire all’Hotel Carrera (doppia con colazione 130
pesos al giorno) in ottima posizione, lo consigliamo. Cena a base di
pesce al ristorante Caccaros : 58 pesos in due.
Quinto giorno:
Puerto Madryn - Penisola Valdes - Puerto Madryn
Oggi ci aspetta una giornata molto impegnativa ma sicuramente
emozionante: il giro completo della Penisola Valdes. La giornata è
bella, c’è
il sole e 30° C. Partiamo alle 8 e ci dirigiamo verso Puerto
Piramides, l’unico
villaggio della penisola, da dove si possono osservare le balene (a
gennaio però
le balene non ci sono); a pochi km c’è Punta Piramides dove è possibile
vedere una colonia di lobi marini de un pelo, conosciuti anche come
leoni
marini, che si rilassano al sole. Proseguiamo lungo la RP 2 verso
l’ingresso della riserva (35 pesos a persona)
e verso il Centro de Interpretacion dove chiediamo informazioni e
ammiriamo il
panorama su entrambi i golfi: San Josè a nord e Golfo Nuevo a sud. A 76
km da
Puerto Piramides si trova la suggestiva località di Punta Delgada,
dove
è possibile osservare colonie di elefanti marini e leoni marini. Il
paesaggio è mozzafiato; il vecchio faro e gli
edifici adiacenti sono stati trasformati in un lussuoso albergo -
ristorante. Proseguiamo, a 43 km a nord di Punta Delgada, verso Punta
Cantor e Caleta
Valdes, un’insenatura formata da una striscia di terra lunga circa
32 km
che corre parallela alla costa dando origine ad uno specchio d’acqua in
cui il
mare scorre liberamente al ritmo delle maree e dove è possibile
osservare un
gran numero di uccelli, pinguini, elefanti marini, otarie, delfini,
orche.
Infine, a 47 km a nord di Caleta Valdes, troviamo Punta Norte,
le cui
spiagge ospitano colonie di elefanti marini. E' interessante recarsi
qui quando
c’è alta marea perché si possono avvistare le orche che si avvicinano
alla
spiaggia in cerca di prede. Da Punta Norte la RP 47 ritorna a Puerto
Piramides abbandonando la costa e
inoltrandosi all’interno, offrendo la possibilità di incontrare i
guanachi,
la martineta, i nandù, gli armadilli, le mucche, le pecore e tanti
cavalli
selvaggi allo stato brado: è tutto così meraviglioso! Fermiamo la
macchina,
scendiamo, siamo soli in questa immensa distesa di campi aridi e
selvaggi,
avvolti dal silenzio, dalla solitudine, dalla tranquillità di questi
luoghi,
con il vento patagonico che soffia ininterrottamente sotto un cielo che
ha dei
colori meravigliosi. Rientriamo a Puerto Madryn che sono ormai le 19,
siamo stanchi ma pieni di gioia
per le bellezze che abbiamo potuto vedere. Un forte temporale si
scatena
all’improvviso proprio mentre cerchiamo di raggiungere il ristorante
Ambigù,
molto carino, cena buona. Qui il tempo è davvero instabile, cambia
repentinamente e gli acquazzoni durano poco ma sono davvero violenti.
Sesto giorno:
Puerto Madryn - Trelew - Gaiman - Ushuaia
Prima di lasciare l’hotel, cerchiamo di dare alla nostra auto
un aspetto decente, è infatti sporchissima, piena di polvere, con le
portiere
che restano appiccicate e si aprono a fatica, stasera dobbiamo
riconsegnarla.
Partiamo alla volta di Trelew dove facciamo un giro in città,
visitiamo
il museo paleontologico E. Feruglio molto interessante e ben
organizzato, con
esposizioni di dinosauri, fossili di piante e di pesci. Ripartiamo
verso Gaiman, una simpatica cittadina a 15 km da Trelew
fondata dai gallesi alla fine del 1800, che conserva le sue antiche
costruzioni
coloniali di pietra e le case da thè dove, di pomeriggio dopo le 15, in
un’atmosfera ottocentesca, ci viene servita la bevanda accompagnata da
torte e
dolci squisiti e altamente calorici, tra cui la famosa torta galesa.
Visitiamo la Ty Nain, dalle pareti bianche ricoperte di edera
rampicante:
all’interno vi è un piccolo museo che raccoglie autentici manufatti
gallesi
molti dei quali provengono dal brigantino Mimosa che nel 1865 portò i
primi
gallesi in questi luoghi solitari e desolati. A Gaiman è molto
interessante
anche il Parque El Desafio, creato da Joaquin Alonso, il “Dalì del
riciclaggio”, interamente costruito con materiale da riciclo quale
bottiglie,
lattine, tubature, vetro ecc. ed entrato a far parte del Guinness dei
Primati
nel 1998. Ritorniamo all’aeroporto di Trelew, dove incontriamo
l'incaricata della
Europcar alla quale riconsegnare l’auto. Ci sediamo in sala d’attesa e
dopo
pochi minuti ci informano che il nostro volo subirà ritardo: si partirà
alle
21 anziché alle 18.30 (a sua volta modificato il giorno prima!). Ci
godiamo
così il tramonto, che è spettacolare, e salutiamo con tristezza questa
parte
di Patagonia che ci ha lasciati senza fiato, emozionati e tanto
soddisfatti. Un paio d’ore di volo e atterreremo ad Ushuaia, la ciudad
mas austral del
mundo! Alloggeremo all’Hosteria Malvinas, in ottima posizione, dove
troviamo pulizia, cordialità, disponibilità al prezzo di 525 pesos la
doppia
con colazione per un totale di 3 notti: ve la consigliamo.
Settimo giorno:
Ushuaia - navigazione canale Beagle - Ushuaia
Usciamo di buon ora per vedere quale escursione riusciamo a
prenotare e ci dirigiamo direttamente al porto dove ci sono i vari
chioschi
delle diverse compagnie turistiche che organizzano le più svariate
escursioni
marittime. Alla Tolkeyen prenotiamo la navigazione del canale di Beagle
in
catamarano fino all’estancia Harberton (costo 350 pesos a coppia): è la
più
lunga ma sicuramente la più completa. Si parte alle 9.30, il cielo è
parzialmente coperto, fa freddo ma ci fermiamo
tutto il tempo sul ponte esterno per poter ammirare il meraviglioso
paesaggio e
scattare tantissime foto ai cormorani, ai lobi de dos pelo (più
rari
rispetto a quelli visti in Penisola Valdes e a rischio di estinzione),
ai
pinguini di Magellano, agli albatros e a numerose altre specie.
Passiamo davanti al faro Les Eclaireurs che segna l’ingresso all’area
del
porto di Ushuaia e ricorda il luogo dove naufragò nel 1930 la nave
Monte
Cervantes; all’estancia Remolino con il relitto del bastimento Monte
Sarmento;
a Puerto Williams in Cile; proseguiamo fino all’isla Mirtillo
(Pinguinera) e
finalmente arriviamo all’estancia Harberton, la più antica dell’isola,
a 85
km da Ushuaia, fondata dal reverendo Thomas Bridge e oggi gestita dal
pronipote.
Qui regnano la pace e il silenzio più assoluti, siamo immersi nella
natura, che
relax! Thomas, 13 anni, appartenente alla sesta generazione dei
Bridges, ci
accompagna a visitare l’estancia: ne vale veramente la pena. Al termine
della
passeggiata, c’è la possibilità di gustare gli ottimi dolci preparati
da
loro. Rientrati ad Ushuaia passiamo all’Ufficio Turistico dove una
simpatica e molto
disponibile signora ci fornisce un sacco di materiale, risponde alle
nostre
curiosità e ci timbra il passaporto, confermando così che siamo stati
nella
città più australe del mondo! Passeggiamo per il centro e ci
organizziamo per
i giorni successivi: ci piacerebbe visitare il Parque Nacional Tierra
del Fuego
e i laghi Fagnano ed Escondido. L’agenzia Canal Fun ci permetterà tutto
questo, facendoci divertire e sfruttando tutto il poco tempo a nostra
disposizione, ve la consiglio. Questa sera cena al Volver,
un ristorante molto particolare con vista sul canale di Beagle dove si
mangia
divinamente: tutto a base di centolla con un ottimo chardonnay e dolce
tipico a
120 pesos (e ci hanno offerto anche un bicchiere di champagne, il modo
migliore
per celebrare la conclusione di una giornata fantastica in una terra da
sogno).
Ottavo giorno:
Ushuaia - Parque nacional Tierra del
Fuego - Ushuaia
Ore 8.30: il pulmino di Canal Fun ci passa a prendere
all’ostello. Ci dirigiamo verso il Parque Nacional Tierra del Fuego,
a
una decina di km da Ushuaia. Siamo 8 persone: noi, due francesi, due
canadesi e
due ragazzi di Buenos Aires ed è stato divertente confrontarsi con loro
e
chiacchierare. Arriviamo a baia Ensenada dove inizia il nostro
trekking
lungo la Senda Costera, un sentiero di 6,5 km che serpeggia lungo la
baia che un
tempo ospitava gli Yamanà e lungo il quale si possono ammirare la
tipica
vegetazione subantartica o andino patagonica e numerose specie animali
(uccelli,
castori, lepri, picchi, ecc.) Purtroppo oggi il tempo non è clemente e
piove
per tutta la durata del cammino. Il sentiero è semplice e non
difficoltoso, lo
consiglio perché si è a stretto contatto con la natura e si può godere
di
paesaggi mozzafiato. Al termine del sentiero ci aspetta il pulmino che
ci porta
al lago Roca, pochi km più avanti, dove ci fermiamo per il pranzo
(improvvisiamo un asado e pranziamo sotto ad una tenda). Nel
pomeriggio, a bordo
di due piccoli kayak, pagaiamo nel lago e lungo il rio Lapataia fino ad
arrivare
alla famosa Baia Lapataia, dove termina la RN 3 che si snoda
per 3242 km
da Buenos Aires. E’ stato piuttosto faticoso ma molto divertente e i
panorami
che si possono ammirare lungo il percorso ti lasciano senza fiato, i
colori ti
affascinano, il silenzio e la tranquillità di questi luoghi ti
ammaliano. Finalmente esce il sole, qui il tempo è davvero variabile,
cambia ogni ora per
questo è consigliabile vestirsi a cipolla. Rientriamo ad Ushuaia verso
sera e
dopo una rigenerante doccia calda usciamo a fare un po’ di shopping e a
cena
al ristorante Bodegon fuegino dove mangiamo discretamente. Qui ad
Ushuaia le giornate sono molto lunghe in questa stagione (gennaio),
alle
23 c’è ancora chiaro ma non siamo ancora riusciti ad ammirare la volta
celeste dell’emisfero australe e la Croce del Sud.
Nono giorno:
Ushuaia - laghi Fagnano e Escondido - Ushuaia - El
Calafate
Alle 8.30 il fuoristrada di Canal Fun ci raggiunge all’ostello
per portarci ai laghi Fagnano ed Escondido. Arriviamo al Passo
Garibaldi e, anziché proseguire per la RN 3, deviamo lungo
quella che era la vecchia RN 3, non asfaltata, fiancheggiata da grandi
pareti
rocciose, che scende lungo ripidi tornanti fino ad arrivare al lago
Escondido con il lago Fagnano sullo sfondo: è meraviglioso!
La cosa più bella è
stata raggiungere questi posti incantevoli attraverso strade
secondarie, in
mezzo ai boschi e lungo le rive del lago, potendo osservare i
cambiamenti
repentini del lago a seconda delle condizioni meteorologiche: da
azzurro e
tranquillo specchio d’acqua si è trasformato in un minaccioso piccolo
mare in
tempesta con le onde che si increspano in seguito all’aumentare della
forza
del vento. Suggestivo anche il pranzo in una capanna in riva al lago
dove
abbiamo improvvisato una parrilla! Lungo la strada del ritorno, ci
fermiamo in
un locale molto insolito alle porte di Ushuaia: il Kuar, dove si può
sorseggiare la loro birra fatta in casa stando comodamente seduti su
morbidi
cuscinoni ammirando il canale di Beagle. Sono ormai le 18, recuperiamo
gli zaini che l’Hosteria Malvinas gentilmente ci
ha tenuto e con un taxi (10 pesos) andiamo all’aeroporto. Ciò che
vediamo dal
finestrino dell’aereo è a dir poco spettacolare, soprattutto se ci si
siede
sul lato sx. Alle 21 circa arriviamo a El Calafate dove
restiamo stupiti
nel vedere l’aeroporto solitario in mezzo alla steppa patagonica. Con
un bus navetta (30 pesos in due) raggiungiamo la città che si trova a
23 km
circa dove alloggeremo all’Hosteria Austral (150 euro per 3 notti con
colazione), molto graziosa, pulita e in posizione centrale. Cena al
ristorante
Vera Cruz in Av.Libertador: giudizio buono. Purtroppo le agenzie sono
chiuse, domani ci alzeremo di buon ora per cercarne
una e vedere di riuscire a fare la navigazione del Lago Argentino o il
minitrekking sul Perito Moreno: speriamo in bene!
Decimo giorno:
El Calafate - Perito Moreno - El Calafate
(minitrekking)
Che paura! Per poco non ci
sfuma l’occasione di fare trekking coi ramponi sul Perito Moreno. Alle
8.15
siamo già davanti all’agenzia Hielo y Aventura, ci dicono che per il
momento
ci siamo solo noi due e così l’escursione non si fa; la signora ci
consiglia però
di aspettare mezz’oretta (nel frattempo andiamo a prenotare all’agenzia
Fernandez Campbell la navigazione per il giorno successivo) per vedere
se
qualcuno si aggiunge e così avviene, per fortuna! Siamo una decina e
con il
pulmino ci accompagnano al Perito Moreno che si trova a circa
80 km da El
Calafate. L’impatto è fortissimo: arriviamo alle passerelle, camminiamo
lungo
i sentieri per cercare una veduta sempre diversa del ghiacciaio e
restiamo senza
parole e senza fiato nel vedere una meraviglia così grande, in tutti i
sensi.
Enormi blocchi di ghiaccio si staccano ogni tanto dalla parete del
ghiacciaio e
crollano con fragore nel Canal de los Tempanos. Il cielo è parzialmente
nuvoloso ma non appena qualche raggio di sole riesce a fare capolino,
il
ghiacciaio assume una colorazione azzurra meravigliosa che contrasta
con il
verde azzurro dell’acqua del lago e il verde dei boschi circostanti.
Che
emozione e che stupore di fronte a così tanta bellezza! Alle 14.30
circa si
parte per andare sull’altro lato del ghiacciaio ed iniziare la nostra
emozionante camminata. Da Puerto Bajo de Los Sombras, con una piccola
barca,
raggiungiamo l’altra sponda del lago e, dopo un breve percorso a piedi
attraverso foreste di lenga e una breve chiacchierata di glaciologia
con le
nostre guide, ascoltiamo le ultime raccomandazioni sulla necessità di
seguire
le indicazioni impartite e di stare vicini, e raggiungiamo il bordo del
ghiacciaio. Il momento tanto atteso è arrivato, siamo emozionatissimi:
le punte
dei nostri ramponi stanno per mordere il ghiaccio azzurro del Perito
Moreno.
Un’ora e mezza di cammino, su e giù tra crepacci, gobbe, laghetti,
pinnacoli,
pozzi glaciali, il tutto sempre in totale sicurezza grazie alle nostre
guide,
esperti alpinisti, che non ci perdono di vista nemmeno un istante. Il
cielo si
è schiarito, ora c’è il sole e non fa per niente freddo; è impossibile
per
noi descrivere cosa provavamo in quei momenti, vi assicuriamo che è
stata
un’esperienza indimenticabile. Al termine del cammino, i ragazzi ci
hanno
fatto trovare nascosto dietro ad una gobba di ghiaccio, un tavolino di
legno
allestito con cioccolatini e whisky: è stata una gradevole sorpresa.
Consigli per il minitrekking: occhiali da sole, cuffia, guanti (se non
li avete, ve li danno loro), giacca impermeabile a pioggia e vento,
pantaloni comodi meglio se da trekking ma anche i jeans vanno benone,
scarponcini da trekking o robuste scarpe da ginnastica, crema solare.
Costo: 440
pesos in due, pranzo al sacco. Stanchi ma
enormemente felici torniamo in città, ceniamo al ristorante Casimiro
Biguà, davvero eccezionale (non perdetevi il
pancake con la marmellata di calafate,
è squisito!).
Undicesimo giorno:
El Calafate - Lago Argentino (navigazione) - El
Calafate
Alle 7.15 il pulmino ci aspetta per portarci a Puerto Bandera, a
45 km dalla città, dove ci imbarchiamo su un catamarano e iniziamo la
navigazione del Lago Argentino attraverso la Boca del Diablo e
il Brazo Norte
fino ad arrivare ai ghiacciai Seco, Spegazzini, Upsala, Onelli. A Bahia
Onelli
sbarchiamo e dopo una breve passeggiata nel bosco, arriviamo al
lago Onelli dove
si incontrano i ghiacciai Onelli, Bolado e Agassiz, circondati dalla
tipica
vegetazione andino - patagonica. E’ stupendo! Nelle acque del lago ci
sono tanti
piccoli iceberg che si possono raccogliere a differenza di quelli, ben
più
grossi, che ci sono vicino ai ghiacciai Upsala e Spegazzini che sono
ben
cristallizzati. E’ emozionante navigare tra gli iceberg, sembra di
essere
davvero in Antartide! Questi ghiacciai sono spettacolari per la loro
bellezza,
la loro purezza, il loro colore intenso ma soprattutto sono particolari
perché
si trovano in luoghi dove non dovrebbero esistere semplicemente perché
lì le
temperature sono troppo elevate, è come se fossimo in Italia a 800 -
900 metri di
quota! Vale davvero la pena fare questa escursione anche se c’era a mio
avviso
troppa gente. Costo: 386 pesos in due compreso il servizio bus da e per
Puerto
Bandera. Cena al ristorante Mi Viejo dove gustiamo uno spettacolare
bife
de chorizo e de lomo accompagnati da un ottimo Malbec: giudizio
ottimo.
Dodicesimo giorno:
El Calafate - Buenos Aires (volo)
Alle 10.45 decolla il nostro volo per Buenos Aires, questa volta
dobbiamo proprio dire addio alla splendida Patagonia, chissà se avremo
la
fortuna e la possibilità di tornarci ancora! Arriviamo ad Aeroparque in
orario
e raggiungiamo con un remis l’Hotel Liberty: non essendoci la
coincidenza per
Salta, dobbiamo pernottare qui e prendere il volo domani mattina, beh
non siamo
dispiaciuti, Buenos Aires è così bella, ne approfittiamo per
gironzolare
ancora un po’. Prendiamo infatti il bus n. 17 e andiamo alla
Recoleta (il
biglietto si compra direttamente sul bus, c’è la macchinetta
automatica,
funziona solo con le monete). Visitiamo la chiesa e il vicino cimitero,
molto
particolare perché le tombe sono veri e propri monumenti con sculture
di
notevole rilievo; vediamo le tombe di personaggi illustri argentini,
generali,
eroi militari, presidenti e quella che è forse l’attrazione principale
cioè
la tomba di Evita Peron. Passeggiamo poi lungo Av. Alvear, tra ville
d’epoca,
palazzi lussuosi e boutique di fama internazionale e arriviamo al
Centro
Cultural Recoleta. Ritorniamo in Corrientes e ceniamo al ristorante La
Estancia in Av. Lavalle: che posto fantastico! Cena ottima deliziata
anche da uno
spettacolo di tango: ve lo consigliamo vivamente!
Tredicesimo giorno:
Buenos Aires - Salta (volo)
Alle 5.20 arriva il remis che ci accompagna ad Aeroparque: che
sonno, la stanchezza comincia a farsi sentire! Due ore di volo ed
eccoci a Salta, la linda, tutta in stile coloniale, una vivace
cittadina nel nord - ovest andino. All’aeroporto ci aspetta Agustin, un
simpatico “gaucho” dell’agenzia Tippak, che starà con noi oggi e i
prossimi giorni. Dall’Italia avevo contattato via e - mail diverse
agenzie e Tippak mi aveva subito fatto una buona impressione,
dimostrandomi disponibilità e serietà. Lasciamo gli zaini all’ostello e
partiamo subito per una visita della città e dei dintorni (Quebrada San
Lorenzo): è davvero bellissima. Raggiungiamo con la teleferica il
Cerro San Bernardo dal quale si può ammirare uno splendido panorama
sulla città; non perdetevi la centralissima Plaza 9 de Julio con il
Cabildo, la Cattedrale ottocentesca che conserva le ceneri del generale
Guemes, la chiesa di San Francesco e il convento di San Bernardo, il
monumento a Guemes e le vie del centro, piene di negozi e ristoranti.
Soggiorniamo all’ostello Las Rejas, molto molto carino, in posizione
centrale e tranquilla, dove troviamo cordialità, disponibilità e
pulizia, il tutto per 240 pesos per 3 notti con colazione e accesso ad
internet gratuito. Ceniamo al ristorante Dona Salta, proprio di fronte
alla chiesa di San Francesco, un locale molto caratteristico dove si
viene serviti dai gauchos e la cucina è qualcosa di eccezionale. Qui
mangiamo il più buon bife de chorizo fino ad ora! Non
perdetevi le zuppe, tipico piatto salteno, le empanadas che
qui vengono cotte al forno anziché essere fritte, le humitas e
i tamales, i dolci con il dulce de leche e il
cayote, insomma la cucina argentina e in particolar modo quella
saltena sono eccezionali! Ovviamente il tutto deve essere accompagnato
dal vino, questa è proprio zona di produzione di Malbec e Torrontes.
Quattordicesimo giorno:
Salta - Jujuy - Purmamarca - Salinas Grande -
Tilcara - Humahuaca - Salta
Oggi ci aspetta un lungo itinerario di oltre 700 km, ma molto
suggestivo e affascinante che ci permetterà di scoprire un’altra faccia
di questa immensa Argentina. Partiamo verso San Salvador de Jujuy per
poi proseguire verso Purmamarca, ai piedi del variopinto Cerro
de los Siete Colores: le case bianche costruite con mattoni cotti al
sole, la chiesa seicentesca Santa Rosa de Lima e il mercato artigianale
nella piazza principale, una vera festa di colori e manufatti a buon
prezzo e alle spalle questa montagna favolosa dalle diverse gradazioni
di colore. Proseguiamo attraverso una lunga serie di tornanti a
strapiombo e risaliamo le Ande orientali fino a 4.170 m s.l.m., il
fiato si fa più corto e la testa un po’ pesante nonostante il rimedio
“poco legale” contro il malessere da altitudine che ci è stato fornito,
ma ciò che si prova quassù è davvero emozionante, che panorami
spettacolari! Scendiamo poi sull’altopiano dove troviamo Salinas
Grande, un immenso lago di acqua salata ricoperto da uno strato di
sale compatto per cui è possibile muoversi sopra. La luce è accecante,
non riesci a togliere gli occhiali e il sole è caldissimo. Alcuni
uomini, bardati dalla testa ai piedi e con il volto coperto, stanno
lavorando il sale creandone piccoli oggetti. Torniamo a Purmamarca e
proseguiamo verso Tilcara, pranziamo al ristorante Los Guestos dove
assaggio il lomo de llama (filetto di lama): buono. In piazza
c’è un altro mercato artigianale così compriamo qualche variopinto
tappeto, le sciarpe in lana di guanaco, un paio di maglioni di alpaca.
Stiamo ormai attraversando la Quebrada de Humahuaca,
dichiarata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità: lunga e
stretta, sembra una tavolozza di colori spruzzata sugli aridi pendii
delle montagne. Suggestivo il paese di Humahuaca, a 130 km da Jujuy e a
3.000 m di altezza, con le strade acciottolate, le case bianche in
mattoni, la pittoresca piazza sempre con il mercatino artigianale, la
bellissima chiesa della Candelaria e la scalinata che porta al
monumento a la Independencia. E’ ormai tardo pomeriggio, ci fermiamo
qualche minuto al passaggio del Tropico del Capricorno, segnalato da
una piccola piramide di cemento e poi, stanchi ma pienamente
soddisfatti, torniamo verso Salta dove ceneremo a base di
sorrentinos alla puttanesca (pasta simile ai ravioli) al ristorante
Mamma mia.
Quindicesimo giorno:
Salta - Cachi - Parque Nacional los Cardones - Salta
L’itinerario di oggi è tra i più spettacolari che si possano
compiere e offre la possibilità di godere appieno di fantasmagorici
panorami: andiamo a Cachi, a 146 km da Salta. Le strade sono strette,
tortuose, non asfaltate, serpeggiano intorno all’imponente Cuesta de
Obispo offrendoci un’ampia veduta su valli e picchi che sembrano
susseguirsi all’infinito, in alcuni punti viaggiamo al di sopra delle
nuvole, siamo a 3198 m. La strada gradatamente riscende a valle,
entriamo nel Parque Nacional Los Cardones dove il paesaggio
è quasi lunare e spiccano milioni di cactus cardon che sono
davvero altissimi. Percorriamo un tratto della mitica Ruta 40 e
arriviamo a Cachi, una graziosa e pittoresca città a 2280 m di
altezza, con le caratteristiche case e uno stile molto simile a quello
di Humahuaca e Purmamarca. Pranziamo in una locanda molto “rustica” e
assaggiamo il capretto, molto gustoso, accompagnato da una fresca birra
“Salta”. Oggi fa proprio caldo, il cielo è azzurro, non c’è una nuvola
e qui si respira un’atmosfera d’altri tempi: sono seduta in piazza
all’ombra di una pianta e vedo cavalli che riposano lungo le strade
alla sola ombra dei muri delle case bianchissime, gente che si
rinfresca seduta nei diversi locali circostanti la piazza. Rientrando a
Salta ci colpisce un violento acquazzone che trasforma le strade in
enormi fiumi d’acqua e fango e aumenta il rischio di frane lungo il
percorso. Arriviamo in città alle ore 18, abbiamo il tempo di farci
ancora un giretto per le vie del centro e poi andare a cena, di nuovo
da Dona Salta perché ci ha soddisfatti pienamente.
Sedicesimo - diciasettesimo giorno:
Salta - Buenos Aires - Roma (volo)
Siamo arrivati alla fine del nostro sogno: purtroppo le cose belle
hanno un inizio ma inevitabilmente anche una fine! Aerolineas ha
spostato di nuovo l’orario di partenza del volo: dalle 9 del mattino
alle 14.30 del pomeriggio per poi decollare alle 16.30! A Buenos Aires
si cambia aeroporto e da Ezeiza, alle 00.30, il nostro Airbus 340
decolla verso Roma. Lasciamo questa terra meravigliosa con tanta
tristezza e nostalgia ma anche tanta soddisfazione e piacere per aver
raggiunto questo nostro sogno ed esserci riusciti con le nostre forze e
capacità. Viaggiare è la cosa più bella che ci sia, è un piacere grande
che ti apre la mente verso nuovi spazi e culture diverse, ti apre nuovi
orizzonti della conoscenza , ti fa stare bene ed essere felice. Buon
viaggio a tutti!