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Zaino in spalla alla scoperta della natura

aggiornamento: 18/12/2010

A cura di: Didodandan

Punto di Partenza e di Arrivo:
Kuala Lumpur
Durata del Viaggio:
16 gg.
Mezzo di Trasporto:
aereo, mezzi locali (complessivamente per autobus, treno, traghetti, taxi, scooter si spendono circa 110 euro a persona)
Difficoltà ed Imprevisti:
nessuna
Spesa approssimativa:
1.400-1.500 euro (compreso il volo aereo da/per l'Italia)

Prima di iniziare a raccontarvi nei minimi particolari la nostra vacanza voglio darvi alcune dritte sul nostro tipo di viaggio per aiutarvi a capire se il nostro racconto fa al caso vostro oppure no… Il desiderio di dare ai nostri occhi la possibilità di vedere mondi diversi dal nostro, culture che affascinano e sorprendono, e’ stato sempre molto forte in noi. Siamo viaggiatori fai da te, ma non andiamo in giro sprovveduti, dove e’ possibile vogliamo prevenire ed evitare i guai. La Malesia ci è piaciuta perché ci ha aperto la mente, abbiamo visto nuovi modi di vivere. La gente è gentile e cordiale e non abbiamo avuto paura in nessuna occasione anche se l’abbiamo girata completamente all’avventura. La cosa che più ci ha colpito è stato il contatto così vicino e vero con la natura, il che ci ha portato a riflettere su quanto l’uomo possa essere crudele e insensibile. Anche i paesaggi sono molto vari fra di loro . Da ultima, ma non certo per importanza, una piccola annotazione: si spende davvero poco!

Seconda parte dell'itinerario >>

1° giorno:

Italia - Kuala Lumpur (volo)

Il viaggio inizia. Ancora non mi sembra vero, per il momento prevale in me la paura del volo, dell’aereo, ma il desiderio di vedere cose nuove mi fa vincere qualsiasi paura… Il viaggio con la Malesya Airline è un piacere, sei coccolato dall’inizio del viaggio fino alla fine (pacchetto d’arachidi, succhi di frutta, vino, birra, salvietta per rinfrescarti, pranzo, gelato, coca cola, thè, caffè, colazione). Trascorriamo in volo il pomeriggio e la notte: siamo partiti alle 12, arriveremo domattina alle 7. L’importante per me è atterrare e questo il pilota lo farà come se fossimo su una piuma...

2° giorno:

Kuala Lumpur - Sandakan (volo)

Arrivati all'areoporto di Kuala Lumpur dobbiamo solo ingannare il tempo fino al prossimo volo. Alle 14.20, con la compania low cost asiatica Air Asia (www.airasia.com) ci imbarchiamo alla volta di Sandakan (il biglietto aereo costa 60 euro a persona, ma prenotando molto in anticipo si spende ancora meno). Anche il secondo volo è ok, arrivano anche i bagagli al completo. L’incaricato dell’hotel ci aspetta fuori dall’aeroporto e ci porta all’unico hotel prenotato via internet: il Jungle Sepilok Resort (www.borneo-online.com.my/sjungleresort; 16 € la camera doppia). L'hotel era così pubblicizzato: "per dormire a due passi dagli orang utan, tra i suoni notturni degli hornbill o dei gibboni", ma quando arriviamo capiamo subito che non è al 100% come sognato, l’ingresso dove ci lascia il taxi è pieno di fango causa pioggia e per poco non sporchiamo gli zaini. Tutti però sono molto gentili, l'addetta cinese della reception ci accompagna lungo dei viottolini in cemento.

E’ sera, è piovuto, è buio. La camera sembra pulita quel che basta, niente di più, il bagno è molto piccolo e squallido, ma per 16 euro in due cosa si può pretendere? Le lenzuola comunque sono pulite, c’è la luce, l’aria condizionata e l’acqua calda. E’ tutto ok! Una bella doccia e via a mangiare nel ristorante dell’hotel. Il menù mi appare tutto molto cinese, non si capisce niente, vada per una zuppa vegetale e patatine fritte…zuppa vegetale (orribile!).

Tornati in stanza, vinti dalla stanchezza e da fuso orario, ci appisoliamo. Dopo circa due ore di sonno vengo svegliata da qualcuno o qualcosa che gratta; di una cosa sono certa: nella stanza non siamo più in due..ma in quanti? E, cosa più importante, con chi siamo? Accendo la luce e dal mobile di fronte al letto dove c’ero lo zaino parte alla velocità della luce un ratto, topo, dategli il nome che volete ma vi garantisco che era grosso. In un baleno sale sull’armadio e si nasconde dietro ad un rivestimento nel soffitto in legno. Da quel momento la mia vita cambia, si dorme o meglio non si dorme più, ma la luce rimane accesa come i bambini piccoli che hanno paura del buio... Piove tutta la notte.

3° giorno:

Sandakan

Oranghi
Oranghi

Partiamo all’esplorazione dell’hotel e dei suoi giardini. L’hotel (topo escluso) ha una bella sistemazione, nel verde più assoluto e pieno di laghetti, con una passerella in legno che collega le due costruzioni. Io sono decisa di farmi cambiare stanza e dico alla donnina della reception che abbiamo avuto la visita di un topolino gigante, ma lei non sbatte ciglio come se le avessimo detto: ho in camera una formica. Mi ripeto: volevi la natura? Volevi la giungla? Cosa pensavi di trovarci? Facciamo colazione e ricomincia a piovere, a diluviare. Siamo nella stagione delle piogge, cosa pensavi di trovarci? Acqua!

Andiamo a Sandakan in taxi (circa 30 min. di tragitto, 4-5 euro). Ci consigliano il giro sul Kinabatan (una dei motivi per cui abbiamo scelto di venire nel Borneo), ma piove da tre settimane (anche se è una cosa insolita perché di solito febbraio è un mese soleggiato) e gli argini del fiume sono straripati, non è molto tranquilla come escursione. A malincuore cambiamo meta e decidiamo, per il pomeriggio successivo, di andare a vedere le scimmie nasiche sulle mangrovie. Siamo indecisi se andare al Danum Valley o a la Tabin, entrambi parchi nazionali e vera jungla. Pranziamo in un ristorante (parola un po' grossa) cinese e mangiamo noodles e linguine col pesce fresco. Anche qui scegliamo a caso dal menù, tutto passabile, e spendiamo pochissimo, poco più di 1 euro a persona. Rientriamo in hotel perchè sappiamo che alle 15 danno da mangiare agli oranghi nella foresta.

In 5 min. a piedi dall'hotel siamo al Sepilok Rehabilitation Center (circa 9 euro a testa compresa la tassa per la macchina fotografica). Il parco è stato creato per accogliere temporaneamente orangutan orfani o feriti e riabilitarli per dare loro la possibilità di essere nuovamente autosufficienti nella giungla. Due volte al giorno, in punti fissi del parco, viene depositato del cibo e ci sono ottime probabilità di vedere molti orangutan e macachi farsi avanti (attenzione: andare a Sepilok fuori dall’orario dei pasti vuol dire quasi sicuramente fare un viaggio per niente). Seguiamo una passerella che ci porta dentro alla jungla. Arriviamo su una balconata piena di gente e, in alto, ci sono loro, gli oranghi che si spostano da una fune all’altra fino ad arrivare alla piattaforma con il cibo. Sono fantastici, pesano tantissimo ma si muovono con un’agilità incredibile. Peccato che tutti veniamo presi dalla smania di fotografare perdendoci in tal modo ciò che verrebbe notato con il semplice stare seduti ad osservarli. Dopo gli oranghi arrivano i macachi che ripuliscono tutto quello che è rimasto: sono tanti, con i piccoli al seguito. Alcuni scendono anche in mezzo a noi e, per manie di grandezza sembra che si mettano anche in mostra. In trenta minuti tutto finisce (la pioggia, credo, ha accelerato i tempi): quando usciamo sono le quattro di pomeriggio. Con il senno di poi, non consiglierei di prenotare al Jungle Sepilok Resort perchè, topo a parte, si è tagliati fuori dal mondo, meglio dormire a Sandakan ed eventualmente prendere il taxi o il bus per il il Sepilok In tal modo si è liberi di visitare la cittadina e di mangiare dove si vuole. Se invece preferite solo natura e relax il Sepilok va bene...

Per far passare il resto del pomeriggio saliamo su un bus che per 4 rm (0,89 euro in due) ci lascia alla fattoria dei coccodrilli. Paghiamo 5 rm (1,11€) a testa per entrare. Non è niente di speciale, ma per vedere cose che in Italia per fortuna non vedi, va più che bene. I coccodrilli sono abbastanza calmi, ma pensare di trovarseli davanti non è una bella sensazione. Di solito sono coccodrilli malati o con dei problemi. Mi ha colpito la didascalia di un coccodrillo che diceva: mi chiamo... e ho tot. anni (48?), mi trovo qui perchè ho mangiato 4 persone e da allora mangio solo un pollo al giorno. Povero, chissà che fame! Ci sono anche tanti altri animali, un piccolo zoo un pò deprimente. Usciamo e aspettiamo un bus semplicemente sul ciglio della strada dove c’è uno spiazzo di fango: quella è una fermata. In hotel ci fermiamo subito nel ristorantino del resort e tentiamo la sorte con due piatti di noodles, uno con pesce e uno con carne e verdure. Abbondanti e mangiabili (spendiamo 19rm, circa 4 euro in due).

4° giorno:

Sandakan

Le scimmie nasiche
Le scimmie nasiche

Alle 5 circa inizia il diluvio, piove, piove che sembra non debba finire mai; in un momento di tregua, verso le 9, tentiamo di passare dalla camera al ristorante per la colazione. Paghiamo il tutto e salutiamo per sempre il Jungla Sepilok Resort per trasferirci all'Hotel Seafront Sandakan dove una splendida camera con tv, aria condizionata e un vero bagno costa solo 79 rm (18 euro in due). Accettiamo e poi subito fuori alla ricerca di cibo, tentiamo di nuovo con una specie di self service malese, niente mi attira, tutto è nuovo e diverso e, onde evitare spiacevoli sorprese, prendiamo un po' di tutto per provare e assaggiare cose nuove. Su sei o sette possibilità ne azzecco due, ma essendo solo un’ assaggio non mi sazio. Ancora affamati ci fermiamo al ristorante dell’hotel che ci offre un piatto di carne o pesce o agnello più il dolce per soli 10 rm (2,21 euro).

Intanto, alle 14, facciamo l’escursione al Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary, il santuario delle scimmie nasiche. Per arrivarci ci si impiega circa un'ora e mezza e gli ultimi 9 km sono di fuori pista, fra piantagioni di palma da olio (la maggior parte della jungla è stata distrutta per lasciare il posto a queste piantagioni in vista di un guadagno economico maggiore. Una pianta di palma impiega 7 anni prima di iniziare a dare i suoi frutti ma poi, ogni due mesi, per decenni darà ai proprietari il suo frutto e soldi veloci). Punto focale del Santuario è una grande costruzione in legno dalla cui veranda si può assistere al pasto delle scimmie nasiche che ha luogo su delle apposite piattaforme erette lì attorno. E’ collocata al centro di una lingua di terra di 17 km che gli attuali proprietari hanno salvato dalla completa deforestazione e ciò ha comportato un concentrarsi della fauna locale e, in particolare, di alcuni gruppi di scimmie nasiche così dette per via del grande naso proboscidato, entro i confini di questa baia ricoperta di mangrovie. Pare che le scimmie si siano affezionate a questo posto dopo aver rubato dei pancakes nella cucina della casa preesistente al resort, trovando così un habitat a loro congegnale e creando una attività lucrativa per i proprietari.

Ci togliamo le scarpe per salire sulla piattaforma d’osservazione, e aspettiamo. Le scimmie nasiche sono veramente vicine e, appena vedono il guardiano portare il cibo, i cinque o sei esemplari che noi eravamo riusciti a scorgere si moltiplicano, c’erano anche prima ma eravamo noi a non vederle…Si dividono in tre gruppi familiari e mangiano in tre piattaforme e luoghi diversi. E’ uno spettacolo meraviglioso e sorprendente e mi piange il cuore a pensare come l’egoismo dell’uomo possa portare all’estinzione animali così teneri. Con il loro nasone e la faccia strana quasi mi colpiscono e mi emozionano più degli oranghi..

Al rientro andiamo a mangiare al 4° miglio a Sandakan: la zona è quasi completamente cinese. Il luogo assomiglia a un grande mercato all’aperto: sotto un tetto di lamiera tante panche e dei mobili dove cucinano e lavano le posate sparse in giro. Ci portano 5 diversi tipi di mangiare in vassoietti per tre o quattro persone (verdure, carne, pesce) e assaggiamo un po' di tutto. E' molto buono e paghiamo 7 rm a testa (circa 1,55 euro), veramente pochissimo. Tra l'altro, assaggiamo anche il famoso durian, un frutto locale. Non eravamo preparati al suo gusto e alla puzza orribile cipolla e uova marce, ma è un rito, tutti i turisti devono assaggiare questo frutto ottimo per i malesi ma orribile per noi. Dicono che devi mangiarlo almeno tre o quattro volte prima di riuscire ad apprezzarlo, ma dopo la prima, come fai a provarci una seconda?

Scopriamo che il parco Danum Valley (vera jungla) è chiuso a causa delle piogge. Per vedere gli animali ci rimane solo il Tabin , e accettiamo anche perché non c’è scelta, ma ne avevamo comunque sentito parlare bene. Tabin Wildlife Reserve è un’enorme foresta pluviale di 125.000 ettari e si trova nella parte est dello stato. Vi vivono l’elefante asiatico, il rinoceronte di Sumatra, l’orangutan, la civetta malese, il cinghiale, oltre alla rigogliosa flora del Borneo.

5° giorno:

Sandakan - Lahudatu

Elefanti nella giungla
Elefanti nella giungla

Sveglia appena dopo l’alba. Dobbiamo prendere un taxi (6 rm) per prendere il bus locale e arrivare a Lahudatu (18 rm, circa 4 euro, circa 2 ore e mezza di tragitto) da dove proseguiremo per il Tabin (lasciandoci metà del conto in banca: escursione dal nostro punto di vista carissima, ben 140 euro a persona comprensive di spostamenti, mangiare, dormire una notte e 4 escursioni nella jungla).

Aspettiamo nella stazione dei bus che altro non è che un grande spiazzo con una pensilina e delle panche in cemento per sedersi e ripararsi dal sole, circondati da tanti venditori alcuni dei quali bambini. Arrivano gli addetti del Tabin con un’ora di ritardo e partiamo, di nuovo 20 e più km di fuori pista nelle buche e nel fango. Ci accoglie la responsabile del luogo. E’ tutto veramente bello, pernotteremo su una palafitta sulla riva di un fiume nella jungla ma con aria condizionata e ventilatore a soffitto, vetrate e balcone. Ecco perché costa tanto, sei nella jungla e hai un’ ottimo servizio. Ci danno il pranzo e ci avvisano che alle 15 avremo la prima escursione.

Partiamo su una jeep aperta, ma il tempo è monello e dopo venti minuti inizia a piovere e siamo costretti a nascondere le macchine fotografiche. Avvistiamo tanti uccelli fra cui il bucero, e un gruppo di macachi. Riposo fino alle 18. 30 quando ha luogo la seconda escursione a piedi per vedere gli insetti della jungla.Vediamo delle rane, formiche che morsicano che ci hanno quasi costretto a cambiare strada, altre formiche dette giganti (le più grandi del mondo) e altri insetti volanti. Vedo anche per la prima volta le sanguisughe che io scambio per degli insetti bellini bellini, poi appena capisco chi sono, cambio atteggiamento. Cena alle 19.30 e alle 20. 30 siamo pronti per la terza escursione con la jeep per vedere gli animali che escono di notte. Non abbiamo molta fortuna: vediamo un maiale selvatico, due gatti selvatici (veramente belli ma simili ai nostri gatti, solo che sembrano dei piccoli tigrotti), un varano. Andiamo a letto stremati, 2 ore su quella jeep, su una panca di legno, toglie qualsiasi voglia residua.

6° giorno:

Lahudatu - Semporna

Abitazioni a Mabul
Abitazioni a Mabul

Sveglia alle 5.30: ci aspetta la quarta escursione, camminata a piedi nella jungla fino ad un vulcano di fango in ebollizione. Questa volta ci siamo soltanto noi due più la guida. Ci mettiamo i calzari antisanguisuga: nella jungla ne incontriamo parecchie ma con un occhio vigile riusciamo a schivare i loro attacchi. C’è un tasso d’umidità elevato, fa caldo, non vediamo molti animali a parte tre maiali selvatici e dei millepiedi che si appallottolano e un’erba o pianta chiamata mimosa pudica perchè, se la tocchi, si chiude in se come se avesse vergogna. Arrivati nella zona del vulcano saliamo in alto su una piattaforma e fotografiamo la natura che ci circonda. Gli alberi maestosi, al sorgere del sole sono bellissimi. La guida ci dice di aspettare che arriveranno tanti animali, per noi va bene, è una buona scusa per riprendere fiato. Aspettiamo e sentiamo da lontano un barrito di elefanti, forse si dirigono verso il vulcano, sarebbe una bella ricompensa per quanto ci è costata in tutto questa escursione invece niente, solo qualche bucero in lontananza. Ma i rumori della jungla sono tantissimi, altro che il silenzio della jungla…

Rientriamo cotti, fradici e affamati e io sono delusa anche se ci hanno lasciato il tavolo con la colazione e poi ci facciamo una confortante doccia. Verso mezzogiorno facciamo un giretto e capiamo che, volendo, uno può fare anche delle escursioni da solo anche se un cartello avvisa: "ricorda i tuoi passi"! Cerchiamo di scorgere qualche scimmietta ma è tutto inutile. Andiamo a pranzo; alle 14 dobbiamo essere proni, abbiamo il taxi e diremo addio per sempre al Tabin. Siamo pronti, è uscito il sole e...succede il miracolo: un gruppo di almeno cinque, sei elefanti attraversa la strada. Scendiamo, e silenziosi ci avviciniamo il più velocemente possibile prima che scompaiano. Cinque minuti di emozione ripagheranno i 300 euro spesi per questi giorni nella jungla? Non ho trovato una risposta, ma nel mio cuore sono felice, qualcosa di speciale sono riuscita a vederlo. E’ solo questione di essere nel posto giusto al momento giusto... Arriviamo alla stazione dei bus di Lahudatu, non ci sono autobus, ma solo dei mini bus, dei piccoli furgoncini per circa 10-11 persone. Il bello è che bisogna aspettare che si riempiano. Aspettiamo un’ora.

Il viaggio da Lahudatu a Semporna (30 rm in due, circa 6.64 euro) dura circa 3 ore. All'arrivo ci dirigiamo al nostro hotel, il Dragon Inn. Si tratta di un bellissimo complesso costruito su delle palafitte sul mare, semplice ma pulito (66 rm, 15euro la doppia con colazione compresa; c'è anche un servizio di lavanderia a buon mercato). Usciamo per cercare un'escursione per l’isola di Sipadan descritta come un'isola meravigliosa, paradiso dei sub e di chi ama fare snorkeling. A fianco dell'hotel c’è la Boreno tour che organizza escursioni con immersione a Sipadan fornendo attrezzature e divemaster, con partenze giornaliere dal porticciolo di fianco al Dragon. Il prezzo ci sembra alto ma accettabile e non abbiamo voglia di girare per confrontare i prezzi. Concordiamo di fare due immersioni di snorkeling a Sipadan e una a Mabul, il tutto con spostamenti, colazione, spuntino e pranzo compresi più il permesso per entrare a Sipadan (160 rm, 33 euro). Mangiamo nel ristorante accanto all’hotel, bello, stesso stile, anch’esso sul mare, forse stessa gestione anche se il nome è diverso (ma la colazione inclusa nel prezzo della camera la fai in questo ristorante).

7° giorno:

Semporna-Sipadan-Semporna (barca)

Ragazzine a mabul
Ragazzine a Mabul

Sveglia alle 6, fuori c’è il diluvio, piove a dirotto. Usciamo che non piove, al punto di incontro ci vengono distribuiti dei sacchi neri per proteggere gli zaini dalla pioggia e dall’acqua che ogni sub, dopo aver fatto l’immersione, scarica in barca. L'imbarcazione con cui raggiungeremo l'isola di Sipadan è molto spartana, già bagnata per colpa della pioggia, ma offre un servizio sufficiente. Dopo un’ora buona di traversata e un’alternarsi di nuvole e speranze di sole, arriviamo a Mabul e scendiamo per la colazione: pulizia sufficiente, niente di speciale ma con un po' di spirito di adattamento va più che bene.

Il proprietario della Boreno tour co-gestisce una longhouse a Mabul island, nel villaggio dei pescatori, e Mabul è vicina a Sipadan. La longhouse è costituita da una serie di piccole stanze distribuite lungo il corridoio, l’ambiente è spartano come deve essere, siamo su una palafitta direttamente sul mare, alle spalle il villaggio, semplicità e contatto con la gente. Sono stanze piccole sul mare, semplici, a 50 rg (11 euro) a testa con il cibo. Alcuni si fermeranno a dormire a Mabul così avranno solo 20 min. di traversata per arrivare a Sipadan. Dopo colazione si riparte.

Facciamo il primo snorkeling in pieno mare, vicino al drop-off. Ho un po' di paura, so che in questo mare c’è di tutto. Avvistiamo un sacco di pesci, peccato non ci sia il sole perchè sotto acqua tutto brillerebbe di più. Arriviamo sulla spiaggia, la classica spiaggia da cartolina: bella, abitata solo dai soldati che la controllano e da giganteschi varani acquatici: sono innocui ma con i loro 2 m di lunghezza non passano certo inosservati. Si può fare la seconda immersione proprio dalla spiaggia: ci tuffiamo dal pontile e ci troviamo un branco di pesci di cui non vediamo nè inizio nè fine; non avendo il coraggio di passarci in mezzo, li aggiriamo. Sott'acqua è veramente un paradiso, pieno di ogni sorta di pesci e coralli di ogni tipo e alla fine eccola lì, che ci appare davanti tranquilla lasciandosi trasportare dalla corrente: la tartaruga! Troppo bella e dolce... Ne vediamo delle altre e anche 2 squaletti di circa un metro e mezzo, ci sono anche pesci più grandi e più lunghi di un uomo. Ci ricarichiamo mangiando a Mabul, non capiamo perchè ma la terza immersione non viene fatta, ma non insistiamo considerato che squali e tartarughe li abbiamo visti. Nell’attesa di ritornare a Semporna resta il tempo di fare un giro per l’isola. Camminiamo tra le loro palafitte, sono tutti molto gentile e sorridenti, i bambini ti salutano felici e non chiedono l’elemosina, solo di far loro una foto.

Rientrati a Semporna, usciamo per cena alla ricerca di un locale, ma la via è molto buia e poco trafficata, non ci fidiamo a camminare fino in centro e non ci va di prendere un taxi. Ritorniamo sui nostri passi e ci fermiamo in un localino all’aperto gestito da musulmani dove mangiamo noodles con frutti di mare e gamberetti alla piastra spendendo 20 rg (circa 4,5 euro).

Prima di iniziare a raccontarvi nei minimi particolari la nostra vacanza voglio darvi alcune dritte sul nostro tipo di viaggio per aiutarvi a capire se il nostro racconto fa al caso vostro oppure no… Il desiderio di dare ai nostri occhi la possibilità di vedere mondi diversi dal nostro, culture che affascinano e sorprendono, e’ stato sempre molto forte in noi. Siamo viaggiatori fai da te, ma non andiamo in giro sprovveduti, dove e’ possibile vogliamo prevenire ed evitare i guai. La Malesia ci è piaciuta perché ci ha aperto la mente, abbiamo visto nuovi modi di vivere. La gente è gentile e cordiale e non abbiamo avuto paura in nessuna occasione anche se l’abbiamo girata completamente all’avventura. La cosa che più ci ha colpito è stato il contatto così vicino e vero con la natura, il che ci ha portato a riflettere su quanto l’uomo possa essere crudele e insensibile. Anche i paesaggi sono molto vari fra di loro . Da ultima, ma non certo per importanza, una piccola annotazione: si spende davvero poco!

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8° giorno:

Semporna-Sandakan

Torniamo in bus a Sandakan. Il mezzo è molto scalcinato e a ogni buca sembra di essere in giostra, per di più è lentissimo. Ci fermano ad un chek-point e ci controllano i passaporti. Siamo partiti alle 8 a arriviamo a Sandakan alle 14 circa alla bus-station e da lì al Sea-front hotel. Dopo la giornata a Sipadan e il viaggio siamo molto stanchi e quindi dedichiamo gran parte della giornata al riposo.

9° giorno:

Sandakan - Kuala Lumpur (aereo) - Butterwood (treno)

Dopo un'abbondante colazione in hotel (23 rg in due) prendiamo un taxi per l’aeroporto (15 rg) dove ci attende l'aereo che ci porterà a Kuala Lumpur. Atterrati a Kuala Lumpur prendiamo subito il trenino che, dall’aeroporto, porta in centro da dove partono tutti gli autobus e treni per le varie destinazioni. Noi siamo diretti a Penang.Scopriamo che l’unico treno parte alle 20. 45; se non altro faremo il viaggio di notte in cuccetta spendendo veramente poco (70 rg in due, circa 15,50 euro). L'arrivo è previsto per l'indomani alle 5.30.

Vista la nostra esperienza consigliamo, al fine di ottimizzare i tempi, di: 1) non prendere il volo aereo andata e ritorno da Sandakan, ma arrivare a Sandakan e partire da Tawau (vicino a Sipadan). Si evita un giorno di viaggio in autobus, pernottare in hotel e aspettare il mattino seguente il volo per Kuala Lumpur. 2) Atterrati a Kuala Lumpur, conviene prendere un volo per Penang, evitando tempi morti. Prenotando in anticipo con Air Asia si vola spendendo veramente poco. Viceversa noi, per andare dal Borneo a Penang, abbiamo buttato via due giorni.

Per fortuna il treno parte puntuale, il vagone ha una quarantina di letti a castello, tutto è aperto, solo una tendina ti garantisce un po’ di privacy. Far salire gli zaini sui letti dal momento che non c’è lo scomparto valigie è molto divertente. Nell’insieme il viaggio risulta abbastanza comodo. Alle 5 c’è il controllore ci viene a svegliare e ci dice che la prossima fermata è la nostra; la sera prima si era segnato le fermate di tutti e adesso li avvisa quando è la loro…Meglio del servizio offerto dalle ferrovie italiane!

10° giorno:

Butterwood - Penang

Tempio a Penang
Tempio a Penang

Puntualissimi scendiamo: siamo a Butterword. Alle 6 parte il primo traghetto che porta sull’isola di Penang (costo del biglietto1,20 rg a testa, 0,30 euro; il viaggio dura mezz'ora). Prendiamo un taxi e ci dirigiamo a George Town in un albergo scelto a caso. Gli alberghi aprono non prima delle 8 e noi, che abbiamo già congedato il taxi, ci ritroviamo a piedi con gli zaini in questa zona buia e con gente ubriaca . Tranquilli esteriormente e un po’ agitati interiormente ci dirigiamo verso tutte le insegne con scritto hotel. Uno è chiuso, quest'altro è squallido fuori figurarsi dentro, un altro invece è aperto: ok sono 25 rg a notte in due (5,54 euro), ma non ha bagno e come scusa è buona per andarsene anche perchè scopriamo che l’albergo funziona anche come casa d’appuntamento. Meglio cambiare zona (da notare che questa via si chiama Love Line, via dell’amore, non c’è nome più adatto). Con un taxi ci facciamo portare in un hotel internazionale, il classico mega palazzone senza personalità: non scendiamo nemmeno, vogliamo qualcosa di più locale e di sicuro, meno caro. Troviamo il Cathay Hotel. E’ molto meglio e ai suoi tempi era sicuramente una bellissima villa in stile coloniale ora trasformata in hotel, risente un po’ i segni del tempo ma come struttura si è fermata ad allora. E’ molto caratteristico. Ha delle scalinate interne enormi che portano al piano di sopra, un giardino interno. Accettiamo la stanza per 69 rg a notte (15 euro la doppia): la stanza è enorme con due letti matrimoniali, tutto è vecchio ma pulito.

Usciamo alla scoperta della città e subito venoamo accalappiati da un omino con il suo trishaw che, con la sua bici con carrozzella, ci porta in giro un’ora per la città al costo di 15rg a testa (3,32 euro). Visitiamo il tempio di Khoo Kongsi (10 rg in due per entrare, 2,21 euro). Bello e particolare. Visitiamo un villaggio di pescatori e successivamente passiamo in Little India e Chinatwon . A parte il miscuglio di templi e chiese di ogni tipo (cinesi, buddhisti, indù, cattoliche, evangelche, battiste) non vediamo un granchè di gente: forse la colpa è del fatto che oggi è domenica ed è tutto chiuso.

Nel pomeriggio c’informiamo per poter noleggiare uno scooter per il giorno dopo e prendiamo il bus locale per andare fuori città per vedere uno dei tempi più belli, il Kek Lok Si. L’entrata è libera tranne che per la pagoda (l’ultima parte finale, in cima) e costa 2 rg (circa 0,44 euro) a testa. L’autobus ci lascia ai piedi del tempio, ma per raggiungerlo e vederlo bene si deve fare una bella salita in una galleria, fra dei piccoli negozi cinesi che ti fermano per venderti di tutto. Si passa vicino ad un mini laghetto di cemento pieno di tartarughe, alcune sono veramente grandi, e buttandogli del cibo vedi un agglomerato unico di tartarughe in lotta per il cibo. Arrivati in cima, il tempio è veramente maestoso ed impressionante. Merita sicuramente di essere visto.

11° giorno:

Penang

Penang
Penang

Sbrighiamo le pratiche per il noleggio dello scooter (30 rg +10 rg di benzina, 8,86 euro) e, dopo aver comprato una cartina dettagliata dell’isola, partiamo. E’ un bel viaggiare, veloce ed economico. Ti senti libero, ti fermi dove e quando vuoi. La prima tappa è al Giardino botanico, alla ricerca di fiori speciali e delle scimmie, dal momento che la guida ne segnala la presenza. Ne vediamo tre all’entrata che rovistano nell’immondizia e poi più niente. L’entrata a questo immenso parco è gratuita. Il giardino è veramente bello e grande, ma è in salita e discesa, con grandi vallate e sotto il sole non è per niente rilassante. Non lo giriamo tutto ma vediamo comunque dei fiori bellissimi e per noi del tutto nuovi. La seconda tappa è la Batù ferringhi definita da tutti la spiaggia più bella dell’isola, ma noi rimaniamo molto delusi. Il mare non è niente di speciale e come panorama ci sono solo dei palazzoni, resort e alberghi. Solo cemento…

Terza tappa al Giardino delle spezie (entrata 26rg in due, 5,70 euro). Di nuovo un tuffo nella natura, alberi e fiori di ogni specie in tre percorsi da seguire. Questa volta si è completamente immersi nella natura e si è all’ombra. Da ultimo ti portano in trattore, tipo trenino, in cima alla collina dove c’è un negozietto e un bar-ristorante. Il tutto è studiato molto bene, hai panoramica solo sul mare; mangiamo qualcosina per ricaricarci un po' e via verso la quarta tappa, la fattoria delle farfalle (entrata 30 rg+5 rg di telecamera, 7,75 euro). Si entra in una magnifica serra equatoriale e si viene circondati da farfalle volano ovunque.

Quinta tappa: il Tempio dei serpenti: c’è la credenza che le vipere velenose che si attorcigliano ai pali sacri siano rese innocue dal fumo degli incensi. Il volerlo visitare a tutti i costi si è rivelata una di quelle cose che, col senno di poi, non faresti più per tanti motivi: primo, perché questo tempio si trova nella parte bassa dell'isola e quindi abbiamo dovuto attraversare tutta l’isola e la montagna, tutto un su e giù e una curve a destra e sinistra; secondo, perchè il tempio si rivela come una cosa molto squallida, con solo due viperine attorcigliate che dormono. A George town abbiamo lasciato indietro la statua del Buddha sdraiato lunga 33m, alcuni dicono che sia la seconda più lunga del mondo…e allora via alla ricerca dei Buddha e del suo tempio. Domandiamo informazioni e alla fine arriviamo: è già chiuso. Riconsegniamo lo scooter, torniamo in hotel chiudo e subito a letto.

12° giorno:

Penang - Langawi (traghetto)

Penang
Langawi al tramonto

Alle 7.45 passa davanti all’hotel il pullmino già pieno di turisti che ci porta al traghetto per Langawi. Il tragitto dura solo 10 minuti. Dopo 30 minuti di attesa saliamo sul traghetto grazie ad scaletta in discesa ripidissima fuori norma, ci sediamo e c’è l’aria condizionata a manetta, si gela e aspettiamo solo che la traversata finisca il prima possibile (2 ore). Sbarcati prendiamo un taxi per la spiaggia più turistica dell’isola, Pantai Cenang. Leggendo la guida turistica mi aspettavo qualcosa tipo Rimini o comunque piena di hotel e palazzi, invece non c’è né uno, e la spiaggia è una lunghissima distesa di sabbia e palme. E’ bella, rilassante e quasi vuota. Ci sono dei piccoli chalet o bungalow in riva alla spiaggia all’ombra delle palme, ognuno con il suo ristorantino. Noi scegliamo il Sandy Beach Resort. Niente di speciale, ma la stanza è enorme, c’è un letto matrimoniale più uno singolo, l’aria condizionata, il tutto a 77 rg con la colazione (17 euro). Buono!

Ormai la mattina è andata, crolliamo dal sonno e ci alziamo a forza verso le 16 con l'obbiettivo di edere bene la spiaggia, contrattare per il noleggio dello scooter e vedere se c’è qualcosa di bello da comprare come ricordo. Sulla strada principale (e unica) ci sono tanti piccoli negozi di souvenir, vestiti e ristorantini. Il mare non è bellissimo, normale, ma tutto l’insieme ci dà una carica d’energia. Sulla spiaggia vediamo tanti granchietti, stelle marine e paguri; concludiamo che, se la spiaggia è cosi viva, sicuramente il mare lo sarà ancora di più. (Successivamente chiederemo notizie sull'acqua ad un taxista che ci dirà che l’acqua delle risaie vicine, con il relativo fango, sporcano il mare).

13° giorno:

Langawi (traghetto)

Sveglia verso le 8.30 per una colazione più che abbondante fatta in riva alla spiaggia. Alle 9 possiamo gia prendere a noleggio lo scooter (39 rg, circa 8.70 euro; lo dovremo riconsegnare domani mattina alle 9 con il pieno di benzina). Partiamo carichi e desiderosi di vedere dei bei paesaggi. L’isola è sicuramente più bella e verde di Penang e come colpo d’occhio è senz'altro più piacevole, ricca di palme e con una natura lussureggiante. Ogni paese ha una scuola e noi ne deduciamo che non ci siano problemi di alfabetizzazione. Non sono poverissimi, hanno solo una cultura e una vita diversa dalla nostra. Le spiagge sono belle ma il mare non ha niente di speciale, ne scegliamo una e ci fermiamo un po'. Strada facendo ogni tanto notiamo dei segnali che dicono di prestare attenzione agli animali selvatici che possono attraversare la strada…e così, per nostra gioia, ci capita. Una cinquantina di scimmie sono al bordo della strada che giocano e mangiano, alcune camminano in mezzo alla strada tanto che abbiamo paura che qualche macchina possa schiacciarne qualcuna. Siamo diretti verso una cascata, ma è già l’una del pomeriggio e il sole scotta, siamo stanchi e quindi, prima di inziare la salita a piedi mangiamo in un piccolo chioschetto ai lati della strada: per due piatti di spaghetti cinesi e le bevande paghiamo solo 6,70 rg (1,40 euro) in due. Ricaricati iniziamo la salita, ma il rigagnolo d’acqua sotto di noi non lascia prevedere una cascata molto abbondante e, infatti, a cascata è in realtà una cascatella. Comunque siamo all’ombra e ci fermiamo un’oretta. Decidiamo poi di dirigerci verso Kuah, la capitale dell’isola dove troviamo alcuni negozi etnici, ma niente ci attrae o colpisce. Ceniamo in riva alla spiaggia nel ristorante del resort.

14° giorno:

Langawi - Kuala Lumpur (aereo)

Bimbi felici a Mabul
Bimbi felici a Mabul

Prepariamo le valigie perché questa sera ci aspetta il volo da Langawi a Kuala Lumpur (prenotato solo pochi giorni prima, paghiamo il biglietto 144 rg a persona, circa 30 euro; sarebbe costato ancor meno se avessimo potuto prenotarlo con buon anticipo). Lasciamo gli zaini in hotel alla reception e andiamo a vistare quello che viene descritto come il più grande acquario dell’Asia (38 rg a testa per entrare, 8 euro). E’ carino, ma molto piccolo e in un’ora lo visitiamo tutto. Fa molto caldo per girare senza meta e quindi decidiamo di prendere un taxi (16 rg, 3.50 euro) e di avviarci verso l'aeroporto (attenzione: all'interno dell'aerostazione c’è solo uno squallidissimo ristorante pieno di gente e carissimo: per due minuscole pizze margherita e una bottiglia d’acqua spendiamo 48 rg, circa 10.50 euro; vi consigliamo pertanto di portarvi qualche scorta).

Dopo un'ora di volo atterriamo a Kuala Lumpur e con il trenino raggiungiamo il centro (70 rg in due, 15.50 euro). Appena scendiamo siamo assaliti dai taxisti: fate attenzione perchè ne approfittano per spararvi prezzi esorbitanti quindi, la parola d'ordine è: contrattate! Ci facciamo portare a Chinatown. Il primo hotel che vediamo, il Lok Anna è il più squallido tra tutti quelli visti finora, altri hotel si trovano in una via famosa che a pomeriggio inoltrato e alla sera, fino a tardi, viene chiusa al traffico perchè vi si svolge una sorta di mercato cinese, il paradiso della roba taroccata. Una cosa indescrivibile: bancarelle piene di scarpe Adidas, Nike, Puma, orologi di Gucci, portafogli, borse, magliette... Noi per il momento siamo ancora alla ricerca dell’hotel. Lo Swiss Inn è bello ma troppo caro per noi, più avanti ecco il Chinatown Inn: stanza senza finestra con aria condizionata, tv e bagno per 79,90 rg, circa 17,50 euro in due. Dopo una bella doccia rigenerante e un’oretta di riposo usciamo per vedere da vicino il mercato: troppo caos, non siamo ancora preparati per contrattare come si deve e per fare spese, rimandiamo tutto a domani…

15° giorno:

Kuala Lumpur (aereo)

Con la metropolitana ci dirigiamo verso le Petronas e i vari centri commerciali. Le Petronas, l'edificio al momento più alto del mondo, sono veramente imponenti mentre i centri commerciali sono molto organizzati, puliti e sul modello americano. Visitiamo anche il quartiere degli indiani chiamato Little India passando per quello dei musulmani dove, essendo venerdì, c’è grande festa intorno alla moschea. Tutto molto affascinante anche se fa un caldo allucinante. Facciamo shopping al Globe, grande negozio a più piani che vende ogni tipo di merce a prezzi molto orientali, e ceniamo in un ristorante cinese in fondo alla via gustando un ottimo riso al granchio.

16° giorno:

Kuala Lumpur

Dopo aver preparato i bagagli andiamo al Birdpark (entrata 56 rg in due, 12.50 euro), un grande parco cittadino coperto in alcune zone da un’enorme rete a formare una voliera al cui interno volano liberi vari tipi di uccelli. Rientrati in hotel ci facciamo portare in aeroporto in taxi; si può andarci anche col trenino e con l' autobus, ma la spesa è la stessa. Alle 23 parte il nostro volo di rientro in Italia.



   

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