Prima di iniziare a raccontarvi nei minimi particolari la
nostra vacanza voglio darvi alcune dritte sul nostro tipo di viaggio per aiutarvi a capire se il nostro
racconto fa al caso vostro oppure no…
Il desiderio di dare ai nostri occhi la possibilità di
vedere mondi diversi dal nostro, culture che affascinano e sorprendono, e’
stato sempre molto forte in noi. Siamo viaggiatori fai da te, ma non andiamo in giro
sprovveduti, dove e’ possibile vogliamo prevenire ed evitare i guai.
La Malesia ci è piaciuta perché ci ha aperto la mente, abbiamo visto nuovi modi di vivere.
La gente è gentile e cordiale e non abbiamo avuto paura in
nessuna occasione anche se l’abbiamo girata completamente all’avventura. La cosa che più ci ha colpito è stato il contatto così
vicino e vero con la natura, il che ci ha portato a riflettere su
quanto l’uomo possa essere crudele e insensibile. Anche i paesaggi sono molto vari
fra di loro .
Da ultima, ma non certo per importanza, una piccola annotazione: si spende
davvero poco!
Seconda parte dell'itinerario >>
1°
giorno:
Italia - Kuala Lumpur (volo)
Il viaggio inizia. Ancora non mi sembra vero, per il
momento prevale in me la paura del volo, dell’aereo, ma il desiderio di vedere
cose nuove mi fa vincere qualsiasi paura… Il viaggio con la Malesya Airline è un
piacere, sei
coccolato dall’inizio del viaggio fino alla fine (pacchetto
d’arachidi, succhi di frutta, vino, birra, salvietta per rinfrescarti, pranzo,
gelato, coca cola, thè, caffè, colazione). Trascorriamo in volo il pomeriggio
e la notte: siamo partiti alle 12, arriveremo domattina alle 7. L’importante per me è atterrare e questo il pilota lo farà
come se fossimo su una piuma...
2° giorno:
Kuala Lumpur - Sandakan (volo)
Arrivati all'areoporto di Kuala Lumpur dobbiamo solo ingannare il tempo fino al prossimo
volo. Alle 14.20, con la compania low cost asiatica Air Asia (www.airasia.com) ci imbarchiamo alla
volta di Sandakan (il biglietto aereo costa 60 euro a persona, ma prenotando molto in anticipo si spende
ancora meno). Anche il secondo volo è ok, arrivano anche i bagagli al
completo. L’incaricato dell’hotel ci aspetta fuori dall’aeroporto e
ci porta all’unico hotel prenotato via internet: il Jungle Sepilok Resort (www.borneo-online.com.my/sjungleresort; 16
€ la camera doppia). L'hotel era così pubblicizzato: "per dormire a due passi dagli orang utan, tra i suoni notturni degli
hornbill o dei gibboni", ma quando arriviamo capiamo subito che non è al 100% come
sognato, l’ingresso dove ci lascia il taxi è pieno di fango causa
pioggia e per poco non sporchiamo gli zaini. Tutti
però sono
molto gentili, l'addetta cinese della reception ci accompagna lungo dei
viottolini in cemento.
E’ sera, è piovuto, è buio. La camera sembra pulita quel che
basta, niente di più, il
bagno è molto piccolo e squallido, ma per 16 euro in due cosa si può
pretendere? Le lenzuola comunque sono pulite, c’è la luce, l’aria condizionata e l’acqua
calda. E’ tutto ok! Una bella doccia e via a mangiare nel ristorante
dell’hotel. Il menù mi appare tutto molto cinese, non si capisce niente, vada per una zuppa vegetale e patatine fritte…zuppa vegetale
(orribile!).
Tornati in stanza, vinti dalla stanchezza e da fuso orario,
ci appisoliamo. Dopo circa due ore di sonno vengo svegliata da
qualcuno o qualcosa che gratta; di una cosa
sono certa: nella stanza non siamo più in due..ma in quanti? E, cosa più
importante, con chi siamo? Accendo la luce e dal mobile di fronte al letto dove
c’ero lo zaino parte alla velocità della luce un ratto, topo, dategli il nome che
volete ma vi garantisco che era grosso. In un baleno sale
sull’armadio e si nasconde dietro ad un rivestimento nel soffitto in legno. Da quel momento la mia vita
cambia, si dorme o meglio
non si dorme più, ma la luce rimane accesa come i bambini piccoli che hanno
paura del buio... Piove tutta la notte.
3° giorno:
Sandakan
Partiamo all’esplorazione dell’hotel e dei suoi
giardini. L’hotel (topo escluso) ha una bella sistemazione, nel
verde più assoluto e pieno di laghetti, con una passerella in legno che collega
le due costruzioni. Io sono decisa di farmi cambiare stanza e dico alla
donnina della reception che abbiamo avuto la visita di un topolino gigante, ma
lei non sbatte ciglio come se le avessimo detto: ho in camera una formica. Mi
ripeto: volevi la natura? Volevi la giungla? Cosa pensavi di trovarci?
Facciamo colazione e ricomincia a piovere, a
diluviare. Siamo nella stagione delle piogge, cosa pensavi di trovarci? Acqua!
Andiamo a Sandakan in taxi (circa 30 min. di
tragitto, 4-5 euro). Ci consigliano il giro sul Kinabatan (una dei motivi per
cui abbiamo scelto di venire nel Borneo), ma piove da tre settimane (anche se è una cosa insolita perché di solito febbraio è un mese
soleggiato) e gli argini del fiume sono straripati, non è molto tranquilla come
escursione. A malincuore cambiamo meta e decidiamo, per il pomeriggio successivo, di andare a vedere
le scimmie nasiche sulle mangrovie. Siamo indecisi se andare al Danum
Valley o a la Tabin, entrambi parchi nazionali e vera jungla.
Pranziamo in un ristorante (parola un po' grossa) cinese e mangiamo noodles e linguine col pesce fresco.
Anche qui
scegliamo a caso dal menù, tutto passabile, e spendiamo pochissimo, poco più
di 1 euro a persona. Rientriamo in hotel perchè sappiamo che alle 15 danno da mangiare agli oranghi nella
foresta.
In 5 min. a piedi dall'hotel siamo al Sepilok Rehabilitation Center (circa 9 euro a testa compresa la tassa per la macchina fotografica). Il
parco è stato creato per accogliere temporaneamente orangutan orfani o feriti e
riabilitarli per dare loro la possibilità di essere nuovamente autosufficienti
nella giungla. Due volte al giorno, in punti fissi del parco, viene depositato del
cibo e ci sono ottime probabilità di vedere molti orangutan e macachi farsi
avanti (attenzione: andare a Sepilok fuori dall’orario dei pasti vuol dire
quasi sicuramente fare un viaggio per niente). Seguiamo una passerella che ci porta dentro alla
jungla. Arriviamo su una balconata piena di gente e, in alto, ci sono loro, gli
oranghi che si spostano da una fune all’altra fino ad arrivare alla piattaforma
con il cibo. Sono fantastici, pesano tantissimo ma si muovono con
un’agilità incredibile. Peccato che tutti veniamo presi dalla smania di
fotografare perdendoci in tal modo ciò che verrebbe notato con il semplice stare seduti ad
osservarli.
Dopo gli oranghi arrivano i macachi che ripuliscono tutto
quello che è rimasto: sono tanti, con i piccoli al seguito. Alcuni scendono anche
in mezzo a noi e, per manie di grandezza sembra che si mettano anche in mostra.
In trenta
minuti tutto finisce (la pioggia, credo, ha accelerato i tempi): quando usciamo
sono le quattro di pomeriggio.
Con il senno di poi, non consiglierei di prenotare al Jungle Sepilok Resort
perchè, topo a parte, si è tagliati fuori dal mondo, meglio dormire
a Sandakan ed eventualmente prendere il taxi o il bus per il il Sepilok In tal
modo si è liberi di visitare la cittadina e di mangiare dove si vuole. Se
invece preferite solo natura e relax il Sepilok va bene...
Per far passare il resto del pomeriggio saliamo su un bus che per 4 rm
(0,89 euro in due) ci
lascia alla fattoria dei coccodrilli. Paghiamo 5 rm (1,11€) a testa per entrare.
Non è niente di speciale, ma per vedere cose che in Italia per fortuna non vedi, va più che bene.
I coccodrilli sono abbastanza calmi, ma pensare di
trovarseli davanti non è una bella sensazione. Di solito sono coccodrilli malati
o con dei problemi. Mi ha colpito la didascalia di un coccodrillo che diceva: mi
chiamo... e ho tot. anni (48?), mi trovo qui perchè ho mangiato 4 persone e da
allora mangio solo un pollo al giorno. Povero, chissà che fame! Ci sono
anche tanti altri animali, un piccolo zoo un pò deprimente.
Usciamo e aspettiamo un bus semplicemente sul ciglio della
strada dove c’è uno spiazzo di fango: quella è una fermata.
In hotel ci
fermiamo subito nel ristorantino del resort e tentiamo la sorte con due piatti di
noodles, uno con pesce e uno con carne e verdure. Abbondanti e mangiabili (spendiamo
19rm, circa 4 euro in due).
4° giorno:
Sandakan
Alle 5 circa inizia il diluvio, piove, piove che sembra
non debba finire mai; in un momento di tregua, verso le 9, tentiamo di passare
dalla camera al ristorante per la colazione. Paghiamo il tutto e salutiamo per
sempre il Jungla Sepilok Resort per trasferirci all'Hotel Seafront Sandakan dove
una splendida camera con tv, aria condizionata e un vero
bagno costa solo 79 rm (18 euro in due). Accettiamo e poi subito fuori alla ricerca di
cibo, tentiamo di
nuovo con una specie di self service malese, niente mi attira, tutto è nuovo e
diverso e, onde evitare spiacevoli sorprese, prendiamo un po' di tutto per
provare e assaggiare cose nuove. Su sei o sette possibilità ne azzecco
due, ma essendo solo un’ assaggio non mi sazio. Ancora affamati ci fermiamo al ristorante dell’hotel che
ci offre un piatto di carne o pesce o agnello più il dolce per soli 10 rm
(2,21 euro).
Intanto, alle 14, facciamo l’escursione al Labuk Bay Proboscis Monkey
Sanctuary, il santuario delle scimmie nasiche. Per arrivarci ci si impiega
circa un'ora e mezza e gli ultimi 9 km sono di fuori pista, fra piantagioni di
palma da olio (la maggior parte della
jungla è stata distrutta per lasciare il posto a queste piantagioni in vista di
un guadagno economico maggiore. Una pianta di palma impiega 7 anni prima di iniziare a
dare i suoi frutti ma poi, ogni due mesi, per decenni darà ai proprietari il
suo frutto e soldi veloci). Punto focale del Santuario è una grande costruzione in
legno dalla cui veranda si può assistere al pasto delle scimmie nasiche che ha
luogo su delle apposite piattaforme erette lì attorno. E’ collocata al centro
di una lingua di terra di 17 km che gli attuali proprietari hanno salvato dalla
completa deforestazione e ciò ha comportato un
concentrarsi della fauna locale e, in particolare, di alcuni gruppi di scimmie
nasiche così dette per
via del grande naso proboscidato, entro i confini di questa baia ricoperta di
mangrovie. Pare che le scimmie si siano affezionate a
questo posto dopo aver rubato dei pancakes nella cucina della casa preesistente
al resort, trovando così un habitat a loro congegnale e creando una attività
lucrativa per i proprietari.
Ci togliamo le scarpe
per salire sulla piattaforma d’osservazione, e aspettiamo. Le scimmie nasiche sono veramente vicine e, appena
vedono il guardiano portare il cibo, i cinque o sei esemplari che noi eravamo
riusciti a scorgere si moltiplicano, c’erano
anche prima ma eravamo noi a non vederle…Si dividono in tre gruppi familiari e mangiano in tre
piattaforme e luoghi diversi. E’ uno spettacolo meraviglioso e sorprendente e mi piange
il cuore a pensare come l’egoismo dell’uomo possa portare all’estinzione
animali così teneri. Con il loro nasone e la faccia strana quasi mi colpiscono e
mi emozionano più degli oranghi..
Al rientro andiamo a mangiare al 4° miglio a Sandakan: la zona è
quasi completamente cinese. Il luogo assomiglia a un grande mercato all’aperto:
sotto
un tetto di lamiera tante panche e dei mobili dove cucinano e lavano le posate
sparse in giro. Ci portano 5 diversi tipi di mangiare in vassoietti per tre o
quattro persone (verdure, carne, pesce) e assaggiamo un po' di tutto. E' molto buono e
paghiamo 7 rm a testa (circa 1,55 euro), veramente pochissimo. Tra l'altro,
assaggiamo anche il famoso durian, un frutto locale. Non eravamo preparati al suo gusto e alla puzza orribile cipolla e uova
marce, ma
è un rito, tutti i turisti devono assaggiare questo frutto ottimo per i malesi
ma orribile per noi. Dicono che devi mangiarlo almeno tre o quattro volte
prima di riuscire ad apprezzarlo, ma dopo la prima, come fai a provarci una
seconda?
Scopriamo che il parco Danum Valley (vera jungla) è
chiuso a causa delle piogge. Per vedere gli animali ci rimane solo il Tabin , e
accettiamo anche perché non c’è scelta, ma ne avevamo comunque sentito parlare bene. Tabin Wildlife Reserve è un’enorme foresta pluviale di
125.000 ettari e si trova
nella parte est dello stato. Vi vivono l’elefante asiatico, il rinoceronte
di Sumatra, l’orangutan, la civetta malese, il cinghiale, oltre alla
rigogliosa flora del Borneo.
5° giorno:
Sandakan - Lahudatu
Sveglia appena dopo l’alba. Dobbiamo prendere un taxi
(6 rm) per
prendere il bus locale e arrivare a Lahudatu (18 rm, circa 4 euro, circa 2 ore e
mezza di tragitto) da dove proseguiremo per il Tabin (lasciandoci metà
del conto in banca: escursione dal nostro punto di vista carissima, ben 140 euro
a persona comprensive di spostamenti, mangiare, dormire
una notte e 4 escursioni nella jungla).
Aspettiamo nella stazione dei bus che altro non è che un grande spiazzo con una
pensilina e delle panche in cemento per sedersi e ripararsi dal sole, circondati
da tanti venditori alcuni dei quali bambini. Arrivano gli addetti del Tabin con
un’ora di ritardo e partiamo, di nuovo 20 e più km di fuori pista nelle buche
e nel fango. Ci accoglie la responsabile del luogo. E’ tutto veramente bello,
pernotteremo su una palafitta sulla riva di un fiume nella jungla ma con aria condizionata e
ventilatore a soffitto, vetrate e balcone. Ecco perché costa tanto, sei nella jungla e hai un’
ottimo servizio. Ci danno il pranzo e ci
avvisano che alle 15 avremo la prima escursione.
Partiamo su una jeep aperta, ma il tempo è monello e dopo venti minuti inizia a
piovere e siamo costretti a nascondere le macchine fotografiche. Avvistiamo tanti uccelli fra cui il bucero, e un gruppo di macachi. Riposo fino alle
18. 30 quando ha luogo la seconda escursione a piedi per vedere gli insetti della
jungla.Vediamo delle rane, formiche che morsicano che ci hanno quasi costretto a
cambiare strada, altre formiche dette giganti (le più grandi del mondo) e altri
insetti volanti. Vedo anche per la prima volta le sanguisughe che io scambio per
degli insetti bellini bellini, poi appena capisco chi sono, cambio
atteggiamento. Cena alle 19.30 e alle 20. 30 siamo pronti per la terza escursione con la
jeep per vedere gli animali che escono di notte.
Non abbiamo molta fortuna: vediamo un maiale selvatico, due
gatti selvatici (veramente belli ma simili ai nostri gatti, solo che sembrano dei
piccoli tigrotti), un varano. Andiamo a letto stremati, 2 ore su
quella jeep, su una panca di legno, toglie qualsiasi voglia residua.
6° giorno:
Lahudatu - Semporna
Sveglia alle 5.30: ci aspetta la quarta escursione,
camminata a piedi nella jungla fino ad un vulcano di fango in ebollizione. Questa volta ci siamo soltanto noi due più la guida.
Ci
mettiamo i calzari antisanguisuga: nella jungla ne incontriamo parecchie ma
con un occhio vigile riusciamo a schivare i loro attacchi. C’è un tasso
d’umidità elevato, fa caldo, non vediamo molti animali a parte tre maiali
selvatici e dei millepiedi che si
appallottolano e un’erba o pianta chiamata mimosa pudica perchè, se la tocchi, si
chiude in se come se avesse vergogna. Arrivati nella zona del vulcano saliamo in
alto su una piattaforma e fotografiamo la natura che ci circonda. Gli alberi
maestosi, al sorgere del sole sono bellissimi. La guida ci dice di aspettare che
arriveranno tanti animali, per noi va bene, è una buona scusa per riprendere
fiato. Aspettiamo e sentiamo da lontano un barrito di elefanti, forse si dirigono
verso il vulcano, sarebbe una bella ricompensa per quanto ci è
costata in tutto questa escursione invece niente, solo
qualche bucero in lontananza. Ma i rumori della jungla sono tantissimi, altro che
il silenzio della jungla…
Rientriamo cotti, fradici e affamati e io sono
delusa anche se ci hanno lasciato il
tavolo con la colazione e poi ci facciamo una confortante doccia.
Verso
mezzogiorno facciamo un giretto e capiamo che, volendo, uno può fare anche delle
escursioni da solo anche se un cartello avvisa: "ricorda i tuoi passi"!
Cerchiamo di scorgere qualche scimmietta ma è tutto inutile. Andiamo a
pranzo; alle 14 dobbiamo essere proni, abbiamo il taxi e diremo addio per
sempre al Tabin. Siamo pronti, è uscito il sole e...succede il miracolo: un gruppo di almeno
cinque, sei elefanti attraversa la
strada. Scendiamo, e silenziosi
ci avviciniamo il più velocemente possibile prima che scompaiano. Cinque minuti di emozione ripagheranno i 300 euro spesi per questi giorni nella jungla? Non ho trovato una
risposta, ma nel mio cuore sono felice, qualcosa di speciale sono riuscita a
vederlo. E’ solo questione di essere nel posto giusto al momento giusto...
Arriviamo alla stazione dei bus di Lahudatu, non
ci sono autobus, ma solo dei mini bus, dei piccoli furgoncini per circa 10-11
persone. Il bello è che bisogna aspettare che si riempiano. Aspettiamo un’ora.
Il viaggio da Lahudatu a Semporna (30 rm in due,
circa 6.64 euro) dura circa 3 ore. All'arrivo ci dirigiamo al nostro hotel, il
Dragon Inn. Si tratta di un bellissimo complesso costruito su delle
palafitte sul mare, semplice ma pulito (66 rm, 15euro la doppia con colazione
compresa; c'è anche un servizio di lavanderia a buon mercato). Usciamo per cercare
un'escursione per l’isola di Sipadan
descritta come un'isola meravigliosa, paradiso dei sub e di chi ama fare
snorkeling. A fianco dell'hotel c’è la Boreno tour che organizza
escursioni con immersione a Sipadan fornendo attrezzature e divemaster,
con partenze giornaliere dal porticciolo di fianco al Dragon. Il prezzo ci sembra alto ma accettabile
e non abbiamo voglia di girare per confrontare i prezzi. Concordiamo di fare due
immersioni di snorkeling a Sipadan e una a Mabul, il tutto con
spostamenti, colazione, spuntino e pranzo compresi più il
permesso per entrare a Sipadan (160 rm, 33 euro).
Mangiamo nel
ristorante accanto all’hotel, bello, stesso stile, anch’esso sul mare,
forse
stessa gestione anche se il nome è diverso (ma la colazione inclusa nel
prezzo della camera la fai in questo ristorante).
7° giorno:
Semporna-Sipadan-Semporna (barca)
Sveglia alle 6, fuori c’è il diluvio, piove a dirotto. Usciamo che non
piove, al punto di incontro ci vengono
distribuiti dei sacchi neri per proteggere gli zaini dalla pioggia e
dall’acqua che ogni sub, dopo aver fatto l’immersione, scarica in barca.
L'imbarcazione con cui raggiungeremo l'isola di Sipadan è molto spartana, già bagnata per
colpa della pioggia, ma offre un servizio sufficiente. Dopo un’ora buona di traversata e un’alternarsi di
nuvole e speranze di sole, arriviamo a Mabul e scendiamo per la
colazione: pulizia
sufficiente, niente di speciale ma con un po' di spirito di adattamento va più
che bene.
Il proprietario della Boreno tour co-gestisce una longhouse a Mabul
island, nel villaggio dei pescatori, e Mabul è vicina a Sipadan. La longhouse è
costituita da una serie di piccole stanze distribuite
lungo il corridoio, l’ambiente è spartano come deve essere, siamo su una
palafitta direttamente sul mare, alle spalle il villaggio, semplicità e
contatto con la gente. Sono stanze piccole sul mare, semplici, a 50 rg (11
euro) a testa con il cibo. Alcuni si fermeranno a dormire a Mabul così avranno solo
20 min. di traversata per arrivare a Sipadan.
Dopo colazione si riparte.
Facciamo il primo snorkeling in
pieno mare, vicino al drop-off. Ho un po' di paura, so che
in questo mare c’è di tutto. Avvistiamo un sacco di pesci, peccato non ci sia il
sole perchè sotto acqua tutto brillerebbe di più. Arriviamo sulla spiaggia, la classica spiaggia da
cartolina: bella, abitata solo dai soldati che la controllano e da giganteschi varani
acquatici: sono innocui ma
con i loro 2 m di lunghezza non passano certo inosservati.
Si può fare la seconda immersione proprio dalla spiaggia: ci tuffiamo dal pontile e ci troviamo un branco di pesci di cui non
vediamo nè inizio nè fine; non avendo il coraggio di passarci in mezzo, li
aggiriamo. Sott'acqua è veramente un paradiso, pieno di ogni sorta di pesci
e coralli di ogni tipo e alla fine eccola lì, che ci appare davanti tranquilla
lasciandosi trasportare dalla corrente: la tartaruga! Troppo bella e dolce... Ne vediamo delle altre e anche 2 squaletti di circa un metro e
mezzo, ci sono anche pesci più grandi e più lunghi di un uomo.
Ci ricarichiamo mangiando a Mabul, non capiamo perchè ma la
terza immersione non viene fatta, ma non insistiamo considerato che squali e
tartarughe li abbiamo
visti.
Nell’attesa di ritornare a Semporna resta il tempo di fare un giro per l’isola. Camminiamo tra le
loro palafitte, sono tutti molto gentile e sorridenti, i bambini ti salutano
felici e non chiedono l’elemosina, solo di far loro una foto.
Rientrati a Semporna, usciamo per cena alla ricerca di un
locale, ma la via è molto buia e poco trafficata, non ci fidiamo a camminare
fino in centro e non ci va di prendere un taxi. Ritorniamo sui nostri passi e ci
fermiamo in un localino all’aperto gestito da musulmani dove mangiamo noodles
con frutti di mare e gamberetti alla piastra spendendo 20 rg (circa 4,5
euro).
Prima di iniziare a raccontarvi nei minimi particolari la
nostra vacanza voglio darvi alcune dritte sul nostro tipo di viaggio per aiutarvi a capire se il nostro
racconto fa al caso vostro oppure no…
Il desiderio di dare ai nostri occhi la possibilità di
vedere mondi diversi dal nostro, culture che affascinano e sorprendono, e’
stato sempre molto forte in noi. Siamo viaggiatori fai da te, ma non andiamo in giro
sprovveduti, dove e’ possibile vogliamo prevenire ed evitare i guai.
La Malesia ci è piaciuta perché ci ha aperto la mente, abbiamo visto nuovi modi di vivere.
La gente è gentile e cordiale e non abbiamo avuto paura in
nessuna occasione anche se l’abbiamo girata completamente all’avventura. La cosa che più ci ha colpito è stato il contatto così
vicino e vero con la natura, il che ci ha portato a riflettere su
quanto l’uomo possa essere crudele e insensibile. Anche i paesaggi sono molto vari
fra di loro .
Da ultima, ma non certo per importanza, una piccola annotazione: si spende
davvero poco!
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8° giorno:
Semporna-Sandakan
Torniamo in bus a Sandakan. Il mezzo è molto scalcinato e
a ogni buca sembra di essere in giostra, per di più è lentissimo. Ci fermano
ad un chek-point e ci controllano i passaporti. Siamo partiti alle 8 a arriviamo
a Sandakan alle 14 circa alla bus-station e da lì al Sea-front hotel. Dopo la
giornata a Sipadan e il viaggio siamo molto stanchi e quindi dedichiamo gran
parte della giornata al riposo.
9° giorno:
Sandakan - Kuala Lumpur (aereo) - Butterwood
(treno)
Dopo un'abbondante colazione in hotel (23 rg in
due) prendiamo un taxi per l’aeroporto (15 rg) dove ci attende
l'aereo che ci porterà a Kuala Lumpur. Atterrati a Kuala Lumpur prendiamo subito il trenino che, dall’aeroporto, porta in centro da dove
partono tutti gli autobus e treni per le varie destinazioni. Noi siamo diretti a
Penang.Scopriamo che l’unico treno parte alle 20. 45; se non altro faremo il
viaggio di notte in cuccetta spendendo veramente poco (70 rg in due, circa 15,50
euro). L'arrivo è previsto per l'indomani alle 5.30.
Vista la nostra esperienza consigliamo, al fine di
ottimizzare i tempi, di: 1) non prendere il volo aereo andata e ritorno da
Sandakan, ma arrivare a Sandakan e partire da Tawau (vicino a Sipadan). Si
evita un giorno di viaggio in autobus, pernottare in hotel e aspettare il mattino seguente il volo per
Kuala Lumpur. 2) Atterrati a Kuala Lumpur, conviene prendere un volo per
Penang, evitando tempi morti. Prenotando in anticipo con Air Asia si vola spendendo veramente poco.
Viceversa noi, per andare dal Borneo a Penang, abbiamo buttato
via due giorni.
Per fortuna il
treno parte puntuale, il vagone ha una quarantina di letti a castello,
tutto è aperto, solo una tendina ti garantisce un po’ di privacy. Far salire gli zaini sui letti dal momento che non c’è
lo scomparto valigie è molto divertente. Nell’insieme il viaggio risulta abbastanza comodo.
Alle 5 c’è il controllore ci viene a svegliare e ci dice che la prossima fermata è la
nostra; la sera
prima si era segnato le fermate di tutti e adesso li avvisa quando è la
loro…Meglio del servizio offerto dalle ferrovie italiane!
10° giorno:
Butterwood - Penang
Puntualissimi scendiamo: siamo a Butterword. Alle 6
parte il primo traghetto che porta sull’isola di Penang (costo del biglietto1,20
rg a testa, 0,30 euro; il viaggio dura mezz'ora). Prendiamo un taxi e ci
dirigiamo a George Town in un albergo scelto a caso. Gli alberghi aprono non prima delle 8 e noi, che abbiamo già congedato il taxi, ci ritroviamo a piedi con
gli zaini in questa zona buia e con gente ubriaca . Tranquilli esteriormente e un po’ agitati
interiormente ci dirigiamo verso tutte le insegne con scritto hotel. Uno è chiuso,
quest'altro è squallido fuori figurarsi dentro, un altro invece è aperto: ok sono 25
rg a notte in due (5,54 euro), ma non ha bagno e come scusa è buona per
andarsene anche perchè scopriamo che l’albergo funziona anche come casa d’appuntamento.
Meglio cambiare zona (da notare che questa via si chiama Love Line, via
dell’amore, non c’è nome più adatto). Con un taxi ci facciamo
portare in un hotel internazionale, il classico
mega palazzone senza personalità: non scendiamo nemmeno, vogliamo qualcosa di
più locale e di sicuro, meno caro. Troviamo il Cathay Hotel. E’ molto meglio e
ai suoi tempi era sicuramente una bellissima villa in stile coloniale ora
trasformata in hotel, risente un po’ i segni del tempo ma come struttura si è
fermata ad allora. E’ molto caratteristico. Ha delle scalinate interne enormi che
portano al piano
di sopra, un giardino interno. Accettiamo la stanza per 69 rg a notte (15 euro
la doppia): la
stanza è enorme con due letti matrimoniali, tutto è vecchio ma pulito.
Usciamo
alla scoperta della città e subito venoamo accalappiati da un omino con il suo trishaw che, con la sua bici con carrozzella, ci porta in giro un’ora per la
città al costo di 15rg a testa (3,32 euro). Visitiamo il tempio di Khoo Kongsi (10 rg in due per entrare, 2,21 euro). Bello e particolare. Visitiamo
un villaggio di pescatori e successivamente passiamo in Little India e Chinatwon
. A parte il
miscuglio di templi e chiese di ogni
tipo (cinesi, buddhisti, indù, cattoliche, evangelche, battiste) non vediamo un
granchè di gente: forse la colpa è del fatto che oggi è domenica
ed è tutto chiuso.
Nel pomeriggio c’informiamo per poter noleggiare uno
scooter per il giorno dopo e prendiamo il bus locale per andare fuori città per
vedere uno dei tempi più belli, il Kek Lok Si. L’entrata è libera tranne che per la pagoda (l’ultima parte
finale, in cima) e costa 2 rg (circa 0,44 euro) a testa. L’autobus ci lascia ai piedi del
tempio, ma per raggiungerlo e vederlo bene si deve fare una bella salita in una
galleria, fra dei piccoli negozi cinesi che
ti fermano per venderti di tutto. Si passa vicino ad un mini laghetto di cemento pieno di
tartarughe, alcune sono veramente grandi, e buttandogli del cibo vedi un
agglomerato unico di tartarughe in lotta per il cibo. Arrivati in cima, il tempio
è veramente maestoso ed
impressionante. Merita sicuramente di essere visto.
11° giorno:
Penang
Sbrighiamo le pratiche per il noleggio dello scooter (30 rg
+10 rg di benzina, 8,86 euro) e, dopo aver comprato una cartina dettagliata
dell’isola, partiamo. E’
un bel viaggiare, veloce ed economico. Ti
senti libero, ti fermi dove e quando vuoi. La prima tappa è al Giardino
botanico, alla ricerca di fiori
speciali e delle scimmie, dal momento che la guida ne segnala la presenza. Ne
vediamo tre all’entrata che rovistano nell’immondizia e poi più niente. L’entrata
a questo immenso parco è gratuita. Il giardino è veramente bello e grande, ma è in salita e discesa, con grandi vallate e sotto il sole non è
per niente rilassante. Non lo giriamo tutto ma vediamo comunque dei fiori bellissimi e per noi del tutto nuovi.
La seconda tappa è la Batù ferringhi definita da tutti la
spiaggia più bella dell’isola, ma noi rimaniamo molto delusi. Il mare non è niente di speciale e come panorama ci sono solo dei palazzoni, resort
e alberghi. Solo cemento…
Terza tappa al Giardino delle spezie (entrata 26rg in due,
5,70 euro). Di nuovo un tuffo nella natura, alberi e fiori di ogni
specie in tre percorsi da seguire. Questa volta si è completamente immersi
nella natura e si è all’ombra. Da ultimo ti portano in trattore, tipo
trenino, in cima alla collina dove c’è un negozietto e un bar-ristorante. Il tutto è studiato molto
bene, hai panoramica solo sul
mare; mangiamo qualcosina per ricaricarci un po' e via verso la quarta tappa, la fattoria delle farfalle (entrata 30 rg+5 rg di telecamera, 7,75 euro).
Si entra in una magnifica serra
equatoriale e si viene circondati da farfalle volano ovunque.
Quinta tappa: il Tempio
dei serpenti: c’è
la credenza che le vipere velenose che si attorcigliano ai pali sacri siano rese
innocue dal fumo degli incensi. Il volerlo visitare a tutti i costi si è rivelata una di
quelle cose che, col senno di poi, non faresti più per tanti motivi: primo, perché
questo tempio si trova nella parte bassa dell'isola e quindi abbiamo dovuto
attraversare tutta l’isola e la montagna, tutto un su e giù e una curve a
destra e sinistra; secondo, perchè il tempio si rivela come una cosa molto
squallida, con solo due viperine attorcigliate che dormono.
A George town abbiamo lasciato
indietro la statua del Buddha sdraiato lunga 33m, alcuni dicono che sia la
seconda più lunga del mondo…e allora via alla ricerca dei Buddha e del suo
tempio. Domandiamo informazioni e alla fine arriviamo: è già chiuso. Riconsegniamo lo scooter,
torniamo in hotel chiudo e subito a
letto.
12° giorno:
Penang - Langawi (traghetto)
Alle 7.45 passa davanti all’hotel il pullmino già pieno
di turisti che ci porta
al traghetto per Langawi. Il tragitto dura solo 10 minuti. Dopo 30 minuti di attesa saliamo sul traghetto grazie
ad scaletta in discesa ripidissima
fuori norma, ci sediamo e c’è l’aria condizionata a manetta, si gela e
aspettiamo solo che la traversata finisca il prima possibile (2 ore).
Sbarcati prendiamo un taxi per la spiaggia più
turistica dell’isola, Pantai Cenang. Leggendo la guida turistica mi aspettavo
qualcosa tipo
Rimini o comunque piena di hotel e palazzi, invece non c’è né uno, e la
spiaggia è una lunghissima distesa di sabbia e palme. E’ bella, rilassante e
quasi vuota. Ci sono dei piccoli chalet o bungalow in riva alla spiaggia
all’ombra delle palme, ognuno con il suo ristorantino. Noi scegliamo il
Sandy Beach Resort. Niente di speciale, ma la stanza è enorme, c’è un letto
matrimoniale più uno singolo, l’aria condizionata, il tutto a 77 rg con la
colazione (17 euro). Buono!
Ormai la mattina è andata, crolliamo dal sonno e ci
alziamo a forza verso le 16 con l'obbiettivo di edere bene la spiaggia,
contrattare per il noleggio dello scooter e vedere se c’è qualcosa di bello da comprare come ricordo. Sulla
strada principale (e unica) ci sono tanti piccoli negozi di souvenir, vestiti e
ristorantini. Il mare non è bellissimo, normale, ma tutto l’insieme ci dà una
carica d’energia. Sulla spiaggia vediamo tanti granchietti, stelle marine
e paguri; concludiamo che, se la spiaggia è cosi viva, sicuramente il mare lo
sarà ancora di più. (Successivamente chiederemo notizie sull'acqua ad un taxista
che ci dirà che l’acqua
delle risaie vicine, con il relativo fango, sporcano il mare).
13° giorno:
Langawi (traghetto)
Sveglia verso le 8.30 per una colazione più che
abbondante fatta in riva alla spiaggia. Alle 9 possiamo gia prendere a noleggio
lo
scooter (39 rg, circa 8.70 euro;
lo dovremo riconsegnare domani mattina alle 9 con il pieno di benzina). Partiamo carichi e desiderosi di vedere dei bei
paesaggi. L’isola è
sicuramente più bella e verde di Penang e come colpo d’occhio è senz'altro più
piacevole, ricca di palme e con una natura lussureggiante. Ogni paese ha una scuola
e noi ne deduciamo che non ci
siano problemi di alfabetizzazione. Non sono poverissimi, hanno solo una
cultura e una vita diversa dalla nostra. Le spiagge sono belle ma il mare non ha niente di
speciale, ne scegliamo una e ci fermiamo un po'. Strada facendo ogni tanto
notiamo dei segnali che dicono di prestare attenzione agli animali selvatici
che possono attraversare la strada…e così, per nostra gioia, ci capita. Una cinquantina di scimmie sono al bordo della strada che
giocano e mangiano, alcune camminano in mezzo alla strada tanto che abbiamo paura
che qualche macchina possa schiacciarne qualcuna.
Siamo diretti verso una cascata, ma è già l’una del pomeriggio e il sole
scotta, siamo stanchi e quindi, prima di inziare la salita a
piedi mangiamo in un piccolo chioschetto ai lati della strada: per due piatti
di
spaghetti cinesi e le bevande paghiamo solo 6,70 rg (1,40 euro) in due.
Ricaricati iniziamo la salita, ma il rigagnolo
d’acqua sotto di noi non lascia prevedere una cascata molto abbondante e,
infatti, a cascata è in realtà una cascatella. Comunque siamo
all’ombra e ci fermiamo un’oretta. Decidiamo poi di dirigerci verso Kuah, la capitale
dell’isola dove troviamo alcuni negozi etnici, ma niente ci attrae o colpisce.
Ceniamo in riva alla spiaggia nel
ristorante del resort.
14° giorno:
Langawi - Kuala Lumpur (aereo)
Prepariamo le valigie perché questa sera ci aspetta il volo da
Langawi a Kuala Lumpur (prenotato solo pochi giorni prima, paghiamo il
biglietto 144 rg a persona, circa 30 euro; sarebbe costato ancor meno se
avessimo potuto prenotarlo con buon anticipo). Lasciamo gli zaini in hotel alla
reception e andiamo a
vistare quello che viene descritto come il più grande acquario dell’Asia (38
rg a
testa per entrare, 8 euro). E’ carino, ma molto piccolo e in un’ora lo visitiamo tutto. Fa molto caldo per girare senza meta e
quindi decidiamo di prendere un taxi (16 rg, 3.50 euro) e di avviarci
verso l'aeroporto (attenzione: all'interno dell'aerostazione c’è solo uno squallidissimo ristorante
pieno di gente e carissimo: per due minuscole pizze margherita e una bottiglia d’acqua
spendiamo 48 rg, circa 10.50 euro; vi consigliamo pertanto di portarvi qualche
scorta).
Dopo un'ora di volo atterriamo a Kuala Lumpur e con il trenino raggiungiamo il
centro (70 rg in
due, 15.50 euro). Appena scendiamo siamo assaliti dai taxisti: fate attenzione
perchè ne approfittano per spararvi prezzi esorbitanti quindi, la parola
d'ordine è: contrattate! Ci facciamo portare a Chinatown. Il primo hotel che
vediamo, il Lok Anna è il più squallido tra tutti quelli visti finora, altri hotel si trovano in una via famosa che a
pomeriggio inoltrato e alla sera, fino a tardi, viene chiusa al traffico perchè
vi si svolge una sorta di mercato cinese, il paradiso della roba taroccata. Una cosa
indescrivibile: bancarelle piene di scarpe Adidas, Nike, Puma, orologi di Gucci, portafogli,
borse, magliette... Noi per il momento siamo ancora alla ricerca dell’hotel.
Lo Swiss Inn è bello ma troppo caro per noi, più avanti ecco il
Chinatown Inn: stanza senza
finestra con aria condizionata, tv e bagno per 79,90 rg, circa 17,50 euro in due.
Dopo una
bella doccia rigenerante e un’oretta di riposo usciamo per vedere da vicino il
mercato: troppo caos, non siamo ancora
preparati per contrattare come si deve e per fare spese, rimandiamo tutto a
domani…
15° giorno:
Kuala Lumpur (aereo)
Con la metropolitana ci dirigiamo verso le Petronas e i vari centri commerciali. Le Petronas, l'edificio al momento più alto del
mondo, sono veramente imponenti mentre i centri commerciali sono molto
organizzati, puliti e sul modello americano. Visitiamo anche il quartiere degli indiani chiamato
Little India passando per quello dei musulmani dove,
essendo venerdì, c’è grande festa intorno alla moschea. Tutto molto
affascinante anche se fa un caldo allucinante. Facciamo shopping al Globe,
grande negozio a più piani che
vende ogni tipo di merce a prezzi molto orientali, e ceniamo in un ristorante cinese in fondo alla via
gustando un ottimo riso al granchio.
16° giorno:
Kuala Lumpur
Dopo aver preparato i bagagli andiamo al Birdpark (entrata 56 rg in due,
12.50 euro), un grande
parco cittadino coperto in alcune zone da un’enorme rete a formare una voliera
al cui interno volano liberi vari tipi di uccelli. Rientrati in hotel ci facciamo
portare in aeroporto in taxi; si può andarci anche col trenino e con l' autobus, ma la spesa è la stessa.
Alle 23 parte il nostro volo di rientro in Italia.