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L’immensa ricchezza Barocca del Salento

Con la sua immensa storia ed il contributo innegabile fornito alla cultura, l’Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti inseriti dall’Unesco tra i Patrimoni dell’Umanità. Alcune delle nostre regioni contribuiscono in maniera determinante a questo numero, altre non sono ancora contemplate o forniscono un contributo più ridotto. Oggi vogliamo però soffermarci non sui siti già “affermati”, ma su uno di quelli che potenzialmente possono accrescere il numero citato, ossia quei siti per i quali è stata avviata la trafila di valutazione e che sono stati inseriti nella cosiddetta “Tentative List” dell’Unesco.

La Puglia, con la sua lunga storia costellata di invasioni straniere, in special modo dall’Oriente, e con il suo enorme patrimonio di reperti archeologici, è una regione a nostro avviso non adeguatamente rappresentata.
Sono solo 3 i siti già riconosciuti, ed oltre ai celebri Trulli di Alberobello si contano il Castel del Monte di Andria, la cui struttura ha ispirato il convento dove si svolge la trama de “Il nome della rosa” e che è effigiato sulla nostra moneta da 1 centesimo, ed il Santuario di San Michele Arcangelo in provincia di Foggia, quale parte dei 7 luoghi disseminati per l’intera penisola e che compongono un sito seriale comunemente conosciuto come “I Longobardi in Italia: i luoghi del potere”, testimonianza pittorica, architettonica e scultorea dell’arte longobarda. Si tratta di siti che potrete agevolmente visitare durante una vacanza da trascorrere in Puglia, ma tra poco capirete perché il nostro suggerimento è di soggiornare in un bed & breakfast a Lecce.

A questi siti appena elencati, ove andasse a buon fine la candidatura, si prevede si aggiungerà presto l’area nota con il nome di Barocco Leccese, ossia tutta quella ampia zona dove a partire dal capoluogo salentino si è sviluppata una particolare deriva del Barocco tradizionale che tutti conosciamo per la plastica esuberanza della sua architettura, fatta di edifici dalle piante sinuose e dalle facciate riccamente decorate.
La scuola leccese ha fatto propri questi stilemi ma li ha rielaborati, con nuove forme di arte che si distanziavano in maniera ancora più netta dal classicismo allo scopo dichiarato di sorprendere e suscitare emozioni e con una evidente ricerca di un’iconografia fastosa ed espressiva.
Si trattò, per i principali maestri leccesi tra i quali Giuseppe Zimbalo o Giuseppe Cino, di esprimere un senso di abbondanza e di rinascita che fosse stimolante anche per il popolo, il quale avvertiva l’esigenza di sentirsi “confortato” dalla vigorosa forza della natura e dal germogliare e fiorire delle sue fonti di ricchezza.
Sono nate così tutte le decorazioni per l’abbellimento di edifici religiosi sia principali che secondari, e di palazzi nobiliari: un trionfo di fregi, motivi floreali, stemmi e figure anche mitologiche, ma successivamente anche l’edilizia minuta e privata è stata sottoposta allo stesso trattamento, e non è inusuale alzare oggi lo sguardo e scoprire finestre incorniciate da fregi elaboratissimi ma anche cornicioni, mensole dei balconi, e persino nicchie che ospitano statue in atteggiamenti teatrali.

Il vertice assoluto e vero emblema del Barocco Leccese è la facciata della Basilica di Santa Croce, il cui elaborato apparato decorativo è per di più carico di incredibili simbolismi e che si deve all’opera di più architetti, in un progetto iconografico che rappresenta tutte le culture allora conosciute e vari momenti storici, a partire dalla Lupa di Roma fino al passaggio dei soldati saraceni, e senza che manchino ovviamente messaggi sulla forza redentrice di un cattolicesimo allora in piena rinascita dopo il Concilio di Trento.

Qualche parola a parte la dobbiamo spendere su uno dei fattori che maggiormente hanno contribuito all’opulenza del Barocco Leccese: ci riferiamo alla roccia calcarea tipica del Salento, la Pietra Leccese.
L’omogeneità della sua composizione, ma soprattutto la sua forte componente argillosa la rendono estremamente malleabile e facile alla lavorazione, alla manipolazione, alla trasformazione con il semplice scalpellino, ed in certi casi addirittura a mano!
Dopo l’estrazione e la lavorazione, con l’esposizione agli agenti atmosferici questa roccia tende ad indurire ma anche ad essere fortemente soggetta alle intemperie, per cui la sua porosità è stata all’epoca riempita – stenterete a crederci! – con un trattamento a base di latte. Il lattosio l’ha infatti impermeabilizzata proteggendola fino ai giorni nostri, ed oggi si è consolidata in colori ambrati particolarmente suggestivi che hanno anche la particolarità di riflettere la luce del sole in maniera diversa a seconda dell’inclinazione dei suoi raggi.

La città di Lecce, che si è guadagnata anche l’appellativo di Firenze del Sud per la sua sbalorditiva ricchezza architettonica, è rinomata anche per la vivacità della sua Movida notturna, e non riusciamo a non trovare una corrispondenza tra l’esuberanza dell’intero tessuto urbano e l’effervescenza che ne anima le strade, come se la spiccata personalità dell’architettura si trasmettesse al carattere dei leccesi stessi. Sono queste le motivazioni che ci fanno ritenere più che giustificata la candidatura del sito “Il Barocco Leccese” presso l’Unesco, e vi invitiamo a rendervene conto di persona: Lecce ed il Salento tutto sono, anche grazie ad un clima mediterraneo particolarmente mite, meta di eccezione per un turismo che esuli dalle tradizionali dinamiche estive!

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